PRISCA, IMPERATRICE E SANTA



PRISCA


Nome: Prisca
Nascita: incerta
Morte: 311 d.c.
Marito: Diocleziano
Figli: Valeria Galeria  

Di Prisca imperatrice non si sa molto, se non che fu moglie dell'imperatore romano Diocleziano che la elevò alla carica di Augusta. Prisca ebbe da Diocleziano Valeria Galeria, la seconda moglie dell'imperatore Galerio. Durante la persecuzione del 303 contro i cristiani, Prisca, cristiana anch'essa o almeno favorevole a loro, fu obbligata a sacrificare agli Dei, ma la verità è che in qualità di imperatrice ed Augusta doveva partecipare alle cerimonie religiose di stato accanto a suo marito.

Dopo la morte di Galerio nel 311, il destino di Prisca, di sua figlia e del suo nipote adottivo Candidiano si fece tragico: venne infatti esiliata in Siria dall'imperatore Massimino Daia, e in seguito arrestata e giustiziata per ordine di Licinio (315) seguendo di soli due anni la morte di sua figlia Valeria, figlia dell'imperatore Diocleziano e di Prisca. Nel 293 l'imperatrice Valeria aveva sposato l'imperatore Galerio e fu uccisa nel 313 anch'essa dall'imperatore Licinio.


Santa e/o imperatrice

Insomma è difficile stabilire la vera identità di questa imperatrice o martire romana, nonostante i numerosi documenti antichi, poiché le notizie si riferiscono probabilmente a tre o quattro persone diverse. La celebrazione odierna vuole comunque onorare la fondatrice della chiesa titolare sull'Aventino, alla quale si riferisce l'epigrafe funeraria del V sec., conservata nel chiostro di S. Paolo fuori le mura. L'antica chiesa sorge sulle fondamenta di una grande domus romana del II sec., evidenziata da recenti scavi archeologici.

Ma gli Acta S. Priscae, che ne fissano il martirio sotto Claudio II (268-270) e la sepoltura sulla via Ostiense, col suo corpo portato poi sull'Aventino, non sono più credibili della leggenda per cui S. Prisca sarebbe stata battezzata all'età di tredici anni da S. Pietro e avrebbe scelto il martirio, decapitata durante la persecuzione di Claudio, verso la metà del I sec. d.c.. sepolta poi nelle catacombe di Priscilla.
Nel secolo VIII invece si cominciò ad identificare la martire romana con Prisca, moglie di Aquila, di cui parla S. Paolo: "Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Gesù Cristo, i quali hanno esposto la loro testa per salvarmi la vita. Ad essi devo rendere grazie non solo io, ma anche tutte le chiese dei gentili" (Rm 16,3).

Si cominciò così a parlare del "titulus Aquilae et Priscae" modificando il primitivo titolo di cui si ha notizia già nel sinodo romano del 499, mentre oggi S. Prisca è stata stranamente depennata dai calendari. La chiesa di S. Prisca, sorta sul luogo di una casa romana che secondo la leggenda avrebbe ospitato S. Pietro, conserva nella cripta un capitello cavo, usato dallo stesso apostolo, per battezzare i catecumeni.

Ma c'è un'altra storia: Santa Serena di Roma, vissuta nel III secolo e presunta moglie dell'imperatore romano Diocleziano, venerata come santa e martire, con festa liturgica al 16 agosto.
Il Martirologio di Adone e i successivi della Chiesa cattolica fino al precedente Martyrologium Romanum la annoveravano «A Roma, S. Serena, moglie di Diocleziano».

Negli Atti di san Marcello e di santa Susanna si dice che l'imperatrice Serena sia intervenuta per difendere i cristiani dalla persecuzione scatenata dal marito. Per questo la tradizione vuole che Serena sia stata ripudiata e in seguito sia morta martire proprio nelle persecuzioni attuate da Diocleziano.

SANTA PRISCA
Secondo fonti contemporanee all'epoca, la moglie di Diocleziano si chiamava Prisca. Serena sarebbe dunque stata moglie di Diocleziano prima di lei e prima che questi divenisse imperatore. Secondo altre fonti, Santa Serena non morì martire ma terminò i suoi giorni in esilio a Foglia, oggi frazione di Magliano Sabina. È patrona del paese e a lei è dedicata la chiesa parrocchiale. In un'urna d'argento sono conservati i presunti resti del suo corpo.

Però nel ‘Martyrologium Romanum’, s. Serena, sposa dell’imperatore Diocleziano, sarebbe nata nel 243 e morta nel 313, solo due anni prima dell'uccisione dell'imperatrice Prisca. Ora è poco credibile che Prisca fosse la seconda moglie di Diocleziano, che fa uccidere la moglie perchè cristiana e ne sposa una seconda anch'essa cristiana che di nuovo condanna a morte. Per giunta nel 305 Diocleziano aveva abdicato.

Nell’odierna edizione però Serene non è più menzionata, perché Lattanzio afferma nel suo “De mortibus persecutorem” che la moglie e la figlia dell'imperatore si chiamavano Prisca e Valeria e che furono costrette a fare riti pagani.
Mentre i leggendari “Atti” di s. Marcello e di santa Susanna, parlano invece di un’imperatrice di nome Serena, moglie di Diocleziano, che intervenne per difendere i cristiani dalla persecuzione scatenata dal marito, la decima e la più violenta. Evidentemente il suo intervento fu proficuo, riguardo il termine della persecuzione, perché nel 305 Diocleziano abdicò e si ritirò a Spalato.

Pertanto si disse che la santa Prisca altri non era che Serena Prisca, e l'imperatrice si fa santa. La storia cristiana parla di una"congiura dell'inferno contro la Chiesa" che sfociò nel censimento dei cristiani ordinato da Diocleziano, che non si era accorto che tanto la moglie quanto la figlia erano cristiane.


Le storie simili: Santa Martina 

Martina, venerata come santa dalla Chiesa cattolica, secondo la leggenda fu una nobile romana che subì il martirio nella prima metà del III secolo sotto l'imperatore Alessandro Severo (sotto il quale tuttavia non vi fu alcuna persecuzione dei cristiani). Secondo una Passio leggendaria la diaconessa Martina fu arrestata per aver professato apertamente la sua fede e trascinata davanti ad una statua di Apollo e poi ad una di Diana, facendo in entrambi i casi andare in pezzi la statua e crollare il tempio. Fu quindi sottoposta a tormenti e infine decapitata. La storia è molto simile a quella di Taziana, o di Prisca. Le prime notizie storiche risalgono al VI sec., quando papa Onorio I le dedicò nei pressi del Foro Romano una chiesa, l'attuale chiesa dei santi Luca e Martina di Roma.


La domus romana e il mitreo

Il titulus cristiano fu ricavato riadattando parte di una domus databile alla fine del I secolo, da alcuni attribuita a Licinio Sura, da altri identificata con i privata Traiani, cioè la residenza di Traiano prima di diventare imperatore.
Il mitreo (scoperto nel 1934 e scavato da archeologi olandesi tra il 1953 e il 1966), fu costruito alla fine del II sec., nello stesso periodo in cui alcuni altri ambienti venivano ristrutturati un un'aula a due navate (il titulus, appunto), sulla quale fu successivamente edificata la chiesa, con una interessante compresenza dei due culti orientali - cristiano e mitraico - almeno finché, con l'istituzionalizzazione del cristianesimo, quello non lo cancellò, sovrapponendovi anche fisicamente le proprie strutture murarie.

La chiesa, costruita nel IV o V sec. è oggi consideratal Titulus di Aquila e Prisca, registrato negli atti del sinodo del 499 e, secondo la tradizione, si tratterebbe del più antico culto cristiano dell'Aventino, legato all'ospitalità ricevuta da san Pietro e san Paolo. Insomma tra sante martiri e imperatrici è una grande confusione.




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