ROMOLO (753-715 a.c.)




Nascita: Alba Longa 24 marzo del 771 a.c.
Morte: 715 a.c.
Predecessore: inizio regno
Successore: Numa Pompilio
Consorte: Ersilia
Figli: Prima e Aollio
Dinastia: di Alba Longa
Padre: Marte
Madre: Rea Silvia




ROMOLO E REMO

"Sul terreno su cui sarebbe nata Roma, i due fratelli trassero gli auspici: nacque una lite tra i due, nel corso del quale Remo trovò la morte. Romolo tracciò un solco intorno al Palatino: era nata la Roma Quadrata." (AA.VV. Dizionario della civiltà romana, Roma 1990, p. 174.)

Dopo la fondazione leggendaria della città, ritenuta il 21 Maggio del 753 a.c., Romolo, che derivò il suo nome dalla città, e non il contrario, ne divenne il primo Re. Era rappresentante dei Ramnes, cioè un latino.

Plutarco racconta che un certo Lucio Taruzio, matematico, astrologo ed amico di Marco Terenzio Varrone avesse calcolato il giorno della nascita dei due gemelli Romolo e Remo: il 24 marzo del 771 a.c., nel qual caso i gemelli avrebbero fondato Roma all'età di 18 anni. La leggenda narra che Romolo e Remo erano figli del Dio della guerra Marte, invaghitosi della vestale Rea Silvia, figlia di Numitore, re di Albalonga, a sua volta discendente di Enea.


La pre-leggenda

La preleggenda è che l'eroe troiano Enea, figlio di Venere, scampato col padre Anchise e col figlio Ascanio alla strage dei troiani dopo la distruzione di Troia, naviga finchè non approda nel Lazio. Qui viene accolto dal re Latino, da sua moglie Amata e da sua figlia Lavinia, di cui Enea si innamora. Ma Lavinia è promessa a Turno, re dei Rutuli, pertanto non può sposare Enea che non si rassegna ed entra in guerra col rivale. Esiste però un oracolo secondo cui l'unione di Lavinia con uno straniero avrebbe dato origine a una stirpe con alti destini. Per cui il re latino rompe la promessa con Turno.
Il conflitto si estende, Enea ha dalla sua i Latini e trova alleanza presso le popolazioni greche che abitano il Palatino, guidate da re Evandro e suo figlio Pallante, dall'altra Rutuli, Volsci ed Etruschi. Dopo vari eccidi, tra cui quello di Pallante ucciso da Turno e la morte di re Latino, si decide sul singolo combattimento tra Enea e Turno. Enea vince e sposa Lavinia, poi fonda Lavinio. Come nell'Iliade tutto accade per una donna, mai per impossessarsi di un territorio, sarà vero?

Comunque il tempo passa e tra Lavinia e Ascanio, figlio di Enea, non corre buon sangue, perchè Enea è morto e Lavinia regna sui latini e su Lavinio. Il che dimostra l'epoca di retaggi matriarcali, visto che una donna può regnare. Lavinia fugge e genera Silvio, antenato di Romolo e Remo, mentre Ascanio, antenato di Numitore, va a fondare Albalonga.

Dunque Romolo discende da Enea per parte di madre, e Iulo Ascanio sarà il capostipite della Gens Iulia, almeno così sostenne Giulio Cesare.

Non appena nominato re Romolo dovette combattere contro i Ceninensi, gli Antemnati e i Crustumini, vincendoli e sottomettendoli. Poi si battè coi Sabini.

Livio, in Ab Urbe condita, racconta che:

"Romolo su consiglio dei Senatori, inviò ambasciatori alle genti vicine per stipulare trattati di alleanza con questi popoli e favorire l'unione di nuovi matrimoni. All'ambasceria non fu dato ascolto da parte di nessun popolo: da una parte provavano disprezzo, dall'altra temevano per loro stessi e per i loro successori, ché in mezzo a loro potesse crescere un simile potere."

Romolo prima di tutto fortificò il monte Palatino, dov’era stato allevato; sacrificò ad Ercole secondo il rito dei Greci e agli altri Dei secondo il rito degli Albani. Compiuta secondo i riti la sacra cerimonia, Romolo si preoccupò di popolare la sua città. Offrì perciò asilo e protezione a tutti quelli che non potevano più vivere dove si trovavano: malandrini, briganti, debitori che non pagavano, gente che era odiata o perseguitata, o chiunque foaae povero nella sua terra e cercasse di meglio, insomma aprì le porte all'immigrazione.


Le XII tavole

A Romolo sono attribuite le XII tavole delle prime leggi romane:
"La famosa tavola di bronzo antichissima, dove è riferita la Legge Regia degl'antichi, adornata attorno con nobil cornice di marmo pavonazza. Questa pesa 2147 libre ed è del seguente tenore - SENATUS POPULUSQUE ROMANUS. -" Una lapide ricorda che la lapide fu portata dal Laterano al Campidoglio da papa Gregorio 13°, e infatti ancora lì è conservata, attualmente in restauro.



LA RUPE TARPEA

Ma qui sorge un altro mito, quello della vestale, Tarpeia, figlia del comandante della rocca Spurio Tarpeio, che corrotta con un paio di bracciali d'oro da Tito Tazio, aprì le porte del Campidoglio a un drappello di armati. Per ringraziamento i Sabini la schiacciarono coi loro scudi.
Occorre precisare che la rupe Tarpea era dedicata anticamente alla Signora delle selve, da Tharphos, greco che significa appunto selva boscaglia. Tanto più che il vezzo di buttare la gente dalla rocca è prettamente greco e sicuramente già vigeva.

Non a caso poi vi si rinvenne la testa di una Dea che rivestì il ruolo di Roma caput mundi. E la testa fu rinvenuta proprio sulla rupe Tarpea, e in questo mito l'augure raccomanda di non rivelare il luogo della scoperta. Come mai? Forse per non rivelare che gli antenati di Roma furono matriarcali e con una Dea Madre, cosa che riscoprirà ben nel XIX secolo Bachofen col suo contestatissimo ma veritiero " Il Matriarcato". Tanto è vero che di diversi Re di Roma si ignora la paternità, solo perchè all'epoca si diventava re in qunto figli o mariti di una regina. Per Romolo il padre diventa Marte, ma in realtà è figlio di una sacerdotessa vestale.

I miti, si sa, vengono sempre mutati dai vincitori, ma di quella reminiscenza matriarcale Roma se ne avvantaggerà, producendo la cosiddetta Pietas Romana, che tanta civiltà portò nel mondo barbaro.

Insomma Sabini e Romani decisero di finirla ponendo a capo, Mezio Curzio per i Sabini e Ostio Ostilio per i Romani. Quest'ultimo morì in battaglia e i Romani le presero di santa ragione. Però Romolo, invocando Giove e promettendogli un tempio, contrattaccò e vinse. Fu allora che le donne sabine si posero tra i contendenti chiedendo la pace.

Plutarco in Vita di Romolo, racconta che:
"Là mentre stavano per tornare a combattere nuovamente, furono fermati da uno spettacolo incredibile e difficile da raccontare a parole. Videro infatti le figlie dei Sabini, quelle rapite, gettarsi alcune da una parte, ed altre dall'altra, in mezzo alle armi ed ai morti, urlando e minacciando con richiami di guerra i mariti ed i padri, quasi fossero possedute da un Dio."
Le donne dei Romani non avrebbero mai osato tanto, per questo la faccenda parve incredibile, solo le Sabine, abituate al rispetto dei maschi avrebbero potuto.

Insomma le competizioni e le battaglie iniziali ci furono, tanto più che i Sabini erano di stampo matriarcale al contrario dei Latini già patriarcali, rimaneggiate in "il ratto delle sabine". Più credibile che stanchi di combattere i due popoli stringessero alleanza, estendendola anche agli etruschi.
Romolo ratificò infatti l'alleanza sposando una sabina, una certa Ersilia, da cui ebbe una figlia, di nome Prima ed un figlio, di nome Avilio, che però non si sa che fine fecero.



IL RATTO DELLE SABINE

Plutarco, Vita di Romolo, 14,5:
"Il segnale convenuto per l'assalto era questo: Romolo si sarebbe alzato, avrebbe ripiegato il mantello, poi l'avrebbe di nuovo indossato. Molti armati di spada con gli occhi fissi su di lui, al segnale sguainano le spade e urlando si slanciano sulle figlie dei Sabini"
Insomma i Romani erano a corto di donne, non si sa perchè, a meno che, come in tanti popoli primitivi dediti alla guerra, le bambine venissero in parte eliminate, per cui decisero di rapire le Sabine.

Romolo dette ordine di non toccare le vergini per tutta la notte e di portargliele il giorno dopo. Le Sabine erano rabbiose e disperate. Romolo spiegò che non le avevano rapite per violentarle ma per sposarle e che fosse una nobile usanza greca, un bel modo per contrarre matrimonio. I greci rapivano le donne per sposarle? Forse si, perchè nel sud Italia, in Sicilia, fino a non molto tempo fa usava la "fuitina" la piccola fuga, degli innamorati, affinchè, consumato l'accoppiamento, costringesse i parenti ad acconsentire all'unione. E il sud Italia è quanto mai greco.

Sembra che i Romani però cercassero di corteggiarle trattandole degnamente, e c'è da crederlo, perchè all'epoca le donne erano abituate al rispetto, non a caso quando questo venne meno in epoca greca, molte di loro di fecero Amazzoni conquistando, come asserì Giulio Cesare, tutta l'Asia.

Quindi pian piano le donne accettarono i matrimoni mentre i Sabini ci pensarono su, e ci pensarono parecchio, visto che quando mossero guerra le donne avevano già figli. Perchè passarono tanti mesi la storia non lo dice, o semplicemente il mito è inventato e vi fu guerra tra i due popoli seguita dalla pace.

Comunque il mito prosegue raccontando che le donne sabine, allo scontro tra i due popoli, uscirono dalla città vestite a lutto. Alcune con in braccio o al seguito i bambini piccoli. Raggiunsero piangendo il campo dei Sabini e il consiglio degli anziani, e qui si gettarono ai piedi del re. I Sabini le rimproverarono, infine si decise per la pace.

I Romani dal canto loro stabilirono per contratto il trattamento delle donne: non dovranno mai lavorare per i loro mariti, salvo filare la lana; per la strada gli uomini dovranno cedere loro il passo; nulla di sconveniente sarà detto a loro o in loro presenza; nessun uomo potrà mostrarsi nudo davanti a loro; i loro figli avranno una veste speciale (praetexta) e un ciondolo d'oro (bulla aurea). Il che fa pensare che vennero adottate le usanze sabine, che d'altronde avevano reminiscenze matriarcali, peccato che questi diritti vennero poi dimenticati.

"Non viene pattuita solo la pace, ma anche la fusione dei due popoli. Il regno diventa uno solo. Furono istituite anche le tre centurie di cavalieri, Ramnensi da Romolo, Tiziensi da Tazio e, quanto ai Luceri, è incerta l'origine. Da allora i due re esercitarono il potere non solo in comune ma anche in perfetta concordia." (T. Livio I,13).



I DUE RE

Infatti Roma venne governata da due Re che necessariamente dettero alla città un nuovo ordinamento, dividendo la popolazione in tre “tribù”:
  1. i Ramnes, formata dai latini,
  2. i Tities, formata dai sabini,
  3. i Luceres, formata dagli etruschi.
    Ognuna delle tribù fu divisa in dieci “curie” (o Comizi Curiati) che si riunivano in assemblee, decidendo a maggioranza leggi e iniziative per il bene dei cittadini.
    Il consiglio degli anziani, che coadiuvava il Re e ne decideva l'elezione, venne portato a 200 membri. Scelti fra le famiglie più importanti, i “Patres”, determinò il nome “patrizi”, divenendo in seguito il “Senato”.

    Ogni curia doveva contribuire all’esercito, fornendo una “centuria” di 100 fanti e una “decuria” di 10 cavalieri: in tutto dunque l’esercito era formato da 3000 fanti e 300 cavalieri, sotto il comando del re.

    Di Tito Tazio non si parla mai, ma egli fu re insieme a Romolo, per cui i sette re di Roma furono in definitiva otto. Re Tazio si stabilì con il popolo sabino sul Quirinale mentre i romani rimasero sul Campidoglio.
    Qualche anno dopo, alcuni parenti di Tazio maltrattarono gli ambasciatori dei Laurenti che fecero appello al diritto delle genti. Tazio appoggiò i consanguinei ma non la giustizia, per cui il castigo divino non tardò a venire: mentre era a Lavinio, intento a un solenne sacrificio, fu sorpreso dagli avversari e ucciso.

    Tito Livio commenta: "Si dice che Romolo abbia accettato quell'evento con minor dolore di quanto fosse giusto attendersi, forse a causa di quella divisione del potere che lo lasciava poco tranquillo, forse perché riteneva che Tazio fosse stato ucciso, tutto sommato, giustamente".
    Insomma Tito Tazio morì presto, forse in un’imboscata presso Lavinio, e lasciò Romolo unico re che stabilì un nuovo luogo dove riunire le assemblee: il Foro, una pianura alla base del Campidoglio, che era stata prosciugata dagli Etruschi dalle acque insalubri.



    ROMOLO

    « Nella sesta olimpiade, ventidue anni dopo che era stata istituita la prima, Romolo figlio di Marte, dopo aver vendicato le offese recate al nonno, durante le feste in onore della dea Pale fondò Roma sul Palatino. »
    (Velleio Patercolo, Storia romana, II, CXXXI)

    Romolo in qualità di re prese a guardia personale 12 littori, poi scelse 100 senatori e i loro discendenti si chiamarono patrizi. Così divise Roma in due classi, i patrizi e i plebei, in base alle origini nobili o meno delle persone ma non in base alla ricchezza. I plebei non avevano diritti politici e l’unico modo per tutelarsi era diventare “clienti” di un patrizio, fornendogli servizi in cambio di sussistenza e protezione. I patrizi erano la classe minore ma governativa, e i senatori continuarono ad essere scelti tra i patrizi.

    Romolo fu un capo politico e religioso, ma anche militare annettendo a Roma nuovi territori, conquistati all’etrusca Veio e alla latina Fidene. Come capo religioso controllò le festività e gli Deai da onorare, in pratica tutto il calendario. Fu chiamato Romolo Quirino perchè assimilato al Dio sabino Quirino, anche se alcuni autori non sono d'accordo, ma molte cose lo fanno pensare, ad esempio che il colle Quirinale fu abitato per lungo tempo dai Sabini, e che qui eressero il tempio al Dio Quirino, e il fatto che Cures fosse il nime di una città sabina, e che Quirino fosse protettore delle Curie, che da lui presero il nome.

    I Fidenati, che avevano attaccato Roma, furono sconfitti con uno stratagemma. I legionari romani, in inferiorità numerica, avevano infatti finto una ritirata con lo scopo di portare il nemico allo scoperto. I Fidenati caddero nel tranello e furono annientati con un contrattacco a sorpresa.



    LA REGGIA DI ROMOLO

    La Casa Romuli, l’abitazione in cui il primo re di Roma avrebbe risieduto, era riconosciuta in una piccola capanna, frequentemente risanata e ricostruita, posta verso l’angolo sud-ovest del colle Palatino.
    I lavori di scavo del 1946 misero in luce, proprio in quest’area del Palatino, i frammenti di alcune capanne che, grazie alle sostanze rinvenute sulla pavimentazione, fu possibile confrontare con le urne cinerarie a capanna all’interno della necropoli del Foro Romano, e datarle quindi alla I età del Ferro, nei secoli IX e VIII a.c.

    Questa importante scoperta avvalora la tradizione sia in merito alla data della fondazione di Roma, sia sulla posizione della leggendaria Casa Romuli. I suoi resti riguardano però solo la pavimentazione delle capanne, realizzate attraverso l’incisione e lo scavo del tufo e incorniciate da una piccola fessura utile al drenaggio dell’acqua piovana in modo che non penetrasse all’interno dell’abitazione.
    La casa più grande, quella che si suppone la Reggia, è ha forma di un rettangolo ovalizzato di m. 4,90 x 3,60. La pavimentazione ha sei fori circolari, di cui uno al centro, sicuramente per i pali che sostenevano il tetto e le pareti. Altri quattro fori su uno dei lati inferiori della pavimentazione indicherebbero l'alloggiamento dei sostegni per la porta d’ingresso, alta poco più di un metro. Altri fori all’esterno della capanna, sostenevano probabilmente una pensilina.


    Per ulteriori informazioni: LA REGIA


    LA MORTE

    Romolo scomparve nel nulla durante un eclissi di sole accompagnata da un temporale. Questo episodio venne interpretato come divino e confermava la discendenza del re dal Dio Marte. Questa interpretazione venne confermata dal patrizio Giulio Proculo, amico fedele del Re. Molti sospettarono un attentato da parte di alcuni senatori che avrebbero ucciso Romolo facendone sparire il cadavere, tesi probabile.

    Romolo, al momento della scomparsa, aveva 55 anni ed avrebbe governato per 37 anni. Ma la sua esistenza è leggenda o realtà?
    Dai recentissimi scavi ai piedi del Palatino, è emersa un'area corredata di reperti preziosi che corrisponderebbe a una Reggia dell'VIII sec. a.c., che potrebbe senza dubbio essere la Reggia di Romolo, o comunque di chi per lui. Perchè alla base di ogni leggenda, come l'archeologia ha più volte dimostrato, c'è una realtà.







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    2 comment:

    Anonimo ha detto...

    Bravissimi, un signor sito, ma si sa qualcosa sull'aspetto di Romolo o chiedo troppo?

    Lucius on 02 dicembre 2010 17:21 ha detto...

    Ti ringrazio ma aimè non si ha alcun resto scultoreo, pittorico o effige di alcun tipo che ritragga Romolo.

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