AGRIPPINA MAGGIORE






Nome: Giulia Vipsania Agrippina (detta Maggiore per distinguerla dalla figlia, detta Agrippina Minore)
Nascita: 14 a.c.
Morte: 33 d.c.
Origini: dinastia giulio-claudia
Padre: Marco Vipsanio Agrippa, l'amico di Augusto
Madre: Giulia, figlia di Augusto; moglie di Germanico; madre di Caligola; nonna di Nerone.


Discendente di Ottaviano Augusto, Agrippina Maggiore sposò il grande condottiero Giulio Cesare Germanico, nonché potenziale erede al trono, in quanto figlio di Antonia minore, a sua volta nata dal matrimonio tra Marco Antonio e l’amatissima sorella di Augusto, Ottavia.

Quando lo sposò era già stato adottato da Tiberio. Per la seconda volta la discendenza di Augusto si univa alla famiglia Claudia, la prima era lo sposalizio tra Giulia e Tiberio.

Quando Agrippina e Germanico si sposarono avevano rispettivamente 18 e 19 anni. Come si evince dalle statue che la ritraggono Agrippina era molto bella. I due coniugi ebbero nove figli, tre dei quali morirono in tenera età, rimasero tre maschi e le tre femmine ultime nate. Sembra che non fosse gradita all'anziana Livia Drusilla, la vedova di Augusto.

Fu sposa fedele, coraggiosa e piena di virtù, nel 14 raggiunse Germanico sul Reno dove le legioni si erano ammutinate e, nell'anno seguente, gli fu accanto durante la campagna contro i Germani. Sembra che ad un certo punto riuscisse a calmare le truppe in preda al panico che volevano tagliare il ponte sul Reno, salvando così la ritirata dell'esercito di Cecina.

Tiberio, temendo che Germanico ambisse al suo trono, guardava con sospetto la popolarità dei coniugi e nel 16 richiamò a Roma Germanico. Nel 18 Germanico ed Agrippina andarono in Oriente, e in Siria Germanico ebbe a che dire col governatore Gneo Calpurnio Pisone, forse anche a causa della rivalità di Agrippina con Plancina, moglie di Pisone ed amica di Livia Drusilla.

Nell’anno 19, Germanico morì in circostanze poco chiare ad Antiochia e si mormorò di un presunto avvelenamento ad opera di Pisone. Si dice addirittura che lo stesso Germanico esprimesse all'amata moglie il sospetto di essere stato avvelenato da Pisone e che le chiedesse di vendicarlo.

Agrippina tornò a Roma con le ceneri del marito e qui ricevette il plauso popolare mentre si dice che in Siria Pisone e la moglie manifestarono pubblicamente la loro gioia. Tuttavia non sembra vero perchè Pisone era partito prima della morte di Germanico. Nel processo che seguì contro Pisone, richiesto anzitutto da Agrippina, Plancina si salvò grazie alla protezione di Livia.

Nel 24 la sua amica Sosia Gallia, coinvolta in un'accusa contro il marito, venne esiliata; nel 26 venne processata sua cugina Pulcra e anche qui Agrippina non riuscì ad avere l'aiuto di Tiberio, anzi iniziò a sospettare che Tiberio volesse avvelenarla.
Tuttavia l'influenza moderatrice di Livia Drusilla trattenne Tiberio da ogni azione contro di lei, ma nel 29, morta Livia, Tiberio denunciò Agrippina al Senato per linguaggio insolente e suo figlio Nerone per condotta immorale.

Il popolo manifestò a suo favore ed anche un senatore si battè per aiutarli, ma Tiberio, che Tacito negli Annales, descrive come sospettoso, sanguinario, senza rispetto per la vedovanza di Agrippina, la perseguitò in Senato, nell’anno 29, per lesa maestà imperiale, con conseguente condanna all’esilio. Suo figlio Nerone venne esiliato a Ponza ed Agrippina a Pantelleria ove trent'anni prima era stata relegata sua madre. Ventotene era stata infatti la prigione di Giulia, la figlia naturale di Augusto accusata di costumi troppo liberi, al contrario della sposa di Germanico, che aveva seguito il marito anche sui campi di battaglia pur di stargli vicino.

Nel 31 morì Nerone. Nel 33, quando i figli Gaio, Drusilla e Livia si sposarono, Agrippina, che durante l'esilio aveva subito gravi maltrattamenti, si lasciò morire di fame. Nello stesso anno si suicidava Plancina. Tiberio volle colpire anche la reputazione di Agrippina, accusandola di essere stata l'amante del senatore Asinio Gallo, morto da poco.

Agrippina ebbe come figlio il futuro e crudele imperatore Caligola, come figlia ebbe Agrippina Minore, poi madre di Nerone.
Tacito riferisce che Tiberio fu un discreto princeps fino al 23 d.c. ma da tale data, a causa della nefasta influenza di Lucio Elio Seiano, capo del pretorio, che lo tenne in pugno fino ad indurlo a ritirarsi a Capri nell’anno 27, così da poter esercitare tutto il suo potere a Roma per eliminare i suoi nemici e in particolare tutti i congiunti di Germanico che potevano ostacolarlo nell' ascesa sociale.

Solo grazie ad Antonia minore, madre di Germanico, l’imperatore si accorse del male fatto, soprattutto ad Agrippina Maggiore e si vendicò del feroce Seiano, ma ciò non restituì la vita ad Agrippina, disonorata dalle calunnie di Tiberio. Caligola, divenuto imperatore, fece trasportare le sue ceneri a Roma e la fece seppellire nel mausoleo di Augusto.



HORTI AGRIPPINAE

L'area vaticana ospitava nel I secolo d.c. molte tombe e una grande villa, gli Horti di Agrippina Maggiore, figlia di Agrippa e madre dell'imperatore Caligola, che alla morte della madre (33 d.c.) li ha

ereditati. Degli horti faceva parte anche un circo - sembra lungo 500 metri - e qui Caligola nel 37 aveva collocato un alto obelisco egizio, che risaliva all'epoca di Nencoreo (XII dinastia, 1991-1786 a.c.) e che ad Alessandria d'Egitto decorava il Forum Iulii.



DOMUS AGRIPPINAE

In occasione dei lavori realizzati per il Giubileo del 2000, le viscere del Gianicolo lasciarono emergere un prezioso complesso di marmi che il colle custodiva da più di 2000 anni preservandoli, così, da possibili spoliazioni.

Il tesoro era appartenuto alla domus imperiale di Agrippina.

Secondo le antiche fonti, tra cui i testi di Seneca e Filone, sulle pendici settentrionali del colle Gianicolo, nella zona compresa tra il monte di Santo Spirito e la riva destra del fiume Tevere, si trovavano gli Horti di Agrippina Maggiore, sede delle residenze private di Agrippina.

Tra il 1999 e il 2000, gli scavi portarono alla luce, infatti, una serie di ambienti con pitture a finte architetture e motivi decorativi e, da uno di questi ambienti, emerse uno straordinario deposito di materiali marmorei, ordinatamente riposti per essere poi riutilizzati: seicento pezzi, probabilmente appartenuti ad un unico complesso edilizio, databili intorno al I secolo d.c.

Purtroppo la villa venne demolita per volontà del sindaco di Roma per far posto ad un parcheggio a beneficio del Vaticano. Solo in Italia accadono queste cose....




ARTICOLI CORRELATI



0 comment:

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero