BOUDICCA ( ICENI )





Nome originale: Boudicca o Boudica, Budicca
Nascita: 33 d.C.
Morte: 60/61 d.C.
Ruolo: Regina degli Iceni (Inghilterra)

"Era una donna molto alta e dall'aspetto terrificante. Aveva gli occhi feroci e la voce aspra. Le chiome fulve le ricadevano in gran massa sui fianchi. Quanto all'abbigliamento, indossava invariabilmente una collana d'oro e una tunica variopinta. Il tutto era ricoperto da uno spesso mantello fermato da una spilla. Mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse."
(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, 62, 2)

Boudicca o Boudica, Boudicca, Boadicea, Buduica, Bonduca ecc. nacque nel 33 d.c nell'odierna zona di Norfolk, nell'Inghilterra orientale, della tribù degli Iceni. Tacito, negli “Annali” e nell’”Agricola”, e lo storico greco Dione Cassio, nella “Storia romana”, ci hanno dato diverse informazioni riguardo alla regina-guerriera.

Sembra che la forma corretta del nome sia Boudicca o Boudica, derivante dalla parola celtica bouda, cioè vittoria, come è attestato in alcune iscrizioni: Boudica in Lusitania, Boudiga a Bordeaux e Bodicca in Britannia. Basandosi sull'evoluzione del gallese e dell'irlandese, si desume che all'epoca però il nome fosse Boudica.

STATUA DI BUDICCA A WESTERMINSTER (GB)
Sembra fosse molto alta e bella, con lunghi capelli fiammeggianti, intorno al collo portava una torquis, la pesante collana celtica simbolo di nobiltà e del legame con l’aldilà; coraggiosa e fiera, incitava gli uomini alla battaglia, spostandosi sul carro. Secondo Dione Cassio ( “Storia romana"), aveva sguardo penetrante e voce glaciale, una gran massa di capelli fulvi le calava sulle spalle e indossava sempre una tunica di vari colori con sopra un mantello fermato da una fibbia.

Tacito narra che Budicca fosse di famiglia nobile, e che a circa sette anni sarebbe andata a vivere con una seconda famiglia, presso cui rimase fino ai 14 anni circa. Fu in questo periodo che apprese storia, tradizioni, religione e cultura delle tribù celtiche e imparò l'arte militare. Attorno al 47 tornò a casa e la sua famiglia la diede in moglie all'iceno Prasutago, con cui fece due figlie.

Prasutagus, re di una potente tribù, gli Iceni, le cui terre si trovavano nell’Inghilterra orientale, nelle odierne contee di Norfolk e Suffolk,  si era sottomesso all’imperatore Claudio e quando morì, nel 60 d.c., senza eredi maschi, lasciò tutte le sue ricchezze alle due figlie e all'imperatore Nerone, sperando, così, di ottenere protezione per la sua famiglia, ma la legge romana  riconosceva validità solo all'eredità per linea maschile.

"sotto il comando di Budicca, donna di stirpe regia (essi, infatti, nel conferimento del supremo potere non badano al sesso)"
(Tacito, “La vita di Agricola”, 1. 16)

Così i Romani, per annettersi il regno, occuparono e saccheggiarono i suoi territori ed umiliarono la sua famiglia  Terre e proprietà, come narra Tacito, furono confiscate e i nobili trattati come schiavi. Budicca fece molte rimostranze ma i Romani la umiliarono esponendola nuda in pubblico e frustandola, mentre le giovani figlie furono stuprate.

"Budicca, portando sul carro dinnanzi a sé le due figlie, scorreva le file e a ciascuna delle genti alle quali si avvicinava dichiarava che era pur consuetudine per i Britanni combattere agli ordini di donne, ma che in quel momento essa non voleva vendicare, come discendente di nobili antenati, la perdita del regno e delle ricchezze, ma, come una donna qualunque, chiedeva vendetta per la perdita della libertà, per l’offesa recata al suo corpo fustigato, per il violato pudore delle sue figlie. Le brame dei Romani erano giunte a tal punto da non lasciare inviolati né i corpi, né la vecchiezza, né la verginità. Era pur giunta l’ora delle giuste vendette degli dei; la legione che aveva osato attaccare battaglie era stata tagliata a pezzi, gli altri stavano nascosti negli accampamenti, o spiavano la possibilità di una fuga. I Romani non avrebbero neppure potuto sopportare il fragore e le grida di tante migliaia d’uomini, e neppure la violenza degli assalti; se i Britanni avessero considerato la forza dei loro eserciti e le ragioni della guerra, avrebbero dovuto, in quella battaglia, o vincere o morire. Questo, lei, donna, aveva comandato a sé; gli uomini conservassero pure la vita e si piegassero a servire."
(Tacito, “Annali”, 14. 35)



LA CAMPAGNA CONTRO BUDICCA

Nel 60 o 61, mentre il proconsole romano Gaio Svetonio Paolino stava conducendo una campagna contro i druidi dell'isola di Anglesey (Galles settentrionale), gli Iceni e i loro vicini, i Trinovanti, si ribellarono sotto la guida di Budicca, che voleva vendicarsi di tutte le offese e che organizzò un grande esercito. Attaccarono per prima la colonia romana di Camulodunum (odierna Colchester), dove i veterani avevano trattato con durezza la popolazione, così la resistenza fu scarsa e gli ultimi difensori furono assediati nel tempio dedicato al divo Claudio, arrendendosi dopo due giorni.

Il futuro governatore, Quinto Petillio Ceriale, al comando della VIIII Hispana cercò di riconquistare la città, ma fu sconfitto. L'esercito ribelle incendiò e rase al suolo anche Londinium (cioè Londra), abbandonata a sé stessa da Paolino, che non aveva sufficienti truppe per affrontare i ribelli. La stessa sorte toccò poi Verulamium (oggi St Albans). Il totale dei morti si aggirerebbe tra le 70.000 e le 80.000 unità.

Riorganizzate le truppe, Paolino si scontrò con Budicca nella battaglia di Watling Street (ubicazione sconosciuta e molto dibattuta). Nonostante fossero inferiori di numero, i Romani, sfruttando la loro superiorità tattica, sconfissero i ribelli, falcidiando 80.000 dei 100.000 britannici (i Romani, invece, persero 400 uomini su 1.200).. Costretta ad arrendersi, Budicca fu condotta in carcere, ma qui, pur di non sottomettersi ai nemici, si uccise avvelenandosi.

Con Boudicca, si spegneva la rivolta britannica, alla civiltà celta si sostituì lentamente la civiltà romana, che, dopo quella somma ingiustizia, avrebbe portato comunque all’isola una lunga epoca di pace e prosperità.

Nel Medioevo la figura di Budicca fu dimenticata, tant'è che non compare in nessuna fonte, ma ricomparve nel XVI secolo, dopo la riscoperta delle opere di Tacito e di Cassio Dione Cocceiano da parte di Virgilio Polidoro. Nel XVII secolo la sua storia ispirò diversi autori, soprattutto nell'Età vittoriana, quando divenne un'eroina e un importante simbolo culturale del Regno unito.

La regina guerriera, che aveva colpito i due grandi autori latini per il suo coraggio, considerata nei libri scolastici inglesi una delle eroine della patria, nonchè la prima regina d'Inghilterra, fu immortalata trionfante, insieme alle figlie, mentre guida il suo carro da guerra, in una in una gigantesca statua in bronzo (eretta nel 1902, opera dello scultore Thomas Thorneycroft), che troneggia, oggi, sul Tamigi, a Londra, ai piedi del Big-Ben, all’estremità nord del ponte di Westminster. Nel 2004, nei dintorni di Hunstanton, a Norfolk, è stato ritrovata la seconda parte (la prima era stata ritrovata 40 anni prima) di una collana che gli storici ritengono appartenuta proprio a lei, la notizia ha commosso fortemente gli Inglesi.




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