Visualizzazione post con etichetta Imperatori Illirici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Imperatori Illirici. Mostra tutti i post

CARINO - CARINUS


0 comment


Nome completo: Marcus Aurelius Carinus
Altri titoli: Germanicus maximus, Persicus maximus,
Britannicus maximus
Nascita: 257
Morte: vicino Viminacium (moderna Velika Morava, Serbia), 285
Predecessore: Numeriano
Successore: Diocleziano
Consorte: Magnia Urbica
Figli: Nigriniano
Padre: Marco Aurelio Caro
Regno: 283-285 d.c.


Marco Aurelio Carino (Marcus Aurelius Carinus) nacque nel 257 a Mesia, fu procalamto
da suo padre Marco Aurelio Caro "nobilissimus Caesar and princeps iuventutis", regnò assieme al padre, insignito come lui del "Germanicus Maximus" come cesare e poi come augusto col fratello Numeriano. Fu console nel 283. Quando Caro e Numeriano partirono per combattere la Persia, Carino venne lasciato nelle Gallie a guardia delle province dell'ovest.

Alla morte di Caro e di Numeriano, si scontrò con l'esercito guidato da Diocleziano nella battaglia del fiume Margus, in Mesia, dove trovò la morte per mano dei propri uomini. Gli storici lo descrissero come un tiranno ma forse la denigrazione fu incentivata da Diocleziano.


ASCESA AL TRONO

Carino era il figlio maggiore di Marco Aurelio Caro; aveva un fratello minore, Numeriano, e una sorella, Paulina. Quando il padre salì al trono, nel 282, Caro era già adulto e aveva una moglie, Magna Urbica, e forse un figlio, Nigriniano: fu associato al potere ricevendo il rango di Cesare e i titoli di "princeps iuventutis" e "nobilissimus" assieme al fratello.

Quando il padre portò a termine una vittoriosa campagna contro i Quadi e i Marcomanni, all'inizio del suo regno, condivise con Carino il titolo di "Germanicus maximus". Caro si trovò a dover affrontare i problemi che avevano afflitto gli altri imperatori durante la Crisi del III secolo, trovare un metodo che garantisse una successione incruenta e il più possibile automatica e rispondere alla necessità delle popolazioni di sentire la presenza dell'autorità centrale.

Queste due problematiche, quando non affrontate correttamente, avevano causato delle guerre civili e dei colpi di stato in occasione delle successioni, e avevano invogliato le province più lontane dalla sede imperiale a proclamare dei propri imperatori.

RICOSTRUZIONE DEL VOLTO

AUGUSTO

Per risolvere questi due problemi, Caro pensò di associare al potere il figlio maggiore, affidandogli l'amministrazione delle province occidentali: fu così che Carino fu proclamato Augusto all'inizio del 283, anno in cui tenne il consolato assieme al padre. combattere contro i Quadi, nella prosecuzione della campagna paterna.

Dopo aver speso l'inverno 283/284 acquartierato a Roma, nel 284 (anno del suo secondo consolato, assieme a Numeriano) si recò in Britannia, per combattere una campagna per la quale assunse il titolo di Britannicus maximus assieme al fratello.

Sebbene il meccanismo di successione progettato da Caro avesse superato la prova, la tentazione di un colpo di mano da parte dei comandanti militari di province di frontiera era ancora grossa, specie con un imperatore in territorio nemico (Numeriano) e un altro lontano in Britannia (Caro). Quando poi in occidente giunse la notizia della morte di Numeriano (novembre 284), la minaccia di una usurpazione si materializzò: nella provincia di Pannonia si sollevò infatti il generale Giuliano.

A questo avversario se ne aggiunse un altro: dopo la morte di Numeriano, l'esercito orientale aveva scelto di sostenere come imperatore un generale, ma presente tra loro, Diocleziano, piuttosto che il legale detentore del titolo, ma lontano: il nuovo pretendente si mosse verso occidente per giungere ad uno scontro che decidesse chi avrebbe mantenuto la porpora.



MORTE

All'inizio del 285 Caro tornò sul continente col suo esercito, muovendosi incontro a Giuliano: i due si scontrarono nei pressi di Verona (o, secondo altre fonti, in Illirico), dove Carino sconfisse il suo rivale. Annullata la prima minaccia, l'imperatore si mosse verso oriente, incontro a Diocleziano. Lo scontro decisivo, noto come la battaglia del fiume Margus (presso Viminacium, in Moesia), si risolse con la disfatta e la morte di Carino.

Carino morì a 29 anni, nel secondo anno di regno. La sua memoria fu condannata e il suo nome cancellato dalle iscrizioni.



GIUDIZIO DEGLI STORICI

Secondo gli storici antichi, governò dispoticamente facendo incarcerare e uccidere senza processo gli oppositori; avrebbe condannato a morte coloro che si fecero beffe di lui in giovane età; fece percuotere diverse donne che gli si rifiutarono, prendendo e ripudiando nove mogli e avendo molte amanti.

Secondo questi stessi storici, Carino, disponendo di un esercito più numeroso e di una migliore capacità strategica, sarebbe stato sul punto di vincere la battaglia del fiume Margus, quando sarebbe stato pugnalato, nel corso della battaglia, da un tribuno al quale l'imperatore aveva sedotto la moglie.

Questa tradizione storica è però verosimilmente il risultato di una azione propagandistica volta a screditare Carino e accettata, se non promossa da Diocleziano, che era pur sempre un usurpatore. Ad esempio, l'Historia Augusta, che riporta la storia delle nove mogli, dimentica di citare quella che le fonti numismatiche suggeriscono essere l'unica moglie di Carino, Magnia Urbica.

Va inoltre notato che se ci fu un tradimento dietro la sconfitta e morte di Carino, questo fu probabilmente quello del suo prefetto del pretorio, Aurelio Aristobulo: sebbene le fonti antiche non vi facciano riferimento, il fatto che Aristobulo abbia mantenuto l'importante carica di prefetto anche sotto Diocleziano è un forte indizio di un accordo tra i due volto a facilitare la sconfitta dell'imperatore e la vittoria del generale usurpatore.


BIBLIO

- Aurelio Vittore - Liber de Caesaribus -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Leadbetter, William - Carinus (283-285 A.D.) - De Imperatoribus Romanis -
- John Julius Norwich - Bisanzio - Milano - Mondadori - 2000 -
- Silvia Ronchey - Lo stato bizantino - Torino - Einaudi - 2002 -




NUMERIANO - NUMERIANUS


0 comment



Nome completo: Marcus Aurelius Numerianus
Nascita: ca. 254
Morte: Nicomedia, novembre 284
Predecessore: Caro
Successore: Carino
Consorte: la figlia di Arrio Apro
Padre: Marco Aurelio Caro
Regno: 283-284 d.c.


LA NASCITA

Numeriano, ovvero Marco Aurelio Numeriano (latino: Marcus Aurelius Numerianus), nacque nel 254 a Nicomedia. Era il figlio minore dell'imperatore Marco Aurelio Caro e fratello minore dell'imperatore Marco Aurelio Carino.

Fu dal padre nominato cesare e "principe della gioventù" insieme al fratello maggiore, piuttosto erudito ed eloquente oratore, tanto che divenne celebre per i suoi scritti.

Seguì il padre nellalla spedizione contro i Persiani che avevano invaso la Mesopotamia nel 282 d.c., mentre al fratello Carino era affidata la parte occidentale dell'impero. Dopo la vittoria sui persiani e la conquista della capitale Ctesifonte fu acclamato imperatore dall'esercito insieme al padre.

Ma durante la spedizione Caro morì e Numeriano gli succedette sul trono. La tradizione cristiana gli attribuisce il martirio di san Babila, ma non ci sono prove. Resse il consolato una sola volta, e sposò la figlia di Arrio Apro che congiurò contro di lui.

RICOSTRUZIONE DEL VOLTO

LA MORTE

Secondo gli annali storici, essendosi ammalato agli occhi, il suocero gli consigliò di viaggiare in una lettiga chiusa, il che gli facilitò l'assassinio che nascose per giorni guadagnando tempo per cercare connivenze attraverso messaggeri.

Quando i soldati scoprirono il suo cadavere, capirono la colpa di Apro, indissero un tribunale e proclamarono imperatore Diocle che latinizzò il suo nome in Diocleziano.

Questi era il capitano della guardia dei Domestici e vendicò la morte di Numeriano uccidendo personalmente il suocero di Numeriano, e mentre lo colpiva di spada disse:
"Costui è quello che tolse la vita a Numeriano". Numeriano morì a Nicomedia nel 284, aveva regnato solo 14 mesi.



CARINO

Carino, rimasto a Roma concesse onori divini al fratello assassinato, ma non godeva l'approvazione e l'ammirazione di suo fratello Numeriano, a causa della sua vita dissoluta. Prese ben nove mogli e le ripudiò rimandandole incinte.

In più fu crudele, esiliando i suoi amici e uccidendo il Prefetto del Pretorio. Mosse guerra contro il pretendente al trono Diocleziano riportando qualche vittoria, ma era così inviso ai soldati che durante un inseguimento dei nemici lo uccisero.


BIBLIO

- Aurelio Vittore - Epitome de Caesaribus -
- Aurelio Vittore - De Vita et Moribus Imperatorum Romanorum -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita - libro 9 -
- De Ruggiero - Dizionario epigrafico - II -
- Giorgio Ravegnani - Imperatori di Bisanzio - Bologna - Il Mulino - 2008 -


CARO - CARUS


1 comment


Nome completo: Marcus Aurelius Carus
Altri titoli: Germanicus Maximus, Persicus Maximus
Nascita: Narbona, ca. 230
Morte: Mesopotamia, luglio/agosto 283
Predecessore: Probo
Successore: Numeriano
Figli: Carino, Numeriano, Aurelia Paolina
Regno: 282-283 d.c.


Marco Aurelio Caro (latino: Marcus Aurelius Carus; Narbona, ca. 230 – Mesopotamia, 283) è stato un imperatore romano dal 282 alla sua morte. Durante il suo breve regno ottenne una importante vittoria contro i Persiani, anche se la sua morte non permise ai Romani di capitalizzare il successo.


ETTORE DE RUGGIERO

" Dove sia nato, fu incerto: la sua vita lo dice Illirico: le altre fonti (Eutrop. 9, 18. Aur. Vict. epit. 38) invece Gallo, confondendosi forse Narona con Narbo. Era pervenuto sino alla carica di prefetto del pretorio, (vita Caro 5. Vict. Caes. 38, 1 cf. Hirschfeld, Untersuch), quando in Raetia fu proclamato imperatore dai soldati (Zon. 12, 29). Le truppe mandate tardi contro i ribelli dall'imperatore Probo, si ribellarono anch'esse, e questi fu ucciso nell'ottobre del 282. 

I soldati riconobbero subito tutti Caro, che comunicò la sua nomina al senato e punì gli uccisori di Probo (vita Prob. 24, 4. Aur. Vict. Caes. 37, 5. Eutrop. 19, 18,1). Nominò coreggenti i suoi figli, prima il maggiore Carino, poi anche l'altro, Numeriano. Accompagnato da qucsto già nel 282, mosse per una spedizione in Persia, e per via vinse Sarmati e Quadi, che avevano passato il Danubio (vita Car. 8, 1. 9, 4. Kutrop. 9, 18, 1. Cohen, Num. 91 : triumfu(s) Quadorum). 

In Mesopotamia costrinse Varahran II a riconoscere l'autorità dell'impero romano. Vinse quindi i Persiani, passato il Tigri occupò Koche-Ktesiphon (vita Car 8, 1. Eutrop. 9, 13, 1. Oros. 7, 27, 4. Zon. 12, 30 p. 611), e assunse i titoli di Parthicus e Persicus (v. più sotto cf. Cohen, 118 segg.: undique vietores). Mentre si proponeva di proseguire oltre, morì pare per una congiura nel Dicembre (?) del 283 (vita Car. 8, 2-7. Aur. Vict. Caes. 88, 3-4 ; ep. 38, 2. Eutrop. 9, 18, 1. Oros. 7, 24, 4. Zon. 12, 30 p. 611). 

I figli ne consacrarono la memoria, onde le monete colla leggenda: Divo Caro Pio e simili e nel rovescio: Consecratio (Cohen, 14 segg,), cf. le lapidi di Verecunda, C. VIII 4221: 
Pro salute imperatorum dominorum nostrorum Carini et Numeriani divi Cari genitoris eorum templum a fundamentis res publica municipii etc. 
e 4222: Salvis dominis nostris invincissimis Aureliis Carino et Numeriano divo Caro genitori eorum templum a fundamentis etc. 

Il suo nome si trova poi eraso qualche rara volta cf. C. II 4102. VIII 5332 = 17486. Le lapidi, che portano il suo nome come quelle dei figliuoli sono molte, specialmente se si considera il breve tempo del suo governo: sono massime dedicazioni di municipi o relative ad opere pubbliche, attribuendosi forse a lui dei lavori iniziati sotto Probo (v. Probos). Numerianiis, nome di tendenze più letterarie che bellicose (vita Num. 11, 1-3), assunto col fratello l'impero, tornò indietro coll'esercito. Senonchè obbligato, per una malattia agli occhi, a rimanere nella tenda e sul carro, fu ucciso da suo suocero Arrius Aper, prefetto del pretorio (vita Num. 12. Aur. Vict Caes. 38, 6-8 ; ep. 88, 4-5. Eutrop. 9, 19, 2. Oros. 7, 24, 4. Jordan. Rom. 295. Zon. 12, 30 p. 611. SyncelL 1 p. 725). 

II fatto si scoprì appena sul Bosforo: gli ufficiali però scelsero a collega di Carino il comes domesticorumt Diocletianus, il quale senz'altro uccise di spada Arrius Aper: secondo il Chroa. Pasch. 1 p. 510 Bonn, il fatto avvenne a Chalcedonia il 17 settembre 284 (t. Diocletiauiis). La sua memoria fu consacrata dal fratello (Cohen 10 segg.: divo Numeriano Consecratio). II suo nome è spesso abraso, cf. C. VIII 2529. 2530. 5832 =- 17486. 10282. XI 827. 3580. XII 110. XIV 126. 

Carinus, rimasto in Oriente, era un uomo, cui l'impero serviva a soddisfare i capricci (vita Carin. 16, 1. 2. 7; 17. Aur. Vict. Caes. 39, 9-13. Eatrop. 9, 19, 2. Said. s. v. KagTyog. Oros. 7,25, 1. Eanap. fragm. 4, Mtlller 4, 14. Zon. 12, 30 p. 612), ma non mancava di energia. Aveva vinto i Germani (cf. Cohen, 158) Victoria Germanica, e probabilmente riconquistata la Britannia: ora raccolte delle truppe abbattè dapprima l'imperatore lulianus  e poscia combattè felicemente in Moesia centro Diocleziano (vita Carin. 18, 2). 

Anche nella battaglia decisiva sul Margns inferiore era quasi Vincitore, quando fa ucciso da un tribuno per vendetta privata (vita Carin. 18, 2. Aur. Vict. Caes. 39, 12 ; ep. 38, 6-8. Eutrop. 9, 20, 2. Oros. 7, 25, 1. Jordan. Rom. 295. Cassiod. Chron. a. 287. 648). II suo nome fu abraso spessissimo (cf. C. n 3469. 4103. Vm 2529. 2530. 5332 « 17486. 7002. 10157. XIV 126). 

Nomi e titoli di Carus.

L'intero suo nome si ha in quello di imperator Caesar Marcus Aurelivs Carus Pius Felix Invictiis Augustus, a cui talvolta s'aggiungono Persieus (Cohen, 17), o Persicus maximus (C. Vm 12522: a. 283), Parthicus (Cohen 18. 19. 22 etc.), Germanicus (EE. 8, 740) o Germanicus maximus (C. vm 12522). 

Il suo primo consolato cade in un anno incerto prima che salisse al trono, il secondo nel 283 (cf. Klein p. 112) la sua prima tribunicia potestas nel 282, la seconda nel 283. Onde l'indicazione completa de suoi titoli è: pontifex maximus tribunicia potestate (o tribunicia potestate II nel 283), pater patriae, consul (o consul II nel 283), proconsul, cf. p. e. C. n 3660. 4102. 4760. Vni 968. 5332 « 17486. 12522 etc. Deiu et dominus è detto nella moneta Cohen 27, fortissimus et clementissimus nella lapide C. 114102, invictissimus Caesar, piissimus princeps, efficientissimus imperator C. n 4908 (miliario). 

Nomi e titoli di Carinus. un suo nome complete, dopo salito al trono, fu quello di imperator Caesar Marcus Aurelius Carinus Pius Felix Invictus, a cui talora s'aggiungono quelli di Germanicus (EB. 8, 740) o Germanicus maximus (C. Vm 27 1 7 ? 7002) o Britannicus maximus, Persicus maximus (C. XIV 126). Durante la sua coreggenza oltre a Caesar (EE. 7, 671. Cohen, Carus, Carin et Numer.), nobilissimus Caesar {C. U 4103. 4761. 7307. VIII 5332=17486. 10144. 10157. 10219. X 8013. EE. 7, 603; 8, 740. Cohen 3. 8. 19. 29 etc.), princeps iuventutis (11 4103. 4832? Vm 5332 = 17486. 10144. 10219. X 8013. Cohen 81 segg.). 

E' detto per eccezione, ad indicare appunto la sua coreggenza, imperator (Cohen, Carus et Carin 11), imperator Caesar, o Augustus, dove Numeriano è detto soltanto nobilissimus Caesar, Cohen, Carus et Carin, proconsul (C. n 4103. 4832 - cf. Mommsen, Staatsr. 3' p. 1164 seg.). Notevole è il miliario sardo EE. 8, 758: ...Imp. M. Aurelio Carino  Pio Fel. Aug, et imp. Caes. M. Aur el. Carino p. f. Aug, pontif. max., tribunic. potestatis etc. 

Coprì il primo consolato nel 283 insieme al padre (cf. C. H 4103. VHI 5332 = 17485), il secondo nel 284 insieme al fratello (Klein, Fasti consulares p. 11). L'indicazione completa de suoi titoli è: pontifex maximus, tribunicia potestate. pater patriae, consul (o consul n nel 284, cf. C. vm 7002?). Fortissimus et piissimus princeps è detto nella lapide C. 11 1655; victoriosissimus C. II 4103 ; invictissimus C. VI 1115. VHI 2717 ? 4222. "

(Dizionario Epigrafico di Antichità Romane - Ettore De Ruggiero - 1886)


ORIGINI E ASCESA AL TRONO

Nativo di Narbona, forse si chiamava Marco Aurelio Numerio Caro. Aveva due figli, Carino e Numeriano, e una figlia, Paolina; ebbe anche un nipote, Nigriniano, morto prima della sua ascesa al trono, figlio di Carino o di Paolina. La Historia Augusta riporta la storia delle sue origini e della sua vita prima del raggiungimento della porpora, ma questa versione è considerata inventata. Fu prefetto del pretorio sotto l'imperatore Probo, anche se non raggiunse mai il consolato, come per i prefetti Volusiano, sotto Gallieno, e Placidiano, sotto Probo, prima di lui.

Riguardo l'occasione della sua ascensione al trono, le fonti si dividono tra quelle che la vogliono avvenuta per mano dell'esercito dopo l'inaspettata morte di Probo, e quelle che raccontano della ribellione avvenuta quando questi era ancora vivo. Nel tardo 282, infatti, Probo si trovava al comando dell'esercito romano in Norico e Rezia, quando i soldati si ribellarono all'imperatore, proclamando suo successore il proprio comandante.

Secondo una tradizione greca, Caro fu proclamato augusto contro la propria volontà, e chiese consiglio a Probo prima che le truppe passassero alle vie di fatto; secondo una ben più numerosa tradizione latina, Caro non contattò Probo, anzi fu responsabile per la rivolta. Probo inviò alcune truppe contro il ribelle, che però passarono dalla parte del suo avversario; tra settembre e dicembre di quell'anno Probo fu assassinato e Caro non ebbe rivali. Sebbene non si recò mai a Roma per ratificare la propria elezione dal Senato romano, non di meno rispettò l'antico e prestigioso organo dello stato.

RICOSTRUZIONE DEL VOLTO

CAMPAGNA SASANIDE

Assunse probabilmente il consolato per il resto del 282, in sostituzione di Probo; nominò il figlio maggiore Carino cesare e designò sé stesso e Carino consoli per il 283. Combatté contro i Quadi e i Sarmati, ottenendo il titolo di Germanicus Maximus.

Intraprese poi una campagna contro i Sasanidi, ennesimo episodio delle guerre romano-persiane. Le ragioni per la campagna possono essere diverse: è possibile che fosse stata progettata da Probo, anche se non vi sono prove numismatiche a favore, o che i Romani rispondessero ad un attacco sasanide; in ogni caso, l'occasione fu probabilmente fornita dalla ribellione contro lo scià persiano Bahram II del fratello Ormisda, che tentò di ritagliarsi uno stato semi-indipendente nella parte orientale dell'impero sasanide, prima di essere sconfitto.

All'inizio del 283 associò al trono Carino, nominandolo augusto e incaricandolo dell'amministrazione delle province occidentali; rafforzò ulteriormente la propria posizione dinastica facendo sposare Numeriano alla figlia del prefetto del pretorio Arrio Apro.

La campagna fu un successo. Caro discese dall'Armenia lungo il Tigri, senza trovare opposizione, in quanto il sovrano persiano non aveva ancora consolidato il proprio potere. Caro, accompagnato da Numeriano, conquistò Seleucia e la capitale sasanide Ctesifonte, proseguendo oltre; assunse anche il titolo onorifico di Persicus Maximus.



MORTE

Durante la campagna, Caro morì, nel tardo luglio o all'inizio di agosto 283, in circostanze non chiare.
Le fonti antiche lo dicono morto di malattia o ucciso da un fulmine, in quanto volle proseguire oltre Ctesifonte sebbene un oracolo gli avesse concesso una avanzata vittoriosa solo fino a lì.

Alcune ricostruzioni moderne lo vogliono assassinato dal prefetto del pretorio Arrio Apro. In generale gli storici moderni propendono per la morte per malattia, considerato il fatto che l'esercito aveva appena conquistato una grande vittoria a che la successione del figlio Numeriano avvenne senza intoppi.

Altre si basano sul racconto di Giovanni Malala, secondo il quale Caro fu ucciso durante una campagna contro gli Unni successiva alla campagna sasanide, confermato da una versione raccontata da Giovanni Zonara, per ipotizzare una campagna unnica in oriente, successiva a quella persiana, in cui Caro avrebbe perso la vita. Dopo la sua morte Caro fu divinizzato.



IMPORTANZA DELLA VITTORIA DI CARO

La vittoria di Caro in oriente fu importante dal punto di vista politico, in quanto trattò di una vittoria durevole, che permise a Diocleziano di ottenere un accordo con i Persiani (forse nel 288), ma anche dal punto di vista culturale.

Il poeta africano Nemesiano dedicò molti versi della sua opera Cynegeticon alla celebrazione della vittoria di Caro e Numeriano, raccontando persino un trionfale ritorno a Roma che non ebbe mai luogo. La vittoria ebbe grande eco anche nel IV secolo, se il poeta Sidonio Apollinare si rivolse a Consenzio di Narbona ricordandogli l'opera del suo concittadino Sinesio di Cirene che la citò nel "De regno".



PROBO - PROBUS


1 comment



Nome completo: Marcus Aurelius Probus
Nascita: Sirmio, ca. 9 agosto 232
Morte: Sirmio, settembre/ottobre 282
Predecessore: Floriano
Successore: Caro
Regno: 276-282 d.c.



CARRIERA MILITARE E POLITICA

Divenuto tribuno militare all'età di 20 anni, si racconta che durante l'impero di Valeriano (tra il 254 ed il 258) combatté una guerra contro i Sarmati Iazigi che si trovavano di fronte ai confini della Pannonia inferiore, e spintosi oltre il Danubio, aveva compiuto molti atti di valore.

" Dinanzi all'esercito adunato, gli furono donate pubblicamente quattro aste senza cuspide (Hasta pura" una lancia d'argento senza la punta di ferro data come onorificenza), due corone vallari (che i Romani davano a chi per primo avesse forzato un vallo nemico), una corona civica ( (o "corona querquensis", onorificenza per chi avesse salvato la vita a un cittadino romano), quattro vessilli senza fregi (vessilli in seta porpora), due braccialetti d'oro, una collana d'oro ed una coppa sacrificale di cinque libbre. In questo stesso periodo liberò dalle mani dei Quadi il giovane nobile Valerio Flaccino, imparentato con Valeriano. Per questo motivo lo stesso Valeriano gli conferì la Corona civica (corona querquensis). "



REGNO

Probo è uno dei cosiddetti imperatori illirici espressi dall'esercito; egli cercò con tutte le sue forze di sanare la situazione di decadenza dei suoi tempi e difese l'impero dalle sempre più frequenti invasioni barbariche. Regnò poco, come quasi tutti gli imperatori di questo periodo, dal 276 al 282. Pur rimanendo un tipico esempio dell'assolutismo imperiale dell'epoca, cercò di mitigare i rapporti con il Senato lasciando a quest'assemblea una qualche parvenza decisionale.

Oltre che ad arginare le sempre più frequenti scorrerie ed invasioni di popoli e tribù, Probo dovette occuparsi anche di coloro che, a vario titolo, vollero contendergli il titolo imperiale. Nel 280 Giulio Saturnino, governatore della Syria, fu proclamato imperatore dai soldati.

Morì assediato dai fedeli di Probo ad Apamea. Nello stesso anno Proculo, un militare di nobili origini, nominato imperatore dai suoi uomini fu eliminato da Probo. Sempre nel 280 un altro militare, Bonoso, si proclamò imperatore a Colonia, fu combattuto e ucciso da Probo.

Ristabilita una certa tranquillità nell'impero, Probo si accinse a risolvere il problema del peso economico che ormai l'esercito esercitava sulle sfinite casse imperiali. Tentò dapprima di aumentare la presenza umana in alcuni territori che si erano spopolati in conseguenza dei continui conflitti, stanziando coloni barbari con lo scopo di farne, in futuro, nuovi contribuenti per il fisco. Poi, ordinò che alle legioni fossero imposti lavori faticosissimi (soprattutto in agricoltura e nelle opere pubbliche) nel periodo nel quale non fossero impegnate in operazioni belliche.

Quest'ultima decisione determinò la sua rovina. Le milizie di stanza a Sirmio infatti, che erano impegnate in un'opera di prosciugamento delle circostanti paludi, si unirono ad una rivolta militare delle truppe della Rezia capitanate da Marco Aurelio Caro ed eliminarono Probo che, in quel momento, si trovava proprio a Sirmio.


BIBLIO

- Historia Augusta - Massimo e Balbino e Probus -
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita - IX -
- Caterina Parigi - Ritratto maschile, cosiddetto Probo - L'età dell'angoscia. Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.) - Roma - 2015 -
- Anselmo Baroni - Cronologia della storia romana dal 235 al 476 - Storia Einaudi dei Greci e dei Romani - vol.19 - Milano - 2009 -



FLORIANO - FLORIANUS


0 comment



Nome completo: Marcus Annius Florianus
Altri titoli: Germanicus Maximus, Persicus Maximus
Nascita: ?
Morte: Tarso agosto 276
Predecessore: Tacito
Successore: Probo
Regno: 276 d.c.



LA NASCITA E L'IMPERO

Era il fratellastro di Tacito che lo aveva nominato Prefetto del Pretorio. Floriano è detto fratello di Tacito diverse volte nella Historia Augusta (Vita Taciti, XIII.6, XIV.4; Vita Probi, XI.3, XIII.3) e altri autori copiarono questa informazione (Polemio Silvio, Chronica Minora 522).

Ma il nomen di Tacito era Claudius, quello di Floriano era Annius, dunque è verosimile che fosse suo fratellastro per parte di madre, come riportato in Historia Augusta Vita Taciti, XVIII.4.

Alcuni storici però, tra cui Syme, negano ogni relazione tra i due, notando come le fonti greche non nominino questa parentela (Mc Mahon).

Alla morte di Tacito si autoproclamò imperatore nel 276, senza però mai chiedere la ratifica del Senato, probabilmente temeva una opposizione. Tuttavia sono state rinvenute monete di Floriano con la dicitura "sc" (senatus consulta), che implicava il consenso del Senato, quindi doveva aver ricevuto la ratifica senatoriale. Florianus continuò brevemente la campagna di Tacito contro Eruli/Goti in Asia Minore, ma si diresse a sud contro Probo (governatore di Siria/Egitto, non solo Egitto), che le truppe orientali elessero imperatore.


LA MORTE

Nella Historia Augusta si narra che Tacito propose Floriano per il consolato, ma troppo tardi; un'iscrizione gli assegna invece il consolato (CIL II, 1115, Inscriptiones Latinae Selectae 593) all'anno 276, a Tarso in Turchia, ma venne ucciso dai suoi stessi militi a Tarso, sobillati forse da Probo stesso. Per altri invece morì di malattia. Dopo la morte fu divinizzato.


BIBLIO

- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita - IX,16 -
- Robin Mc Mahon - «Florian (276.D.)» - De Imperatoribus Romanis -
- Alan K. Bowman, Peter Garnsey, Averil Cameron - The Cambridge ancient history: The crisis of empire, A.D. 193-337 - Cambridge University Press - 2005 -
- A. Degrassi - I Fasti Consolari Dell'Impero Romano - Roma - 1952 -


TACITO - TACITUS


0 comment



Nome completo: Marcus Claudius Tacitus
Altri titoli: Gothicus maximus
Nascita: 200 circa
Morte: giugno 276
Predecessore: Aureliano
Successore: Floriano
Regno: 275-276 d.c.



L'ELEZIONE

Di Tacito si sa poco o nulla, sembra che facesse risalire la sua famiglia allo storico Publio Cornelio Tacito, e che fu eletto Console nel 273, insieme a Giulio Placidiano. Secondo la Historia Augusta ricoprì diversi incarichi pubblici. Secondo alcuni era imparentato con lo storico Tacitus ma la notizia non è minimamente comprovata.

L'esercito lo acclamò imperatore alla morte di Aureliano nell'autunno del 275, mentre si trovava ad Interamna (Terni). Recatosi a Roma, ebbe l'avallo del Senato romano dopo due mesi di interregno.
Secondo la tradizione aveva circa 75 anni. Fece immediatamente deificare Aureliano e condannare a morte i cospiratori coinvolti nel suo assassinio.

RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL VOLTO (By Haroun Binous)

IL REGNO

Ebbe un gran rispetto per il Senato, infatti iscrisse sulle proprie monete la "clementia temporum" (la clemenza dei tempi), non si fece proclamare Deus et Dominus (Dio e Signore) come Aureliano e non coniò monete in onore del Sol Invictus.

Questo senza dubbio gli dette il favore del Senato ma un po' meno dei militari, perchè all'epoca la maggior parte dei soldati facevano parte dei culti mitraici, al punto che sparirono dall'ordine i civili.

Questo culto misterico, che aveva cioè dei riti segreti, creava molta unione tra i soldati, ed era così importante che il modo odierno usa per salutare la stretta di mano, derivante proprio dal culto mitriaco. Infatti i Romani si salutavano prendendo con la mano il braccio dell'altro, così che le rispettiva mani non si toccassero tra loro.

Invece alcune monete di Tacito recano il digramma SC, la coniazione controllata dal Senato, mentre altre sono dedicate al Genius Senatus. Assunse invece i titoli di Auctor Verae Libertatis (Autore delle vere libertà) e di Restitutor Rei Publicae (Restauratire della Repubblica); fu rieletto Console nel 276, e forse fu rieletto a un terzo consolato.

La morte di Aureliano aveva troncato la campagna d'Oriente, per cui aveva assoldato anche popolazioni barbariche come gli Eruli e i Meotidi; queste popolazioni, non rassegnate a tornarsene a casa, si ribellarono saccheggiando il Ponto, la Galazia, la Cappadocia e la Cilicia.

Tacito allora nominò il proprio fratellastro Marco Annio Floriano prefetto del pretorio e si recò assieme a lui in Oriente, dove sconfisse i ribelli e assunse il titolo di Gothicus Maximus (Gotico Massimo).



LA MORTE

Dopo la vittoria, mentre tornava a Roma, Tacito morì, nel 276. Secondo gli storici Zosimo e Zonara, gli stessi coinvolti nella morte di Aureliano, uccisero il governatore di Siria Massimino, parente di Tacito, e per paura dell'imperatore assassinarono anche lui.

Tacito non fu né divinizzato né colpito da Damnatio Memoriae (Dannazione della memoria). Gli succedette Floriano.


BIBLIO

Historia Augusta, Vita Taciti
Giovanni Zonara, Epitome
Zosimo, Storia nuova.
Robin Mc Mahon, "Tacitus (275-276 A.D.)", De Imperatoribus Romanis, 2 febbraio 2000
Pat Southern, The Roman Empire from Severus to Constantine, Routledge, 2001



AURELIANO - AURELIANUS


2 comment



Nome completo: Lucius Domitius Aurelianus
Altri titoli: Germanicus maximus, Gothicus maximus, Dacicus maximus, Parthicus maximus, Arabicus maximus, Palmyrenicus maximus, Carpicus maximus, Restitutor Orbis.
Nascita: Sirmio, 9 settembre 214
Morte: vicino Bisanzio, 275
Predecessore: Quintillo
Successore: Marco Claudio Tacito
Consorte: Ulpia Severina
Regno: 270-275 d.c.


ORIGINI


Aureliano, secondo i più, nacque da un colono e da sua moglie la sacedotessa del Sol Invictus nei pressi di Sirmio, nel 214 d.c. secondo altri nella Dacia Rivierasca. Sembra pertanto che avesse adottato il nome di sua madre perchè più illustre. Di lei Callicrate di Tira scrisse che litigando con l'inetto marito urlasse: "Ecco il padre di un imperatore!", il che dimostrerebbe una sua capacità di preveggenza. Ma ci furono, si racconta, altri presagi.

Quando chiese un cavallo, dato che in quella città erano vietati i veicoli, gli fu portato un cavallo dell'imperatore e lui ci salì, ma conosciutane la proprietà cambiò cavalcatura. Da ambasciatore in Persia, gli diedero la coppa sacrificale che i re di Persia offrivano all'imperatore, su cui era inciso il Sole identico a quello del tempio dove sua madre era sacerdotessa. Gli diedero anche un elefante mastodontico, che poi donò all'imperatore. Un giorno, entrando in Antiochia su un cocchio, perchè ferito non riusciva a sedersi, una bandiera purpurea, esposta in suo onore, gli cadde ammantandogli le spalle.

RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL VOLTO (By Haroun Binous)

ASPETTO E PERSONALITA'

Aureliano era un bell'uomo, di notevole altezza, garbato e affabile, magro, con un volto regolare, molto calmo e non indulgente all'ira, forte nella volontà e la disciplina e tanto veloce nello snudare la spada che era stato soprannominato "Mano alla spada".



LE GESTA

Da soldato compì molte gesta. Per esempio, lui e trecento uomini della sua guarnigione da soli bloccarono i sarmati che invadevano la provincia illirica. Si narrò che i soldati componessero un canto per lui:

"Mille, mille, mille ne decapitammo"
Con uno solo, mille ne decapitammo
Mille ne berrà, ché mille ne ha uccisi
Nessuno ha mai avuto tanto vino 
quanto sangue lui ha versato"

A Magonza, tribuno della Sesta Legione, la Gallica, fermò un'invasione dei Galli, ne uccise trecento e ne catturò settecento che poi furono venduti come schiavi:
"Mille sarmati e mille franchi
Ancora ancora, uccidiamoli
Mille persiani ora cerchiamo"

Anni dopo Aureliano passò per Antiochia per un'ambasceria in Persia, dove ci fu l'episodio della coppa. Si trovò poi in Gallia nel 256, insieme a Gallieno successivamente assunse, in assenza del comandante, la responsabilità della difesa del Basso Danubio, battendo gli invasori Goti.

Era severissimo nelle punizioni: ad un soldato che aveva violentato la donna che lo ospitava lo punì facendolo legare alle cime in tensione di 2 alberi, morì squartato. In una sua lettera raccomandava a un sottoposto:
"Se vuoi diventare tribuno, o piuttosto se vuoi rimanere in vita, tieni sott'occhio le mani dei tuoi soldati. Nessuno deve rubare le galline di un altro o toccare la sua pecora. Nessuno deve procurarsi in qualche modo più uva, grano, olio, sale o legna: tutti devono accontentarsi della propria razione. Devono procurarsi da vivere con i bottini requisiti ai nemici, non con le lacrime dei provinciali. Le armi devono essere pulite, gli accessori in ordine e gli stivali ben cuciti. Le nuove uniformi devono sostituire quelle vecchie. I soldi vanno nella borsa, non nelle case di tolleranza. Facciamogli portare i loro collari, i braccialetti e gli anelli. Ma devono prendersi cura del proprio cavallo e del proprio bagaglio, nessuno deve vendere il foraggio destinato al cavallo, tutti si devono prendere cura del mulo della compagnia. Devono ubbidire come militari e non come schiavi, possono ricevere gratuitamente le prestazioni del medico e non devono pagare le predizioni dell'indovino. Che tengano un comportamento decoroso quando alloggiano presso i privati. Chi fa una rissa dev'essere frustato."



LE GUERRE

Mentre a nord i Germani e nei Balcani i Goti premevano i confini, i generali, tra cui Aureliano, ordiscono una congiura e uccidono Gallieno, di conseguenza Claudio fu proclamato imperatore.
Aureliano divenne così il braccio destro di Claudio, combattè contro gli Alemanni sconfiggendoli sul lago di Garda e nel 269 sconfisse i Goti a Doberos e a Naisso.

Nel 270, mentre Claudio combatteva i Goti, vi furono nuovi attacchi alle province di Rezia e Norico. Claudio si diresse al suo quartier generale a Sirmio affidando il comando ad Aureliano, ma poco dopo l'imperatore morì di peste.

Subito il Senato offrì la corona imperiale al fratello di Claudio, Quintillo, che stava con le truppe ad Aquileia. Saputo tutto ciò, Aureliano affrettò la guerra contro i Goti in Tracia e nelle Mesie, e dopo averli battuti corse a Sirmio, dove essendo ormai una leggenda per tutti i soldati fu acclamato imperatore e le truppe di Quintillo passarono dalla sua parte. A quel punto Quintillo si suicidò, o secondo altri fu ucciso dai suoi soldati. Alcuni sostengono che Claudio il Goto avesse designato Aureliano come suo successore.

Aureliano, appena preso il potere a Roma, dovette immediatamente partire per la Pannonia, minacciata dagli Sciti. La battaglia fu asprissima ma infine gli Sciti inviarono ambasciatori per concludere un accordo. Ma non era finita, perchè gli Alamanni volevano invadere l'Italia, per cui Aureliano lasciò la Pannonia con una guarnigione e si diresse ai confine, dove fece strage degli Alemanni.



A ROMA

Intanto i Romani agitavano congiure nel Senato ma caddero nel vuoto e finirono con le condanne a morte. Per sicurezza Aureliano fece cingere tutta Roma di mura, sfruttando al massimo i percorsi degli acquedotti e riempiendone gli archi.



LA BATTAGLIA DI ANTIOCHIA

Intanto i Palmireni, che avevano ormai occupato le province dell'Egitto e di tutto l'Oriente, volevano occupare la Bitinia, ma Aureliano marciò contro di loro sconfiggendoli in ogni battaglia fino ad Antiochia dove l'aspettava Zenobia col suo potente esercito.

Aureliano fece allora finta di ritirarsi più volte, poi quando sì accorse che i nemici erano spossati dal peso delle armature e non ce la facevano più ad inseguirli, li attaccò in massa uccidendone molti. I superstiti si rifugiarono ad Antiochia ma Zabdas, il generale di Zenobia, temette che i cittadini, saputa la vittoria di Aureliano, lo assalissero. Per cui vestì un tale da imperatore e divulgò di averlo fatto prigioniero, poi di notte uscì con la regina. Quando Aureliano entrò in Antiochia fu accolto caldamente dai cittadini.



LA CLEMENZA DI AURELIANO

Saputo che i partigiani di Zenobia erano fuggiti, Aureliano fece un proclama che assicurava il perdono, poi andò a Emesa dove c'era Zenobia che l'aspettava con i soldati su un colle.
Aureliano ordinò ai soldati di accostare gli scudi per formare una falange, e di risalire il colle, e lì sconfissero nuovamente i nemici.



LA BATTAGLIA DI EMESA

Aureliano si diresse alla piana di Emesa accampandosi davanti all'esercito dei Palmireni, che disponevano di un contingente molto superiore al suo. Di nuovo usò la tattica del fuggire e farsi inseguire, ma furono presto sopraffatti. Per forza di cose passò all'attacco e vinse di nuovo. Zenobia col suo esercito tornò allora alla capitale Palmira ma Aureliano la cinse d'assedio.
Zenobia tentò di fuggire per chiedere aiuto ai Persiani ma fu catturata e portata ad Aureliano
che si impadronì delle ricchezze della città e perdonò i cittadini che deposero le armi.

Aureliano tornò in Europa, portando con sé i prigionieri tra cui Zenobia e il figlio. I prigionieri annegarono, Zenobia morì di malattia o di fame. Mentre era sulla via del ritorno però l'imperatore seppe che alcuni Palmireni sobillavano Marcellino, prefetto della Mesopotamia perchè si proclamasse imperatore. Marcellino informò Aureliano, ma i Palmireni, fatta indossare la porpora ad Antioco, trattennero Marcellino in città.

Aureliano tornò a Palmira che riprese senza combattere, perdonò Antioco e tornò a Roma. Costruì anche il tempio del Sole e lo ornò magnificamente con le offerte di Palmira, collocandovi le statue del Sole e di Belos.

Secondo un'altra versione Aureliano, colpito dalla sua bellezza e dignità e dal desiderio di grazia, liberò Zenobia e le concesse un'elegante villa a Tibur (Tivoli, Italia). Si suppone che sia vissuta nel lusso e divenne una filosofa influente, oltre che una socievole matrona romana. Si racconta che alcuni romani rimproverarono benevolmente Aureliano di essersi lasciato sedurre da una donna, al che Aureliano avrebbe risposto. "Si, ma che donna!"


LA MORTE

Mentre l'imperatore si trovava a Perinto, un complotto di Pretoriani lo assalì fuori città e lo uccise nel 275. Il suo esercito lo seppellì in quello stesso luogo e gli rese grandi onori. Fu ucciso così uno degli ultimi imperatori romani, lungimiranti, geniali nel comando e capaci di restaurare la forza dell'impero, a causa della stupidità e dell'avidità dei pretoriani e/o di chi li aveva istigati.



BIBLIO


- Historia Augusta - Divus Aurelianus - Watson - 1999 -
- Alaric Watson -  Aurelian and the Third Century - Londra & New York - Psychology Press - 1999 -
- Caterina Parigi - Ritratto maschile, cosiddetto Aureliano - L'età dell'angoscia - Da Commodo a Diocleziano (180-305 d.C.) - Roma - 2015 -
- Marina Silvestrini - Il potere imperiale da Severo Alessandro ad Aureliano - di A. Momigliano, A. Schiavone - Storia Einaudi dei Greci e dei Romani - Torino - Giulio Einaudi Editore - 2008 -
- Chris Scarre - Chronicle of the roman emperors - New York - Watson - 1999 -
- Corpus Inscriptionum Latinarum - edidit Theodor Mommsen - Berolini - 1863 -



QUINTILLO - QUINTILLUS


0 comment


Nome completo: Marcus Aurelius Claudius Quintillus
Nascita: Sirmio, 220
Morte: Aquileia, 270
Predecessore: Claudio il Gotico
Successore: Aureliano
Figli: 2 figli
Regno: 270 d.c.


LA NASCITA

Quintillo, ovvero Marco Aurelio Claudio Quintillo (latino: Marcus Aurelius Claudius Quintillus) nacque forse a Sirmio, nel 220 d.c. ed era il fratello di Claudio II il Gotico.



IL BREVISSIMO REGNO

Quando il fratello morì, egli era probabilmente a capo di una colonna mobile, composta prevalentemente da cavalieri, a difesa dei confini. Venne eletto dal senato, speranzoso di riprendersi i poteri di un tempo, e proclamato imperatore ad Aquileia. Forte dell'appoggio del Senato e delle promesse fatte alle truppe, Quintillo iniziò a battere moneta per ripagare quanti lo avevano appoggiato.



LA MORTE

Intanto Aureliano, valido comandante della cavalleria illirica, sostenuto dalle legioni pannoniche e gradito in generale all'intero esercito, era impegnato sul Danubio a controllare il ritiro dei Goti oltre frontiera. Udita la proclamazione di Quintillo le sue legioni di stanza a Sirmium, un importante castrum al confine danubiano della Dacia, lo proclamarono imperatore.

Quando la notizia della proclamazione di Aureliano raggiunse l'Italia, dinanzi alla superiorità dell'avversario, i soldati di Quintillo disertarono e il sovrano si suicidò dopo pochi mesi di regno, o comunque scomparve dalla circolazione.


BIBLIO

- Aurelio Vittore - De Caesaribus
- Aurelio Vittore - De Vita et moribus imperatorum romanorum excerpta - su thelatinlibrary.com.
- Corpus Inscriptionum Latinarum - edidit Theodor Mommsen - Berolini - 1863 -.
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Roger Rémondon, Agostino Pastorino - La crisi dell'impero romano, da Marco Aurelio ad Anastasio - Milano - Mursia - 1975 -



CLAUDIO II, IL GOTICO - CLAUDIUS GOTHICUS


1 comment


Nome completo: Marcus Aurelius Claudius Augustus Gothicus
Nascita: Sirmia o Dardani, 10 maggio 213
Morte: Roma o Sirmio, gennaio o agosto 270 (56/57 anni)
Predecessore: Gallieno
Successore: Quintillo
Regno: 268-270 d.c.


LA NASCITA

Nacque probabilmente in Dalmazia o in Illiria da famiglia illustre attorno al 229. Si era conquistato la fiducia di Traiano Decio che gli aveva affidato la difesa dei confini settentrionali della Grecia facendolo tribuno militare durante il suo regno (249-251), e si distinse per le sue capacità militari, particolarmente nella difesa delle Termopili contro i barbari nel 250.

Sotto Valeriano (tra il 253 ed il 257 circa) fu tribuno della Legio V Martia e poi governatore dell'Illiria (dux totius Illyrici), che difese per dieci anni dalla pressione dei Goti.



ASCESA AL TRONO (268-270)

Valeriano lo aveva nominato, oltre che tribuno militare, governatore dell'Illirico e comandante in capo delle province del basso Danubio.
Le capacità militari gli avevano valso, sotto Gallieno, un decreto del Senato che autorizzava l'erezione di una statua in suo onore. Lo stesso Gallieno lo aveva voluto con sé durante la repressione di Aureolo e l'assedio di Milano.

Ma proprio in quelle circostanze Gallieno era stato ucciso dai suoi ufficiali che acclamarono al suo posto Claudio, presto riconosciuto Augusto anche dal Senato il 20 marzo del 268 d.c.

Cercò di mettere ordine all'interno e contemporaneamente fronteggiò con energia le gravi invasioni barbariche, affrontando con successo le invasioni entro i confini dell'Impero:
  • Sconfisse gli Alamanni sul lago Benaco, nei pressi del lago di Garda (268)
  • Annientò un'orda di Goti, Eruli e Gepidi, che aveva devastato la Grecia e le coste del Mar Mediterraneo, nella battaglia di Naisso, in Serbia. Per questo gli fu conferito il titolo di "gotico" nel 269 (Gothicus maximus).
  • In politica interna riportò sotto l'autorità imperiale la Spagna e la Gallia Narbonense, mentre non gli riuscì con la Gallia (nonostante l'assassinio di Postumo nel 268) nè col Regno di Palmira.


MORTE 

Morì prematuramente di peste a Sirmio nell'agosto del 270, quando si apprestava ad affrontare una nuova invasione di Barbari sul Danubio. Alcuni sospettarono un avvelenamento per succedergli al trono.

La sua morte fu una disgrazia per l'impero romano che aveva finalmente trovato un capo militare, politico e benvoluto dal popolo, al punto che l'imperatore Costantino rivendicò in seguito la sua discendenza dal Gotico da parte materna; ma non si sa se tale rivendicazione corrispondesse a verità.


BIBLIO

- Aurelio Vittore - De Caesaribus
- Aurelio Vittore - De Vita et moribus imperatorum romanorum excerpta - su thelatinlibrary.com.
- Corpus Inscriptionum Latinarum - edidit Theodor Mommsen - Berolini - 1863 -.
- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Roger Rémondon, Agostino Pastorino - La crisi dell'impero romano, da Marco Aurelio ad Anastasio - Milano - Mursia - 1975 -



 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero - Info - Privacy e Cookies