ALBA FUCENS (Abruzzo)



"C'è Alba che compensa con i frutti la mancanza di grano" Livio

Alba Fucens, oggi nel comune di Massa d'Albe, in Abruzzo, era una antica città italica che molti storici non considerano dei popoli Marsi o Equi, ma che Livio la ritiene equa.

Sorgeva in alto, a quasi 1000 m s.l.m., ai piedi del Monte Velino, a 7 km circa a nord di Avezzano.

La città aveva un oppidum che dominava tutte le vallate circostanti, per cui aveva notevole importanza per il dominio dell'Italia centrale. Il sito romano si trova nella moderna Alba, vicino ad Avezzano, nella piana del Fucino.

Il suo nome secondo alcuni deriva dalla posizione dell'abitato dal quale si poteva ammirare l'alba sul Lago del Fucino, ma non sembra convincente, mentre probabilmente vi era un antico culto della dea Alba, corrispondente alla greca Eos.


A: Comitium;
B: Forum;
C: Basilica;
D: Tempio di Ercole;
E: piazza del teatro;
F: teatro;
G: tempio sul colle Pettoríno;
H: anfiteatro;
K: tempio di Apollo;
L: la Domus repubblicana;
M: Domus imperiale;
N: tempio
0: criptoportico;
P: terrazza nord;
Q: porta di Massa;
R: porta Fellonica;
S: porta Massima;
T. porta Sud.










K: portico;
L: basilica;
M: macellum;
N: terme;
O: taberne;
P: tempietto;
Q: case repubblicane;
S: casa imperiale;
T: tempio di Ercole;
U: piazza del teatro;
V: teatro.














IL FUCINO

La città sorgeva presso l'antico lago Fucino le cui acque lambivano il suo territorio, come fu scoperto nel 1973 rinvenendo un cippo presso Luco dei Marsi.

LAGO DI CASTEL SAN VINCENZO
Fu il greco Strabone il primo autore ad occuparsi del Fucino, che descrisse come "un lago che sembra un mare", che subiva "delle forti variazioni di livello".

Altri storici tra cui Tacito, PIinio il Vecchio e Svetonio ricordano che furono le popolazioni della Marsica a chiedere a Roma di regolare le acque. 

Giulio Cesare concepì il progetto, Nerone fece iniziare gli scavi, Claudio li completò tra il 41 e il 52 dopo Cristo, facendovi lavorare 30.000 schiavi.

La galleria, lunga 5633 metri, fu inaugurata con una grandiosa "naumachia", una battaglia navale con 100 navi e 1 9.000 combattenti.
Già nel secolo VI il canale era ostruito, e il lago era tornato quello di un tempo.



LE ORIGINI ROMANE

Sotto il consolato di Lucio Genucio e Servio Cornelio, Alba fu conquistata dai Romani e divenne una delle più importanti colonie latine,  nel 304 o secondo altre fonti nel 303 a.c., nel territorio degli Equi, a ridosso di quello occupato dai Marsi.

RICOSTRUZIONE DI ALBA FUCENS
Inizialmente fu popolata da 6.000 coloni che dovettero difendersi dagli attacchi degli Equi, che non potendo tollerare la presenza di una cittadella fortificata latina sul proprio territorio, tentarono ripetutamente di espugnarla.

Precedenti all'arrivo dei coloni sono le mura di fortificazione poligonali del periodo italico, formate da blocchi squadrati e con un tracciato che segue gli alti e bassi del terreno.

La porta occidentale, larga ben 10 m, costituiva l'accesso principale in città dalla Via Valeria; quella settentrionale, ampia 4 m, era affiancata da pareti che si dischiudevano verso l'interno; ed infine, quella meridionale, di età posteriore, conduceva all'anfiteatro e presentava un bastione poligonale a pianta quadrata.


Età repubblicana

Alba dimostrò un'assoluta fedeltà a Roma, come dimostrò già dai primi anni del III sec. a.c., quando una forte coalizione tra  Etruschi, Umbri, Sanniti e Galli minacciò Roma.

Alba si alleò a Roma seguendola fino alla vittoria di Sentinum nel 295 a.c..

Durante la Seconda guerra punica Alba, minacciata di invasione da Annibale, chiese aiuto alle colonie vicine nel 211 a.c., e invia poi un contingente di 2.000 uomini per soccorrere Roma verso cui si stava dirigendo Annibale, che infatti deviò verso sud.

Al termine della II Guerra Punica, Siface re dei Numidi, fu catturato ed imprigionato ad Alba, nel 203 a.c., e altrettanto toccò a Perseo re di Macedonia e a Bibuito re degli Averni nel 168 a.c.

ALBA ANGIUZIA
Grazie alla propria ubicazione, la città fu sempre considerata strategicamente importante, soprattutto durante le guerre civili.

Per tale ragione fu attaccata dagli alleati durante la Guerra sociale, ma rimase fedele a Roma.
Nella lotta fra Silla e Mario, la città prese le parti di quest'ultimo.

Al termine del conflitto, Silla, per punirla e nel contempo soddisfare le richieste di uno dei suoi luogotenti, Metello Pio, distribuì ai veterani di quest'ultimo parte delle territorio di Alba Fucens.

Coinvolta poi nel conflitto fra Cesare e Pompeo, ospitò una guarnigione di sei coorti agli ordini di Domizio Enobarbo, del bando pompeiano, poi arresesi alle legioni del conquistatore delle Gallie (49 - 45 a.c.).

Durante le guerre sociali insomma Alba rimase sempre fedele a Roma, resistendo ai Socii ribelli e al termine della guerra, grazie alla Lex Iulia Municipalis de Civitate Latinis Danda, di Giulio Cesare allora console, che concedeva la cittadinanza romana a tutte le città italiche che non avevano preso le armi contro Roma durante la Guerra Sociale, divenne appunto municipio romano.


Età imperiale

ANFITEATRO
La sua prosperità, nel periodo imperiale, è testimoniata dai monumenti ristrutturati o creati all'epoca, sia pubblici che privati.

Notevole impulso economico dette l LA BONIFICA DEL LAGO FUCINO.

Fra queste ne segnaliamo una di particolare importanza relativa al destino del vicino alveo del Fucino, emerso a seguito del primo prosciugamento del lago effettuato nel II secolo per volontà dall'imperatore Adriano.

Alba Fucens è menzionata per l'ultima volta da Procopio di Cesarea che ci tramanda come, nel 537, venisse occupata dai bizantini durante la guerra gotica.



DESCRIZIONE

Scavi sistematici per Alba iniziarono nel 1949 con un gruppo di lavoro dell'Università di Lovanio guidata da F. De Visscher, seguita dal Centro belga di ricerche archeologiche in Italia diretto da J. Martens.


Le mura

La città, situata fra i 949 e i 990 m s.l.m. è racchiusa entro una cinta muraria lunga circa 2,9 km conservatasi integra in gran parte.

Le mura sono a massi poligonali perfettamente incastonati fra di loro con le superfici levigate.

Se ne conserva anche una torre e due bastioni a protezione di tre delle quattro porte principali.

Su uno dei bastioni sono scolpiti simboli fallici probabilmente scaramantici.

Sul lato settentrionale, per circa 140 m, c'è una triplice linea difensiva eretta in epoche diverse.

La più antica è sicuramente anteriore all'arrivo dei razionalissimi romani che costruivano e squadravano secondo coordinate, pietre comprese.

La città si iniziò a sviluppare all'interno della cinta muraria nel III secolo a.c. e raggiunse la sua massima espansione in età imperiale.

La struttura viaria urbana, ancor oggi chiaramente identificabile, era basata sull'incrocio degli assi stradari principali, cardo e decumano.

Pertanto le strade intersecandosi formano una scacchier di edifici, e la via principale percorre l'intero asse centrale della città.


Il foro

Il foro, di fine IV sec. a.c.,  era rettangolare e circondato da edifici, probabilmente tempietti ed edifici pubblici.


Il comizio

Nel settore pubblico, a nord, c'era  il comizio, risalente al III sec. a.c., un edificio circolare inscritto in un quadrato, con la porta assiale. Sul lato opposto c'era un portico con un triplice colonnato tardo repubblicano.


Il macellum

Sulla via dei Pilastri, parallela alla Via Valeria, così denominata per la presenza di pilastri in pietra, tre dei quali sono stati rialzati, formanti il porticato di alcune botteghe che s'affacciavano sulla via.

Nella seconda bottega si può ancora riconoscere un Thermopolium, o taberna di vini e vivande, fornita di vasca.

Vi era inoltre il macellum, o mercato, edificio circolare con i muri a raggiera del II sec. a.c., con varie botteghe ed ai margini, tra la Via Valeria e la Via dei Pilastri.


Miliario

Oltrepassato il Macellum si giunge al famoso miliario (quello esposto è un calco dell’originale) che dà il nome alla via, nel quale il nome dell’imperatore è attentamente spicconato: era Magnenzio, che subì la damnatio memoriae.

E' il cippo che indica in 58 miglia la distanza da Roma. È del 350 a.c. e dimostra appunto che la via Valeria attraversava la città.


ALBA ANGIZIA
La basilica

A Sud del portico era posta la basilica, di epoca sillana, che si affacciava sul foro. Misurava 142 m di lunghezza per 43,50 di larghezza ed era suddivisa in tre navate, con tre ingressi sul lato principale.

All'interno si possono ancora ammirare i pavimenti e le pitture parietali del II sec. a.c. Visibile è anche la pianta delle tabernae aperte sulla via principale.

Qui si trattavano gli affari e si amministrava la giustizia, edificata con ogni probabilità fra la fine del II secolo a.c. e i primi decenni del secolo successivo.

Della Basilica, oltre il porticato, da notare le buche ancora conservate utilizzate dai romani per le votazioni.

 Era il Diribitorium, dove avvenivano le consultazioni elettorali.


Le terme
Venere di Alba

Più a Sud troviamo le terme, con varie iscrizioni che attestano vari interventi edilizi, e ben riconoscibili dai pavimenti con suspensurae per il riscaldamento.

Divertenti sono le latrine, molto ben conservate.

Le terme che presentano un bel mosaico d'ingresso, visibili sono anche gli ambienti del Tepidarium, Calidarium e Frigidarium che conservano la canalizzazione delle acque che, insieme a quelle reflue, erano di servizio anche alla Lavanderia.

 Le terme furono costruite in età tardo-repubblicana, ma ampliate e abbellite in epoca imperiale, decorate con preziosi mosaici raffiguranti scene e soggetti marini.


Santuario di Ercole

Un'area porticata di 83 metri per 36 ospita il santuario di Ercole, del I sec. a.c., con due colonne che immettono in uno spazio ospitante un altare con la statua di Ercole a banchetto; il pavimento è a mosaico con tessere bianche e nere.

La statua che ha dato nome all’edificio, si trova al Museo Archeologico di Chieti.

STATUA DI ERCOLE
L’accesso è una grande rampa inclinata, il che ha fatto interpretare l’edificio non come un santuario, ma come un mercato di pecore, poi smentito dal ritrovamento della statua di Ercole, che era anche il protettore dei pastori.

Oltrepassando il santuario di Ercole, ci si trova nella via dei Pilastri, con antico passaggio pedonale segnato dai tre pietroni conficcati in mezzo alla strada: non dimentichiamo che la pulizia delle strade era fatta tramite allagamento.

Qui si nota peraltro una fontana rettangolare, e tutta la via ha una lunga serie di botteghe, generalmente a due vani, con porticato. Il piano superiore era utilizzato probabilmente come residenza.


Teatro

Proseguendo per la Via dei Pilastri, a est del santuario, si giunge alla zona del teatro, del I sec. a.c., la cui cavea semicircolare era ricavata dalle pendici del colle sovrastante, con un diametro di 77 m.


Anfiteatro

Semnpre a Sud troviamo l'anfiteatro costruito in epoca Tiberiana, che è posto in asse con un decumano. L’ingresso monumentale dava direttamente sulle mura.

L'edificio, scavato nella roccia ed adiacente alle mura meridionali della città, misurava 96 metri per 79.

Qui si ospitavano le esibizioni dei gladiatori, documentate da molte iscrizioni.

Oggi si riconoscono ancora i parapetti a protezione delle belve lungo il perimetro dell'arena.


Villa domus

Domus che, secondo un'ipotesi suggestiva, non corroborata da fonti, dovette essere di proprietàdel Prefetto del Pretorio Q. Naevius Sutorius Macro, vissuto durante il regno dell'imperatore Tiberio


I Templi

Restano inoltre vestigia di un tempio tuscanico incorporato nella romanica chiesa di San Pietro del XII secolo edificata sui resti del tempio di Apollo del III a.c. con i graffiti di epoca romana ancora leggibili sulle mura riutilizzate.

TEMPIO DI ERCOLE
Trasformato in chiesa cristiana e ampiamente ristrutturato in età medievale, contiene antiche colonne romane ed alcuni mosaici di fattura cosmatesca, ricavata dalla frammentazione dei marmi policromi romani.

Nuovi scavi hanno portato alla luce alcune abitazioni signorili, una delle quali conserva un'affresco raffigurante un felino.


Numerosi erano anche gli edifici religiosi sia nel centro urbano (Tempio di Iside, Sacrario di Ercole, ecc.) che sulla collina situata all'estremità occidentale dell'abitato.

Quest'ultima era occupata da alcuni luoghi di culto, di epoca moderna è invece la collegiata di S. Nicola, nel villaggio di Albe, costruita però utilizzando materiali provenienti dal sito archeologico limitrofo.

Attorno al I secolo a.c. nasce anche l'acquedotto.

MARMI PRESI DAL TEMPIO DI APOLLO
Ad Alba si rinvennero diverse statue, tra cui Ercole, varie Veneri, Angizia. efebi e dignitari con la toga, ritratti di eccezionale valore documentario ed oggetti esotici, sculture ed arredi delle ricche domus e dei giardini privati, mosaici a preziose tarsie marmoree e affreschi con scene nilotiche, immagini di divinità e imperatori.

Ma non mancano pure servizi da toeletta, giochi, utensili, vasi di vetro e di ceramica, lucerne in bronzo e terracotta.


La Decadenza 

Inizia nel III sec. d.c.. e si accentua nel IV sec.. in seguito a terremoti, invasioni barbariche e smantellamenti ad opera dei cristiani, finchè la bellissima città venne del tutto abbandonata.




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3 comment:

Enrico Rovelli on 24 gennaio 2014 12:58 ha detto...

Il lago del Fucino non esiste più. La foto si riferisce al lago di Castel San Vincenzo in provincia di Iserna.
Ciao !

Romano Impero on 6 marzo 2014 20:10 ha detto...

Grazie dell'informazione Enrico.

Anonimo ha detto...

Alba Fucens era ascritta alla Gens Fabia per cui il santuario di Ercole.salve!

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