SEPTEMPEDA (Marche)



L'ANTICA SEPTEMPEDA
Il Parco archeologico di Septempeda sorge a 2 Km ad est della città di S. Severino Marche, in un’area pianeggiante a nord del fiume Potenza, con resti archeologici visibili in gran parte in località Pieve. Teniamo conto che di questo sito molto è ancora da scavare e ciò che è già scavato in parte è ancora interrato.

Il nome di tale sito è di origini ignote, deriva da Septem, cioè sette, e Pedum, nome latino di un bastone curvo adoperato dai pastori per il controllo degli animali, di solito associato a divinità come Pan o ad alcuni ordini di sacerdoti.

Oppure si riferisce al bastone dei pastori, ricurvo alla sommità per poggiarvisi, usato da pastori e da cacciatori, nel mondo greco e romano, per guidare e raccogliere il gregge. Fu perciò un attributo di pastori, di personaggi mitologici e divinità di natura agreste: come Atteone, i Centauri, Orione, Paride, Pan, Silvano. 

Codesto bastone, col nome di Pastorale, venne poi copiato dalla religione cattolica, riccamente ornato e spesso in argento. ad uso dei vescovi.

Però associato al numero 7 il bastone, pastorale o meno che sia, ha poco senso, oppure il peda si riferiva ai piedi, la misura lineare romana, che corrispondeva in questo caso (i sette piedi) a poco più di due metri. 

TORRE DELLE MURA (ANCORA INTERRATA)
Qualcuno ha ipotizzato che vi fosse una statua antica in un santuario locale alta oltre due metri. Se da un lato è vero che per indicare una statua alta (in genere di divinità) talvolta si usava il termine "septem pedes", non vi sono prove di questa supposizione.

Il territorio risulta già popolato in età preromana, come documentato dai numerosi resti di Pitinio, a nord-est dell'abitato di San Severino. Molto interessanti le necropoli picene che hanno restituito corredi orientalizzanti, soprattutto la necropoli rinvenuta sulla sommità del Monte Penna, utilizzata tra il VII e il VI sec a.c. 

La necropoli è disposta a raggiera intorno ad un grande tumulo di pietre, come se tutto ruotasse intorno ad un personaggio importante e quasi mitico, il che farebbe pensare alla tomba di un principe. 

MOSAICO II O III SECOLO
I corredi maschili sono contraddistinti dalla costante presenza di armi, il che denuncia il popolo come guerriero ma con molti prodotti di importazione, come la ceramica protocorinzia dalla Grecia e il vasellame eneo dall'Etruria. Questo presuppone l'esistenza di marinai, di navi e di scambi commerciali.

Nel V sec. a.c. in località Frustellano viene creata un'altra zona sepolcrale, che nei corredi presentava ceramiche figurate attiche e magnogreche, molto belle, come il corredo funebre con coppa attica "a occhialoni" con valore apotropaico.

STRADA CITTADINA
Sembra che Septempeda, nato come Oppidum, un piccolo centro fortificato, passasse a Conciliabulum, vale a dire uno spazio, una piazza o un piccolo centro, nel quale convenivano periodicamente gli abitanti dei villaggi e dei municipi vicini, per feste religiose e mercati, o per ascoltare la lettura di nuove leggi e di ordinanze da parte dei magistrati. 

Un luogo dove accorrono le lenti di terre o villaggi vicini comporta il loro alloggio e i loro rifornimento di cibo, per uomini e animali da trasporto, nonchè di uno più santuari che acquistarono fedeli, miracoli, divinazioni e ricchezza.

Successivamente Septempeda divenne Municipium, una comunità cittadina legata a Roma che conservava una certa autonomia, mantenendo magistrati e istituzioni loro proprie, ma senza i diritti politici dei cittadini romani.

LE TERME
Un tratto della via Flaminia è stata localizzato in località Ponte di Pitino, a 6 Km ad est della città, ma Septempeda era collegata sia con la Salaria Gallica attraverso Urbs Salvia, sia direttamente con la Salaria che traversava alcune delle principali città del Piceno Falerone (Falerius Picenus), Fermo (Firmum) ed quindi Ascoli (Asculum). 

La Via Flaminia Prolaquense, che con direzione ovest-est corre parallela sul Potenza, ha costituito il decumanus maximus della città, dividendo lo spazio urbano in due aree ben definite: pianeggiante quella sud, in leggero declivio quella nord, definendone le vie ortogonali e l’impianto urbanistico.

L’area occupata dalla città è tuttora delimitata in gran parte dalle mura urbane, realizzate in grossi blocchi d’arenaria. 
Queste con un percorso in parte irregolare dato che si adatta alla conformazione del pendio, recinge un’area che dal I terrazzo sul fiume Potenza e circonda la cima delle prime colline che occupano il terrazzo di IV ordine.

Soprattutto sono ben conservate le due porte sud ed est, delle quali visibile quella meridionale, entrambe fiancheggiate da torri e situate sul fondo di una corte aperta, semicircolare e anch’essa protetta agli estremi da altre torri.

LE TERME
La porta orientale di Septempeda è stata infatti riportata alla luce dagli scavi regolari condotti tra il 1922 ed il 1926, è costituita di due torrioni circolari di m 8 di diametro distanti tra loro m 30, impostati sulla cinta muraria e uniti all’interno della porta da due bracci che andavano a formare il fornice.

Attraverso la porta passa tuttora la S.S. 361, che quindi ricalca il tracciato viario del diverticolo della Flaminia che toccava Septempeda. Meno visibili, in quanto interrati o coperti dalla vegetazione, altri tratti di mura che si riescono a individuare solo in parte, soprattutto per la zona est; tra questi due torri circolari, oggi non più visibili.

I più recenti scavi condotti in prossimità della porta meridionale hanno rivelato che questa area era occupata tra il III e il II sec. a.c. da una necropoli, i cui materiali documentano un’interessante fase ellenistica e sono in parte esposti presso il Museo Civico.

Va inoltre ricordato tra i monumenti ancora visibili un edificio termale con piscina e portico, e diverse zone di sepoltura. I materiali della zona archeologica di Septempeda sono conservati nel Museo Civico, situato a S. Severino nel palazzo Tacchi-Venturi (via Salimbeni 44)

LE FORNACI
Dell’organizzazione degli spazi interni alla città poco si può ancora desumere, se non che, presso la Chiesa della Pieve, un breve tratto di un incrocio fra due strade basolate, dal cui scavo sono stati messi in evidenza anche livelli riconducibili all'età repubblicana. 

I resti archeologici relativi alle aree interne alle mura riguardano soprattutto un edificio termale, in parte scavato nel 1971, attualmente recintato e dotato di un apparato didattico illustrativo. 

Le terme si erigono intorno ad un piazzale pavimentato a mattoncini in opus spicatum, circondato su tra lati da un portico a pilastri e dotato di una piscina. Intorno ad esso si affacciano il calidarium ed alcuni ambienti con suspensurae, pavimentati in gran parte a mosaico. 

Collocato in posizione centrale rispetto alla città, e forse in prossimità del foro, alcuni edifici di età repubblicana, datati tra III e I sec. a.c., sembrano attestare in questa zona la presenza di una fornace per ceramica a vernice nera e soprattutto un santuario dal quale provengono alcune interessanti frammenti di decorazione architettonica fittile.


Sempre all’interno dell’area urbana e a sud della strada provinciale, nei pressi della Chiesa della Pieve sono state individuate a partire dal 1922 parti di una o forse più domus romane delle quali però è difficile ricavare la planimetria. 

Vi sono però stati rinvenuti quattro mosaici, dei quali il più antico è databile alla fine dell’età repubblicana, e gli altri, uno dei quali esposto all’ingresso della sezione romana del Museo, di età imperiale e nel II sec. d.c..

STELE FUNERARIA
Più discosto dal centro è stato individuato ed in parte indagato il quartiere artigianale dotato di un complesso di fornaci per la cottura dei laterizi e della ceramica in uso fra il I e il IV sec. d.c. quando l’area fu utilizzata come discarica. 

Si tratta di una struttura principale a corridoio centrale con praefurnio intorno alla quale si dispongono almeno altre 5 fornaci ed una vasca utilizzata probabilmente per la decantazione della materia prima.

Ugualmente lungo la viabilità principale, ad est ed ovest della città, erano collocate le necropoli già note, delle quali solo di quella ovest un nucleo scavato nel 1973 è collocabile topograficamente a sud della Strada Statale.

La ricerca è evidentemente il tema principale dell’opera svolta" sottolinea Roberto Perna dell’Università di Macerata, "senza lo studio e l’approfondita conoscenza dei beni culturali, in questo caso archeologici, qualunque processo di tutela e valorizzazione, infatti, risulterebbe lacunoso in partenza. 
È per questo che le ricerche condotte a San Severino, che ci hanno consentito di individuare strutture dedicate all’immagazzinamento della ceramica, di analizzare la distribuzione dei siti nel territorio, di indagare la città e alcuni dei suoi monumenti principali, sono state inquadrate in progetti di valorizzazione, condivisi con la Soprintendenza, il Comune e la Regione, finalizzati alla crescita economica del territorio”.

La città ebbe vita fino ad epoca tarda, e fu probabilmente distrutta da Totila.





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