QUINTO METELLO NUMIDICO



I CAECILII METELLI

Nome latino: Quintus Caecilius Metellus Numidicus
Nascita: 150 a.c.
Morte: 91 a.c.
Padre: Lucio Cecilio Metello Calvo
Nonno: Quinto Cecilio Metello
Incarico politico: 109 a.c.



LE ORIGINI

Quinto Cecilio Metello Numidico, ovvero Quintus Caecilius Metellus Numidicus; 150 a.c. circa – 91 a.c., nacque da Lucio Cecilio Metello Calvo, un potente e ricco romano che fece carriera nella politica, e  suo nonno fu Quinto Cecilio Metello che fu politico e pontefice massimo.

I Caecilii Metelli furono un ramo della gens Caecilia, una delle più importanti e ricche famiglie dell'antica Roma repubblicana. Questa gens fu considerata nobile nonostante avesse origine plebea, ed esercitarono un grande potere dal III secolo a.c. fino alla fine della Repubblica, ricoprendo importanti ruoli militari e politici.

Di questa famiglia fece parte la Cecilia Metella a cui è intitolato lo splendido mausoleo posto sull'Appia Antica.

Da giovane Quinto fu mandato ad Atene a studiare sotto il filosofo Carneade; per cui divenne un brillante oratore, poi, intrapresa la carriera politica come suo padre e suo nonno, divenne questore nel 126, tribuno nel 121, edile nel 118, pretore nel 115 a.c. e nel 114 governatore della Sicilia.
Egli era il rappresentante della fazione aristocratica e conservatrice del Senato Romano per cui si trovò come antagonista  e acerrimo nemico Gaio Mario, rappresentante dei populares.



LA GUERRA NUMIDICA

Eletto console nel 109 a.c. venne inviato dal Senato in Numidia, dove il re Giugurta, adottato, si sbarazzò dei figli di sangue del re morto per regnare da solo. Quinto Cecilio conquistò diverse città senza però ottenere una sconfitta definitiva. Ad approfittarne fu Gaio Mario, legato di Metello in Africa che nel 108 ottenne il permesso dal suo comandante di andare a Roma a presentarsi per il consolato.

Mario non solo ottenne il consolato ma riuscì ad avere dal popolo anche il comando della guerra contro Giugurta. Poi Mario, poichè occorrevano soldati, arruolò proletari in massa trasformando in Africa un'accozzaglia di uomini in un esercito disciplinato e temibile, di cui inoltre seppe guadagnarsi la devozione.
A questo punto, Mario sfoderò un poderoso attacco contro Giugurta, infliggendogli gravi perdite. Il re di Mauretania Bocco, già alleato di Giugurta, lo tradì e lo fece catturare dai romani. Nonostante i successi di Mario fu però Quinto Metello, uscito vincitore dalla battaglia di Muthul, che tornò a Roma dove nel 106 a.c. celebrò il trionfo e assunse il soprannome di Numidico.
Gellio riferisce che in un discorso al popolo quando venne eletto censore, nel 102 a.c., Quinto Metello Numidico in un discorso famoso esortò i Romani a prendere moglie, per la semplice ragione che dovevano dare figli alla patria riconoscendo però che il matrimonio comportava anche fastidi e difficoltà. Il discorso venne deprecato da alcuni per l'eccessiva sincerità ed elogiato da altri per lo stesso motivo.



L'ESILIO

TOMBA DI CECILIA METELLA
Insieme a lui fu eletto censore suo cugino Gaio Cecilio Metello Caprario, a lui molto legato, e che a sua volta nel 111 aveva celebrato un trionfo per la sua vittoria in Tracia. Quinto Metello cercò di far espellere dal Senato senza successo Lucio Appuleio Saturnino che, accusato ingiustamente di incapacità, passò dalla parte di Mario, pur essendo optimatis, diventando Tribuno della plebe.

Fu invece Saturnino a far espellere Quinto Metello che si autoesiliò a Rodi, da cui fece ritorno nel 99 a.c. richiamato dalla reazione oligarchica contro Mario e anche grazie all'opera sia di suo cugino Metello Caprario che di suo figlio Quinto Cecilio Metello Pio, soprannominato pio proprio per devozione dimostrata verso il padre. Morì di morte naturale nel 91 a.c.




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