LITERNUM (Campania)




LE ORIGINI

 “Ho scorto lungi, sulla riva del mare, la torre che si chiama di Scipione. All’estremità di un casamento, formato da una cappella e da una specie di albergo, mi son trovato in un campo di pescatori intenti a rappezzare le reti presso una vasca. Due fra essi mi hanno posto in barca e condotto ad un ponte sul luogo della Torre. Ho passato dune su cui crescono lauri, mirti e piccoli olivi. Salito con fatica in cima alla torre, ho contemplato il mare sul quale si affisò tante volte Scipione ; non sono sfuggiti alla mia religiosa ricerca alcuni avanzi di volte detti le Grotte di Scipione; pieno di rispetto premevo il suolo onde eran coperte le ossa di chi cercò la solitudine alla sua gloria” (F. R. De Chateaubriand)

Liternum è una antica città romana situata nella frazione di Lago Patria nel Comune di Giugliano in provincia di Napoli, nella regione della Campania da non confondere con il comune di Villa Literno, situato 10 km più a nord, il cui nome fu assegnato per decreto ministeriale nel 1927.
La zona, a nord di Cuma, era abitata già in epoca preistorica e successivamente da popolazioni di stirpe osco-sabelliche che probabilmente vi fondarono una città sulla sponda sud del Lago di Patria (detto Literna Palus) presso la foce del fiume Clanis. Liternum fu dunque un piccolo abitato fondato dagli Osci e facente parte, insieme alla città di Atella, delle città Osche confederate.

PIANTA DEL FORO
Liternum fu fondata nel 194 a.c., insieme a Puteoli e Volturnum, come colonia marittima presso la sponda sinistra del Lago Patria, dove, come narra Tito Livio, vi fu trasferita una colonia di 30 famiglie, ed in seguito di altre 300, cioè i veterani della II guerra punica, probabilmente dell’esercito di P. Cornelio Scipione l’Africano, che vi si rifugiò esule in una villa fortificata e, secondo la tradizione, vi fu sepolto. All'epoca i soldati venivano compensati con monete o con appezzamenti di terra, nel 192 ai soldati che parteciparono alla II guerra punica fu dato come compenso la terra di Liternum. Insieme a Vulturnum, fu una delle più antiche colonie romane della Campania.

Perchè prima 30 famiglie e poi 300 uomini? E' evidente che le famiglie sono civili e gli uomini militari.

Nel 180 a.c. 47.000 Apuani vennero traslocati al sud, per colonizzare il Sannio, in particolare l’Ager Taurasinus, anzi venne attuata una politica di migrazione su vasta scala che vide lo spostamento di tante popolazioni sotto il controllo romano. Mentre però ai latini era consentito migrare a Roma, i sanniti, il popolo sconfitto da Roma, potevano occupare le città lasciate dai primi. Vennero fatti traslocare anche i Sanniti, insomma i popoli più turbolenti. Nulla di meglio dunque che trasportare in un villeggetto osco, quindi straniero, trenta famiglie sannite, e per renderli totalmente innocui 300 veterani romani che li facessero rigar dritti. Così i romani rendevano innocui trenta guerrieri sanniti traslocandoli con le famiglie, in più ripagavano il valore dei veterani che avevano salvato Roma e che rendevano innocui i sanniti.



L'ESPANSIONE

La città vide il massimo sviluppo edilizio ed economico in epoca augustea e soprattutto tra la fine del I ed il II secolo d.c.,  in seguito alla costruzione della via Domitiana, strada, ‘’a sella di mulo’’, creata in questo modo per la pioggia, che ne favorì il collegamento con i centri della costa flegrea. Infatti partendo da Sinuessa (nel territorio dell'odierna Mondragone), si collegava con i centri della costa campana ed in particolare con il porto di Puteoli, l'odierna Pozzuoli, dove la strada terminava. Già porto usato dai Greci, fu poi ingrandito e migliorato da Agrippa in epoca augustea. Nel II secolo d.c. infatti Liternum fu elevata a Prefettura.



IL DECLINO

A partire dalla tarda età imperiale un progressivo abbandono,  Dopo il IV secolo, alluvioni e malaria contribuirono a declassarla, insieme con le invasioni barbariche, fino al completo abbandono. dovuto anche all’impaludamento della zona, forse a causa di una catastrofe naturale, forse un'onda anomala, che ha trasformato la zona in una palude.
L'ARA
Nel V sec. d.c., in seguito all'attacco dei Vandali di Genserico, la popolazione superstite migrò verso Giugliano e Liternum scomparve. Coll'avanzare del cattolicesimo svanì l'amore per la patria e il concetto di eroismo, ogni nemico veniva visto come una punizione divina che occorreva subire. Per giunta la nudità e il sesso divennero peccato, per cui vennero chiuse le terme e avanzarono le malattie, dalla peste alla malaria. I romani cristiani non si lavavano più.
Quando scomparvero anche i resti di Liternum anche il ricordo della colonia romana iniziò a svanire, lasciando solo il termine “Patria” per indicare la località.



SCIPIONE L'AFRICANO

«Ti scrivo mentre me ne sto in riposo proprio nella villa di Scipione l'Africano, dopo aver reso onore al suo spirito e all'ara che, immagino, è il sepolcro di un così grande uomo. Sono convinto che la sua anima è ritornata in cielo, sua origine, non perché comandò grandi eserciti [...] ma per la sua straordinaria moderazione e per il suo amore di patria». Scrisse Seneca nelle sue Epistulae Morales ad Lucilium durante il suo soggiorno a Liternum.

SCIPIONE
Liternum deve la sua celebrità a uno dei nomi più prestigiosi di Roma, Publio Cornelio Scipione l'Africano, della valorosa e prestigiosa gens cornelia, console, proconsole, ambasciatore, generale e vincitore di Annibale, che vi si rifugiò esule in una villa fortificata e, secondo la tradizione, vi fu sepolto intorno al 183 a.c. Scipione fu spesso paragonato a Cesare nelle sue qualità di intelligente, esperto e fantasioso generale, ma anche per la sua generosità e clemenza. Viene anche da pensare che Cesare abbia preso spunto da lui in alcune sue iniziative, come ad esempio di far combattere gli uomini in inverno quando nessun popolo lo faceva, addestrando i militari in questa stagione e attaccando quando il nemico non se lo aspettava.

Scipione, che possedeva sotto il suo comando solo 37000 uomini, quando si scontrò con Annibale, che aveva ben 50000 uomini e 80 elefanti, per spaventare gli animali ebbe l’idea di squillare corni e trombe facendoli fuggire. Cesare per inseguire le navi liguri più veloci delle sue, si inventò e face fabbricare giganteschi arpioni con cui lacerò le vele nemiche immobilizzando le navi. Due grandi condottieri e due geni, l'uno costretto all'esilio, l'altro ucciso.

Scipione riuscì a battere Annibale durante la II guerra punica nella battaglia di Zama, e per questo venne soprannominato l’Africano, ma le invidie altrui lo portarono a contrasti con il senato perché si diceva che si fosse arricchito alle spese di Roma, solo per non avere reso conto allo Stato dei 500 talenti ricevuti da Antioco III, re di Siria. Scipione disgustato dalle accuse fatte circolare da Marco Porcio Catone, e dal processo che gli avevano intentato i suo i nemici, abbandonò Roma e si ritirò in volontario esilio nella sua modesta e arroccata villa a Liternum, dedicandosi ai lavori agricoli, “piantando mirti e olivi con le proprie mani” e lì morì nel 183 a.c..

Valerio Massimo narra che “nell’amarezza del suo cuore per l’ingratitudine de’ suoi concittadini, Scipione ordinò in punto di morte che fossero scolpite sul suo sepolcro le celebri parole :“Ingrata Patria, ne ossa quidem mea habebis” (ingrata Patria, non avrai neanche le mie ossa) e pare infatti che “il pezzo di marmo con la parola “patria” incisavi, rinvenuta in quel luogo appartenesse alla sua tomba”  Ma la sua tomba non fu mai ritrovata.

Esistono invece leggende secondo cui la torre “detta ora Tor di Patria fu edificata coi materiali della villa di Scipione e sul luogo preciso della sua tomba e sotto la torre fu trovato il celebre busto di Scipione in età senile che mostrava sulla testa calva una delle 27 ferite da lui riportate al Ticino” . Esistono anche delle testimonianze su una torretta di avvistamento romana sul litorale di Liternum.

Così venne descritta la villa di Scipione:
"La sua villa era costruita di semplici pietre quadrate, che non ammettevano ornamenti. Il suo bagno era stretto e oscuro. L'edifizio veniva difeso da due torri, e circondato da un bosco; un'ampia cisterna forniva l'acqua ai suoi orti, ch'egli stesso si occupava a coltivare. Ne' tempi di Plinio il Vecchio si mostravano alcuni olivi ed un albero di mirto che diceansi piantati dalle sue mani. Una schiera di pirati si accingeano ad assalire questa villa; allorchè seppero che vi dimorava Scipione deposero all'istante le armi, e gittandosi a' suoi piedi, gli offrirono de' doni, assai contenti di averlo veduto. Il vincitore di Siface, de' Cartaginesi, vi morì dopo quattro anni, sotto il peso di un'accusa che gl'impediva di tornare a Roma...
Literno si onorò talmente di aver dato l'ospitalità al vincitore di Annibale, che fece dipingere nella piazza pubblica e negli altri portici le sue imprese."

Dopo il 1860 il territorio fu ceduto al Demanio e poi venduto purtroppo ai privati, anche se il demanio dovrebbe essere inalienabile. Oggi l'estensione del tessuto urbano ha portato le costruzioni a ridosso degli scavi ed è capitato anche che durante l'ampliamento di un ristorante siano stati trovati resti della città antica.
Si tramanda da fonti autorevoli, come Tito Livio e Seneca, che la tomba di Scipione stesse nel portico che circondava il Foro, certamente monumentale e con la statua dell'eroe, ma finora non ce ne sono tracce, evidentemente trafugata.
Vedi anche: SCIPIONE L'AFRICANO


GLI SCAVI

Gli scavi, dove veniva utilizzato e viene utilizzato tutt’ora il sistema della quadratura, cioè si scava per zone, iniziarono nel 1930. Gli scavi condotti sul tracciato di un'antica via romana hanno portato alla luce 11 sepolcri, individuando tra l’altro ben sei chilometri della via Consolare Campana, oggi irrimediabilmente perduta, perchè come al solito il basolato entra nelle ville dei ricchi ad adornare i loro giardini e viali. Non si tratta di pessimismo, perchè il basolato dell'Appia Antica ha fatto quasi tutto quella fine.

In seguito, scavi eseguiti dal 1932 al 1937, hanno riportato alla luce il Foro, il Capitolium, il Tempio, la Basilica, il Teatro, quartieri abitativi e stralci di viabilità urbana; un’area artigianale e ambienti di carattere commerciale; resti di un santuario con portico, di un complesso termale e di un anfiteatro e la cosiddetta Ara di Scipione l'Africano. Nel tempio si veneravano principalmente Giove, Minerva e Giunone e nella basilica si
amministrava la giustizia. Un abitato dunque ricco e articolato.

Nel 1960 il comitato promotore dei Giochi del Mediterraneo che si disputano quell’anno a Napoli sceglie l’area a cavallo del foro dell’antica Liternum per impiantare un nuovo edificio, pur sapendo che sotto di esso c'è l’antica colonia romana, e dove si presume si conservino ancora i resti di gran parte delle domus e botteghe romane. Ma il permesso non si capisce perchè, viene accordato, alla faccia dell'archeologia, e sorgono le strutture di un moderno Villaggio Olimpico destinato ad ospitare gli atleti della nazionale jugoslava.
Oggi quel villaggio è divenuto un parco privato; all’incirca 400 anime che vivono su una nuova probabile "Pompei". «Proprio in occasione di uno scavo per l’installazione del nuovo condotto fognario all’interno del parco privato» spiega la archeologa Adriana d’Avella «abbiamo condotto un saggio che ha riportato alla luce i resti di un’antica fornace per la lavorazione dell’argilla e la fabbricazione dei laterizi, segno dell’elevato grado di sviluppo della colonia romana».

 

I MONUMENTI

IL CAPITOLIUM
Il Foro è una piazza rettangolare cinta su tre lati da un portico del quale rimane la fondazione e tracce di colonne in laterizio. Come pavimentazione aveva un lastricato in tufo conservato per ampi tratti. Al suo centro vi si trova la tomba di Scipione L'Africano. La presenza in della tomba di Scipione, sulla cui ara era inciso un distico del poeta Ennio, è oggi ricordata da una base moderna, che riporta i famosi versi.

Il capitolium di tipo italico, risalente al II sec. a.c. quando cioè venne impiantata la colonia, posto al centro del lato ovest del Foro, era collocato su un alto podio su cui si innalza oggi un'unica colonna, preceduto da una gradinata.

Il Tempio, di tipo italico, posto a sud del Capitolium, ad alto podio su cui si innalza una colonna, risale al II sec. a.c., in cui si venerava la triade capitolina: Giove, Minerva e Giunone. Il tempio, di cui è presente ancora il podio, aveva delle colonne con capitello corinzio e la cella era divisa in tre parti, mentre la porta si apriva sul lato lungo.

La Basilica, addossata al Capitolium e al tempio, fu costruita in età sillana, con un'unica navata e una serie di semicolonne inserite nelle pareti di epoca posteriore.

Il Teatro, di modeste dimensioni, è di epoca ancora più tarda e si ergeva a nord del tempio, ricostruito in età tardo-antonina su un edificio più antico, di cui sono ancora visibili resti della scena, dell’orchestra e della cavea.con scena e cavea ben conservate. Vi sono state rinvenute sculture ed iscrizioni di età imperiale. Dato le dimensioni ridotte si suppone venisse usato per delle riunioni.

L'ANFITEATRO
L'Anfiteatro di età repubblicana è stato rinvenuto appena al di fouri del confine della città antica, con cavea costruita sfruttando una parte di terrapieno, che venne poi restaurato in età imperiale.

Delle cisterne sono state rivenute e riconosciute grazie ai materiali di composizione, cioè i cocci delle stoviglie rotte di terracotta, che erano impermeabili, e anche grazie al fatto che non ci sono spigoli vivi nelle strutture, essendo difficili da pulire dagli addetti.

Si presuppongono le Terme in quanto sono stati rinvenuti i tuboli (tubi) a sezione rettangolare che servivano a riscaldare degli ambienti anche lungo le pareti, riscaldati anche sotto il pavimento col calore proveniente dal forno che si propagava nell’intercapedine tra forno e pavimento. Quindi di epoca imperiale, perchè in epoca repubblicana c’erano le tegole rette da degli apici, che creavano un intercapedine dove si propagava il calore.

Durante nuove campagne di scavo sono stati esplorati i quartieri abitativi e tratti delle vie urbane, rintracciando inoltre, lungo la sponda sinistra del lago, un sacello circondato da un’area porticata, costruita su ambienti pertinenti ad un complesso termale e ad un quartiere artigianale, con resti di una fornace e di una fabrica per produzione ceramica e un'altra per la lavorazione del vetro ad uso locale. Il resto dell'abitato, situato presso il lago, nel corso dei secoli XVII e XVIII è andato distrutto.

Un Aedes Sacro vicino alla foce del fiume Clanis, prospiciente il lago, è emerso su una terrazza porticata sostruita su ambienti voltati e impianti produttivi.

IL TEATRO
La Necropoli - Nell’area ad est dell’anfiteatro è affiorata una parte della necropoli con circa centocinquanta sepolture, della media età imperiale, di varia tipologia; prevalentemente tombe alla cappuccina, con deposizione entro cassa costruita in conci di tufo o entro fossa terragna o su un letto di tegole, ma anche ad enchytrismos per quelle infantili. Il corredo, quando c'è, consta di una lucerna e un piccolo boccale monoansato, con dentro un frammento di zolfo o un chiodo ambedue di significato apotropaico.
Un’altra area di sepolture occasionali e povere si estende ad ovest dell’anfiteatro, delimitata da un muro di età repubblicana.

Recenti scavi hanno portato alla luce altre strutture nell’area sud occidentale del foro e, nell’area nord, alcune tabernae affacciate su un’asse viario perpendicolare alla via Domitiana. Gli interessanti materiali rinvenuti saranno esposti nel futuro Museo inserito nel progetto di istituzione del parco archeologico e di recupero dell’area del Foro.

Il Parco Archeologico di Liternum è stato ultimato, grazie all'interessamento del comune di Giugliano, e con sovvenzioni tramite la Soprintendenza di Napoli, nell'aprile 2009 dal Comune di Giugliano in Campania che ha assegnato la custodia e la promozione del sito alla Pro Loco Litorale Domitio, ente di promozione turistica, culturale e sociale del territorio costiero della città, ma quasi nulla è stato fatto in tal senso.
E' costituito da un'area di circa 85.000 mq e racchiude i resti della colonia di Liternum con il Foro, le terme e tratti della Via Domitiana, importante strada di collegamento tra Pozzuoli e Roma.




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