VETTIO AGORIO PRETESTATO - V. AGORIUS PRAETEXTATUS



PORTICO DEGLI DEI CONSENTI

Nome: Vettius Agorius Praetextatus
Nascita: 320 d.c., Roma
Morte: 384 d.c., Roma
Professione: politico e letterato



GLI HORTI VETTIANI

Gli Horti Tauriani erano degli splendidi ed enormi giardini sul colle Esquilino che occupavano la zona compresa tra la via Labicana antica, l'agger serviano e le Mura aureliane per un'estensione di circa 36 ettari.

Il loro proprietario Tito Statilio Tauro fu accusato di magia e costretto al suicidio da Agrippina minore per appropriarsi degli Horti. In seguito vennero suddivisi si che alla fine del IV sec. d.c. il praefectus Urbi Vettio Agorio Pretestato ne possedeva una parte enorme, gli Horti Vettiani, che si estendevano nella zona dell'attuale Palazzo Brancaccio.

I resti della domus appartenuta a Pretestato e a sua moglie Aconia Fabia Paulina sono stati identificati attraverso i nomi iscritti sulle fistulae aquariae trovate all'interno dell'edificio.

Pretestato e Paulina avevano una splendida domus negli horti, anzi un palatium, all'angolo tra via Merulana e via delle Sette Sale, a Roma, dove ora si erge Palazzo Brancaccio. Il giardino che circondava il palazzo, gli Horti Vettiani, si estendeva fino all'attuale stazione ferroviaria di Termini.

I ritrovamenti archeologici effettuati in questa area hanno riportato alla luce diversi monumenti riconducibili alla famiglia di Pretestato, nonchè frammenti marmorei di statue, pavimenti e mosaici, ma il più è ancora da scavare.

ARTEMIDE - HORTI VETTIANI - DA ORIGINALE GRECO
IV SEC. A.C. DI KEPHISODOTOS 
Dall'area degli Horti Vettiani, provengono molte statue sicuramente poste nei viali dei giardini:
- la statua di mucca facente parte di un gruppo pastorale, copia dell'originale in bronzo di Mirone creato per l'acropoli di Atene,
- un bassorilievo con un paesaggio sacro e un santuario circondato da alte mura,
- un rilievo frammentario di fattura neoattica con le quadrighe affrontate di Helios (il Sole) e Selene (la Luna),
- due grandi crateri marmorei,
- tre splendidi ritratti imperiali di Adriano, Sabina e Matidia,
- la statua più grande del vero rappresentante Igea,
- la parte superiore della statua di Artemide
- la statua, anch'essa maggiore del vero, della Dea Roma trasformata in Roma Cristiana alla fine dell'Ottocento per decorare la Torre Capitolina.
Le tre ultime sculture sembra ornassero tre nicchioni di un interno del palatio.

Un altro importante complesso di sculture fu scoperto tra il 1872 e il 1873 ad est di piazza Manfredo Fanti, durante la demolizione di un muraglione di fondazione annesso ad un edificio con diverse fasi edilizie dal II al IV sec. Nelle murature dell'edificio fu trovata una serie di fistulae con i nomi di Vettio Agorio Pretestato, praefectus Urbi del 367-368, e di sua moglie Aconia Fabia Paulina, evidentemente della villa di loro proprietà. Qui vennero rinvenuti:
- i ritratti di Adriano e di sua moglie Sabina,
- un cratere marmoreo con le nozze di Elena e Paride
- un altro con un corteggio dionisiaco e
- una testa colossale di Baccante.
- l'eccezionale Auriga dell'Esquilino, recentemente ricongiunto alla statua del cavallo, rinvenuta a qualche centinaio di metri in un altro muro, a formare un notevole gruppo scultoreo.
- la base di una statua recante la dedica a Celia Concordia, una delle ultime sacerdotesse di Vesta, che aveva innalzato una statua a Pretestato dopo la sua morte.
Questa statua fu oggetto di opposizione da parte Simmaco, che scrisse una lettera a Flaviano dicendo di essere contrario alla sua erezione da parte delle Vestali, in quanto queste non avevano mai eretto un monumento ad un uomo, benché pontifex maximus. Invidia forse? Ma perchè le vestali lo amavano tanto, anzi perchè tanta gente lo amò tanto?



RODOLFO LANCIANI

Nel colle Aventino, incontro de la chiesa di santo Alexio, et allato alle rovine delle Therme Deciane, tra infiniti ornamenti della casa di Vettij fu trovata questa base della statua (di Vettius Agorius Praetextatus) « . C/L. VI, 1777. 
STATUA DI IGEA VANDALIZZATA
«... in questo luogo secondo le rovine delle statue delle colonne di varij marmi di mischi peregrini et gli intagli di pavimenti dimostravano esser quivi un gran palazzo... (le dedicationi) trasportate d' indi da M. Francesco Lisca fuori del suo luogo con molte statue che quivi trovòLa casa di Vettio Agorio fu nel colle Aventino intorno all'entrata di santo Alexio, ove era uno bellissimo atrio d'ordine corintio quadrato, con colonne di marmo mischio di diversi colori et di molte statue etc. 

Tutte queste scolture furono trasferite dal Lisca nella sua casa in Parione, dove  le vide e descrisse l' Aldrovrandi l'anno 1551. 

Entrando in una loggia si trova(va)no à man manca queste tre statue:
- una vergine Vestale in piedi vestita all'antica. 
- Una Giulia togata che fu moglie di Pompeio, e figliuola di Giulio Cesare; 
- vi è un Pane mezzo ignudo in pie ma non ha testa ne braccia: lia un Montone à piedi senza testa ... 

A man manca di questa loggia sono altre tre statue:

- una di Pomona che è sotto al portico coperto, et ha il grembo pieno di frutti...
- un' altra della Fama: ha l'ale o smorza una face accesa: 
- un'altra n'è di Diana vestita con una meza Luna in testa, e non ha braccia. 

Nel fronte di questa loggia, nel mezzo è un Bacco ignudo in pie poggiato con un braccio sopra un tronco, nell'altro tiene avolto un cappotto. 

A man manca è una Arethusa nuda dalle coscie in su, e con una mano s'acconcia le treccie in testa 



LE OPERE D'ARTE BLASFEME

Nel volume dedicato all'innalzamento dell'Obelisco Vaticano, l'architetto Domenico Fontana riporta che il pontefice Sisto V fece radere al suolo tutti gli antichi monumenti che ingombravano la sua villa esquilina per regolarizzare con le macerie l'andamento del suolo.

Il che dimostra la tremenda decadenza dei costumi che faceva abbattere opere d'arte in quanto appartenenti ad un periodo di diversa religione che andava cancellato, tra l'altro un lungo periodo di splendore artistico sia greco che romano, un miracolo di architettura, scultura e pittura che investiva ogni angolo di Roma.



VETTIO AGORIO

Sacerdote e iniziato a diversi culti e Misteri, oltre che studioso di letteratura e filosofia. La sua vita è nota principalmente attraverso le opere di Quinto Aurelio Simmaco, Ammiano Marcellino e da fonti epigrafiche.

Simmaco (320 circa-402 circa) fu un importante esponente dell'aristocrazia di rango senatoriale dell'epoca e il maggiore oratore del suo periodo. Di lui si conserva un'ampia raccolta epistolare, discorsi e rapporti di servizio; attraverso questi si è compreso che tra Simmaco e Pretestato c'era una profonda amicizia.

- Simmaco considerava Pretestato un ottimo magistrato e un uomo virtuoso anche se dopo la morte protestò per la sua statua voluta dalle vestali.

- Ammiano Marcellino (330 circa-390 circa) cita Pretestato in tre passaggi delle sue Res Gestae; a differenza degli altri esponenti dell'aristocrazia senatoriale, il giudizio di Ammiano su Pretestato è sempre favorevole.

- Sull'ara funeraria di Pretestato e di sua moglie Aconia Fabia Paulina si trovano parecchie informazioni sulla sua vita.

- Altre informazioni sono fornite da alcune leggi che gli furono indirizzate in qualità di praefectus urbi e di prefetto del pretorio e conservate nel Codice teodosiano, alcune lettere indirizzategli dall'imperatore Valentiniano II e riguardanti una disputa religiosa e conservatesi nella Collectio Avellana.

- Sofronio Eusebio Girolamo (347-420), teologo e polemista cristiano, conosceva l'ambiente aristocratico romano in quanto frequentava le matrone cristiane. Scrisse riguardo a Pretestato in due lettere e nella polemica "Contra Ioannem Hierosolymitanum" (397); il dolore causato dalla morte di Pretestato nelle persone del suo ambiente fu così grande che Girolamo fece eccezione alla sua pratica di non attaccare gli esponenti del paganesimo e scrisse in una lettera che Pretestato era nel Tartaro, all'inferno. Invidia forse per chi era stato tanto amato?

- Ambrogio Teodosio Macrobio  fece invece di Pretestato il protagonista dei Saturnalia, rappresentazione della rinascita pagana romana di quel periodo. L'opera fu però probabilmente composta cinquant'anni dopo la morte di Pretestato, a figura ormai idealizzata.

-  Zosimo, storico della prima metà VI secolo che aveva tra le proprie fonti Eunapio e Olimpiodoro di Tebe, parla nella sua Storia nuova di Pretestato come di un difensore dei culti ellenici in Grecia.

BASE DELLA STATUA DI VETTIO PRETESTATO


LE ORIGINI

Non conosciamo la sua data di nascita, sicuramente apparteneva alla generazione precedente a quella di Quinto Aurelio Simmaco (320-403) e di Virio Nicomaco Flaviano (334-394), conosciamo invece la data della sua morte, nel 384, e che era stato sposato ad Aconia Fabia Paulina per quaranta anni. Se Paulina fu la sua prima moglie e se Pretestato si sposò tra i venti e i venticinque anni, come usava all'epoca, dovrebbe essere nato tra il 314 e il 319.

Oppure nacque tra il 310 e il 324, se si tratta dello «Pretestato lo ierofante», che secondo Giovanni Lido prese parte in qualità di pontefice alla cerimonia di polismós durante la fondazione di Costantinopoli (nel 330 circa), tanto più che che Vettio Agorio ricoprì la carica di pontifex Vestae, La cosa è controversa.

Si ritiene che suo padre sia stato Gaio Vettio Cossinio Rufino (praefectus urbi di Roma nel 315-316), sia per il nome, sia perché ricoprì diverse cariche poi ricoperte da Pretestato (corrector Tusciae et Umbriae, proconsul Achaiae, pontifex Solis e augur) e sappiamo che nelle famiglie dell'aristocrazia senatoriale romana era comune che le cariche politiche, amministrative e religiose passassero dai padri ai figli.
Però passano oltre cinquant'anni tra le rispettive reggenze della prefettura urbana (Pretestato fu praefectus urbi nel 367), per cui si ritiene che Cossinio Rufino fosse il nonno di Vettio e che il padre fosse Vettio Rufino, console nel 323.

Agorio, dati i suoi illustri natali, ebbe rapporti con molti altri aristocratici, tra cui Quinto Aurelio Simmaco e suo padre Lucio Aurelio Avianio Simmaco, Virio Nicomaco Flaviano, i senatori Volusio Venusto e Minervio. Nel 344 sposò Aconia Fabia Paulina, figlia di Fabio Aconio Catullino Filomazio, praefectus urbi del 342-344 e console del 349 e i due ebbero almeno un figlio, citato nel poema funebre e che fece incidere una iscrizione in onore del padre, poco dopo la sua morte, nella loro casa sull'Aventino.



ACONIA FABIA PAULINA

Figlia di Fabio Aconio Catullino Filomazio, console nel 349, Paulina sposò nel 344 Vettio Agorio Pretestato, funzionario imperiale e membro di diversi collegi pagani. Ella ebbe un suo percorso religioso:

- iniziata ai Misteri Eleusini,
- iniziata ai Misteri Lernici di Dioniso e Demetra,
- iniziata al culto di Cerere,
- iniziata al culto di Ecate, di cui fu ierofante,
- iniziata al culto della Magna Mater, come tauroboliata,
- iniziata al culto di Iside.

Pretestato e Paulina avevano una domus sull'Esquilino, tra via Merulana e via dell'Arco di San Vito, nei pressi dell'attuale Palazzo Brancaccio.. I giardini che circondavano l'abitazione, gli Horti Vettiani, si estendevano fino alla stazione di Roma Termini. I ritrovamenti archeologici in questa area sono riconducibili alla famiglia di Pretestato.

Oltre ad alcuni tratti di fistulae aquariae vi è la base di una statua recante la dedica a Celia Concordia, ultima o penultima sacerdotessa di Vesta. Clelia aveva innalzato una statua a Pretestato dopo la sua morte (384): in cambio, Paulina le dedicò a sua volta una statua, con la dedica:
«Fabia Aconia Paulina erige questa statua di Celia Concordia, gran sacerdotessa delle Vestali, non solo a testimonianza delle sue virtù, della sua castità e della sua devozione agli Dei, ma anche come segno di ringraziamento per l'onore concesso dalle Vestali a suo marito Pretestato, al quale hanno dedicato una statua nel loro collegio
(CIL VI, 2145)

Sulla base di un monumento funebre dedicato a Pretestato, sono incisi il cursus honorum del marito di Paulina, due dediche di Pretestato alla moglie e un poema di Paulina dedicato al marito e al loro amore coniugale, forse una derivazione dell'orazione funebre declamata da Paulina per il funerale del marito. Paulina morì poco tempo dopo il marito.



CURSUS DI VETTIO AGORIO


L'ara funeraria di Pretestato e di sua moglie Aconia Fabia Paulina, conservata presso i Musei Capitolini, ci enuncia tutto il cursus di Pretestato.


IN CAMPO RELIGIOSO  

PONTIFEX
- pontefice di Vesta e del Sole,
- augure,
- curiale di Ercole.
- partecipò ai culti della Magna Mater (tauroboliatus),
- partecipò ai culti di Mitra, con il rango di pater sacrorum e di pater patrum, autorità centrale del culto,
- partecipò ai culti di Ecate come ierofante;
- fu iniziato ai misteri di Dionisio,
- fu iniziato ai Misteri Eleusini di Demetra e Kore (sacratus Libero et Eleusiniis),
- partecipò ai misteri di Iside e Serapide (neocoro).
- fu grande devoto di Vesta.


IN CAMPO POLITICO

- questore,
- corrector Tusciae et Umbriae (amministratore di un'area di provincia),
- consularis (governatore) della Lusitania,
- proconsole di Acaia,
- praefectus urbi (367-368);
- nel 384 fu Prefetto del pretorio d'Italia e Illirico,
- console eletto per il 385, carica che non ricoprì mai in quanto morì nel tardo 384.

Durante il suo mandato di praefectus urbi restituì al vescovo di Roma Damaso (I pontefice massimo dopo la rinuncia alla carica dell'imperatore Graziano) la basilica di Sicinino e fece espellere l'altro vescovo Ursino da Roma, riportandovi la pace sebbene garantisse un'amnistia ai suoi seguaci.

«L'ardore di Damaso e Ursino per occupare la sede vescovile superava qualsiasi ambizione umana. Finirono per affrontarsi come due partiti politici, arrivando allo scontro armato, con morti e feriti; il prefetto, non essendo in grado di impedire i disordini, preferì non intervenire. 

Ebbe la meglio Damaso, dopo molti scontri; nella basilica di Sicinnio, dove i cristiani erano riuniti, si contarono 137 morti e dovette passare molto tempo prima che si calmassero gli animi. 

Non c'è da stupirsi, se si considera lo splendore della città di Roma, che un premio tanto ambito accendesse l'ambizione di uomini maliziosi, determinando lotte feroci e ostinate. 

Infatti, una volta raggiunto quel posto, si gode in santa pace una fortuna garantita dalle donazioni delle matrone, si va in giro su di un cocchio elegantemente vestiti e si partecipa a banchetti con un lusso superiore a quello imperiale.»

(Ammiano Marcellino)

S. DAMASO IL PLURIOMICIDA SANTO
Comunque, per quanto assassino, il vincitore Damaso venne fatto santo dalla Chiesa cattolica e il perdente Ursino diventò antipapa. Un po' come l'ambizione per il trono imperiale, chi perdeva diventava usurpatore, chi vinceva diventava imperatore.
Pretestato fu uno degli ultimi difensori della religione romana nel tardo impero. Riguardo ai suoi rapporti con i cristiani, è noto che una volta Pretestato ebbe a dire ironicamente a papa Damaso I «eleggetemi vescovo di Roma, e mi farò cristiano». Fu amico di un altro esponente dell'aristocrazia pagana romana, Quinto Aurelio Simmaco, che ebbe con lui uno scambio epistolare parzialmente conservatosi. 

La amministrazione della giustizia di Vettio fu molto lodata: 
- fece rimuovere le strutture private costruite sui templi pagani (balconi, colonnati, piani rialzati, nel loro complesso detti maeniana) e diffuse in tutta la città pesi e misure controllate e uniformi.
Come praefectus urbi curò il rifacimento del Portico degli Dei Consenti nel Foro Romano, l'ultimo grande monumento dedicato a Roma al culto pagano; sebbene si trattasse di un semplice restauro delle strutture e delle statue danneggiate, l'azione fu molto simbolica, in quanto gli Dei Consenti erano i protettori celesti della classe senatoriale, la quale classe era il garante dei limiti dell'imperatore.
- Come Prefetto del pretorio diede inizio ad indagini sui casi di demolizione di templi in Italia per mano di cristiani. 
- Come proconsole di Acaia si appellò contro l'editto di Valentiniano I che proibiva i sacrifici notturni durante i Misteri, affermando che avrebbe reso impossibile la vita ai pagani: Valentiniano allora ritirò il provvedimento.

Dopo la sua morte l'imperatore chiese al Senato romano una copia di tutti i suoi discorsi, mentre le Vestali proposero all'imperatore di erigergli delle statue.



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