PORTA FLAMINIA (Porte Aureliane)



PORTA DEL POPOLO - LA FACCIATA ESTERNA

ATTUALE PORTA DEL POPOLO

L'attuale Porta del Popolo che corona a Roma Piazza del Popolo si chiamava originariamente Porta Flaminia perché da qui usciva, ed esce tuttora, la via consolare Flaminia che anticamente aveva inizio molto più a sud, dalla Porta Fontinalis, nei pressi dell’Altare della Patria.

Essa costituisce il varco più settentrionale delle mura Aureliane, lungo l'antica via Flaminia, la strada, che Caio Flaminio fece costruire nel III secolo a.c., che si dirigeva al Campidoglio e poi all'esterno, fino ad Ariminum (Rimini) sulla costa adriatica, ad oltre 300 km di distanza. Qualsiasi viaggiatore diretto a Roma proveniente da nord sarebbe entrato in città attraversando questa porta.

LE DUE ANTICHE TORRI DELLA PORTA DEL POPOLO

GIA' PORTA DI SAN VALENTINO

Nel X secolo, per la vandalica usanza di cancellare tutti i nomi che rievocassero l'Impero Romano che aveva avuto la colpa di essere pagano, e per subissare Roma di chiese e di santi, alla Porta Flaminia venne cambiato il nome di San Valentino. Fortunatamente poi riprese il nome di Porta del Popolo ma non quello, forse giudicato troppo antico, di porta Flaminia.

L’origine del nome della porta e della relativa piazza sono dibattute: alcuni la fanno derivare da populus, (pioppo) per i numerosi pioppi della zona, ma si ritiene legato alle origini della chiesa di Santa Maria del Popolo, che fu eretta nel 1099 sul sepolcro dei Domizi dove Nerone fu sepolto, da papa Pasquale II, piuttosto infastidito che la gente andasse a portare ancora omaggio sulla tomba di Nerone, ancora ricordato dalla popolazione.

"II Papa eresse la Chiesa della Madonna del Popolo su la comune voce che ivi fosse il Sepolcro di Nerone il che serve per più confermare che ivi fosse il Sepolcro della famiglia de Domizj. La Porta del Popolo fu fabbricata da i Sommi Pontefici con avanzi di quella di Aureliano. Vi si veggono dai lati esterni i basamenti di marmo i quali reggevano le Torri. Questi furono maltrattati da Barbari e forati nelle commisure per levarne i perni essendo i forrami poi stati tassellati quando fu rifatta l'istessa Porta."

(Ridolfini Venuti Patrizio Cortonese 1763)


Il Papa era molto infastidito dall'affetto del popolo per Nerone, tanto che, in grazia dei sontuosi spettacoli che l'imperatore aveva sempre e generosamente offerto al popolo, era solito portare i fiori alla tomba il 9 Luglio, anniversario della morte di Nero.

Così il Papa ordinò di distruggere il monumento, ma la cosa dispiacque molto al popolo che manifestò contro il capo della Chiesa con molto vigore. Allora,  per placare il malcontento popolare, il Papa fece diffondere la voce che le ceneri fossero state traslate in un mausoleo sulla Cassia, abbastanza lontano per sperare che cessasse la tradizione di portare i fiori sulla tomba al 9 di Luglio. 

La speranza però restò disillusa, perchè i romani affrontarono il viaggio continuando ad omaggiare l'imperatore, e la cosa si protrasse talmente che ancora oggi la località che ospita il sepolcro si chiama "Tomba di Nerone".
LA FORMA ROMANA
La nuova chiesa che doveva sorgere sulla tomba di Nerone doveva essere sontuosa, ma di sostenerne la spesa il papa non aveva intenzione, costretto com'era a fondare una nuova chiesa a causa dell'idolatria proterva degli sconsiderati romani, per cui ne estorse i soldi al popolo romano che dovette pagare volente o nolente, ma ebbe in ringraziamento che la Madonna era del popolo, cioè che la chiesa si chiamasse Santa Maria del Popolo, visto che l'aveva pagata il popolo, anzi fingendo che il popolo l'avesse offerta spontaneamente.

Si narrò infatti con molta fantasia e poca correttezza che una volta tolto il sepolcro uscissero i diavoli dalla tomba con grande frastuono, più o meno la stessa fandonia usata per il pantheon che una volta benedetto produsse dall'occhio del tetto una fuoruscita di demoni urlanti. Insomma tutto ciò che era pagano era divenuto demoniaco.

LA FACCIATA INTERNA DI PORTA DEL POPOLO
All’epoca di papa Sisto IV la porta si presentava seminterrata e mai restaurata, ma solo puntellata, danneggiata dal tempo e dalle vicende medievali; ancora oggi la porta si trova su un terreno rialzato di un metro e mezzo sul livello antico, a causa dei detriti trasportati dal fiume nelle sue inondazioni e lo sfaldamento della collina del Pincio.

L’aspetto attuale è infatti il frutto di una ricostruzione cinquecentesca, ispirata tra l'altro all’Arco di Tito. Le quattro colonne della facciata provengono dall’antica basilica di S.Pietro e inquadravano l’unico grande fornice.

Per far fronte alle maggiori esigenze del traffico cittadino nel 1887 furono aperti i due fornici laterali, per la cui realizzazione era stato necessario, già nel 1879, demolire le torri che fiancheggiavano la porta. In occasione di quei lavori vennero alla luce resti particolarmente importanti per la ricostruzione storica della porta, relativi all’antica struttura di epoca aureliana ed alle torri cilindriche, insomma dei reperti romani, di cui però nulla si è risaputo.





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