CAERE - CERVETERI (Lazio)



TERME DELLE ACQUE DI CAERE
Caere era un'antichissima città dell'Etruria meridionale (nel Lazio moderno), la cui fondazione risalirebbe al XIV secolo a.c. Sorgeva sul luogo dell'attuale Cerveteri a nord ovest rispetto Roma, a 4 miglia dalla costa del Mar Tirreno. Fondata dai Pelasgi (così chiamate dai Greci dell'età classica le popolazioni preelleniche greche) con il nome di Agylla.

Il geografo greco Strabone (Geografia, 5,2-3 e 8) attribuiva la nascita di Cere (Cisra per gli Etruschi, Agylla per i Greci, Caere per i Romani), ai mitici Pelasgi, i quali avrebbero fondato altre città su suolo italico proprio lungo la fascia costiera etrusca e nell'immediato entroterra tirrenico. In effetti le mura che circondavano e in parte circondano Caere sono poligonali, cioè di tipo pelasgico.

Anche Plinio il Vecchio attesta a Caere il nome greco Agylla e la elenca tra le città Etrusche delle settima regione italica, venne fondata dai Pelasgi, e quindi conquistata dagli Etruschi, che la chiamarono Caere.



ETTORE DE RUGGIERO

CAERE (Cerveteri - C. XI 8592-3709. - Città dell'Etruria, presso Tarquinia: alla forma ordinaria di "Caere" stanno accanto I'altra di "Caeres" (C. XI 3595. 3601. 3604. 3605) e di "Caerete" donde Caeretanus (C. avrebbe avuto guerra coi Romani già sotto Tarquinio Prisco e Servio Tullio (Dionys. 3,58. 4, 27); e, scacciato da Roma, Tarquinio il Superbo vi avrebbe esulato con due figli (Liv. 1, 60, 2).

Occupata Roma dai Galli nel 364 a.c. furono a Caere trasportati i sacra e le Vestali, avvenimento ricordato in un elogio (C. I. el. XXIV = C. VI 1272).  Nel medesimo anno fu concluso tra Roma e la città un trattato d'amicizia o ospitium publicum (Liv. 5, 50, 3).

Nella guerra dei Romani contro Tarquinii nel 401 a.c, avendo i Caerites parteggiato per questi, ed essendo minacciati di ostilità da Roma, ottennero un armistizio di cento anni (Liv. .7, 19. 20); secondo Dione Cassio (frag. 33) in un tempo indeterminato, meglio fra l'anno 364 e 481 a.c., una pace sarebbe stata conclusa e Caere avrebbe perduta la metà del suo territorio.

La tradizione è incerta nel determinare il tempo in cui Caere, ottenendo la cittadinanza romana "sine iure suffragi", divenne municipium o praefectura (Livio e Strabone), Gellio invece (16, 13, 7) al tempo dell'invasione dei Galli, nota che per la prima volta allora si sarebbe applicata questa forma della cittadinanza romana. Ma il Mommsen (Staatsr. 3 p. 572) non dà molto peso a tale notizia, giudicando che lo scrittore abbia voluto piuttosto alludere alla classe peggiore di tali municipii, quelli che mancarono di ogni autonomia (cf. Fest. p. 127. 233 Municipinm).

S'ignora quando da questa condizione sia passata a quella di municipio di piena cittadinanza e in che tribù sia stata inscritta. La notizia di Livio (28, 45, 15), che nell'anno 549 a.c. Caere abbia fornito alla spedizione di Scipione nell'Africa degli aiuti, non basta a risolvere il dubbio (cf. Mommsen, Staatsr. 3 p. 585, 1).

A ogni modo, notevole è la singolarità del riordinamento municipale posteriore, specialmente per ciò che riguarda i titoli delle magistrature; il dictator p. e. è molto probabile che rimonti al tempo della sua indipendenza da Roma; che poscia, divenuta "Caere praefectura", abbia avuto semplicemente un carattere sacro, come le altre praefecturae (Mommsen, Staatsr. 8 p. 580), e che divenuta municipio con piena autonomia, abbia assunto il potere degli altri magistrati supremi municipali.

Magistrati:
- Dictator o dictatores (3593. 3614. 3615);
- aedilis iure dicundo e insieme praefectus aerari (3614);
- aedilis annonae (3614);
- aedilis (3015);
- praefectus Caius Caesaris (3610);
- censor perpetuus (3616. 3617);
- quaestor (3615);
- curator Caeretanorum (3367).

Senato e cittadinanza:
- Senatus (3596. 3610. 3619),
- decuriones (3614);
- senatus populusque Caeres (3595. 3601. 3604. 3605. 3608).
- Augvstales (3613. 3614).

Delle divinità non ricorrono che Dii curialis (3593) e Mars (3614).

Edificii pabblici:
- Templum divorum (3614),
- aedes Martis (3614),
- basilica Sulpiciana (3614),
- curia Asemia (3598),
- theatrum (3620. 3621),
- balineum (3621. 3622),
- aquaeductum (3594).
(Dizionario Epigrafico di Antichità Romane - Ettore De Ruggiero - 1886)

TERME ROMANE

ANTICA AGYLLA

La presa di Agylla da parte dei Tirreni (Etruschi),è descritta anche da Strabone, che racconta di un soldato etrusco che giunge sotto le mura della città:
« ...un tale raggiunte le mura, chiese il nome della città. Una delle sentinelle tessale, invece di rispondere alla domanda lo salutò esclamando: "Chaire!" (forma di saluto greco). Avendo pensato che fosse un presagio (nomen omen), i Tirreni cambiarono il nome della città conquistata
(Strabone, Geografia, V, 2,3.)
In un altro racconto, fonte romana più tarda, dove di nuovo uno straniero chiede il nome della città a un suo abitante, questi risponde con un saluto in greco, Χαιρε, ma stavolta la domanda viene posta da un romano e non da un etrusco, e si narra che Agylla prende il nome dal suo fondatore Agella.

Una menzione della città compare anche nella vicenda dei troiani di Enea in guerra con i Rutuli guidati dal loro re Turno, che ricorse all'aiuto di Mezenzio, re della ricca città di etrusca di Caere (Caere opulento).



LE BATTAGLIE

Nella prima metà del V secolo a.c. (tra il 541 e il 535 a.c.) Caere-Agylla combatté insieme agli etruschi alleati dei Cartaginesi contro i Focei nello scontro navale detto Battaglia del Mare Sardo, o Battaglia di Alali. Sebbene lo scontro venne vinto da Focea, la conseguenza fu che Etruschi e Cartaginesi coalizzati bloccarono l'espansione greca nel mar Tirreno occidentale.

TERRACOTTA CERVETERI
I focei superstiti dalle navi affondate vennero divisi tra Etruschi e Cartaginesi, e i Ceretani, che tra gli Etruschi ne ebbero la parte maggiore, li condussero a Caere dove, posti fuori delle mura, li sottoposero ala lapidazione, indegna di un popolo civile. Per questa empietà, una maledizione avrebbe colpito chiunque, uomo o animale, fosse passato presso i luoghi di sepoltura delle vittime, forse il tumulo di Montetosto con il suo santuario extramurario arcaico, lungo la via che da Cerveteri conduce a Pyrgi.

Consci della lor empietà e incapaci di rimediare attraverso i propri riti fece ricorrere i ceretani presso l'oracolo di Delfi, dove la Pizia, ordinò ricchi sacrifici funebri accompagnati da un agone ginnico, dando il via a una tradizione ancor viva ai tempi di Erodoto. 

Durante il regno di Tarquinio Prisco i romani condussero una lunga campagna militare, di almeno sette anni, contro le città etrusche di Veio e Caere. Anche il sesto re di Roma, l'etrusco Servio Tullio, dopo avere assoggettato i Sabini, mosse guerra contro le città di Veio, Tarquinia e Caere.

Nel 510 a.c. Tarquinio il Superbo, cacciato da Roma, andò in esilio con due dei suoi figli a Caere, mente il terzo scelse di riparare a Gabii, dove venne però assassinato dai suoi abitanti.

DONNA DI CAERE

CAERE ROMANA

Caere compare come alleata di Roma nel 387 a.c., quando i Galli di Brenno saccheggiano Roma, infatti dette rifugio alle vestali e ai profughi di Roma attaccata dai Galli, seguendo la via Cornelia che già allora collegava Roma con Caere, poi combattè in Sabina gli stessi Galli sulla strada del ritorno, riuscendo pure a recuperare il bottino sottratto a Roma.

Caere fu grazie a questo la prima città a ricevere lo status di "Municipia sine suffragio", che dava ai propri cittadini diversi diritti della cittadinanza romana, senza quello di voto, e con l'obbligo di partecipare alle guerre condotte da Roma. Per questo vennero iscritti su tavole dette "tabulae Caeritum" che divenne però il registro dove vennero elencati tutti i municipi con questi stessi diritti di Caere.

Ma le cose cambiarono e nel 353 a.c., quando sembrò che Caere si fosse alleata con Tarquinia contro Roma, Tito Manlio Torquato, detto Imperioso, fu nominato dittatore per passare alla controffensiva.

Mentre Roma organizzava la campagna contro Cere, gli ambasciatori cerretani si precipitarono a Roma per implorare la pace, sostenendo che solo pochi cittadini, fattisi convincere dai tarquiniesi, avevano in animo di avversare l'Urbe, la maggioranza voleva il buon rapporto.

Roma rinnovò quindi la pace con Cere, e volse il suo esercito contro i Falisci, senza però che si arrivasse ad uno scontro in campo aperto. Durante la II guerra punica (218- 202 a.c.) in diverse città delle penisola si registrarono fenomeni straordinari e a Caere in particolare un avvoltoio entrò nel tempio di Giove.

TOMBA DEI RILIEVI

LE ACQUE CERRETANE

- Delle Aquae Caeretanae parlò l’imperatore Lucio Domizio Aureliano (214 a.c. - 275 a.c..) dicendo che si trattava “delle acque termali più calde d’Italia

- Strabone (n. 60 a.c. - 21 a.c.) nel suo De Geographia sostiene che “erano talmente famose da essere più popolari della stessa Caere”. lo storico antico romano Tito Livio (59 a.c. - 17 a.c.) nella sua Ab Urbe Condida, la monumentale storia di Roma, riferisce che “Nell’anno 535 tra i vari prodigi ci fu quello delle acque ceriti miste a sangue 
Dopo Aureliano questo sito, esteso per ben 7 ettari, una vera città termale dove si abitava e dove, fra l’altro, effettuavano la quarantena anche le legioni romane, fu cancellato dalla storia” per oltre 1600 anni e ciòè fino al 1987. 

Vennero cercate agli inizi del 1600 d.c., dai due geografi e storici tedeschi Philippus Cluverius (Filippo Cluverio) e Lucas Holstenius (Luca Olstenio) che “mappando”sul territorio italiano, con grande metodologia cercarono, per parecchio tempo ma inutilmente, le Aquae Caeretanae. 

Ma nel 1986 quando nella zona di Pian della Carlotta in prossimità della località del Sasso nel territorio di Cerveteri, a seguito di una aratura effettuata con un trattore dal proprietario del terreno fu segnalata, alla Soprintendenza Archeologica dell’Etruria Meridionale, un’ampia presenza di particolari cocci e frammenti fittili, di marmo, di vetro e numerosissimi tasselli di mosaico che erano sparsi su una grande superficie.

Iniziati i lavori di ricerca affiorarono subito alcune soglie in marmo, e, a cinque metri di profondità, i resti di due grandi vasche, quelle del calidarium e del tepidarium circondati da ben tre file di sedili in marmo, ma non solo, visto e considerato che sotto una volta brillavano dei gran bei mosaici con le loro rispettive tessere in pasta vitrea di colore blu, verde, giallo, nero e rosso a disegnare un’esplosione di fiori su campo bianco. Su una colonnetta votiva c'era scritto: 
A Giove e alle fonti delle acque ceretane”.

Dagli scavi emersero:

- un bustino muliebre somigliante ad una Faustina.
- un pezzo di sedile con su una zampetta di leone,
- lungo le pareti, dei tubi di terracotta che recavano l’acqua calda per riscaldare gli ambienti, come fu scritto, “di dimensioni e livello artistico decisamente eccezionali rispetto allo standard degli insediamenti noti nella zona”. Insomma riemerse pure una bella polla di acqua sulfurea che rendeva acre l’aria tutto intorno.

Furono rinvenute anche tracce di legno bruciato e di vari detriti alluvionali; segno “che furono distrutte dai Visigoti di Alarico o da una violentissima alluvione”; le ricerche archeologiche si fermarono per mancanza di fondi si che mancano ancora il frigidarium, gli spogliatoi e la palestra. Attualmente il GATC (Gruppo Archeologico del Territorio Cerite – onlus) ha avuto dalla Soprintendenza Archeologica (la quale ha come supervisore della Zona l’archeologa d.ssa Rossella Zaccagnini) il permesso di ripulitura e lo sta facendo con la stessa équipe operativa, coordinata da Gianfranco Pasanisi, che ha già sistemato, in maniera eccellente, l’area del Laghetto al Sito UNESCO della Banditaccia a Cerveteri.

A tutt’oggi, in molti notevolissimi spazi, circostanti ed annuncianti le Aquae Caeretanae, si vedono dei frammenti estranei alla natura del terreno; chissà se quello finora riportato alla luce, sommerso di rovi e cespugli, sia totalmente esaustivo del punto di vista estensivo. Fra l’altro sulla sinistra (spalle al mare) del calidarium e del tepidarium c’è un altro spesso “macchione” che copre un’altra struttura che, sebbene più piccola, impegnerà molto, anche lei, i volontari specializzati del GATC al fine dell’ennesima ripulitura finalizzata alla riscoperta delle antiche terme, sperando che, quanto prima, messa in sicurezza tutta l’area, essa possa divenire visitabile da parte tutti.
(Arnaldo Gioacchini – Membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO)

NECROPOLI

NECROPOLI DELLA BANDITACCIA

Accanto alla città di Caere sorse la necropoli etrusca della Banditaccia, la necropoli antica più estesa di tutta l'area mediterranea, sita su un'altura tufacea a nord-ovest di Caere (Cerveteri). Essa si estende per circa 400 ettari e vi si trovano molte migliaia di sepolture (la parte recintata e visitabile rappresenta soli 10 ettari di estensione e conta circa 400 tumuli), dalle più antiche del periodo villanoviano (IX secolo a.c.) alle più "recenti" del periodo ellenistico (III secolo a.c.).

TEMPIO DI PYRGI - FRONTONE

PYRGI

Fu una città portuale etrusca posta alle pendici dei Monti della Tolfa (oggi frazione di Santa Severa) e soprattutto fu il porto di Caere, da cui distava 13 km, distrutta dalla flotta di Dionigi di Siracusa nel 384 a.c., ma che fu ricostruita e divenne poi colonia romana nel 264 a.c. .

Della cittadina romana restano tracce maestose del circuito murario in opera poligonale, nel quale si aprivano alcune porte, oltre a molteplici reperti e iscrizioni in lingua latina conservati nel Castello di Santa Severa e nel borgo medievale che lo circonda. La città è citata da Virgilio nell'Eneide fra le popolazioni che andarono in aiuto di Enea.

Qui venne eretto Il Santuario Monumentale dedicato dal tiranno di Caere Thefarie Velianas (510 a.c.) alla Dea Ilithia-Leucothea, un luogo di culto a carattere internazionale, realizzato secondo un progetto architettonico innovativo. Le decorazioni del tetto e le iscrizioni documentano il culto di Uni e Tinia (corrispettivi di Giunone e Giove) insieme a quello di Ercole. 

Nell’area sacra C furono rinvenute le famose lamine, e nel cd. Edificio delle venti celle, si effettuava la prostituzione sacra. Intorno al 470/60 a.c. l’area sacra viene quasi raddoppiata con l’erezione del Tempio A, a pianta tuscanica e anch’esso dedicato ad Ercole ora insieme a Thesan/Leukothea,

Il Santuario Monumentale è direttamente connesso alla città madre con la monumentale via Caere-Pyrgi, che richiama nel suo ruolo la strada che univa Atene al Pireo. 

Il Santuario Meridionale è una seconda area sacra indipendente dalla precedente, con piccoli altari e modeste strutture. Qui si svolgevano i culti arcaici di Demetra; le numerose iscrizioni etrusche evidenziano il culto parallelo di Kore (etr. Cavatha) e del suo compagno infero (etr. Sur/Suri).

La Pyrgi romana è una città fortificata a pianta rettangolare, impostata sul modello del castrum, cioè dell’accampamento militare, costruita su una parte del precedente abitato etrusco. Il muro di cinta, in opera poligonale in blocchi di calcare, è ancora ben visibile quasi per l’intero perimetro; quattro le porte di accesso, aperte a metà di ciascun lato.

Con l’età imperiale, venuta meno la funzione strategico-militare, il litorale venne occupato da lussuose ville marittime, proprietà di ricche famiglie romane. Nel II sec. d.c. Pyrgi venne dotata dall’imperatore Adriano di un acquedotto facendo ripristinare le banchine del porto.



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