LUPERCALE





Una grotta alle pendici sud ovest del Palatino, vicino al Circo Massimo, si pensa sia il sito ritrovato dove Faustulo scoprì i gemelli Romolo e Remo con la fatidica lupa. Il luogo descritto dalle fonti era circondato da un boschetto e vi cresceva l'originale ficus Ruminalis, ma nel periodo augustano restavano solo le vestigia dell'albero accanto al Lupercale.

"Sono strabiliato, è una delle più grandi scoperte mai fatte, è stato raggiunto un obiettivo clamoroso", ha commentato invece Andrea Carandini, uno dei maggiori studiosi al mondo di Roma antica: "Il fatto che locali al di sotto della Casa di Augusto vengano decorati con un tale lusso, ad una profondità così ampia e proprio nel punto che ci indicano le fonti fa proprio ritenere che sia il Lupercale".

"Sono secoli - ha aggiunto - che si cerca il luogo dove la lupa allattò Romolo e Remo: è evidente che la scoperta esige uno scavo complesso di tutta l'area, anche perchè sotto le mura della Casa di Augusto c'è una parte scoscesa mai esplorata".

Lo scavo sarà ampio circa 700 mq: i lavori cercheranno innanzitutto di localizzare un possibile ingresso ai locali che, secondo i primi rilievi, sarebbero alti circa 7 metri e mezzo e ampi 6.

Augusto guadagnò in fama e carisma per il restauro del Lupercale (Rex Gestae 19: feci); anche se il significato architettonico non è ancora chiaro, e forse l'intervento può averne alterato il significato originale,  Nel Lupercale vi erano diverse statue, incluso un gruppo bronzeo della lupa che allatta i gemelli e una statua equestre di Druso. Contemporaneamente, anche la festa dei Lupercalia venne riorganizzata da Augusto.



LA SCOPERTA

L´occhio elettronico è stato calato nelle viscere del Palatino alla ricerca di un rimedio per la salvaguardia del palazzo di Augusto che mostra cedimenti, ma a sette metri sotto terra, la sonda elettronica ha trovato un grande vuoto, che si suppone sia l'antro dello storico allattamento.
Augusto abbellì e in parte trasformò la grotta culla dei gemelli, di Roma e dell´impero. Forse proprio attraverso la variegata tessitura di mosaici, pietre pomici e valve di conchiglie, dominate da un´aquila bianca su fondo azzurro, che decorano la grande volta di un ninfeo che arriva a 16 metri di profondità.

La cosa strana è che la grotta-santuario dove il 15 febbraio i romani si recavano per festeggiare il miracoloso allattamento dei gemelli ha dipinta nel centro della volta non la lupa ma un'aquila bianca, il simbolo di Augusto.

Il soprintendente archeologo, Angelo Bottini, ha dichiarato: «Abbiamo la ragionevole certezza che quella sia la grotta della lupa». Il professor Andrea Carandini aggiunge che è «una delle più grandi scoperte mai fatte». mentre l´ex soprintendente, Adriano La Regina, smorza i toni: «Non c´è certezza. E poi la grotta dovrebbe trovarsi più a ovest, di fronte ai templi della Magna Mater e della Vittoria».

La struttura ipogea – spiega Iacopi – è stata inglobata in un complesso di strutture che l’hanno rispettata e decorata secondo la moda del tempo", prosegue la direttrice dei lavori. Augusto la rese dunque luogo di culto legato alla fondazione di Roma.


Ci sarebbe, secondo Patrizio Pensabene, uno dei grandi studiosi del Palatino, una chiave per stabilire l'esatta posizione del Lupercale. Il Palatino sarebbe ridisegnato sulla struttura dell'Acropoli ateniese. Grotte comprese: là il Paneion di Pan, ovvero il Luperco che a Roma veneravano nel Lupercale, posto in asse col Partenone e con l'Eretteo. Qua la grotta di Romolo e Remo, il Lupercale, in asse col Tempio della Vittoria e con la Casa di Romolo.

«La grotta può essere il Lupercale, non solo per la conformazione del sito, ma soprattutto per la sua collocazione...».
«Il progetto adotta una sorta di topografia religiosa che imita quanto è stato realizzato ad Atene - aggiunge l'archeologo -. È un triangolo. Col Tempio della Vittoria, cioè il tempio di Atena vincitrice chiamato Partenone, collegato col vicino Eretteo, che celebra la fondazione della città attraverso la violenza di Efeso-Vulcano, il tutto in asse con il Paneion, la grotta alla base dell'Acropoli dedicata a Pan, che per i romani è Fauno e Licaion, insomma la divinità del Lupercale».

«Roma in quel momento - ricorda l'archeologo - deve celebrare la definitiva vittoria nelle guerre sannitiche, che le ha dato il controllo sull'Italia. Nel 294 a.c. nasce dunque il Tempio della Vittoria. Dalle fonti, e da Tito Livio, sappiamo che negli stessi anni fu restaurato anche il Lupercale. Davanti alla grotta, scrive Livio, fu messa la statua in bronzo della lupa».
«Il Tempio della Vittoria sorge in asse con l'adiacente Casa di Romolo - prosegue Pensabene - Ora, proprio accanto all'attuale ritrovamento, tutta una fetta di pendio ad occidente sotto la Magna Mater è stata sbancata negli anni '30 cercando inutilmente il Lupercale. Tutto ciò non fa che restringere ulteriormente il campo a vantaggio dell'attuale ubicazione del nuovo sito appena individuato».
«In più i miei scavi per il Tempio della Vittoria hanno dimostrato che c'è una struttura solidale dei blocchi del podio del tempio con quelli della Casa di Romolo - dice l'archeologo -. Inoltre lì sono state rinvenute antefisse con satiri, ovvero luperci, e frammenti del frontone: uno mostra una figura femminile con la brocca che va alla fonte. Come Rea Silvia, madre dei gemelli, che nei sarcofagi è in genere mostrata così perché Marte la sorprese mentre andava a raccogliere l'acqua alla fonte. Insomma, sono molti gli elementi che indicano che il Lupercale è lì vicino».



IL RACCONTO


Il professor Croci racconta la scoperta:
«L´ingegner Russo mi chiamò immediatamente. Urlava come un pazzo, ma di felicità: "Corri,  l´abbiamo trovata! È piena di mosaici, pietre, colori, è una meraviglia!". Allora ho guardato anche io. Davanti ai miei occhi è apparso uno spettacolo indimenticabile: la grotta della lupa di Romolo e Remo era lì, a quindici metri sotto terra».

Il professor Giorgio Croci è l´ingegnere che ha fatto scendere l'occhio elettronico nelle viscere del Palatino, chiamato a lavorare per la Soprintendenza archeologica di Roma e ora, dall´Unesco, per una consulenza sulla statica dei templi di Angkor Wat, in Cambogia.

Professore, che ci fa lei in mezzo agli archeologi?
«Lavoriamo insieme al Palatino. E abbiamo iniziato questi sondaggi sotterranei perché, loro, cercano le origini di Roma mentre io una soluzione ai cedimenti della casa di Augusto che si trova più in alto e che abbiamo dovuto puntellare per il pericolo di crolli».

Quanti fori avete fatto prima di arrivare alla  scoperta?
«Non molti. Prima abbiamo fatto scendere una "fibra ottica", come quelle che si usano per scandagliare il corpo umano. Ed è saltata fuori la  cupola sepolta. Allora abbiamo allargato il buco in terra fino a 30 centimetri di diametro, scavando nella zona della volta crollata. Poi abbiamo fatto scendere il laser scanner. È uno strumento che fino a 10 anni fa non esisteva e che ci ha "costruito" l´immagine del luogo di culto, decorato e valorizzato per volere di Augusto».

Immagine "costruita"? In che senso?
«Perché le centinaia di foto del laser sono state rielaborate al computer che le ha ricomposte, come fosse un collage, dandoci le misure esatte dell´ambiente».

Sicuri che è la grotta del lupercale?
«Gli archeologi dicono che per il 95 per cento è questo il luogo che i romani veneravano come la grotta in cui la lupa allattò i gemelli. È la più grande scoperta avvenuta sul Palatino».

Ha un valore solo storico o anche artistico?
«L´importanza storica è predominante. Ma le cupole e gli archi sono invenzioni degli architetti romani. E qui parliamo di un ambiente con una volta di circa 6,5 m di diametro, a 8 circa da terra. La sala ottagona della Domus Aurea o il Pantheon vengono molto tempo dopo».

Quale sarà il passaggio attraverso cui scenderete nella grotta?
«L´apertura si può allargare fino a 60 centimetri per calarci un uomo. In un mese si può fare».



DESCRIZIONE

La pianta centrale ha un diametro di 6,56 m e 56 cm ed è alto 7,13 m, decorata a motivi di tipo geometrico a imitazione di una copertura a lacunari in  stucco e pittura. Come sembra dalla figura che mette in evidenza una nicchia, se non u portale d'entrata, la calotta dovrebbe avere in basso un tamburo di pareti perpendicolari, ma è tutto da vedere. Di certo fu eseguito con perizia e accuratezza, come si trattasse di un luogo di gran pregio.

Del resto nel 36 a.c. Ottaviano Augusto tornò a vivere accanto alla casa di Romolo e nel 13 a.c. assunse il ruolo di Pontefice Massimo ritrovando così la pienezza del potere che era stato di Romolo: rex e augur. Fu l’imperatore Augusto che fece restaurare il Lupercale, situato accanto alla domus augustana. E in quale altro modo avrebbe potuto abbellire la grotta se non facendone un ninfeo enorme, visto che i ninfei imitavano appunto le grotte?

Secondo le fonti, il Lupercale doveva trovarsi sulle pendici sud ovest del Palatino. Dionysius di Halicarnassus lo pone ai piedi del Germalus, tra il Velabrum e il Circus Maximus, e associa la grotta col Tempio della Vittoria, anch'essa nella parte su ovest del Palatino. Successivamente il Lupercale venne associato da Servio al Circo Massimo, e usato come confine tra un teatro Palatino theater proposto e mai realizzato da C. Cassius Longinus nel 154 a.c..






IL MITO


LE LEGGENDE

Evandro giunge dalla greca Arcadia e sbarca dove oggi è Santa Anastasia al Circo Massimo  nel 1253 a.c. e lo ospita Fauno Luperco si che una grotta – il Lupercale – Evandro istituisce un culto a questo re divino dei Latini, discendente da Marte, con natura umana, lupina  e caprina.

Cinque secoli dopo Amulio, fratello di Ascanio, il fondatore della città di Alba Longa, costrinse la figlia Rea Silvia a diventare vestale e a fare voto di castità, temendo un oracolo per cui  i suoi figli potranno un giorno spodestarlo dal trono. Ma il dio Marte, invaghito della fanciulla, la rese madre di due gemelli, Romolo e Remo. Amulio allora ordinò che venissero uccisi, ma il servo incaricato, non trovando il coraggio di obbedire, li abbandonò alla corrente del Tevere. La cesta contenente i gemelli si arenò sulla riva del fiume, presso la palude del Velabro, più o meno tra i colli Palatino e Campidoglio, vicina al Circo Massimo, dove Romolo e Remo verranno trovati, salvati e allevati dalla famosa lupa. È qui, nella grotta poi chiamata Lupercale, che la lupa sfamò i neonati donando loro le sue mammelle.

I gemelli vengono nutriti da una lupa, dal nome però di Fauna, l´aspetto femminile di Fauno, e da un picchio, cioè Picus, primo re divino dei Latini, figlio di Marte, che aveva natura di uccello.

Dunque gli avi divini e regali del Lazio vengono in soccorso dei discendenti Remo e Romolo, figli anch´essi di Marte, perché uno di loro, Romolo, è destinato a fondare Roma. Giunge poi il pastore Faustolo che porta i gemelli in cima al Palatino, dove li alleva in una capanna con la compagna Acca Larenzia, la Madre che aveva dato alla luce i Lari dei Latini e che ora alleva i nuovi Lari dei Romani.

Ora la Soprintendenza infatti ha rinvenuto grazie a un carotaggio e ha rilevato grazie al Laser Scanner una cupola decorata a mosaico e a conchiglie di un ninfeo che ha tutta l'aria di essere una parte del complesso del Lupercale nella sua fase augustea.  Sappiamo che Augusto si considerava un novello Romolo, tanto che era andato ad abitare davanti alla sua capanna: qui il primo re aveva fondato la città depositando primizie e manciate di terra dai vari luoghi in una fossa, poi ricoperta e affiancata da un´ara (come racconta Ovidio, e ne rimane anche il monumento).

La seconda casa di Augusto, primo vero palazzo imperiale, si incentrava sul Tempio di Apollo, padre mitico del princeps che gli aveva concesso la vittoria ad Azio. Ai lati aveva disposto la sua casa privata e quella pubblica. Davanti era l´area di Apollo, articolata nel portico di Danao, mitico vincitore di Egitto (come Augusto di Antonio) e nel sottostante portico della Roma Quadrata, un´ara quest´ultima contenente cose sacre, analoga a quella fatta da Romolo davanti alla sua capanna. Qui Augusto ha rifondato Roma e l´Impero.

E´ sotto questo secondo portico che si trovava probabilmente il Lupercale, per cui il Principato viene stabilito sopra il luogo dove era stato salvato Romolo, fondatore della città. Fra l´altro, l´area di Apollo misurava due iugeri, la misura dei lotti distribuiti da Romolo ai primi Romani. La dimora di Augusto è quindi la casa di un uomo che ha riunito in sé, in maniera costituzionale, un potere civile, militare e religioso analogo a quello dei primi re. Ecco il sistema teologico-mitico di Augusto, che si sovrappone a quello lupercale della prima Roma e a quello del sito di Roma prima di Romolo.

Le principali fonti del mito sono Livio, Dionigi di Alicarnasso, Virgilio, Ovidio, Plutarco e Varrone.
Il Ficus Ruminalis, l’albero presso il quale i gemelli vennero allattati dalla Lupa,si trovava ai piedi del Palatino, probabilmente nella parte sud occidentale, sulla strada che porta al circo, come  narra Dionigi di Alicarnasso. L’area era compresa nel Cermalus, uno dei monti ricordato da Varrone nella lista di quelli costituenti il Septimontium, il sito di Roma precedente la fondazione della città.
Dionigi di Alicarnasso descrive il luogo di culto come una grotta, circondata da un bosco sacro, all’interno della quale era una sorgente:

E per prima cosa costruirono un tempio a Pan Liceo – per gli Arcadi è il più antico e il più onorato degli dei, quando trovarono il posto adatto.
Questo posto i Romani lo chiamano il Lupercale, ma noi potremmo chiamarlo Lykaion o Lycaeum.
Ora, è vero, da quando il quartiere dell’area sacra si è unito alla città, è divenuto difficile comprendere l’antica natura del luogo.
Tuttavia, al principio, ci è stato detto, c’era una grande grotta sotto il colle, coperta a volta, accanto a un folto bosco; una profonda sorgente sgorgava attraverso le rocce, e la valletta adiacente allo strapiombo era ombreggiata da alberi alti e fitti.
In questo luogo costruirono un altare al dio e fecero il loro tradizionale sacrificio, che i Romani hanno continuato a offrire in questo giorno del mese di Febbraio, dopo il solstizio di inverno, senza alterare nulla nei riti allora stabiliti”.

Sempre Dionigi collega il Lupercale con l’aedes Victoriae: “Sulla sommità della collina edificarono il tempio di Vittoria e istituirono sacrifici anche per lei."

L’aedes, narra Dionigi, ospitava anche un recinto sacro con una statua della lupa e un altare a Pan: “C’era non lontano un sacro luogo, coperto da un folto bosco, e una roccia cava dalla quale sgorgava una sorgente; si diceva che il bosco fosse consacrato a Pan, e ci fosse un altare dedicato al dio. In questo luogo, quindi, giunse la lupa e si nascose.
Il bosco non esiste più, ma si vede ancora la grotta nella quale sgorga la sorgente, costruita a ridosso del lato del Palatino sulla strada che porta al circo, e vicino c’è un recinto nel quale è una statua che ricorda la leggenda: rappresenta una lupa che allatta due neonati, le figure sono in bronzo e di antica fattura. Si dice che in quest’area ci sia stato un santuario degli Arcadi che, in passato, giunsero qui con Evandro

Secondo Velleio Patercolo presso il Lupercale venne edificato, nel 154 a.c., ad opera del censore C. Cassio Longino, un teatro nel quale si avvenivano rappresentazioni durante i Ludi Megalensi, che si svolgevano di fronte al tempio della Magna Mater.

Augusto ci informa, nelle sue Res Gestae, di aver restaurato il Lupercale; si sa infatti che vennero lì collocate statue dei membri della famiglia imperiale.
I Cataloghi Regionari (elenchi con funzione probabilmente amministrativa di alcuni monumenti delle regiones nelle quali Augusto divise Roma, risalenti al IV secolo d.c.) della Regio X Palatium lo nominano per ultimo, dopo la Victoria Germaniana.

Nel 1526 venne scoperta, ai piedi dell’angolo sud occidentale del Palatino, una grotta-ninfeo decorata con conchiglie e pietre, secondo il Lanciani da identificare con il Lupercale. Per lo Hulsen doveva trattarsi invece del ninfeo di una ricca domus privata.
Secondo il De Angelis D’Ossat la grotta e la fonte perenne in essa sgorgante, che secondo le fonti era soggetta a inondazioni del Tevere, poteva trovarsi nelle ghiaie di base del Palatino, a una quota approssimativa di 8 metri sul livello del mare. Potrebbe essere la stessa scoperta nel 2007.

Il luogo del monumento sembra però corrispondere alle fonti, tra il circo Massimo e i piedi del Palatino, tra i resti del tempio di Apollo e la chiesa di Santa Anastasia, e la vicinanza con il palazzo di Augusto che, nella propaganda imperiale, aveva voluto inglobare un altro luogo fortemente simbolico: la mitica capanna di Romolo.



LA VERA STORIA

Tutti i  miti sono un rimaneggiamento nonchè occultamento di un culto più arcaico, quello della Dea Lupa, la Grande Madre Natura che nutriva uomini e bestie, e presso i cui templi si esercitava la ierodulia, o prostituzione sacra. Il rito italico era molto sentito nei Castelli Romani e a Roma stessa, quando era ancora agli albori.

Le sacerdotesse della Dea Lupa venivano chiamate Lupe, nome che passerà poi alle prostitute profane di Roma. Nel passaggio dal matriarcato al patriarcato molte cose cambiarono, nei costumi, nelle religioni e nei miti. Fu proprio studiando la storia e la mitologia romana che Bachofen comprese la derivazione del patriarcato da un matriarcato precedente, in cui il potere femminile era più sacro e sacerdotale che civile.

Poichè i templi avevano locali annessi per la prostituzione, questi locali presero il nome di Lupanare, nome usato nell'antica Roma e a tutt'oggi per indicare il postribolo. Poichè la Dea aveva sovente il tempio nei trivii, incroci fra tre vie, in onore della sua triplicità, o trinità poi ripresa dalla religione cattolica, essa era chiamata Trivia, come Diana Trivia e Ecate Trivia, ma poichè vi si esercitava la ierolulia, ne derivò in epoca patriarcale l'aggettivo di "triviale" con un certo disprezzo.

La lupa in questione fu per alcuni una contadina e per altri, in memoria della sacra prostituzione, una prostituta però profana. Col cambiare dei tempi cambiano anche i miti.



I LUPERCALIA

Il rito dei lupercali, in onore del dio Luperco, mezzo lupo e mezzo capro, prevedeva la corsa di giovani seminudi che, coperti solo con le pelli degli animali sacrificati, colpivano con strisce di pellame le donne del Palatino per purificarle e favorire la fecondità. Il centro della festa era proprio la grotta che, narra Dionigi da Alicarnasso, contemporaneo di Augusto, si trovava ai piedi del colle e vicino al Tevere.

La grotta era dunque il punto di partenza dei Lupercalia, riti di purificazione e fecondità, che venivano celebrati il 15 febbraio. La festa si svolgeva, in linea generale, così: i Luperci, giovani aristocratici identificati col Dio Lupo, o almeno suoi figli, vestiti con pelli di capra, sacrificavano nel Lupercale delle capre e un cane e offrivano le focacce preparate dalle Vestali.
Con il coltello ancora sporco del sangue del sacrificio, due giovani di alto lignaggio si bagnavano la fronte, asciugandola poi  con lana intinta nel latte di capra.

La festa del Lupercale era dunque celebrata da giovani sacerdoti chiamati Luperci, seminudi con le membra spalmate di grasso e una maschera di fango sulla faccia; soltanto intorno alle anche portavano una pelle di capra immolata nel Lupercale. I Luperci, diretti da un magister, erano divisi in 12 Luperci Fabiani, "dei Fabii", e 12 Luperci Quinziali "dei Quinctii", a cui per un breve periodo Giulio Cesare aggiunse i Luperci Iulii, in suo onore. Forse i Luperci erano membri delle gentes da cui prendevano il nome: i Fabii e i Quinctii.
In età repubblicana i Luperci erano scelti fra i giovani patrizi ma da Augusto in poi ne fecero parte solo giovani dell'ordine equestre.

Quindi tagliavano le pelli delle capre in strisce per farne delle fruste, e dopo un ricco banchetto correvano probabilmente intorno al Palatino frustando chiunque incontrassero; le frustate rendevano fertili le donne e facilitavano il parto. La corsa intorno al Palatino aveva anche il significato di atto purificatorio.
Ancora nel 496 d.c. i Lupercalia dovevano essere celebrati, se papa Gelasio scrive un trattato per ottenerne l’abolizione.

La storia dei Lupercalia andò così:

Secondo una leggenda narrata da Ovidio, al tempo di re Romolo vi sarebbe stato un prolungato periodo di sterilità nelle donne. Donne e uomini si recarono perciò in processione fino al bosco sacro di Giunone, ai piedi dell'Esquilino, e qui supplicarono. Attraverso lo stormire delle fronde, la Dea rispose che le donne dovevano essere penetrate da un sacro caprone sgomentando le donne, ma un augure etrusco interpretò l'oracolo nel giusto senso sacrificando un capro e tagliando dalla sua pelle delle strisce con cui colpì la schiena delle donne e dopo dieci mesi lunari le donne partorirono.

Così la lupa, o Dea Lupa, quella italica per cui negli antichi Lupercali, nella zona dei Castelli Romani, le sacerdotesse, vestite di sola pelle di lupo ululavano nei templi, praticando la prostituzione sacra, venne dimenticata. Eppure le prostitute romane, quelle profane, perchè quelle sacre erano state abolite, ancora facevano il verso del lupo per attirare i passanti, e i postriboli si chiamavano, guarda caso, "lupanare", termine conservato a tutt'oggi. Ma non dimentichiamoci di Giunone Caprotina, l'antica Dea conservata nei musei capitolini con la testa e la pelle di capra sul capo, anch'essa assimilazione di un'antica Dea Italica, la Dea Capra, fertile e lussuriosa, che sicuramente amava il sesso e l'accoppiamneto e non la fustigazione delle donne.
Esistevano peraltro molte Dee mesopotamiche che cavalcavano il capro, simbolo di lussuria, tanto è vero che il capro divenne il diavolo con cui, per la chiesa Cattolica, le streghe si accoppiavano nel sabba. Il che dette alla Madre chiesa l'opportunità di mettere sul rogo parecchie donne.
Il rito dei lupercali passò quindi a una divinità maschile, non capro nè lupo, il Dio Luperco, ma guarda caso mezzo lupo e mezzo capro, un Dio che secondo alcuni difendeva le greggi dai lupi. Poco credibile perchè un lupo azzannerebbe il gregge e un caprone non era in grado di difendersi dai lupi, che operavano sempre in branco.
Il rito comunque prevedeva la corsa di giovani seminudi, col volto coperto di fango, e con pelli di caprone, che colpivano con strisce di pellame le donne del Palatino: per purificarle e per favorire la fecondità. Il centro della festa era proprio la grotta che, narra Dionigi da Alicarnasso, contemporaneo di Augusto, si trovava ai piedi del colle e vicino al Tevere.

Guarda caso occorreva purificare le donne, da cosa? Forse dalla prostituzione sacra che veniva praticata per un periodo, dopodichè tornavano e si sposavano, senza l'odioso obbligo della verginità, già persa nel tempio. Per giunta le fustigavano, quindi una punizione, e il periodo di sterilità convince poco. Le donne un tempo erano molto prolifiche, in epoca moderna le cose sono cambiate, ma per ambedue i sessi.

Secondo Dionisio di Alicarnasso, i Lupercalia ricordavano il miracoloso allattamento di Romolo e Remo da una lupa che da poco aveva partorito.

Plutarco, nelle Vite parallele, spiegò che i Lupercalia venivano celebrati nella grotta del Lupercale, sul colle romano del Palatino, proprio dove i gemelli sarebbero stati allattati. Inoltre, nel giorno dei Lupercalia, venivano iniziati due nuovi Luperci, uno Fabiano e uno Quinziale, nella grotta del Lupercale; dopo il sacrificio delle capre i nuovi adepti venivano segnati sulla fronte intingendo il coltello sacrificale nel sangue delle capre sacrificate, asciugando poi il sangue con lana bianca intinta nel latte di capra, al che i due ragazzi dovevano ridere.



CANADIAN PRESS

A pochi metri dalla grotta, ovvero il "Lupercale", l'imperatore Costantino costruì la basilica di Santa Anastasia, dove si ritiene che fu celebrato il primo Natale nel giorno 35 Dicembre.
Costantino pose fine alle frequenti ondate di persecuzioni anti-cristiane nell'impero romano rendendo il Cristianesimo una religione legale nell'anno 313. Egli giocò un ruolo importantissimo nell'unificare le credenze e le pratiche dei primi seguaci di Gesù.
Nel 325 egli convocò il Concilio di Nicea, il quale fissò le date delle più importanti festività cristiane. Questo decise di segnare il Natale, che veniva celebrato in date diverse, fissandolo al 25 dicembre in maniera da farlo coincidere con la festa tipicamente romana che celebrava la nascita del dio Sole. E' quanto ha esposto venerdì il prof. Carandini, docente di archeologia all'Università La Sapienza di Roma, in un incontro con i giornalisti.

IL MITO DI ROMOLO E REMO
La Basilica di Santa Anastasia fu costruita l'anno successivo al Concilio di Nicea. E' probabile che qui il Natale fu fissato per la prima volta al 25 Dicembre, come parte di sforzi più ampi di collegare le pratiche pagane alle celebrazioni cristiane nei primi tempi della nuova religione, a quanto sostiene Carandini.
"La chiesa fu fatta costruire per cristianizzare questi luoghi pagani di culto," egli continua. "Fu un fatto del tutto normale erigere una chiesa nei pressi di questi luoghi per cercare di 'salvarli'."

Angelo Bottini, soprintendente archeologico di Roma, il quale non ha preso parte alla ricerca di Carandini, ha dichiarato che tale ipotesi era 'evocativa e coerente' e "ci aiuta a capire i meccanismi del passaggio dal paganesimo al Cristianesimo." Bottini e Carandini hanno dichiarato che gli scavi futuri potrebbero creare confusione nella connessione fra le ceneri antiche e la chiesa nel caso in cui strutture appartenenti al "Lupercale" fossero trovate direttamente al di sotto della Basilica.

La Basilica di Santa Anastasia fu la prima chiesa a sorgere non nei sobborghi dell'antica città, ma sul Colle Palatino, sede centrale del potere e della religione nella Roma imperiale. Sebbene oggi sia poco conosciuta, al tempo di Costantino essa era la basilica più importante per i Cristiani a Roma, a quanto afferma Carandini.

Quindi, sebbene molti esperti abbiano espresso dubbi sul fatto che la grotta sia davvero l'ambiente mitologico dove vennero allevati Romolo e Remo, molti archeologi ritengono che i resti si adattano alle
descrizioni trovate nei testi antichi, e sono in corso dei piani di scavo ulteriore della struttura esistente.



CONCLUSIONE

Gli archeologi sono convinti dell´identificazione della grotta come antico Lupercale. Manca è vero la prova di un simbolo: non ci sono lupi, ma solo un'aquila. Ma solo una parte della grotta è visibile, e comunque l'aquila è il simbolo dell'impero romano, forse quello che avrebbe messo Ottaviano.

Eppoi il luogo corrisponde, tra il circo Massimo e i piedi del Palatino, tra i resti del tempio di Apollo e la chiesa di Santa Anastasia, con la sua natura geologica di terra argillosa. E non è da sottovalutare la vicinanza con il palazzo di Augusto che, nella sua principesca dimora, aveva voluto inglobare un altro luogo fortemente simbolico: la mitica capanna di Romolo. Essendo della gens Iulia come il prozio Cesare, Ottaviano pensava o diceva di discendere, oltre che da Venere e da Enea, dai gemelli fondatori dell'Urbe. Quel luogo era per lui doppiamente importante.
Saranno comunque gli scavi a confermare l´ipotesi della grotta di Romolo e Remo e a rintracciare i possibili collegamenti con la reggia di Augusto, che in larga parte è ancora da scavare. Interessante il parere di Andrea Carandini, uno dei nostri migliori archeologi:

"II fatto che locali al di sotto della Casa di Augusto vengano decorati con un tale lusso, ad una profondità così ampia e proprio nel punto che ci indicano le fonti fa proprio ritenere che sia il Lupercale".













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2 comment:

Anonimo ha detto...

Meraviglioso, ma quando finiranno di restaurarlo?... sempre che lo stiano restaurando, con questi tipetti al governo...
Eugenio

Lucius on 23 aprile 2012 16:21 ha detto...

Nel 2008 avevano accennato all'inizio dei lavori di restauro ma con i sindaci di Roma ed i politici che si succedono in italia c'è poco su cui sperare purtroppo.

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