CULTO DI SEMO SANCUS




SANCUS IN ETRURIA

SANCUS
Come nella religione etrusca N. Thomas De Grummond ha suggerito di identificare Sancus nell'iscrizione Selvans Sanchuneta (che pertanto deriverebbe dal nome dei proprietari del bosco) trovata nel cippo portato alla luce presso Bolsena, così altri studiosi accomunano l'epiteto Sancus a una familia gentilizia locale. In genere però le selve erano i cosiddetti luci (in latino), i boschi sacri dedicati alle divinità più antiche da cui prendevano nome.

Il teonimo (nome di una divinità) Sans Tec trovata incisa su statue di bronzo (uno di un ragazzo e una dell'arringatore) da una zona vicino a Cortona è stato visto come una forma etrusca del teonimo stesso. Ma allora era un Dio o una familia?



SANCUS A ROMA

Nell'antica religione romana, Sancus (conosciuto pure come Sangus o Semo Sancus) era un Dio, il Dio della fede o fiducia (fides), dell'onestà e dei giuramenti. Il suo culto è tra i più antichi culti romani, sicuramente sabino.

Dal suo nome deriva senza dubbio il termine latino Sanctus, cioè Santo, un termine importante per un Dio importante, che usa la chiesa cattolica a tutt'oggi... per i santi appunto, visto il Dio garantiva e proteggeva non solo giuramenti e matrimoni, ma pure l'ospitalità, la legge, il commercio e i contratti in genere. Ma ne deriva anche il termine Sanzione, cioè la punizione per chi contravviene al giuramento o ai patti. Alcune forme di giuramenti venivano fatti in suo nome e onore al momento della firma dei contratti e di altri atti importanti civili.

Era anche il Dio della luce celeste, il vendicatore della disonestà, il sostenitore della verità e della buona fede, il santificatore degli accordi. Di qui la sua identificazione con Ercole, che era pure lui il custode della sacralità dei giuramenti. Sancus fu poi considerato, come Ercole, il figlio di Giove, opinione ricordata da Varrone e attribuita al suo insegnante Aelius Stilo. La sua festa cadeva nelle Nonae di giugno, vale a dire 5 giugno.



I TEMPLI

Tempio sul Quirinale

Un importante tempio dedicato a Sancus stava sul colle Quirinale, sotto il nome di Semo Sancus Dius Fidus. Dioniso di Alicarnasso scrive che il culto di Semo Sancus fu importato a Roma in tempi assai remoti dai Sabini che avevano appunto occupato il Quirinale. Catone e Silius Italicus scrissero che Sancus era un Dio sabino, padre dell'eponimo eroe sabino Sabus. Sicuramente come Romolo, era un fondatore divinizzato.
Secondo la tradizione il suo culto si disse fosse stato introdotto dai Sabini e forse dal re Titus Tatius che gli aveva dedicato un piccolo santuario. L'attuale costruzione del tempio è generalmente ascritta a Tarquinio il Superbo, sebbene fosse stato dedicato da Spurius Postumius il 5 giugno del 466 ac.

Il suo tempio sul Quirinale fu descritto nel XIX secolo da Lanciani, che lo locava vicino a Porta Sanqualis delle Mura Serviane non lontano dalla moderna chiesa di S. Silvestro, precisamente sul Colle Mucialis. Sembra che la Porta Sanqualis prendesse nome proprio dal Dio Sancus.

Il tempio venne descritto dagli autori classici come un tempio senza tetto in modo che i giuramenti fossero protetti dal cielo. Ma probabilmente era scoperto solo in parte perchè al suo interno si conservavano parecchie reliquie: una statua di bronzo di Tanaquil, ovvero Gaia Caecilia,  la cintura contenente i rimedi (le erbe) che le persone venivano a raccogliere, la rocca, il fuso, le pantofole, e dopo la presa di Priverno nel 329 a.c., i medaglioni in ottone o i dischi di bronzo fatti con le monete confiscate da Vitruvio Vaccus.

Dioniso di Alicarnasso ricorda che anche il trattato tra Roma e Gabii era conservato in questo tempio. Questo probabilmente fu il primo trattato internazionale da registrare e conservate in forma scritta nell'antica Roma, scritto sulla pelle del bue sacrificato al Dio col suo contratto e fissato su un telaio di legno o uno scudo.

Secondo Lanciani le fondazioni del tempio vennero scoperte nel marzo 1881, sotto il convento di S. Silvestro al Quirinale (o degli Arcioni), in seguito il quartier generale dell '(ex) Royal Engineers. Lanciani riporta che il monumento aveva la forma di un un parallelogramma, con 35 m di lunghezza e 19 di larghezza, con pareti di travertino e decorazioni in marmo bianco. Era circondato da altari votivi e piedistalli di statue. Nella letteratura latina è a volte chiamato Aedes, a volte sacello, questa ultima denominazione probabilmente legata al fatto che era uno spazio sacro a cielo aperto. Platner scrive anche se le sue fondamenta erano già state rilevate nel XVI sec.

Lanciani suppone che la statua qui  descritta avrebbe potuto essere stata trovata sul sito del santuario sul Quirinale come appariva sul mercato antiquario di Roma al momento degli scavi di S. Silvestro.
La residenza dei sacerdoti presso il santuario del Quirinale era adiacente alla cappella: ampia e comoda, dotata di una fornitura di acqua per mezzo di un tubo di piombo. I tubi sono stati trasferiti al Museo Capitolini e portano la stessa scritta trovata sulla base della statua. La statua è ora ospitata nella Galleria dei Candelabri del Palazzo Vaticano. Le fondamenta del tempio sotto  sono state distrutte.


Tempio sull'isola tiberina

C'era forse un altro santuario o altare (ara) dedicato a Semo Sancus sull'Isola del Tevere, vicino al tempio di Iupiter Iurarius. Questo altare reca l'iscrizione vista e travisata da S. Giustino (Semoni Sanco Deo, letta come :Simoni Deo Sancto), ed è stato scoperto l'isola nel mese di luglio del 1574. Si è conservato nella Galleria Lapidaria dei Musei Vaticani, primo scomparto. Lanciani avanza l'ipotesi che, mentre il santuario sul Quirinale era di origine sabina, quello sull'isola Tiberina era latino.

Secondo altra fonte la statua di Sancus (come Semo Sancus Dius Fidus) è stata trovata sull'Isola Tiberina. La statua è a grandezza naturale ed è del tipo arcaico di Apollo. L'espressione del volto e la modellazione del corpo tuttavia sono realistiche. Entrambe le mani sono mancanti, in modo che sia impossibile dire quali erano gli attributi del Dio, forse la clava di Ercole e / o l'oxifraga, l'uccello augurale propria del (avis sanqualis) Dio, ipotesi fatta dall'archeologo Visconti e riportato da Lanciani. Altri studiosi pensano che avrebbe dovuto tenere dei fulmini nella sua mano sinistra.

L'iscrizione sul piedistallo menziona una decuria di sacerdoti bidentali. Lanciani fa riferimento ad un commento di Festus sui bidentalia in cui si afferma fossero piccoli santuari di divinità minori, a cui le hostiae bidentes, agnelli di due anni venivano sacrificati. William Warde Fowler dice che questi sacerdoti avessero a che fare coi fulmini, bidental essendo sia il termine tecnico per il puteal, il buco simile a un pozzo lasciato dai colpi nel terreno sia per le vittime utilizzate per placare il Dio e purificare il sito. Per questo motivo i sacerdoti di Semo Sancus sono stati chiamati sacerdoti bidentali. Essi erano organizzati, come una società laica, in una decuria sotto la presidenza di un magister quinquennalis.


Tempio a Velitrae

Semo Sancus ebbe un grande santuario a Velitrae,  Velletri, in territorio Volsco.



SIMON MAGO

Giustino martire ricorda che Simon Magus, uno gnostico menzionato nella Bibbia, fece tali miracoli con le sue arti magiche durante il regno di Claudio che venne adorato come un Dio e onorato e venerato con una statua nell'isola tiberina con i due ponti che portavano l'iscrizione " Simoni Deo Sancto", cioè "a Simone il Dio Santo". Comunque, nel 1574, la statua di Semo Sancus venne scoperta sull'isola, si che la maggior parte degli studiosi pensarono che s. Giustino martire avesse confuso Semoni Sanco con Simon.


Sancus come Semo

Il nome di questa divinità venne a volte frainteso o confuso. Aelius Stilo lo identifica con Ercole ma pure, essendo il Dio Fidius, con un Dioscuro, ciè Castore. Nella tarda antichità, Marziano Capella pone Sancus nella XII regione del suo sistema cosomologico, che attinge alla tradizione etrusca associando Dei a specifiche parti del cielo. Nel Fegato di Piacenza la casella corrispondente porta il teonimo Tluscv.
La prima parte del teonimo definisce il dio come appartenente alla categoria della Semones o Semunes, entità divine degli antichi romani e italici.

A Roma questo theonimo è attestato nel carmen Arvale e in un'iscrizione frammentaria. Fuori Roma, nri territori Sabini, Umbri e Peligni: in un'iscrizione da Corfinium si legge: Çerfom sacaracicer Semunes sua[d, "sacerdote di  Cerfi e di Semones", affiancando le due entità Cerfi e Semunes. Il Cerfi è menzionato nelle tabelle Iguvine in associazione con Marte ad esempio in espressioni come Cerfer Martier. La loro interpretazione rimane oscura.

Secondo le antiche fonti latine il significato del termine semones denoterebbe semihomines (anche spiegato come se-homines, uomini separati da quelli ordinari, che hanno lasciato la loro condizione umana: il prefisso se, sia in latino e in greco può indicare la segregazione), o Dei medioxumi, vale a dire gli Dei di secondo grado, o semidei, le entità della sfera intermedia tra gli Dei e gli uomini. Il rapporto di questi soggetti a Semo Sancus è paragonabile a quella dei geni di Iovialis Genius: come tra i genii c'è un Iovialis Genius, così allo stesso modo tra i semones c'è un Sancus Semo. I semones sarebbero quindi una classe di semidei, persone che non condividevano il destino dei comuni mortali, anche se non sono stati ammessi al Cielo, come Fauno, Priapo, Picus, e Silvano. Tuttavia alcuni studiosi ritengono che i semones siano spiriti della natura, che rappresentano il potere generativo dei semi.

La divinità Semonia è collegata al gruppo dei Semones, come dimostra Festus sv supplicium: quando un cittadino è stato messo a morte l'usanza era quella di sacrificare un agnello di due anni (bidentis) a Semonia per placarla e purificare la comunità. Solo successivamente potrebbe la testa e la proprietà del colpevole essere devoluti al Dio appropriato. Che Semo Sancus ricevette lo stesso tipo di culto e sacrificio è mostrato nell'iscrizione ora sotto la statua del Dio dove si legge: decuria sacerdotum bidentalium.
Il rapporto tra Sancus e i semones del carmen Arvale  rimane oscuro, anche se alcuni studiosi pensano che Semo Sancus e Salus Semonia o Dia Semonia sarebbero alla base di questa teologia arcaica. Si pensa comunque che i Semoni fossero arcaiche divinità o semidivinità preposte al buon funzionamento dell'agricoltura e la protezione dei campi coltivati.


Sancus e Salus

STATUA DI SANCUS CHE SI
TROVAVA AL QUIRINALE
Le due divinità erano legati in diversi modi. I loro santuari (Aedes) erano molto vicini l'uno all'altro su due colline adiacenti del Quirinale, il Collis Salutaris e il Collis Mucialis. Alcuni studiosi sostengono anche alcune iscrizioni a Sancus sono stati trovate sul colle Salutaris. Inoltre Salus è il primo delle divinità menzionate da Macrobio riguardo alla loro sacralità: Salus, Semonia, Seia, Segetia, Tutilina, divinità collegate agli antichi culti agrari della valle del Circo Massimo, che rimangono piuttosto misteriosi.

La statua di Tanaquil posta nel santuario di Sancus aveva una reputazione per il contenimento di rimedi nella sua cintura, che la gente andava a raccogliere, di nome praebia. Come numerose statue di ragazzi indossavano l'apotropaico bulla d'oro, bolla o medaglione, che conteneva rimedi contro l'invidia, o il malocchio, Robert E. A. Palmer  ha osservato un legame tra questi e il praebia della statua di Tanaquil nel sacello di Sancus.

Gli studiosi tedeschi  Georg Wissowa, Eduard Norden e Kurt Latte scrivono di una divinità chiamata Salus Semonia attestata in una sola iscrizione dell'1 dc., che menziona una Salus Semonia nell'ultima riga di 17 righe. Gli studiosi concordano che questa ultima linea venne aggiunta più tardi e non può essere datata con certezza. In altre iscrizioni Salus non è connessa a Semonia. Ma non si può negare che La Salus Semonia potesse essere la fusione di due divinità collegate alla salute e ai prodotti della terra.


Sancus Dius Fidius e Jupiter

Il rapporto tra le due divinità è certo in quanto entrambi proteggono i giuramenti, sono collegati con la luce del cielo e la produzione di fulmini. Questa sovrapposizione di caratteri ha generato confusione circa l'identità del Sancus Dius Fidius tra gli studiosi sia antichi che moderni, infatti il Dio, come Dius Fidius, a volte è stato considerato un altro teonimo per Iupiter. L'autonomia di Semo Sancus da Giove e il fatto che Dius Fidius è un teonimo alternativo designa Semo Sancus (e non Giove) corrispondente all'umbro Dio Fisus Sancius, due parti che costituiscono Sancus e Dius Fidius: in Umbra e Sabina Fisus è corrispondente esatto di Fidius. Che Sancus come Iupiter sia responsabile del rispetto dei giuramenti, delle leggi di ospitalità e di fedeltà (Fides) fa di lui una divinità connessa con la sfera dei valori e della sovranità.

G. Wissowa avanzò l'ipotesi che Semo Sancus fosse il genio di Giove. Ma W. W. Fowler vi legge un anacronismo poichè Sancus è un Genius Iovius, come appare nelle Tavole Iguvine. D'altronde il concetto di genio di una divinità compare solo in epoca imperiale (basti pensare al genio di Augusto).

Theodor Mommsen, William W. Fowler e Georges Dumezil rifiutano la tradizione che attribuisce origini sabine al culto di Semo Sancus Dius Fidius, perchè secondo loro il teonimo sarebbe latino e non sabino, e perchè non è stato trovato un Semo sabino vicino a Roma, mentre i Semones sono attestati in latino nel carmen Arvale. Secondo questi studiosi Sancus deriverebbe da popolazioni  Osco-Umbre o Latino-Falische.

I dettagli del culto di Fisus Sancius a Iguvium e quelli di Fides a Roma, come quello del mandraculum, un pezzo di tessuto di lino che copre la mano destra l'officiante, o la theurfeta (orbita) o orbes ahenei, piccolo disco di bronzo portato nella mano destra dall'offerante a Iguvium e deposto nel tempio di Semo Sancus nel 329 ac dopo una questione di tradimento confermano il parallelismo tra le due divinità.

Alcuni aspetti del rituale del giuramento per Dius Fidius, come il procedimento a cielo aperto e / o nel compluvio di residenze private e il fatto del tempio di Sancus non avesse tetto, hanno suggerito al romanista O. Sacchi l'idea che il giuramento di Dius Fidius che ha preceduto quello per Iuppiter Lapis o Iuppiter Feretrio, dovrebbe avere la sua origine in tempi preistorici, quando il tempio era all'aria aperta e definita da punti di riferimento naturali come ad esempio il più alto albero vicino. A supporto di questa interpretazione è che Sancus in sabino significherebbe il cielo secondo Johannes Lydus, etimologia che però viene respinta da Dumézil e Briquel tra gli altri.
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Sancus ed Hercules

L'interpretazione di Aelius Stilo del teonimo come Dius Filius si basa in parte sulla intercambiabilità e alternanza di lettere D e L in lingua sabina, che avrebbe reso la lettura di Dius Fidius come Dius Filius, cioè come Dios Kouros, ma viene da pensare che la prima dicitura sia poco latina, non esiste il Dio figlio ma semmai il figlio di Dio, che sarebbe poi Flius Dei, e comunque cattolico più che pagano..
D'altronde nel teonimo delle Tabelle Iguvine, appare  Fisus o Fisovius Sancius, formula che comprende le due componenti del teonimo. Comunque tanto Varrone che Macrobio considerano le due divinità, Sancus ed Ercole, come una cosa sola.


Sancus e Mars

A Iguvium Fisus Sancius è associato a Marte nel rituale del sacrificio alla Porta Tesenaca come uno degli Dei della triade minore e questo dimostra il suo collegamento militare in Umbria.
L'aspetto marziale di Sancus si nota nella Legio sannita Linteata, legata da una serie di giuramenti sotto la speciale protezione di Iupiter. Mentre i soldati vestono rosso porpora con accessori d'oro, quelli della Legio veste di bianco con accessori argento, a sottolineare la purezza della fedeltà.
Un prodigio riferito da Livio riguardante un uccello sanqualis che ruppe un  meteorite caduto in un bosco sacro a Marte a Crustumerium nel 177 ac. venne visto da alcuni studiosi come un segno di un aspetto marziale di Sancus.




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