AURELIANO






Nome completo: Lucius Domitius Aurelianus
Altri titoli: Germanicus maximus, Gothicus maximus, Dacicus maximus, Parthicus maximus, Arabicus maximus, Palmyrenicus maximus, Carpicus maximus, Restitutor Orbis.
Nascita: Sirmio, 9 settembre 214
Morte: vicino Bisanzio, 275
Predecessore: Quintillo
Successore: Marco Claudio Tacito
Consorte: Ulpia Severina
Regno: 270-275 d.c.


ORIGINI


Aureliano, secondo i più, nacque da un colono e da sua moglie la sacedotessa del Sol Invictus nei pressi di Sirmio, nel 214 d.c. secondo altri nella Dacia Rivierasca. Sembra pertanto che avesse adottato il nome di sua madre perchè più illustre. Di lei Callicrate di Tira scrisse che litigando con l'inetto marito urlasse: "Ecco il padre di un imperatore!", il che dimostrerebbe una sua capacità di preveggenza.
Ma ci furono, si racconta, altri presagi.

Quando chiese un cavallo, dato che in quella città erano vietati i veicoli, gli fu portato un cavallo dell'imperatore e lui ci salì, ma conosciutane la proprietà cambiò cavalcatura. Da ambasciatore in Persia, gli diedero la coppa sacrificale che i re di Persia offrivano all'imperatore, su cui era inciso il Sole identico a quello del tempio dove sua madre era sacerdotessa. Gli diedero anche un elefante mastodontico, che poi donò all'imperatore.
Un giorno, entrando in Antiochia su un cocchio, perchè ferito non riusciva a sedersi, una bandiera purpurea, esposta in suo onore, gli cadde ammantandogli le spalle.



ASPETTO E PERSONALITA'

Aureliano era un bell'uomo, di notevole altezza, garbato e affabile, magro, con un volto regolare, molto calmo e non indulgente all'ira, forte nella volontà e la disciplina e tanto veloce nello snudare la spada che era stato soprannominato "Mano alla spada".



LE GESTA

Da soldato compì molte gesta. Per esempio, lui e trecento uomini della sua guarnigione da soli bloccarono i sarmati che invadevano la provincia illirica. Si narrò che i soldati componessero un canto per lui:

"Mille, mille, mille ne decapitammo"
"Con uno solo, mille ne decapitammo"
"Mille ne berrà, ché mille ne ha uccisi"
"Nessuno ha mai avuto tanto vino quanto sangue lui ha versato"

A Magonza, tribuno della Sesta Legione, la Gallica, fermò un'invasione dei Galli, ne uccise trecento e ne catturò settecento che poi furono venduti come schiavi:
"Mille sarmati e mille franchi"
"Ancora ancora, uccidiamoli"
"Mille persiani ora cerchiamo"

Anni dopo Aureliano passò per Antiochia per un'ambasceria in Persia, dove ci fu l'episodio della coppa. Si trovò poi in Gallia nel 256, insieme a Gallieno successivamente assunse, in assenza del comandante, la responsabilità della difesa del Basso Danubio, battendo gli invasori Goti.

Era severissimo nelle punizioni: ad un soldato che aveva violentato la donna che lo ospitava lo punì facendolo legare alle cime in tensione di 2 alberi, morì squartato. In una sua lettera raccomandava a un sottoposto: "Se vuoi diventare tribuno, o piuttosto se vuoi rimanere in vita, tieni sott'occhio le mani dei tuoi soldati. Nessuno deve rubare le galline di un altro o toccare la sua pecora. Nessuno deve procurarsi in qualche modo più uva, grano, olio, sale o legna: tutti devono accontentarsi della propria razione. Devono procurarsi da vivere con i bottini requisiti ai nemici, non con le lacrime dei provinciali. Le armi devono essere pulite, gli accessori in ordine e gli stivali ben cuciti. Le nuove uniformi devono sostituire quelle vecchie. I soldi vanno nella borsa, non nelle case di tolleranza. Facciamogli portare i loro collari, i braccialetti e gli anelli. Ma devono prendersi cura del proprio cavallo e del proprio bagaglio, nessuno deve vendere il foraggio destinato al cavallo, tutti si devono prendere cura del mulo della compagnia. Devono ubbidire come militari e non come schiavi, possono ricevere gratuitamente le prestazioni del medico e non devono pagare le predizioni dell'indovino. Che tengano un comportamento decoroso quando alloggiano presso i privati. Chi fa una rissa dev'essere frustato."



LE GUERRE

Mentre a nord i Germani e nei Balcani i Goti premevano i confini, i generali, tra cui Aureliano, ordiscono una congiura e uccidono Gallieno, di conseguenza Claudio fu proclamato imperatore.
Aureliano divenne così il braccio destro di Claudio, combattè contro gli Alemanni sconfiggendoli sul lago di Garda e nel 269 sconfisse i Goti a Doberos e a Naisso.

Nel 270, mentre Claudio combatteva i Goti, vi furono nuovi attacchi alle province di Rezia e Norico. Claudio si diresse al suo quartier generale a Sirmio affidando il comando ad Aureliano, ma poco dopo l'imperatore morì di peste.

Subito il Senato offrì la corona imperiale al fratello di Claudio, Quintillo, che stava con le truppe ad Aquileia. Saputo tutto ciò, Aureliano affrettò la guerra contro i Goti in Tracia e nelle Mesie, e dopo averli battuti corse a Sirmio, dove essendo ormai una leggenda per tutti i soldati fu acclamato imperatore e le truppe di Quintillo passarono dalla sua parte. A quel punto Quintillo si suicidò, o secondo altri fu ucciso dai suoi soldati. Alcuni sostengono che Claudio il Goto avesse designato Aureliano come suo successore.

Aureliano, appena preso il potere a Roma, dovette immediatamente partire per la Pannonia, minacciata dagli Sciti. La battaglia fu asprissima ma infine gli Sciti inviarono ambasciatori per concludere un accordo.

Ma non era finita, perchè gli Alamanni volevano invadere l'Italia, per cui Aureliano lasciò la Pannonia con una guarnigione e si diresse ai confine, dove fece strage degli Alemanni.



A ROMA

Intanto a Romani agitavano congiure nel Senato ma caddero nel vuoto e finirono con le condanne a morte. Per sicurezza Aureliano fece cingere tutta Roma di mura, sfruttando al massimo i percorsi degli acquedotti e riempiendone gli archi.



LA BATTAGLIA DI ANTIOCHIA

Intanto i Palmireni, che avevano ormai occupato le province dell'Egitto e di tutto l'Oriente, volevano occupare la Bitinia, ma Aureliano marciò contro di loro sconfiggendoli in ogni battaglia fino ad Antiochia dove l'aspettava Zenobia col suo potente esercito.

Aureliano fece allora finta di ritirarsi più volte, poi quando sì accorse che i nemici erano spossati dal peso delle armature e non ce la facevano più ad inseguirli, li attaccò in massa uccidendone molti. I superstiti si rifugiarono ad Antiochia ma Zabdas, il generale di Zenobia, temette che i cittadini, saputa la vittoria di Aureliano, lo assalissero. Per cui vestì un tale da imperatore e divulgò di averlo fatto prigioniero, poi di notte uscì con la regina. Quando Aureliano entrò in Antiochia fu accolto caldamente dai cittadini.



LA CLEMENZA DI AURELIANO

Saputo che i partigiani di Zenobia erano fuggiti, Aureliano fece un proclama che assicurava il perdono, poi andò a Emesa dove c'era Zenobia che l'aspettava con i soldati su un colle.
Aureliano ordinò ai soldati di accostare gli scudi per formare una falange, e di risalire il colle, e lì sconfissero nuovamente i nemici.



LA BATTAGLIA DI EMESA

Aureliano si diresse alla piana di Emesa accampandosi davanti all'esercito dei Palmireni, che disponevano di un contingente molto superiore al suo. Di nuovo usò la tattica del fuggire e farsi inseguire, ma furono presto sopraffatti. Per forza di cose passò all'attacco e vinse di nuovo. Zenobia col suo esercito tornò allora alla capitale Palmira ma Aureliano la cinse d'assedio.
Zenobia tentò di fuggire per chiedere aiuto ai Persiani ma fu catturata e portata ad Aureliano
che si impadronì delle ricchezze della città e perdonò i cittadini che deposero le armi.

Aureliano tornò in Europa, portando con sé i prigionieri tra cui Zenobia e il figlio. I prigionieri annegarono, Zenobia morì di malattia o di fame. Mentre era sulla via del ritorno però l'imperatore seppe che alcuni Palmireni sobillavano Marcellino, prefetto della Mesopotamia perchè si proclamasse imperatore. Marcellino informò Aureliano, ma i Palmireni, fatta indossare la porpora ad Antioco, trattennero Marcellino in città.

Aureliano tornò a Palmira che riprese senza combattere, perdonò Antioco e tornò a Roma. Costruì anche il tempio del Sole e lo ornò magnificamente con le offerte di Palmira, collocandovi le statue del Sole e di Belos.



LA MORTE

Mentre l'imperatore si trovava a Perinto, un complotto di Pretoriani lo assalì fuori città e lo uccise nel 275. Il suo esercito lo seppellì in quello stesso luogo e gli rese grandi onori.





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