PONTE SUBLICIO



ECCO COME DOVEVA APPARIRE IN EPOCA IMPERIALE

PONS SUBLICIUS

E' il più antico ponte di Roma, realizzato in legno al tempo di Tullio Ostillio (.. - 641 a.c.) e terminato da Anco Marcio, (575 - 616) secondo Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso. Un'altra versione narra che venne eretto da popolazioni abitanti la sponda destra del Tevere molti anni prima della presunta nascita di Roma, restaurato una prima volta da Ercole in persona ed una seconda nel 614 a.c. sotto il regno di Anco Marzio.

La tradizione religiosa, coincidente con la necessità di poterlo smontare facilmente in caso di invasione, prescriveva che non fosse utilizzato altro materiale che il legno, quindi senza ferro e senza bronzo, per cui anche i chiodi erano esclusi e soppiantati da cunei di legno.

Ponte Sublicio, noto anche come ponte Aventino o ponte Marmoreo, è un ponte che collega piazza dell'Emporio a piazza di Porta Portese, a Roma, nei rioni Ripa, Trastevere e Testaccio e nel quartiere Portuense. Il ponte  oltrepassava il fiume Tevere poco a valle dell'Isola Tiberina, dopo il ponte Emilio, in corrispondenza dell'antico guado, l'unico possibile nel percorso nord-sud in epoca protostorica, ai piedi dell'Aventino.

Il più ​​antico e fragile ponte di Roma, detto anticamente il 'ponte dei pali' (Livio 1.33.6: ponte Sublicio, parlando del VII sec. a.c.; Festo 374.), presenta problemi topografici sulla sua collocazione. E 'rimasto principalmente come una costruzione in legno su fondamenta di pietra e pali (Lanciani, Coarelli) e quindi non è sopravvissuto dopo il V sec. a.c. (Richardson, Le Gall 80-82, eccetto che per antiche fonti letterarie e le prove di numismatica).

La sua posizione esatta comunque è ancora sconosciuta. E 'entrato a far parte del Forum Boario, a Trans Tiberim (Trastevere), possibilmente fornendo un importante collegamento con l' Aventino attraverso la Porta Trigemina, e sulla riva destra alle pendici del Gianicolo nonché direttamente alla Via Campana (Le Gall 83 n. 4).

Le Gall (82-86) ha proposto una locazione ragionevole per il ponte, a valle del Ponte Emilio; locando la sua testa di ponte sinistra immediatamente a sud del Tempio rotondo del Tevere, tra la Cloaca Massima e la "Cloaca del Circo Massimo".

Studi topografici di Coarelli del Foro Boario seguono questa posizione, almeno per la testa sinistra del ponte. La posizione della testa di ponte Transtiberina è più oscura. Il Frammento 27 della tavola Severiana, che raffigura la riva destra di fronte alla zona del Foro Boario, non rappresenta il ponte né offre una via conveniente per unirsi al Foro (Rodríguez Almeida, Forma 141).


IL PONTE SACRO



Il nome Sublicio (Pons Sublicius) deriva dal termine sublica, che sembra di lingua volsca, che significa "tavole di legno".

Il ponte era infatti costruito originariamente tutto in legno e vi è legato l'eroe Orazio Coclite, nei primi anni della Repubblica romana, che difese da solo il ponte che conduceva a Roma contro gli Etruschi di Chiusi guidati dal loro lucumone Porsenna.


Orazio Coclite riuscì ad arrestare l'avanzata degli Etruschi mentre i compagni demolivano il ponte Sublicio per impedire che i nemici passassero il Tevere. 

Quando il ponte stava per crollare, Orazio ordinò loro di mettersi in salvo, rimanendo a combattere da solo. Poi per alcune fonti affogò, per altre si salvò, ma non fu dimenticato, nè lui nè il ponte.

Secondo le regole religiose romane il ponte doveva essere fatto interamente di legno, ovviamente per poterlo smontare facilmente per esigenze di difesa. Infatti i romani non lo abbatterono, perchè sarebbe stato impossibile, ma lo smontarono, cioè sfilarono man mano tutti i chiodi di legno che lo tenevano unito.

Coloro che sapevano costruire un ponte erano in tempi arcaici considerati sacri, perchè ispirati dagli Dei. Il costruttore di ponti era il Pontifex, il "pontefice", termine adottato poi dalla religione cattolica, 

Ma il ponte era ritenuto sacro anche perché vi si svolgeva il rito degli Argei che si svolgeva il 15 maggio di ogni anno. Quel giorno una lunga processione di vergini romane seguiva la vestale Flaminia, sacerdotessa di Giunone e moglie del sacerdote di Giove, il pontefice massimo, che seguiva in processione, seguito dal pretore e i sacerdoti lungo le strade della città.

Al ponte Sublicio il corteo si arrestava e Flaminia, con le vesti discinte per esternare lo stato di dolore, dopo aver legato mani e piedi a 24 fantocci in vimini portati fin li, li gettava nelle acque del fiume uno dopo l'altro. 

Tale cerimonia voleva forse ricordare gli Argei o Argivi, i 30 compagni di Ercole che, spinti dal desiderio di tornare al più presto da Argo, la patria lontana, chiesero ed ottennero di essere gettati, almeno dopo morti, nel fiume ed abbandonati alla corrente. 

Ma secondo altri, in una versione più credibile, i compagni di Ercole furono gettati vivi nella corrente dalla rivolta popolare. 

Ciò spiegherebbe il dolore e le conseguenti feste di Lemuria, per la cui cerimonia erano addetti, secondo alcuni creati ad hoc, la magistratura religiosa dei “pontifices”. 

Il nome in lingua volsca significa "tavole di legno". Il ponte era infatti costruito con piloni formati da fasci di travi affondati nel letto del fiume e con le altre parti assemblate con sistemi ad incastro, con traversine di legno duro, senza ferro nè bronzo.


ORAZIO COCLITE

Ad esso è legato il mitico episodio di Orazio Coclite, nei primi anni della Repubblica romana.

Si narra che nel 508 a.c., nei primi anni della Repubblica romana, Orazio Coclite riuscì ad arrestare l'avanzata degli Etruschi mentre i compagni demolivano il ponte Sublicio per impedire che i nemici passassero il Tevere.

Quando rimase da abbattere soltanto una piccola parte del ponte, Orazio ordinò ai compagni di mettersi in salvo, rimanendo a combattere da solo. Al termine della demolizione si gettò nel Tevere con tutta l’armatura e secondo Polibio affogò.

RICOSTRUZIONE DELLA PRIMA VERSIONE

Secondo Tito Livio, invece, riuscì a traversare il fiume nuotando e a raggiungere Roma. Il popolo di Roma gli dimostrò la sua gratitudine dedicandogli una statua e donandogli un appezzamento di terreno pari a quanto ne poteva arare in un intero giorno.


CAIO GRACCO

Un altro episodio che lo rese famoso ma anche funesto, fu quello dei Gracchi. 122 a.c., quando Caio Gracco vide cadere la propria legge con cui proponeva la concessione della cittadinanza romana ai Latini, e latina agli Italici. Dalle elezioni consolari dello stesso anno venne eletto Lucio Opimio che propose l'abrogazione di tutte le leggi graccane. Questi, invitò i senatori e i cavalieri a presentarsi armati in Campidoglio per porre in salvo le istituzioni dello Stato.


Opimio respinse ogni tentativo di proposta avanzata dai graccani e l'assalto all'Aventino. Flacco cadde per primo e Caio cercò di fuggire verso il ponte Sublicio per dirigersi verso il Gianicolo. Per non finire nelle mani dei nemici, raggiunto il bosco della Dea Furrina (attuale villa Sciarra), si fece uccidere dal servo Filocrate, che poi si uccise a sua volta. L'antico ponte, dunque, stava all'altezza della porta Trigemina, tra l'ospizio di S. Michele e l'Aventino. 


I RESTAURI  


NELLA SUA PRIMA VERSIONE
DOVEVA APPARIRE COSI'
Il ponte subì frequenti restauri e ricostruzioni (60, 32, 23 a.c., 5 d.c., 69 d.c.), sotto Antonino Pio e probabilmente anche sotto gli imperatori Traiano, Marco Aurelio e Settimio Severo, con la ricostruzione dei piloni in muratura e rivestimenti in travertino. Sulle monete di epoca imperiale compaiono alle estremità del ponte anche un paio di archi in entrata e in uscita con due coppie di statue.

Dopo l'inondazione del 60 a.c. fu inevitabile la ricostruzione del ponte con sovrastrutture in legno sopra pilastri di pietra. Altre distruzioni si ebbero nel 23 a.c. sotto Antonino Pio. 

I sostegni di solida muratura erano sufficientemente alti sulla linea dell'acqua da rimanere nella memoria per tutto il medioevo, e ne sentiamo parlare di frequente come di un "pons fractus iuxta Marmoratam" (ponte crollato presso la Marmorata).


LA DISTRUZIONE


La rovina del ponte si lega con il tramonto della religione pagana e con il cessare dei rituali che avevano per oggetto questa reliquia della città, tanto che non fu più ricostruito, ma nel medioevo ancora si vedevano i resti nei periodi di magra.

Furono demoliti del tutto sotto Sisto IV. Infatti "Il 23 luglio 1484" in cui "Papa Sisto, il grande demolitore dei monumenti romani, mandò.... 400 grandi palle di cannone di travertino, fatte dei resti di un ponte di Marmorata, chiamato il ponte di Orazio Coclite". Pensare che i rivestimenti romani del ponte furono trasformati in palle di cannone anzichè edificarvi il nuovo ponte fa rabbrividire. Ma si sa che i Papi furono famosi per la distruzione di Roma antica.

In compenso al termine poi di ogni ricostruzione venivano compiute particolari cerimonie propiziatrici da parte del collegio dei pontefici, copiando un po' gli antichi rituali pagani.

Comunque i pilastri nuovi edificati dal Papa Sisto tennero meno dei precedenti che forse potevano essere tenuti vista la grande capacità edificatoria e ingegneristica dei romani. Infatti i nuovi pilastri durarono solo 4 secoli, cioè fino al 1878, quando con la dinamite si effettuò la loro completa distruzione per la risistemazione degli argini del fiume.




IL PONTE SUBLICIO OGGI
IL PONTE NUOVO

Dello scomparso ponte romano porta la stessa denominazione il ponte, costruito nel 1918 su progetto del valido architetto Marcello Piacentini.

Il grande architetto italiano è ancora oggi studiato in ingegneria e architettura in ogni parte del mondo per la sua grande abilità e innovazione, che  espresse pure nell'edificazione del cosiddetto Colosseo Quadrato.

Il nuovo ponte congiunge le due rive del Tevere all'altezza di Piazza di Porta Portese con Piazza dell'Emporio.

Ponte Sublicio, o ponte Aventino o ponte Marmoreo, collega piazza dell'Emporio a piazza di Porta Portese, a Roma, nei rioni Ripa, Trastevere e Testaccio e nel quartiere Portuense.

Il ponte, che inizialmente, secondo il progetto del 1914, si sarebbe dovuto chiamare ponte Aventino per la vicinanza al mitico colle, è in muratura ed ha tre arcate, misura 105 m in lunghezza e 20 in larghezza.

Dell'antico ponte non resta oggi alcuna traccia, ma la sua ubicazione era all'altezza dell'odierna via del Porto, all'estremità settentrionale del complesso del San Michele.




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