AULO GELLIO - AULUS GELLIUS





Nome: Aulus Gellius
Nascita: Roma, 125 circa 
Morte: 180 circa
Professione: scrittore


Aulo Gellio (Aulus Gellius; Roma, 125 circa – 180 circa) è stato uno scrittore e giurista romano, famoso soprattutto per la sua opera " Noctes Atticae " (Le Notti Attiche), che ebbe origine da appunti presi nelle lunghe sere d'inverno in una rustica dimora dell'Attica. Fu allievo dello scrittore e oratore Marco Cornelio Frontone, esponente dell'arcaismo latino dell'epoca, dove sembra ci si preoccupasse soprattutto della purezza della forma e dell'elocuzione.

Egli nacque a Roma sotto Adriano, dove studiò Retorica e Grammatica, presso il retore Tito Castricio e il grammatico Sulpicio Apollinare. Poi si recò ad Atene, per perfezionarsi nelle arti liberali. Qui conobbe, tra gli altri, Erode Attico e Peregrino Proteo. Fra gli autori greci preferì i prealessandrini e fra i romani gli arcaici, specialmente Catone.

Egli narra, a proposito di Erode Attico, suo amico, che durante un convivio, giunse un questuante che, dandosi arie da filosofo, insisteva che gli fosse fatta la carità. Erode si lamentò a lungo di coloro che profanano il sacro nome della filosofia ma poi gli diede denari per trenta giorni di cibo e lo fece cacciare. "Gli ho dato - disse - perché sono un uomo, ma non perché è un uomo".
In un altro episodio riporta come Erode confutasse uno stoico che sosteneva l'apatheia (apatia), affermando che nessuno può essere esente dalle emozioni e che comunque, anche se qualcuno riuscisse ad esserlo, ciò non sarebbe di alcun vantaggio, poiché le emozioni, purché regolate, sono necessarie alla mente.

Fu durante questo soggiorno ateniese che Gellio cominciò a comporre la sua opera principale delle "Noctes Atticae", frutto delle sue letture e colloqui con i letterati, filosofi e retori del suo tempo.

Tornato poi a Roma, ebbe un certo successo, tanto che iniziò a lavorare come giudice extra ordinem, cioè come giudice del processo imperiale, e probabilmente fu in questo periodo che conobbe Marco Cornelio Frontone e il filosofo Favorino, spesso citato nelle Noctes Atticae (Le Notti Attiche), la sua unica opera pervenutaci. 

La sua posizione sociale nella Roma di Antonino Pio (86-161) era senz'altro collocata nella fascia dell'élite, come si capisce dai nomi che frequentava.

Aulo ebbe grande influenza sugli scrittori posteriori, specie sui compilatori come Nonio e Macrobio, e fu molto letto anche nel Medioevo.




FRASI DI GELLIO:

“Quando mento e dico che sto mentendo, mento o dico la verità?”
“Il tempo è padre della verità.” 
"La verità è figlia del tempo"
"La donna è un male necessario."
“Le malattie e le sofferenze sono venute al mondo contemporaneamente alla salute.”
“Non devi dire mai cose di cui ti debba vergognare, né pentire di aver detto.”
“Erode Attico fu un giorno fermato da un tale con capelli lunghi e barba che gli arrivava fin quasi alla cintura che gli chiese dei soldi per comprare un po’ di pane. Erode gli chiese allora che cosa facesse e questo individuo gli rispose che era un filosofo. Sentiti però i suoi discorsi, Erode esclamò: ‘Vedo la barba ma non riconosco il filosofo’.”
 


NOTTI ATTICHE


- Gellio spiega come l'opera sia costituita dagli appunti che aveva l'abitudine di raccogliere durante i suoi studi per costituire una "provvista letteraria", alla raccolta l'autore ha voluto lasciare l'ordine casuale con il quale gli appunti sono stati redatti. Gellio afferma che il suo intento è quello di proporre argomenti culturali senza sviscerarli, per sollecitare il lettore agli approfondimenti che più riterrà utili ed interessanti.

VESTALE
- Demostene veniva criticato dai suoi rivali per l'effeminatezza e l'eccessiva cura della sua persona. Anche Quinto Ortensio Ortalo, avvocato famoso quasi quanto Cicerone aveva le stesse caratteristiche, si racconta che un rivale lo paragonò in tribunale alla danzatrice Dionisia.

- Caio Gracco affidava ad un suonatore di flauto il compito di avvertirlo con note più o meno alte se il suo eloquio diveniva troppo caloroso o troppo monotono.

- Sulle vestali: 
dovevano essere scelte tra i sei e i dieci anni, avere entrambi i genitori viventi e di condizione libera, essere esenti da difetti fisici. Erano esentate le bambine nella cui famiglia si contassero altri membri con cariche sacerdotali.
Appena "prese" le vestali erano affrancate dalla patria podestà ed acquisivano il diritto di fare testamento. Secondo Antistio Labeone la vestale non poteva ereditare senza testamento ed i suoi beni non potevano essere ereditati senza testamento.

- Sull'integrità di Caio Fabrizio:
(terzo secolo) che, dopo aver concluso la pace con i Sanniti rifiutò un'offerta in denaro che questi volevano fargli per compensarlo della sua benevolenza ed in considerazione della sua povertà.

- Sulla loquacità futile:
giudizi dei vari autori. Cicerone preferiva un uomo privo di eloquenza ad uno stupidamente loquace. (De Orat I, 51). Anche Catone, in una sua orazione, aveva lo stesso vizio.
Nell'Iliade Omero mette in ridicolo le chiacchiere del grottesco Tersite.
Analoghi giudizi erano stati espressi da Eupoli, Sallustio, Esiodo, Epicarmo e Favorino.
Infine vengono citati alcuni versi di Aristofane (Rane).

- Sulla pazienza di Socrate
nei confronti della moglie Santippe. Socrate avrebbe detto ad Alcibiade che sopportare la moglie bisbetica lo aiutava ad affrontare più preparato la cattiveria umana. Varrone espresse lo stesso concetto in una delle sue numerose satire menipee.

- Storia di Tarquinio il Superbo e dei Libri Sibillini.
Una vecchia straniera si presentò da Tarquinio offrendogli in vendita nove libri per un prezzo smisurato. Vedendosi derisa dal re che la credeva pazza bruciò tre libri e chiese lo stesso prezzo per i sei rimanenti. Davanti al re che rideva ancora bruciò altri tre libri e chiese di nuovo lo stesso prezzo. Questa volta Tarquinio, impressionato dalla risolutezza della strana visitatrice, comprò gli ultimi tre libri pagando il prezzo che era stato richiesto per l'intera raccolta. Della vecchia non si seppe più nulla ed i libri vennero racchiusi in un santuario dove venivano consultati come un oracolo nei momenti difficili per lo stato.

- Storia di Papirio Pretestato:
figlio del senatore Papirio, accompagnava il padre nella curia quando era ancora adolescente (vestiva perciò la toga pretesta). Dopo una delicata riunione sulla quale i senatori avevano concordato di mantenere il riserbo fu interrogato dalla madre un po' curiosa. Il ragazzo raccontò che si discuteva se fosse meglio dare due mariti ad ogni donna o due mogli ad ogni uomo.
La donna sparse la voce e l'indomani, i senatori trovarono la curia invasa dalle matrone allarmate. Il ragazzo spiegò la ragione della bugia e i senatori lo lodarono per la riservatezza premiandolo con il soprannome di Pretestato per ricordare quell'episodio avvenuto quando ancora indossava la toga pretesta.
Anche Macrobio (Saturnali I, 6) riporta lo stesso episodio attingendo da Gellio o dalla fonte di questi,  Catone. Nei Saturnali racconta la vicenda l'ospite della prima giornata, Vettio Agorio Pretestato, discendente del Papirio Pretestato già menzionato.

- Gellio interroga il filosofo Tauro 
(II sec. d.c.) sull'ira e su quanto questa si addica ad un saggio. Questi racconta un episodio di cui è protagonista Plutarco, che fu anche autore di un trattato sull'ira, e che fece fustigare un suo schiavo per una qualche colpa. Questi lo accusò di incoerenza verso la sua dottrina, ma Plutarco rispose di non essere adirato. Pertanto chi non si adira può anche fustigare una persona e restare un saggio. Un principio filosofico che fa venire qualche dubbio.



LIBRO SECONDO

- Esercizi di resistenza e temperanza di Socrate.
Si dice che Socrate usasse meditare in piedi, assolutamente immobile, dall'alba all'alba del giorno successivo. La sua temperanza gli permise di mantenersi sempre in ottima salute e lo salvaguardò perfino da una terribile pestilenza.

SOCRATE
- Sul termine "divinatio",
che indicava il giudizio con il quale veniva nominato l'accusatore in un processo. In sintesi il discorso di Gellio vuole attribuire l'origine del termine alla "Divinazione" necessaria per scegliere l'accusatore in quanto questi sarà in rapporto con l'accusato ma, mentre l'accusato è già noto, la persona che lo dovrà accusare è ancora sconosciuta.

- Sull'obbedienza che si deve al padre,
filosofi greci e latini hanno espresso pareri discordi. Alcuni hanno sostenuto che si debba comunque obbedire, altri che si debba obbedire solo se gli ordini sono giusti ed onesti, altri che nessuna obbedienza sia dovuta al padre.
Questi ultimi argomentavano che se l'ordine è giusto va eseguito perché giusto (non perché ordine), se l'ordine è ingiusto non dev'essere eseguito, quindi in nessun caso si agisce per mera obbedienza. Gellio, tra le tre sentenze, sposa la seconda.

- Plutarco criticava una sentenza di Epicuro:
"La morte non è nulla per noi; infatti ciò che si dissolve è insensibile e ciò che è insensibile non ci riguarda". Secondo Plutarco al sillogismo mancava la preposizione "La morte è la dissoluzione dell'anima e del corpo". Gellio difende Epicuro sostenendo che il filosofo non aveva intenzione di formulare un sillogismo secondo le regole scolastiche.

- Si parla delle "Favisae Capitolinae",
In una lettera di Varrone, dicendo che erano delle celle o depositi sotto il tempio del Campidoglio nelle quali venivano custodite le vecchie statue del tempio, sostituite per vetustà, e le offerte votive.

- Disquisizioni fonetiche e grammaticali,
partendo da Cicerone (106-43 a.c.) che sosteneva un principio di eufonia: "il piacere dell'orecchio è la prima legge del linguaggio".

- Si parla del vento Iapigio e dei venti in generale
citando Favorino (80-150) che illustra un sistema ad otto venti:- l'Euro spira da Oriente in primavera
- l'Aquilone spira da Oriente in estate
- il Volturno o Euronoto spira da Oriente in inverno
- il Cauro spira da Occidente in estate
- il Favonio o Zefiro da Occidente in primavera
- l'Africo da Occidente in inverno
- l'Austro o Noto spira da Sud e porta umidità
- il Settentrionale spira da nord
Vi sono poi altri nomi dati a venti locali, tra questi il vento Iapigio (Iapix) che spira in Apulia.

- Sulle leggi contro il lusso.
I romani legiferarono più volte per contenere gli eccessi nei banchetti. La legge Famia, di cui parla anche Macrobio, imponeva limiti di spesa per ogni pasto. La legge Licinia (104 a.c.) contingentava il consumo della carne. Anche Silla emanò una legge che limitava a determinati giorni festivi la possibilità di offrire costosi banchetti. (legge Cornelia, 81 a.c.).
La legge Anzia, proposta da Anzio Restone nel 68 a.c., limita la possibilità per i magistrati in carica di accettare inviti a cena. Anche Augusto, nel 19 a.c., promulgò leggi in materia, poi imitato da Tiberio.

- Le cause dei terremoti
Non conoscendo con esattezza le cause dei terremoti i Romani erano in dubbio anche su quale fosse la divinità alla quale offrire sacrifici per evitarli. Per questo motivo in caso di terremoto si offrivano sacrifici "A un Dio o a una Dea" il cui rituale non comprendeva il nome di alcuna divinità. Fra le ipotesi più accreditate si faceva quella greca che attribuiva i movimenti sismici alle acque sotterranee (Posidone "scuotitore della terra").



LIBRO TERZO

- In che giorno debba considerarsi nato chi nasce di notte.
Gellio cita qui Varrone che considerava limite la mezzanotte. Gli Ateniesi consideravano il giorno dal tramonto al tramonto successivo, i Babilonesi da alba ad alba, gli Umbri da mezzogiorno a mezzogiorno. Il criterio romano indicato da Varrone si applicava anche alle cerimonie notturne ed al calcolo del tempo in occasioni ufficiali o giuridiche.

ERODE ATTICO
- Radersi
Ai tempi di Scipione l'Africano si diffuse l'abitudine di radersi, che i Romani non avevano rispettato in precedenza.

-  l'elasticità del legno di palma
era stato notato da Plutarco ed Aristotele per cui, nelle gare, era simbolo di vittoria perché rappresentava la resistenza contro ogni oppressione.

- Un episodio di eroismo
tratto dalle Origini di Catone: il tribuno militare Quinto Cecidio durante le operazioni in Sicilia della prima guerra punica propose di distogliere l'attenzione del nemico con un manipolo di quattrocento uomini votati alla morte e si offri volontario per il comando del manipolo. L'azione diversiva permise al console di portare in salvo l'esercito che si trovava in posizione sfavorevole e Cecidio, stando a Catone, si salvò miracolosamente nonostante le molte ferite.

- Il cavallo Seiano
Si narrava la storia proverbiale del cavallo Seiano che si diceva discendente dei mitici cavalli del re di Tracia Diomede conquistati da Ercole. Secondo la favola questo splendido cavallo arrecava disgrazia a chi lo possedeva. Il suo primo proprietario fu infatti Gneo Seio, che fu condannato a morte da Marco Antonio, poi Cornelio Dolabella che cadde durante la guerra civile, quindi il cavallo passò a Caio Cassio che notoriamente fu sconfitto da Antonio ed infine a Marco Antonio la cui fine fu certamente tragica.

- Sulla gestazione umana
può durare sette mesi, mai otto, più frequentemente nove e compiersi nel decimo. Sull'impossibilità della nascita all'ottavo mese dissentiva Varrone. L'imperatore Adriano aveva giudicato un processo contro una donna che aveva partorito all'undicesimo mese, essendo il marito morto all'inizio della sua gestazione. Si sospettava che la donna fosse rimasta incinta dopo la morte del marito, ma Adriano, consultati gli antichi filosofi e sentito il parere dei medici aveva stabilito che il parto all'undicesimo mese era possibile.



LIBRO QUARTO

- Gli aruspici etruschi,
secondo Verrio Flacco, erano perfidi ed ingannatori; una volta convinsero il popolo a nascondere una statua di Orazio Coclite colpita da un fulmine, che era l'esatto contrario di quanto si sarebbe dovuto fare. Infatti solo quando gli aruspici furono scoperti e giustiziati e le statue sistemate in un luogo aperto ed elevato, il popolo romano tornò a godere di eventi fortunati.

Publio Cornelio Rufino
fu eletto console (nel 290 a.c.) con l'aiuto di Fabrizio Luscino. Rufino era avido ed intrigante ma esperto di cose militari. Luscino, uomo noto per la sua rettitudine lo aiutò nonostante fosse suo avversario e spiegò la sua scelta dicendo "Preferisco essere derubato da un cittadino che venduto da un nemico".

- Cesare
Durante il suo consolato con Marco Bibulo del 59 a.c., Cesare commise alcune irregolarità nel Senato, procura benefici fiscali a Crasso e terre ai volontari di Pompeo. Inoltre una volta fece arrestare Catone perché questi stava proseguendo un discorso troppo lungo. Il gesto provocò l'indignazione dei senatori tanto che Cesare dovette subito far rilasciare Catone.

- Il suono del flauto
era ritenuto curativo della sciatica ed efficace anche contro gli effetti del veleno della vipera.

- L'alimentazione eccessiva
si riteneva fosse dannosa per i bambini. Questa questione era espressa anche da Varrone ("Cato" o dell'educazione dei figli).

- I censori
La severità dei censori era proverbiale. Gellio racconta di persone punite per aver scherzato o sbadigliato in loro presenza.



LIBRO QUINTO

Annibale
derise il re Antioco che aveva preparato contro i Romani un esercito riccamente vestito ed adornato:
- Basterà per i Romani? - chiedeva il re alludendo alla dimensione dell'esercito.
- Basterà, nonostante la loro avidità - rispose sarcasticamente Annibale.

PITAGORA
- Le corone militari concesse come titoli onorifici:
- la trionfale, d'oro, in occasione del trionfo.
- ossidionale - offerta dagli assediati al loro liberatore, fatta di erbe.
- civica, di fronde di quercia, veniva offerta da un cittadino ad un altro che gli avesse salvato la vita in battaglia.
- murale, la corona offerta dal generale a chi per primo è riuscito a scalare le mura di una città assediata. (oro).
- castrense è il premio del primo che riesce a penetrare nel campo nemico (oro).
- navale è il premio di chi per primo, in una battaglia navale ha effettuato l'arrembaggio (oro)
- ovale, di mirto, veniva concessa a quanti l'onore dell'ovazione.

-  Gavio Basso
faceva risalire l'origine della parola "persona" (maschera teatrale) al verbo "personare" (risuonare) con riferimento al rimbombo della voce degli attori nelle maschere.

- Sui nomi dei romani chiamati "Diovid" e "Vediovis".
Il primo deriva da Iuvare (giovare) come Iovis, Iovispater, Iuppiter. Dunque un dio che ha il potere di giovare, di venire incontro. Di qui Gellio deduce che Vediovis sia composto con la particella privativa Ve ed indichi una divinità ostile alla quale si deve chiedere non di aiutare ma di non nuocere. In effetti Vediovis o Veduis era una divinità schiva cui venivano offerti sacrifici umani, poi animali, tuttavia l'interpretazione di Gellio rimane molto incerta.

- L'importanza dei doveri nell'uso dei romani
venivano per primi i doveri verso i pupilli a loro affidati, seguivano quelli verso i clienti, quindi verso gli ospiti, infine quelli verso parenti ed amici. Gellio cita varie testimonianze antiche a sostegno di questa scala o di sue modeste variazioni.

Verrio Flacco,
 grammatico, sosteneva che i giorni successivi alle calende, alle idi ed alle none, normalmente chiamati nefasti, dovevano essere considerati "funesti". Seguono esempi a sostegno della tesi, che dimostravano come i sacrifici propiziatori offerti in tali date avessero sempre portato a conseguenze negative, a cominciare dalla disastrosa battaglia dell'Allia nel 390 a.c.

- I Romani distinguevano fra "adozione" (adoptatio) ed "arrogazione" (arrogatio).
Nel primo caso le formalità si svolgevano davanti al pretore, era necessario che il vero padre emancipasse il figlio dalla propria patria potestà "vendendolo tre volte" (si trattava di un rituale: il padre toccava tre volte con una moneta una bilancia). L'arrogazione avveniva nei confronti di una persona già emancipata e si celebrava davanti al popolo riunito nei Comizi Curiati. Chi voleva adottare in questo caso doveva essere nell'impossibilità di avere altri figli e doveva pronunciare un apposito giuramento. In precedenza si era indagato per evitare atti fraudolenti ai danni dell'adottato.
Era possibile adottare schiavi e liberti ma non per arrogazione. Il figlio adottivo doveva votare nella tribù del padre.





LIBRO SESTO

- Si diceva che la madre di Scipione l'Africano,
poco prima di rimanere incinta, avesse trovato un enorme serpente nel proprio letto.
Si diceva anche che egli usasse recarsi a meditare nel tempio di Giove Ottimo Massimo (si credeva consultasse direttamente il Dio) senza che i cani di guardia, di solito molto aggressivi, lo importunassero. Si diceva, infine, che durante l'assedio di Badia, nella Spagna Tarraconense, predisse con esattezza il giorno in cui la città sarebbe capitolata.

SCIPIONE L'AFRICANO
- Sulla vendita degli schiavi
era usanza esporre gli schiavi in vendita con un berretto detto "pilleo" quando il venditore non forniva garanzie. Portavano invece una corona in testa i prigionieri di guerra che venivano venduti come schiavi.

- Rifacendosi al poeta Apione,
Gellio racconta la storia di un delfino innamorato di un ragazzo che trascorreva molto tempo a nuotare e giocare con lui. Quando il ragazzo morì anche il delfino si lasciò morire ed il suo corpo, trovato sulla spiaggia, venne sepolto con quello del giovane. La stessa storia è narrata anche da Plinio il Giovane.

- La parola "pignoriscapio"
(costituzione di un pegno) usata da Varrone riguardava gli arretrati sul soldo delle truppe.

- Ai tempi di Scipione l'Africano 
era considerato indecoroso per gli uomini indossare le tuniche dette "chiridotae" che avevano maniche lunghe e nascondevano braccia e gambe.

- I cittadini romani
erano divisi in cinque classi definite in base al censo. Gli appartenenti alla prima classe erano detti "classici", gli altri "infra classem".

- In una sua satira intitolata "sugli alimenti",
Varrone descriveva con ironia l'abitudine dei Romani abbienti di ricercare cibi esotici e particolari, come la "gallina selvatica di Frigia", "la gru della Media" o la "murena di Tartesso".
Dei versi di Euripide (da un'opera per noi perduta) deprecavano l'abitudine di nutrirsi con cibi strani.

- Per i Romani il giuramento era sacro.
Quando Annibale inviò a Roma dieci prigionieri per proporre uno scambio, li fece giurare che sarebbero tornati se il Senato non avesse accolto la sua proposta. I senatori non accettarono e otto dei dieci prigionieri tornarono da Annibale, gli altri due furono talmente odiati e disprezzati dai concittadini che finirono col suicidarsi.

- Molto nobilmente Tiberio Sempronio Gracco
(il padre dei due famosi tribuni) intervenne in favore di Lucio Cornelio Scipione Asiatico, evitandogli la prigionia, nonostante i forti contrasti che egli aveva con la famiglia degli Scipioni. L'Asiatico, fratello di Scipione l'Africano, era stato accusato di peculato dal tribuno della plebe Caio Minucio Augurino e, non avendo prestato garanzie, doveva essere imprigionato. Sempronio Gracco, anche egli tribuno, usò il proprio diritto di veto per salvaguardare la libertà di un generale ed ex console.

- I cavalieri obesi
venivano esonerati dai censori. Non si trattava di una punizione ma alcuni la consideravano un'ignominia.



LIBRO SETTIMO

Tuberone
riportava la notizia di un enorme serpente catturato dal console Atilio Regolo durante le prima guerra punica. L'episodio, noto anche a Valerio Massimo e a Tito Livio, avvenne nel 256 a.c.

- Molti autori scrissero su Atilio Regolo
e la sua famosa vicenda. Catturato dai Cartaginesi venne rimandato a Roma per trattare lo scambio di prigionieri, ma fu egli stesso a convincere i senatori a non accettare la proposta, quindi tornò a Cartagine per tener fede alla parola data. Secondo Tuditano prima di lasciarlo partire per Roma i Cartaginesi gli avevano somministrato un veleno a lento effetto.
Tuberone fornisce una versione della tortura a cui fu sottoposto Atilio Regolo diversa da quella più diffusa della botte con i chiodi: lo avrebbero accecato costringendolo a fissare il sole con le palpebre cucite perché gli occhi rimanessere aperti. Secondo Tuditano, invece, gli impedirono di dormire finché non morì. I figli di Regolo, a Roma, si rivalsero rinchiudendo dei prigionieri Cartaginesi in un armadio irto di punte acuminate.

- Dagli annali di Quadrigario
Gellio riporta la storia di Valerio Corvino e del suo cognome: nel 394 a.c. Valerio era tribuno militare, raccolse la sfida di un gigantesco capo dei Galli che avevano invaso il Lazio, il quale proponeva un duello con il più coraggioso dei Romani. Quando il duello stava per iniziare un grande corvo aggredì il gallo colpendolo con il becco e con le unghie e disorientandolo, quindi si posò sull'elmo di Valerio. Questi, incoraggiato dal fatto prodigioso ed a lui favorevole, attaccò il rivale e lo uccise. Di qui il cognome Corvino.

- La figlia di Appio Claudio Cieco
 fu multata per essersi espressa con arroganza in pubblico. Trovandosi fra la folla che usciva dal circo ed avendo ricevuto dei colpi aveva imprecato augurandosi che il fratello Publio Claudio, perito in una battaglia navale (249 a.c.) potesse rivivere per sterminare la moltitudine che l'aveva colpita.

- Dagli scrittori di arte militare,
Gellio ricava ed elenca alcuni termini che indicavano i possibili schieramenti dell'esercito: "fronte, riserva, cuneo, circolo, globo, forbici, sega, ali, torre".

- Si usava portare gli anelli all'anulare sinistro.
Gli egiziani avevano scoperto un nervo finissimo che collega questo dito al cuore. L'argomento è trattato anche da Macrobio.

Artemisia
moglie del re di Caria Mausolo, era profondamente innamorata del marito. Si diceva che alla morte di lui ne avesse ingerite le ceneri mescolate con essenze. Fu Artemisia a far costruire il famoso monumento funebre detto Mausoleo. Indisse inoltre un agone poetico per celebrare le lodi di Mausolo; la gara fu vinta da Teopompo, allievo di Isocrate.

- I Romani
mandarono a Cartagine una lancia (simbolo di guerra) ed un caduceo (simbolo di pace) chiedendo ai Cartaginesi di scegliere quale volessero, i Cartaginesi risposero che i latori dei due simboli potevano scegliere di lasciare quello che volevano. L'aneddoto vuole dimostrare che in origine Roma e Cartagine erano in parità di potenza.

Tuberone
ricordava che Servio Tullio considerava "pueri" i minori di diciassette anni, "juniores" gli uomini fra i diciassette e i quarantasei, "seniores" quelli che avevano superato i quarantasei.

Timeo e Varrone
sostenevano che il termine "Italia" derivasse dal vocabolo "italoi" che in greco arcaico significava buoi, animali molto numerosi nella penisola. Di questa abbondanza di bovini sarebbe testimonianza anche il fatto che la massima multa che si poteva infliggere era di due pecore e trenta buoi al giorno.

- Le donne romane
non giuravano mai su Eracle e non gli offrivano sacrifici, mentre gli uomini non giuravano mai in nome di Castore. Sia uomini che donne, invece, usavano l'espressione "Edepol", cioè giuravano in nome di Polluce. (Si ritiene che queste usanze derivassero dagli antichi riti eleusini).

- Il retore Tito Castricio
esaminando un'espressione di Caio Gracco che era molto piaciuta a Gellio trova che contenga un'inutile ripetizione a scapito dell'incisività. La frase "Se voi respingete oggi per capriccio quelle cose che avete negli ultimi anni desiderate e volute, non potete evitare che si dica o che le avete desiderate con precipitazione o che le avete ripudiate sconsideratamente". Secondo Castricio "con precipitazione" e "sconsideratamente" sono ridondanti e non correttamente posizionati nella frase.

Lucio Pisone Frugi
raccontava che Romolo era molto sobrio nel consumo del vino.

Gellio propone un enigma tratto da Varrone:
"Se una o due volte sia minore o entrambe non so, eppure mi si è detto che neppure a Giove volle far posto". La soluzione è il Dio Termine e si riferisce ad un episodio narrato anche da Livio: non si riuscì a rimuovere un cippo dedicato a Termine durante la costruzione del tempio di Giove sul Campidoglio.

Gneo Dolabella,
governatore d'Asia, rinviò all'Aeropago di Atene una donna, rea confessa di aver ucciso il marito ed il figlio i quali a loro volta avevano ucciso un altro suo figlio, nato da un precedente matrimonio. L'Aeropago giudicò fondati i motivi della donna ma non potendola assolvere per legge, rinviò la causa a cento anni dopo.

ALESSANDRO MAGNO
Alessandro Magno
si compiaceva di farsi chiamare "figlio di Giove". Quando usò l'appellativo per firmare una lettera alla madre Olimpiade questa, con garbo ed ironia, rispose pregandolo di non far credere a Giunone che lei fosse una rivale.

- Gli antichi non usavano il termine barbarismus per indicare i difetti del discorso. Definivano rusticus un discorso rozzo.

- Note sul buon gusto nei banchetti tratte da Varrone
i convitati dovranno essere in numero fra tre e nove. Quattro le condizioni necessarie per una buona riuscita del banchetto: ospiti amabili, luogo ben scelto, momento opportuno, servizio adeguato.
Si deve inoltre ricordare che dolciumi e digestione "non si fanno buona compagnia".

- Riferendosi a scritti di Ateio Capitone, Labeone Antistio e Varrone,
Gellio sostiene che i tribuni della plebe avevano il diritto di arrestare ma non quello di citare in giudizio. Ciò dipendeva dal fatto che in antico i tribuni furono istituiti non per giudicare o svolgere inchieste ma per intervenire immediatamente nelle situazioni che lo richiedessero.

Varrone
precisava che un magistrato che non aveva il potere di citare davanti al pretore, poteva essere citato da un privato cittadino senza lesione della dignità della sua magistratura.

- Il pomerio 
era una striscia di terreno dietro le mura che circondavano la città. Era considerato sacro. Il primo pomerio fu tracciato da Romolo intorno al Palatino e successivamente fu più volte esteso ma solo ai tempi di Claudio arrivò a comprendere l'Aventino che ne era stato lasciato fuori (secondo Gellio) a causa dei presagi infausti ivi osservati da Remo.

- Il significato preciso di Humanitas
era "educazione ed iniziazione alle arti liberali" e non benevolenza verso gli uomini come molti ritenevano.

- Note sulla frase proverbiale attribuita a Catone
"fra bocca e focaccia vi è una distanza" con la quale si intendeva che fra intenzione ed azione sussiste una differenza.

- Sulla genealogia della famiglia Porcia
Marco Porcio Catone il Censore ebbe due figli: Marco Porcio Catone Liciniano e Marco Porcio Catone Saloniano. Il primo fu padre del Marco Porcio Catone console nel 118 a.c., a sua volta padre di un altro Marco Porcio Catone. Il secondo fu padre di Lucio Porcio Catone console nell'89 a.c. e del Marco Porcio Catone tribuno della plebe nel 99 a.c. Quest'ultimo fu padre di Marco Porcio Catone Uticense suicida nel 46 a.c., il cui figlio Marco Porcio Catone morì a Filippi nel 42 a.c.

- Il retore Tito Castricio,
insegnante di Gellio, deprecava le usanze di quanti indossavano la lacerna (un corto mantello con cappuccio) e dei sandali detti "scarpe galliche" trovando questi indumenti indecorosi.

- Sull'etimologia
di alcuni vocaboli usati nelle preghiere romane. In particolare è interessante il termine Nero, che nell'antica lingua sabina stava per ardito, coraggioso e divenne nome personale nella famiglia Claudia che era, appunto, di origine sabina.

- Il termine praeda
indicava le prede di guerra prese al nemico mentre manubiae indicava il denaro ricavato dalla vendita delle prede stesse. Il quesito se i due termini siano e non siano sinonimi è occasione per una lunga dissertazione sull'uso della ripetizione nel linguaggio retorico.

VARRONE
- Citando le Satire di Varrone,
si ricorda il detto "prandium caninum" che indicava un pasto senza il vino (i cani non ne bevono).

- Secondo gli Annali di Quinto Quadrigario,
il legno imbevuto di allume non brucia. Quando Silla attaccò il Pireo non riuscì ad incendiare una torre di legno che Archelao, prefetto del re Mitridate, aveva protetto proprio con questo accorgimento.

- Nella sua opera Le Leggi,
Platone afferma che un moderato consumo di vino durante i banchetti sia utile per rinfrancare lo spirito, far emergere eventuali intenzioni malevole dei commensali ed anche perché non può dirsi morigerato chi non ha mai avuto esperienza del bere. La passione per il vino e la vergognosa ubriachezza che può derivarne vanno quindi combattute con cognizione di causa.

- Si riteneva che il sessantatreesimo anno di vita
(detto anche climaterico) fosse spesso caratterizzato da malattie, disgrazie o dalla morte. Gellio cita una lettera nella quale l'imperatore Augusto si compiace di averlo superato.

- Racconta Plutarco
(Dell'Anima) che un tempo tutte le giovani donne di Mileto furono prese da inspiegabile mania suicida. Per arginare il fenomeno si decretò che le suicide venissero sepolte nude, facendo così leva sul pudore delle ragazze.

- La battaglia della piana di Farsalo,
nella quale Cesare sconfisse Pompeo, fu predetta il giorno precedente da un sacerdote di Padova.

- Nella tradizione poetica i figli di Giove
erano saggi e forti (Eaco, Minosse, Sarpedonte) mentre quelli di Nettuno erano spesso crudeli, come i Ciclopi, Cercione, Scirone e i Lestrigoni.

Sertorio
 era molto abile nel mantenere la disciplina delle truppe usando ogni genere di astuzia. Ad esempio fece credere ai soldati che una bellissima cerva di sua proprietà fosse dono degli Dei e che, per il tramite dell'animale, egli ricevesse consigli dalla Dea Artemide.

- Definizione aristotelica di sillogismo tradotta da Gellio:
Il sillogismo è un ragionamento nel quale, certune cose essendo ammesse ed accettate, una cosa diversa da quelle che sono state ammesse deriva naturalmente dalle ammesse.

- Si dicevano Comitia Calate
(assemblee convocate) le riunioni tenute in presenza dei pontefici per instaurare il "re dei sacrifici" o i flamini.

- Si riteneva che comprimere lo stomaco
fasciandolo molto strettamente aiutasse a sopportare il digiuno. Citazioni in merito dal filosofo Erasistrato.

- I Marsi,
nel mito discendenti da Circe, erano abili nel domare i serpenti e nel preparare pozioni miracolose. Un antico popolo africano, gli Psylli, curava le stesse arti. Erodoto racconta che si ribellarono al vento Austro, responsabile della siccità del loro paese e che furono dal vento distrutti o dispersi.

- I diritti degli abitanti dei Municipia
erano superiori a quelli degli abitanti delle colonie. I primi erano cittadini romani ma potevano avere leggi proprie mentre le colonie non godevano di tanta autonomia.

- Il nome del Vaticano
derivava dai vaticini che venivano espressi per ispirazione divina in quel luogo. Qui, si diceva, un plebeo aveva udito una voce che avvertiva dell'imminente invasione dei Galli.

- Metodi di scrittura segreta
per evitare che messaggi riservati finissero sotto occhi indiscreti. Giulio Cesare usava un cifrario di sua invenzione, i Lacedemoni usavano scrivere su una striscia lunga e sottile arrotolata lungo una bacchetta. Per decifrare il messaggio occorreva arrotolare la striscia su una bacchetta identica a quella usata dal mittente. Un persiano ai tempi di Dario aveva escogitato l'espediente di tatuare il messaggio sul capo rasato di uno schiavo ed attendere che i capelli ricrescessero prima di mandare lo schiavo dal destinatario.

- Si usava l'elleboro bianco
per purificare lo stomaco (tramite il vomito) e l'elleboro nero per purificare l'intestino. Essendo molto potente il farmaco poteva essere pericoloso.

Varrone
riferisce che Sallustio, colto in flagrante adulterio, venne staffilato e condannato al pagamento di una forte multa.

Pitagora di Samo
venne in Italia durante il regno di Tarquinio il Superbo, in quel periodo ad Atene fu ucciso Ipparco.

- Il poeta Archiloco
visse ai tempi di Tullo Ostilio.

- Duecentosessanta anni dopo la fondazione di Roma
Milziade sconfisse i Persiani a Maratona. In quel tempo Eschilo fioriva ad Atene e Coriolano, passato ai Volsci, combatteva contro il popolo romano.

SERSE
- Pochi anni dopo Serse
fu sconfitto da Temistocle a Salamina.

 - Quattro anni più tardi i Fabi
furono trucidati presso il fiume Cremera.

- Seguì di poco a Roma l'istituzione dei decemviri
per la redazione delle leggi mentre ad Agrigento fioriva Empedocle.

- Trecentoventitre anni dopo la fondazione di Roma
iniziò la guerra del Peloponneso.

- I Romani
combattevano contro Equi e Fidenati

- In Grecia
divenivano famosi Sofocle, Euripide, Ippocrate, Democrito e Socrate.

- Quando a Socrate
fu imposto di bere la cicuta a Roma era dittatore Furio Camillo che conquistò Veio e più tardi liberò Roma dai Galli.

- I Lacedemoni furono sconfitti presso Corinto
dagli Ateniesi di Formione, a Roma Marco Manlio fu condannato a morte perché sospettato di aspirare alla tirannia. Sette anni dopo l'invasione dei Galli a Roma, in Grecia nasceva Aristotele.

- La battaglia di Leuttra nella quale i Tebani sconfissero i Lacedemoni, si svolse poco prima che a Roma la legge di Licinio Stolone aprisse ai plebei l'accesso al consolato.

- A quattrocento anni dalla fondazione di Roma
divenne re di Macedonia Filippo e nacque Alessandro. Successivamente Filippo fu ucciso in una congiura ed Alessandro, preso il potere, si dedicò alla conquista dell'Oriente.

Alessandro
morì dopo undici anni di regno. In quel periodo scoppiò la guerra fra Romani e Sanniti.
Verso il 470° anno dalla fondazione di Roma iniziò la guerra di Pirro, vent'anni più tardi quella contro i Cartaginesi.

- Ancora vent'anni più tardi
si tennero a Roma le prime rappresentazioni teatrali con Livio Andronico.

- Nacque Quinto Ennio
che completò i suoi Annali all'età di sessantasette anni.

- Nell'anno 519 dalla fondazione di Roma (235 a.c.) si verificò a il primo divorzio, quello di Spurio Carvilio e nello stesso anno Gneo Nevio presentò un lavoro teatrale (questo passo di Gellio suscita molti problemi cronologici ed ampio dibattito fra gli studiosi moderni).

- Circa quindici anni dopo
iniziò la prima guerra punica.

 Catone
divenne famoso come oratore e Plauto come commediografo.

- I filosofi greci Carneade, Diogene e Critolao
vennero a Roma per trattare affari pubblici. Non molto tempo dopo vissero e lavorarono Quinto Ennio, Cecilio Stazio, Terenzio, Lucilio.

- Sticines 
era un termine raro con il quale si indicavano coloro che suonavano una specie di flauto ai funerali.

- Sicinnium
era un antico genere di canto accompagnato dalla danza. .



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