I CLIPEI





Il Clipeus o Clypeus era il termine che in latino indicava il grande scudo cavo dell'oplita greco. Nella terminologia dell'arte romana, il termine clipeus passò poi a indicare una decorazione rotonda, a forma di medaglione in rilievo, con un ritratto iscritto in esso, in genere con immagini sacre o di personaggi illustri. Fu una decorazione molto usata nell'architettura romana, con applicazioni sui templi, sui circhi e sugli edifici pubblici in genere.

L'imago clipeata, cioè raffigurata su scudi tondi derivò a Roma dal culto degli antenati, in un uso prettamente patrizio, che prevedeva la conservazione delle maschere funerarie di cera dei membri della gens, che venivano portati nelle processioni funerarie.

Con l'aumento delle possibilità finanziarie e soprattutto con l'aumento delle botteghe degli scultori romani e greci nell'Urbe, la cera venne sostituita con il bassorilievo dell'immagine su marmo o pietra. Da lì si trasferì l'uso di mostrare in queste occasioni dei ritratti all'interno di scudi tondi, le imagines clipeatae.


Questo uso derivò dalla religione romana che era molto attaccata al culto degli antenati. Il membro di una gens riteneva che gli antenati, debitamente curati e omaggiati con riti consoni, proteggessero il loro pronipote, ed essendo i romani un popolo di combattenti, finirono per effigiare dietro gli scudi  il ritratto dell'antenato più caro, si che potesse portarlo con sè in battaglia. Imbracciare uno scudo diventava perciò farsi scudo della protezione dell'antenato.

Il clipeus fu abbandonato verso la fine del V sec. a.c., con l'abbandono dello schieramento a falange di tipo ellenico, sostituito dallo scutum ovale, ma restò in uso nelle cerimonie dei patrizi o dei cittadini romani più abbienti che ne richiesero la fabbricazione in metallo pregiato, in genere argento dorato con ricche decorazioni. 

C'era una tecnica particolare che i romani usavano per dorare piatti, scudi e vasi, in cui l'oggetto d'argento non avveniva per immersione in bagno d'oro, ma veniva ribattuto con grande leggerezza e maestria, con un martelletto leggero, finchè l'oro non penetrasse nell'argento formando uno spesso strato dorato.

RESTI DI BUSTO LORICATO E INCORNICIATURA DI UN CLIPEO SUI PORTICI DEL FORO
Da non confondere con l'elettro, cioè la lega di oro e argento talvolta anche presente in natura, dove la proporzione di oro è molto alta. Plinio il giovane riferisce che la percentuale d'argento nell'elettro è di un quinto dell'oro, il che gli conferiva un colore un po' più pallido dell'oro.

CLIPEI SUL COLOSSEO
L'immagine clipeata venne da allora largamente usata, nei sarcofagi, nei pannelli decorativi, nelle domus ma soprattutto nei monumenti.

Sul Colosseo ad esempio, sul suo quarto livello (attico) c'è una parete piena, scandita da lesene dove si aprono 40 piccole finestre quadrangolari, una ogni due riquadri all'interno dei quali erano collocati enormi clipei di bronzo, dedicati soprattutto alla testa di Giove, ma alternata ad altre divinità.

Questa tipologia di ritratto entrò a far parte dell'iconografia privata nonchè nella propaganda imperiale (con l'inserimento della imago clipeata dell'imperatore o del magistrato nei dittici consolari). 

Queste maestranze poterono così esercitarsi in molteplici botteghe che svilupparono un'arte a sè stante, molto raffinata in quanto cominciò a basarsi sulla ritrattistica che divenne così realistica come in Grecia non era mai stata. Tale arte si trasferì poi alle sculture dei busti dei vari personaggi ritratti con impressionante realismo.

Così nel ritratto romano si diffuse in epoca tardo-repubblicana il tipo dell'imago clipeata, con l'effigie compresa entro un cerchio con la forma dello scudo.

L'origine del ritratto clipeato è greca, con documenti del 100 a.c. nel Santuario degli Dei di Samotracia. A Roma fu molto usata, in sculture, rilievi e dipinti. Si sa di immagini clipeate collocate da un certo Appio Claudio (forse Pulcro), nella propria casa romana nell'80 a.c.


CLIPEUS VIRTUTIS

CLIPEUS VIRTUTIS

Tra i massimi esempi di clipei votivi figura il clipeus virtutis augusteo, ritrovato nel santuario di Ottaviano Augusto ad Arelate (Arles) e conservato al Museo di arte antica della medesima città. 

Eccone l'iscrizione:

« SENATVS
POPVLVSQVE ROMANVS
IMP CAESARI DIVI F AVGVSTO
COS VIII DEDIT CLVPEVM
VIRTVTIS CLEMENTIAE
IVSTITIAE-PIETATIS-ERGA
DEOS PATRIAMQVE »

CLIPEI VARI

« Il Senato e il Popolo di Roma ha conferito 
all'imperatore Augusto, figlio del Divo Cesare, 
nell'anno dell'ottavo consolato, 
questo clipeo segno di valore, clemenza, giustizia e pietà, 
di fronte agli Dei e alla patria. »
(Clipeus virtutis)

Il disco marmoreo, che riprende quello di tradizione ellenistica, è riproduzione del clipeo aureo affisso nella Curia. Riprodotto anche su monete e cammei (di solito associato alla Dea Vittoria, che lo sorregge in una mano, secondo la disposizione nella Curia, che lo vedeva accanto alla statua della divinità), riporta l'elenco delle virtù del principe (valore, giustizia, pietà e clemenza).

Lo scudo onorario fu dedicato dal Senato ad Augusto nel 26 a.c., come ricorda Augusto nelle Res Gestae (le imprese del Divino Augusto incise nel bronzo davanti al suo mausoleo),

PORTICO DEL FORO TRAIANO DECORATO A CLIPEI
« 34. QUO  PRO  MERITO  MEO  SENATUs  consulto  auGUSTus
appeLLATUS  SUM  ET  LAUREIS  POSTES  AEDIUM  MEARUM 
VESTITI  PUBLICE  CORONAQUE  CIVICA  SUPER I ANUAM  MEAM 
FIXA  EST  ET  CLUPEUS  ARCUS  IN  CURIA  IULIA  POSITUS, 
QUEM  MIHI  SENATUM  POPulumqUE  ROManuM  DARE 
VIRTUTIS   CLEMENTIAEQUE  IUSTITIAE  ET PIETAtis  causSA 
TESTATUm  EST  PEr eIUS  CUPEI inscriptionEM. 
POST ID TEMPUS  AUTORICTATE  OMNIBUS  PRAESTITI, 
POTESTatis  AUtem  nIHILO  AMPLIUs  habuI  QUAM  CETeri 
qui mIHI QUOQUE IN MAGISTRATU CONLEGAE FUERUNT. »

« 34. [...] Per i miei meriti, in segno di riconoscenza, mi fu dato il titolo di Augusto 
per delibera del senato e la porta della mia casa per ordine dello Stato 
fu ornata con rami d'alloro, e una corona civica fu affissa alla mia porta, 
e nella Curia Giulia fu posto uno scudo d'oro, la cui iscrizione attestava 
che il senato e il popolo romano me lo davano a motivo del mio valore 
e della mia clemenza, della mia giustizia e della mia pietà. 
Dopo di che, sovrastai tutti per autorità, ma non ebbi potere più ampio 
di quelli che mi furono colleghi in ogni magistratura. »




I CLIPEI E LE DIVINITA'

Per onorare ulteriormente gli Dei oltre che adornare la città Caput Mundi, venne in uso di scolpire nei clipei dei visi di divinità in modo abbastanza semplificato, data l'enorme mole di clipei con cui fu ornata Roma, si pensi solo ai numerosi portici, al Colosseo, ai circhi, agli archi e ai numerosissimi edifici pubblici.

Pertanto le divinità dai bei volti ma molto somiglianti tra loro, vennero fornite di un attributo che li definisse, che poteva essere: una colomba per Venere, un fulmine per Giove, una civetta per Minerva, un caduceo per Mercurio e così via.

Porre molte immagini degli Dei serviva da un lato a contribuire allo splendore della città eterna che tutti gli stranieri guardavano con stupore e ammirazione, dall'altro a ricordare ai romani di onorare nel dovuto modo gli Dei affinché fossero propizi ai singoli e al popolo tutto, e dall'altro a onorare gli stessi Dei con molte e splendide immagini affinché le divinità conservassero quella Pax Deorum e quella benevolenza sulla città che ne faceva la più bella e potente del mondo.




PORTICI DELLA PIAZZA DEL FORO DI AUGUSTO

Gli splendidi portici del Foro di Augusto si affacciavano sulla piazza, sopraelevati di alcuni gradini, con fusti scanalati in marmo pavonazzetto e fregio con decorazioni vegetali. L’attico al di sopra del colonnato riprende la decorazione presente sull’attico dei portici del Foro di Augusto, cioè con sculture gigantesche che visivamente sostengono una trabeazione sporgente in funzione di cariatidi.

Mentre le cariatidi sono poste in corrispondenza delle colonne sottostanti, tra una cariatide e l'altra sono collocati una serie di clipei che occupano i vari spazi intermedi, incorniciati in tondi riccamente lavorati, qui con ritratti di personaggi della famiglia imperiale, forse in ideale prosecuzione delle gallerie presenti nei portici del Foro di Augusto che aveva largamente riprodotto sé e la sua famiglia imperiale.

I molti frammenti di cornici dei clipei hanno permesso di identificarne tre tipi diversi, nei quali vengono utilizzati motivi decorativi ricorrenti anche in altri contesti del Foro. In un tipo molto frequente, il clipeo presenta, dall'esterno in successione, la treccia continua, che ricorre anche negli altri due tipi, e un motivo di corte baccellature riempite; a coronare la testa troviamo un motivo di foglie lanceolate disposte a squame. Gli altri due tipi avevano cornici con baccellature lunghe o con cornice ad arthemision.



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