GROTTE DI CATULLO (Lombardia)




"Paene insularum, Sirmio, insularumque
ocelle, quascumque in liquentibus stagnis
marique vasto fert uterque Neptunus,
quam te libenter quamque laetus inviso,
vix mi ipse credens Thyniam atque Bithynos
liquisse campos et videre te in tuto...."


Sirmione, gioiello delle penisole e delle isole,
e di tutte quelle, sulla distesa di un lago trasparente o del mare
senza confini, offre il Nettuno delle acque dolci e  salate,
quanto volentieri, e con quale gioia torno a rivederti;
a stento credo d'avere lasciato la Tinia e le terre di Bitinta,
e di poterti guardare in pace.
Ma c'è cosa più felice dell'essersi liberato dagli affanni,
quando la mente depone il fardello e stanchi
di un viaggio in terre straniere torniamo al nostro focolare
e ci stendiamo nel letto tanto desiderato?
Questa, in cambio di tante fatiche, è l'unica soddisfazione.
Salve, amabile Sirmione, festeggia il tuo signore,
e festeggiatelo anche voi, onde del lago di Lidia:
ridete e risuoni di risa tutta la casa.

(Caio Valerio Catullo)

RICOSTRUZIONE

Sirmione è posta lungo la penisola omonima che si protende all'interno del lago di Garda per circa quattro km e che divide in due parti la riva lacuale meridionale. Parte del territorio comunale si estende ad est rispetto alla penisola per includere quella di Punta Grò.

In quest'oasi di pura bellezza sorge uno dei siti più belli rispetto alle ville romane dell'Italia settentrionale, e cioè le cosiddette "Grotte di Catullo".

LA VILLA OGGI
Per Grotte di Catullo si intendono i resti di una villa romana edificata tra la fine del I sec. a.c. e il I sec. d.c. a Sirmione,  sulla riva meridionale del Lago di Garda.

Essa godeva di una posizione eccezionale, sulla punta della penisola di Sirmione, dominante dall'alto dello sperone roccioso l'intero bacino del Lago.

La denominazione di "Grotte di Catullo" risale al Quattrocento, quando la riscoperta delle liriche di Catullo, fra cui il Carme 31, in cui il poeta descrive il suo ritorno nell'amata casa di Sirmione, fece associare i grandiosi resti ancora visibili anche se quasi tutti interrati e coperti da vegetazione.

Per questa ragione vennero denominate grotte. Il primo ad attribuire la villa a Gaio Valerio Catullo fu, nel 1483, il giovane studioso Marin Sanudo il giovane. Oggi si giudica del tutto improbabile che la villa sia quella di Catullo visto che sembra sia stata edificata successivamente alla sua morte.

Vero è però che una struttura del I sec. a.c. giace sotto quella riedificata nel I sec. d.c. Essendo Catullo del I sec. a.c. (morto nel 56 o 54 a.c.) avrebbe ben potuto essere il proprietario del primo edificio.

I resti  attualmente conservati si trovano oggi su livelli diversi. Del settore settentrionale ad esempio sono rimaste solo le grandi sostruzioni, mentre nulla è conservato dei vani residenziali, crollati già in epoca antica.

RICOSTRUZIONE

IL GIOVANE POETA

Catullo fu forse il più grande poeta dell'antichità, spumeggiante, tragico, passionale, delicato, spregiudicato e fondamentalmente triste.

"Nobis com semel occidit brevis lux
nox est perpetua una dormienda"


"- Una breve luce, per una volta, ci tocca ricevere,
  - per poi dormire una lunga notte senza fine"

Se della villa del poeta si tratta, questa era della sua agiata famiglia residente appunto a Sirmione, unico posto in cui Catullo troverà ogni tanto, nelle sue vacanze dalla caotica e meravigliosa Roma, un certa pace dell'anima.

Ma una pace parziale perchè il ricordo dell'amata e lontana Lesbia lo perseguiterà fino alla morte, purtroppo precoce, che porrà una triste fine a una vita tormentata da dissidi interiori non ben compresi ma divinamente illustrati.

RICOSTRUZIONE

LE VICENDE

Sembra che presso Sirmione, vi fosse  una "mansio" (locanda) per i viaggiatori che percorressero la strada che univa le città romane di Verona e Brescia, documentata nell'Itinerario Antonino (III secolo d.c.).

Ma questa non aveva a che fare con le "grotte", essendo locata probabilmente nella zona di Lugana Vecchia.

Comunque la villa doveva essere in stato di abbandono già nel III secolo d.c. quando parte della sua decorazione architettonica venne reimpiegata nell'altra villa romana di Sirmione, quella di Via Antiche Mura.

Infatti alla fine del I sec. a.c. - inizi I sec. d.c. risale anche la villa rinvenuta in anni recenti fra piazzetta Mosaici-via Vittorio Emanuele-via Antiche Mura che si è giovata delle decorazioni dell'altra.

Il reimpiego di alcuni capitelli dei portici nella Villa di Via Antiche Mura  risale alla fine del III sec. d.c. il che fa pensare che quel periodo la villa era sicuramente già abbandonata, forse a seguito di un incendio che ne aveva danneggiato le strutture.


Fra il IV e il V sec. le imponenti strutture superstiti della villa vennero incluse nelle fortificazioni che recingevano la penisola di Sirmione e all'interno dei resti dell'edificio romano vennero realizzate delle sepolture.

Nel corso dei secoli, come si è detto, diversi cronisti e viaggiatori visitarono le rovine, ma i primi studi concreti su di esse furono effettuati solamente nel 1801 dal generale La Combe St. Michel, comandante d'artiglieria dell'esercito di Napoleone Bonaparte. Successivamente, il conte veronese Giovanni Girolamo Orti Manara eseguì scavi e rilievi, ancor oggi fondamentali, che pubblicò nel 1856.

Nel 1939 la Soprintendenza dei Beni Archeologici avviò un programma di scavi e restauri, acquisendo finalmente nel 1948 l'intera area.

Durante gli anni novanta del Novecento ulteriori studi hanno confermato che la costruzione fu realizzata attraverso un progetto unitario, che ne definì l'orientamento e la distribuzione degli spazi interni, con una capacità architettonica di tutto valore, per le qualità sia tecniche che per l'inserimento pregevole nell'incantevole paesaggio.




DESCRIZIONE

Il complesso archeologico, ancora oggi portato alla luce solo parzialmente, copre un'area di circa due ettari ed è circondata da uno storico uliveto composto da oltre 1500 piante. Essa ha una pianta rettangolare, di 167 x 105 metri, con due avancorpi sui lati corti nord e sud.

Per la sua realizzazione fu necessario rimodellare il banco roccioso della punta della penisola di Sirmione. I dislivelli e l'affaccio settentrionale a picco sul lago, richiesero delle sostruzioni su due piani,  ben visibili sul lato ovest (Grande Criptoportico) e sul lato orientale dell'avancorpo settentrionale.

La villa si estendeva su due piani intorno a un grande giardino-peristilio di circa 4.000 mq, con le zone residenziali ubicate a nord e a sud.

I vani inferiori non si sa se venissero utilizzati come locali di servizio, come in genere si usava, riservando il piano alto ai proprietari, perchè alcuni di essi, dotati di spettacolari viste sul lago, potevano benissimo far parte degli spazi destinati al proprietario e alla sua famiglia.

Allo stesso modo era riservato al dominus il doppio criptoportico, parzialmente scavato nel banco roccioso, che corre lungo tutto il lato occidentale della villa e che consentiva di disporre di un ambiente per passeggiate al riparo dal caldo e dalla pioggia.


Questi lunghi portici con terrazze correvano sui lati est, ovest e nord dove si collegavano a una terrazza belvedere di circa 1.400 mq..

L'ingresso principale si trovava nell'avancorpo meridionale ed immetteva al livello superiore, adibito ad abitazione, che è quello meno conservato, mentre altri due ingressi a nord e a ovest immettevano nel livello intermedio e in quello inferiore. 

Il piano nobile, cioè quello superiore, corrispondente agli ambienti di abitazione del proprietario, è il più danneggiato, sia perché più esposto alle intemperie, ma soprattutto perché la villa, dopo il suo abbandono, è stata per secoli una cava di materiali.

Meglio conservati sono infatti il piano intermedio e quello inferiore.

 La villa, con lunghi porticati e terrazze aperti sul lago lungo i lati est e ovest, sviluppava a nord  un'ampia terrazza belvedere, munita di velarium, dove convergevano i porticati.

Qui d'estate, il poeta e i suoi ospiti, potevano oziare ammirando un paesaggio lacustre di straordinaria bellezza, discutendo di poesia e filosofia, e pure di politica, che il poeta non disdegnava.


Le parti residenziali dell'edificio erano situate nelle zone nord e sud, mentre la parte centrale, costituita oggi dal Grande Oliveto, era occupata da un esteso giardino, mentre sul lato meridionale, sotto un pavimento in opus spicatum, si trova una grande cisterna lunga quasi 43 m, che raccoglieva l'acqua necessaria per la villa e per il giardino.

Nel settore meridionale del piano superiore c'era una zona destinata alle terme, dotata di ampia piscina riscaldata, realizzata fra la fine del I e gli inizi del II sec. d.c.

Essa beneficiava di diversi vani situati nella zona sud occidentale, ricavati probabilmente all'inizio del II sec. Lungo il lato occidentale, oggi è visitabile il criptoportico, una lunga passeggiata un tempo coperta.

I vari ambienti della villa hanno oggi nomi suggestivi del tutto inventati: l'Aula a tre pilastri, il Lungo corridoio, la Trifora del Paradiso, il Grande Pilone, la Grotta del Cavallo, il Grande Oliveto prima citato e l'Aula dei Giganti.


I resti della villa constano di:
- 2 corridoi;
- 2 ambienti di sostegno per il piano superiore ("botteghe");
- una cisterna per l'acqua ("bagno");
- un ingresso, fiancheggiato da nicchie per fontane;
- una grande cisterna sotterranea per l'acqua;
- un pavimento in mattoncini sopra la grande cisterna;
- un ambiente con pavimento a mosaico;
- un vano di sostegno per il piano superiore ("criptoportico degli stucchi");
- 4 ambienti termali (tra cui la "piscina");
- 2 cisterne;
- una terrazza orientale con colonnato;
- una passeggiata coperta ("doppio criptoportico");
- una terrazza occidentale con colonnato;
- un vano sottostante ambiente di soggiorno ("aula a tre pilastri"),
- un "lungo corridoio";
- un vano di soggiorno (con "trifora del paradiso");
- un vano con resti del pilastro angolare nord-occidentale ("grande pilone");
- una cantina o vano di servizio ("grotta del cavallo");
- un cortile centrale della villa ("grande oliveto");
- 2 ambienti sottostanti terrazza-belvedere ("aula dei giganti").

A destra dell'ingresso, è possibile visitare il Museo che raccoglie le testimonianze della storia più antica di Sirmione, dagli oggetti recuperati nelle palafitte sommerse lungo le coste della penisola e dalle Grotte di Catullo. A queste ultime appartengono gli splendidi frammenti della decorazione ad affresco che, insieme agli stucchi e alla decorazione architettonica, arricchiva gli ambienti residenziali.  






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