PORTA ASINARIA (Porte Aureliane)



PORTA ASINARIA VISTA DALL'ESTERNO
«Incontrasi circa 1 miglio fuori della porta Capena una via antica, che traversa la Latina venendo dal canto di porta s. Giovanni, e scende alla valle detta di Egeria: questa è la Via Asinaria, che... certamente non ebbe nome dagli asini, che caricavano gli erbaggi, come hanno creduto, o piuttosto immaginato gli autori de' secoli scorsi, che hanno scritto sulle antichità di Roma, ma da altra causa oggi ignota, e probabilmente dal nome, o cognome di chi la costrusse. Imperciocchè la gente Asinia contossi fralle più chiare di Roma e celebre rimarrà sempre il nome di Cajo Asinio Pollione».

(Antonio Nibby - Le Mura di Roma)

Porta Asinaria è una porta delle Mura aureliane di Roma, posta a pochi metri di distanza da Porta San Giovanni, che deve il suo nome all'antica via Asinaria, molto precedente alla stessa cinta muraria, che confluiva poi nella via Tuscolana. 

E' sicuramente tra le porte più belle ed imponenti di Roma e tra l'altro molto ben conservata, e risale al periodo della costruzione delle mura, edificate tra il 270 e il 273 dall'imperatore Aureliano. Dall'esterno delle mura si vedono la facciata di travertino bianco e le due fila di finestrelle che davano luce ai due corridoi costruiti nelle mura sopra la porta.

PORTA ASINARIA VISTA DALL'INTERNO
Si sa che la Porta, un tempo una posterula o poco più, venne trasformata in un accesso monumentale, probabilmente per fortificare l'area compresa tra la Porta Metronia e la Porta Prenestina-Labicana (oggi Porta Maggiore). Pertanto si costruirono le torri cilindriche ai lati del fornice, alte circa 20 metri, ancora perfettamente conservate, e si provvide al rivestimento in travertino tuttora visibile sul lato esterno, nonchè all'apertura delle finestre per le baliste.

Si pensa che l'ampliamento della porta sia iniziato dallo stesso Aureliano (214 - 275) poco dopo l'edificazione delle mura, e forse un po' da Massenzio (278 - 312) un secolo dopo, ma soprattutto dall'imperatore Onorio nel 401-402.


L'Asinaria è l'unica, tra le porte antiche di Roma, ad avere contemporaneamente torri cilindriche e torri quadrangolari per cui aveva in origine solo le due delle torri a base quadrata che componevano la normale architettura del muro (vedi "Mura Aureliane"). Una struttura così poderosa ne faceva, di fatto, una fortezza.

Essa venne utilizzata dai Goti di Totila (che la trovarono aperta, come anche la Porta San Paolo, per volontà di Papa Silverio che avrebbe offerto al re di lasciare aperta una delle porte della città in modo da liberare Roma dai bizantini. Si disse che l'accusa era falsa per cui la pratica venne rivisitata.

Convocato però l'11 marzo 537 da Belisario per discolparsi, il papa non riuscì a confutare le accuse e venne spedito in esilio. Sembra che i Goti distrussero un terzo della cinta muraria, poi ricostruita.


La porta venne definitivamente chiusa nel 1574, mentre venne invece aperta la vicina Porta San Giovanni, resa necessaria nell'ambito della ristrutturazione dell'intera area del Laterano per consentire il traffico di Roma con l'Italia meridionale.

In effetti la porta Asinaria era divenuta ormai inagibile per il progressivo innalzamento del livello stradale fino a 9 metri, segno che, al contrario del glorioso periodo imperiale, non fu fatta mai una manutenzione della strada.

Tuttavia l'interramento progressivo, come per la Porta Ostiense, ha consentito la conservazione della Porta e della fortificazione interna e addirittura ne venne murato l'ingresso. Venne riaperta solo nel 1956, con un bellissimo restauro ma non fu mai aperta al pubblico.

Nei pressi della porta venne rinvenuta una delle “pietre daziarie”, risalenti al 175 e scoperte in tempi differenti nelle vicinanze di alcune porte importanti, che definivano il confine amministrativo, dove si trovavano gli “uffici di dogana” e dove si pagavano le tasse sulle merci in entrata e in uscita dalla città.

STAMPA DEL XVIII SECOLO CON LA PORTA ASINARIA A SINISTRA

IL DAZIO

In epoca medievale invece, dal V secolo e almeno fino al XV, vennero adibiti anche alla riscossione del pedaggio per il transito dalle porte, alcune delle quali, secondo una prassi divenuta normale, erano addirittura di proprietà di qualche ricco possidente o appaltatore. 

Da un documento del 1474 apprendiamo che il prezzo d'appalto per la porta S. Giovanni (cioè l'Asinaria, perchè la San Giovanni venne aperta un secolo dopo) era pari a ”fiorini 74, sollidi 19, den. 6 per sextaria” (rata semestrale). 

INTERNI DELLA PORTA ASINARIA
Un prezzo abbastanza alto, regolamentato da precise tabelle per la tariffa di ogni tipo di merce, ma spesso aumentato con abusi di vario genere, a giudicare dalla quantità di gride, editti e minacce che venivano emessi. D'altronde con la caduta dell'Impero era caduta la civiltà.

Nicola Muffell di Norimberga, giunto a Roma nel 1452 al seguito di Federico III sostiene che la via “si chiama anche Via degli Asini, perché quando si è riportato qualche trionfo o vittoria, si è passato di lì a cavallo, tutti su asini, muli e animali, perciò è stata chiamata anche Via della Vittoria, e questa via deve percorrere ogni imperatore quando ha ottenuto una vittoria ed è stato coronato, come l'ha percorsa anche l'imperatore Federico.” 

Secondo una versione del XIV secolo, la ragione risiederebbe invece nel fatto che nei pressi della porta si trovasse il “foro degli asini”, il mercato in cui gli animali giunti a Roma dal sud venivano venduti ai contadini della campagna romana.

Sappiamo tuttavia che deve il suo nome all'antica via Asinaria, molto precedente alla stessa cinta muraria, che confluiva poi nella via Tuscolana. Comunque oggi è perennemente chiusa tranne rarissime eccezioni e non comprendiamo perchè non se ne faccia un percorso museale di una certa importanza data la bellezza delle sue vestigia. .





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