ATTILIO REGOLO





Nome originale: Marcus Atilius Regulus
Nascita: 299 a.c. vicino Balsorano
Morte: 244 a.c.
Incarico politico: 267 a.c.

Marco Atilio Regolo, o Marco Attilio Regolo, o Marcus Atilius Regulus, fu un personaggio della plebe romana vissuto nel III secolo a.c.. Il luogo di nascita di Atilio Regolo non è certo, ma l'onore è conteso fra Sora e la vicina Balsorano (già Vallis Sorana). La data di nascita si presume attorno al 299 a.c., al che sarebbe morto a 55 anni.



IL CURSUM HONORIUM

Marco Atilio Regolo, o Marco Attilio Regolo, fu eletto console nel 267 a.c. e, con il collega Lucio Giunio Libone, combattè. al comando delle legioni romane, contro le città greche della Puglia e della Lucania, sconfiggendo Pirro re dell'Epiro, Benevento nel 275 a.c., conquistando tutto il Salento e Taranto nel 272 a.c.
I due consoli conquistarono buona parte della Puglia e l'importante centro di Brindisi, porto che dava a Roma il controllo dell'entrata nel Mare Adriatico, il punto più vicino alle coste della Grecia, prossimo obiettivo di Roma già in espansione verso la Pianura Padana e l'Illiria.
Queste vittorie dettero ad Attilio la celebrazione di un Trionfo a Roma.
La sua seconda nomina a console avvenne nel 256 a.c, durante la prima guerra punica. Roma stava assumendo il potere terrestre e marittimo dell'intero Mare Mediterraneo. Aveva già conquistato l'Italia peninsulare, ora volta oltre l'Appennino e oltre i limiti delle coste.



LA I GUERRA PUNICA

Quando Atilio Regolo venne eletto console per la seconda volta Roma era in guerra con Cartagine già da otto anni. Valerio Messalla, generale romano, aveva conquistato Messina, aveva vinto e portato dalla sua parte Gerone II, tiranno di Siracusa, aveva assediato ed espugnato Agrigento dove a stento si era salvata la guarnigione cartaginese, ma aveva subito una sconfitta navale alle isole Lipari dovuta soprattutto all'imperizia di Gneo Cornelio Scipione Asina.
Gaio Duilio, altro generale romano, aveva però, nelle acque di Milazzo, sbarcato teste di ponte in Sardegna e Corsica le cui coste erano sotto il controllo punico, vincendo numerose battaglie. Le isole maggiori erano ormai sotto al controllo romano e il Senato decise di portare la guerra sulle coste dell'Africa invadendo le colonie cartaginesi. Lo scopo era di eliminare dei pericolosi concorrenti marittimi e soprattutto commerciali.

Fu costruita una grande flotta di 230 navi con 97.000 uomini fra soldati e marinai, sia per il trasporto delle truppe e dei rifornimenti sia per la protezione dei convogli. Cartagine cercò di fermare questa operazione con una flotta altrettanto potente di 250 navi con 150.000 marinai. Le due flotte si scontrarono a Capo Ecnomo, secondo Polibio la più grande battaglia navale dell'antichità.



LA RESA INCONDIZIONATA

La vittoria permise alle legioni di Atilio Regolo di sbarcare facilmente a Clupea, saccheggiando il territorio sia per impedire rifornimenti al nemico sia per costringere l'esercito cartaginese ad entrare in azione. Quando i cartaginesi vennero allo scontro, Atilio Regolo inflisse loro una secca sconfitta ad Adys ed occupò Tunisi. Roma, già appagata dalla vittoria, ordinò prudentemente di far rientrare in patria parte dell'esercito e delle navi. Della cosa si incaricò l'altro console, Lucio Manlio Vulsone Longo.

"I consoli Manlio Volscio e Marco Attilio Regolo, portarono la guerra in Africa.
Nel mare Amilcare dopo aver aggredito la flotta romana, venne attaccato, perse 60 navi e viene costretto a ritirarsi. I Romani avendo attraversato l'Africa, procedettero fino a Cartagine e devastarono molte città, nelle quali Manlio prese 27.000 pringionieri e ritornò in Italia. Attilio Regolo volle rimanere in Africa e vinse tre comandanti dei Cartaginesi, prese 18.000 soldati con 18 elefanti, che la flotta romana trasportò in Italia."

Intanto Cartagine, mentre intavolava trattative di pace, affidò la riorganizzazione dell'esercito a uno stratego spartano di grande abilità, Santippo.
"Attilio Regolo lottando contro tre comandanti dei cartaginesi in africa fu vincitore, uccise 18.000 nemici, prese cinquemila soldati, prese in fiducia molte città. Allora i cartaginesi chiesero la pace. Ma Regolo avendo deciso di non concedere la pace se non a durissime condizioni, gli africani mandarono a Sparta ambasciatori per ottenere aiuto. I lacedemoni mandarono a cartagine Santippo, comandante assai esperto di arte militare, che sconfisse i romani, uccise 30000 soldati e prese lo stesso Regolo."

Infatti Atilio Regolo voleva sconfiggere definitivamente Cartago prima che da Roma giungesse l'altro collega e prima che il partito contrario alla guerra prendesse il sopravvento a causa degli enormi costi economici ed umani già sostenuti. Commise però l'errore di sottovalutare le forze dei Cartaginesi e impose condizioni di pace troppo pesanti, chiedendo che Cartagine si rimettesse alla fides dei romani, cioè una resa senza condizioni.

Cartagine non lo sopportò e riprese le ostilità con un esercito riorganizzato e comandato da un vero generale contro un esercito di Roma ormai dimezzato. Regolo fu pesantemente sconfitto presso Tunisi e fatto prigioniero. Si salvarono circa 2.000 uomini che ripararono a Clupea dove furono raccolti da una grossa flotta inviata da Roma per chiudere le ostilità. La flotta dovette invece immediatamente rientrare in Sicilia ma venne quasi del tutto distrutta da una furiosa tempesta.
La guerra continuò in Sicilia e in mare per altri tredici anni. Altre battaglie, soprattutto navali, furono combattute. altre distruzioni e altre migliaia di morti. Le forze economiche e umane di Roma e di Cartagine erano esauste e furono nuovamente intavolate trattative di pace.



LA LEGGENDA

A questo punto si inserisce la tradizione, oppure la leggenda di Marco Attilio Regolo, cantata da Quinto Orazio Flacco nelle Odi, secondo cui Cartagine avrebbe inviato l'illustre prigioniero a Roma perché convincesse i concittadini a chiedere la pace. L'intesa era che, se questi non avessero accettato, egli sarebbe ritornato a Cartagine e sarebbe stato mandato a morte.

Ma Regolo, in cinque anni di prigionia, aveva potuto controllare le precarie condizioni economiche di Cartagine e soprattutto i conflitti politici che la dilaniarono fino a diventare la principale causa della sua sconfitta.
Così, davanti al Senato di Roma, Attilio anziché perorare la causa della pace rivelò ai concittadini la condizione economico-politica dei nemici esortando Roma a riprendere la guerra. Secondo Regolo, Cartagine non poteva reggere alla pressione bellica e sarebbe stata sconfitta. Svolta la sua missione, non nel senso voluto dai Cartaginesi, egli, sciogliendosi dalle suppliche del Senato e dall'abbraccio dei familiari, se ne tornò con animo sereno in Africa, per mantenere la parola data al nemico, dicendo: "Ora sono uno schiavo di Cartagine, ma conservo ancora il senso del dovere di un Romano".

Si pensa accadesse nel 246 a.c. in quanto l'anno successivo la guerra riprese con l'intervento cartaginese in Sicilia guidato da Amilcare Barca, il padre di Annibale, e Roma creò colonie su tutti i territori potenzialmente soggetti a sbarchi cartaginesi o con forte presenza di greci, da poco sottomessi e non ancora integrati.



I CARTAGINESI

I Cartaginesi, popolo civilissimo che come i Romani possedevano impianti idraulici e di riscaldamento, nonchè vasche da bagno molto simili alle ottocentesche, ovalizzate coi piedini, avevano altri lati inquietanti sui diritti e il senso umanitario.

Come i Romani avevano un potere oligarchico ma senza il limiti che il popolo romano aveva il potere di opporre al senato.
Inoltre avevano mire espansionistiche quanto i Romani, avendo acquisito, da Cartagine (Tunisia), tutti i territori fenici e libici, dal Marocco all'Egitto, spingendosi poi sul mare conquistando la Sardegna, Malta, le isole Baleari e la parte occidentale della Sicilia. Pensare che si sarebbero fermati era un'utopia, esattamente come era avvenuto tra Etruschi e Romani.
Sta di fatto che Marco Atilio Regolo divenne l'esempio dell'eroismo romano fedele fino all'annientamento alla patria e alla parola data.

Attilio Regolo subì a Cartagine atroci torture, il taglio delle palpebre per l'abbacinamento e spalmatura di miele per attirere le formiche divoratrici, poi fu posto in una botte irta di chiodi che venne rotolata da una collina finendo in mare.
Non è escluso che il fatto narrato fosse di propaganda bellica, tanto più che Lucio Anneo Seneca parlò invece di crocifissione. I Cartaginesi di certo erano meno teneri dei Romani e le torture, in genere evitate dai Romani, erano il quotidiano per gli altri popoli.

Però era pure consuetudine romana che quando venivano sconfitti fioccavano gli episodi di valore, forse per infiammare gli animi un po' delusi. Tuberone narrò pure che I figli di Regolo, a Roma, si rivalsero rinchiudendo dei prigionieri Cartaginesi in un armadio irto di punte acuminate.
Tuttavia dietro una leggenda c'è sempre una verità.


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