ASSISI ( Umbria )





LA STORIA

Assisi fu in tempi remoti un insediamento di origine Umbra, come provano i resti di un santuario con statuine bronzee, individuato in cima al colle di S. Rufino. Sembra si trattasse di un piccolo villaggio abitato dagli

Umbri già nel periodo Villanoviano (IX - VIII sec. a.c.). Inoltre tracce di mura ciclopiche sono venute alla luce al di sotto di vari muri di costruzione visibili nelle cantine dei palazzi gentilizi, probabilmente attribuibili alla csiddetta civiltà pelasgica che da alcuni studiosi vine rapportata alle popolazioni umbre.

Il suo nome secondo alcuni ha origini prelatine, interpretato come "città del falco", oppure, da radici latine, come "torrente" con riferimento al fiume Assino.
La città si sviluppò poi a ridosso dei territori controllati dagli Etruschi.

Assisi passò sotto la sfera di influenza romana a partire dal III sec. a.c., con un trattato che la impegnava a fornire aiuti militari a Roma. Nel 295 a.c., con la battaglia di Sentino, i Romani imposero il loro dominio anche nell'Italia centrale controllando anche Assisi, e nel 90 alla città fu accordato l'onore di diventare municipio.

Parte del territorio, dopo il 41 a.c. venne però assegnato alla vicina Spello. Nello stesso periodo la città dette i natali a Properzio, uno dei massimi poeti elegiaci del tempo.

Agli Umbri che fondarono Assisi, subentrarono dunque gli Etruschi che furono però cacciati dai Romani e, nel I sec. a.c., Assisi diventò Municipio Romano vivendo in prosperità fino alla caduta dell’Impero Romano.

Questo accavallarsi di civiltà dette una grossa impronta alla cittadinanza e all'arte.

Sotto Roma Asisium inizia un lungo periodo di prosperità e pace, e in qualità di Municipium, quindi con diritto di voto, diventò un importante centro economico e sociale dell'Impero romano.

Nel 545 d.c., Assisi, che era già divenuta Cristiana per opera del suo primo Vescovo Rufino, viene assalita e distrutta dai Goti di Totila.



ASISIUM ROMANA

La collezione archeologica pertinente al municipio si trova nel Museo del Foro Romano, in parte ospitato nella cripta di San Nicolò ma che si estende molto oltre, sotto la superficie della piazza, fino a giungere in una sala in cui è visibile il lastricato della zona meridionale dell'antico foro.



IL FORO ROMANO

Il foro era lo spazio destinato alle manifestazioni civili e sacre, allo scambio di commerci, comizi, tribunali e amministrazione, che ad Assisi coincideva con parte della terrazza meridionale, comprendente anche il tempio e un'area sacra circostante.

L'Assisi del I sec. a.c., si trova in parte sotto la Piazza del Comune: in età comunale, infatti, si decise purtroppo di ricoprire i resti dell'antica città romana e costruire un nuovo centro cittadino.

Vi si sono trovate attestazioni del tribunale (suggestum), in grandi parallelepipedi di calcare rosa, a tre gradoni, sui quali sedevano i sette magistrati, i quinqueviri e i due quattuorviri iure dicundo, dove è possibile leggere delle incisioni a riguardo.
Gli scavi, oltre alle scale che dalla grande terrazza di 85 x 45 m, portarono all‘ulteriore terrazzamento sul quale poggia il tempio, in asse all‘ingresso di questi, è stata scoperta la base di un tetrastilo che secondo un iscrizione conteneva un gruppo scultureo di Castore e Polluce.
Di fronte alla pedana del tribunale, al centro della piazza, si trova dunque un basamento con iscrizione, che sorreggeva, tra quattro colonne poste agli angoli, le statue dei Dioscuri di inizio I sec. d.c., cui probabilmente era dedicato l’intero complesso sacro.

Un muro di travertino in opus quadratum collegava il piazzale sottostante alla terrazza superiore su cui si ergeva il tempio; successivamente furono costruite gradinate simmetriche per facilitarne il passaggio, visibili, ma non ancora accessibili, dal percorso degli scavi.

Sono state rinvenute due fontane o cisterne, di cui una pressoché intatta, con una camera dalle pareti lisce e voltata e un parapetto ad argine. L'altra, invece, è inglobata nel muro della Chiesa di San Nicolò ed è identificabile solo in parte.

Il senso del progetto e l’opera di restauro dell’antica piazza di Assisi hanno avuto come principale fine quello di rendere facilmente accessibili siti archeologici di particolare interesse. Circa cinque metri al disotto dell’attuale Piazza del Comune di Assisi si trova il Foro Romano, esteso su un’ampia area.
L’antico foro è stato così trasformato in un percorso archeologico ricco di statue ed epigrafi romane accessibile ad un'utenza ampliata. E’ stata realizzata una passerella in acciaio e vetro, garantendo la sicurezza e la visibilità dell’antica pavimentazione romana e dell’ingresso originario al tempio di Minerva. Una piccola sala didattica, ricavata all’interno del percorso museale, permette di vedere i siti archeologici della città e di effettuare una visita virtuale dei monumenti più significativi.

Un cunicolo porta sotto alla Piazza del Comune, al cosiddetto foro romano, che invece si trovò piuttosto nell‘area della Cattedrale di S. Rufino.



IL TEMPIO DI MINERVA

Il principale monumento di Assisi romana è il cosiddetto tempio di Minerva, sulla cui facciata si trovato sei belle colonne monolitiche corinzie; l'edificio si data probabilmente alla fine del I sec. d.c. Piazza della Minerva ad Assisi deve il suo nome ad un tempio eretto da Domiziano e dedicato a Minerva Chalcidica, che occupava l’area dove oggi si eleva la chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

Le sei splendide colonne corinzie con capitelli corinzi, che poggiano su dei plinti che, per mancanza di spazio, sono collocati sulla scalinata che si inoltra nel pronao e l'intera facciata sono ancora intatte dopo circa 2025 anni. Anche le mura laterali dell'edificio sono ben conservate, ma visibili soltanto dall'esterno.

Il tempio costituisce uno degli esempi più integri e leggibili dell'architettura sacra romana. Fu edificato su uno dei terrazzamenti che costituivano l'antica città ed in particolare sulla terrazza centrale che si affaciava sul piazzale sottostante, identificato come foro.

Presenta una cella quadrangolare preceduta da un pronao molto breve, attualmente coperto da una volta a padiglione. La cella era costruita a piccoli blocchi di calcare locale legati da malta: di questa sono visibili la facciata e la controfacciata, mentre i muri laterali sono stati incorporati nella chiesa di S.Maria sopra Minerva, edificata nel XVII sec. Sulla fronte, sei colonne scanalate di ordine corinzio poggiano su alti plinti, sormontati da capitelli con doppio ordine di foglie d'acanto.

Al disopra poggia l'architrave sul quale campeggiava un'iscrizione dedicatoria con lettere in bronzo, andate perdute. Dal loro posizionamento si deduce il testo, riferito ai quattorviri quinquennali che eseguirono a proprie spese la costruzione del tempio.

L'accesso era garantito da due scalette simmetriche aperte nel muro di sostegno del tempio. Il foro, pavimentato con lastre quadrangolari di calcare, era circondato su tre lati da un porticato di colonne doriche. Recentemente è stato riscoperto un breve tratto del tempio vicino all'altare, con un arco murato.

Per Johann Wolfgang von Goethe, durante il suo viaggio in Italia, questo fu il primo monumento integro dell‘antichità che avesse visto e ne restò entusiasta.



CISTERNA ROMANA

Inglobata nel muro di terrazzamento nord-orientale della città e perfettamente conservata, è visibile all'interno della cattedrale di San Rufino, poiché utilizzata come basamento di fondazione per il campanile.

La cisterna, databile alla seconda metà del II sec.a.c. è costituita da un ambiente quadrangolare costruito in opera quadrata di travertino a secco e copertura a botte eseguita con blocchi ben connessi. Una cornice aggettante corre sui lati lunghi e sulla parete di fondo segnando il piano d'appoggio della copertura.

L'afflusso dell'acqua era ottenuto da un'apertura verticale di forma stretta ed allungata, praticata nella parete di fondo, incorniciata sopra da un'armilla di conci radiali.

La monumentalità dell'ingresso sottolinea la funzione pubblica dell'opera, destinata all'attingimento dell'acqua di tutta la cittadina.



IL NINFEO

In località Santureggio sono conservati i resti di un ninfeo a facciata. Una monumentale fontana pubblica con grosso muro di fondo in opera quadrata, posto lungo il fianco ripido del colle, e una grande vasca antistante, pavimentata a grandi lastre, destinata a raccogliere l'acqua.
Due ali di muratura a piccoli blocchi chiudevano il complesso lateralmente.
La parete di fondo presenta una profonda rientranza (esedra) ed un'apertura per lo sbocco dell'acqua che si versava sul pavimento dell'esedra e dopo una sorta di decantazione andava nel bacino sottostante. La fuoriuscita dell'acqua era delimitata in basso da una mensola ornata da due protomi leonine.
Il ritrovamento di oggetti di carattere votivosuggerisce che la fonte fosse sacra e dedicata a una qualche divinità, per cui anche acqua salutare e miracolosa.
Il ninfeo dovrebbe risalire alla fine del II sec. a.c., mentre la sua massima espansione e frequentazione può essere datata tra la fine del I sec. a.c. e metà I sec.d.c.




L'ANFITEATRO

Nel quartiere di Porta Perlici, del XII sec., con duplice arco interno e stipiti in blocchi umbri e romani, si trovano i resti dell'impianto dell'Anfiteatro Romano (I sec.d.c.), riconoscibile nella sua forma ellittica dalla disposizione degli edifici medievali.

Ne rimane un arco in cunei di travertino, mentre un giardino occupa l'area dell'arena. I resti dell’anfiteatro sono disseminati nel quartiere e in qualche cortile privato si osservano resti degli archi e delle mura. Verso la cattedrale di San Rufino si trova il cosidetto “torrione”resto tombale sotto cui passa la “via tecta”.



IL TEATRO

Poco lontano, verso il Duomo, in Via del Torrione, sono visibili tre arcate in due ordini: è ciò che resta del Teatro Romano, anche esso del I sec. Fino al XIII secolo, l'estensione medioevale coincide con quella romana. All’interno di un cortile di un affitta camere si osservano altri resti del teatro Romano.



LE MURA

Perfettamente ricostruibile è il tracciato delle mura antiche, erette tra la fine del II° e l'inizio del I° secolo a.c.; della cinta, che racchiudeva la parte superiore del colle compresa l'area della Rocca maggiore, restano vari tratti, ma delle cinque Porte originarie è conservata la sola Porta Urbica, all'interno del Palazzo Fiumi-Roncalli.

La città era organizzata in una serie successiva di terrazze, sorrette da poderosi muri di sostegno che le donavano un tipico aspetto a gradinate, così come la descrive il poeta Properzio. Questa struttura, scaturita dall'esigenza di superare il ripido dislivello del colle, si trasmetterà pressoché intatta nell'impianto della successiva città medioevale ed è ancora leggibile nella pianta attuale.

A Piazza Matteotti si scorgono mura romane, probabilmente di un condotto per l’ acqua usata nelle battaglie navali nell’anfiteatro, con accesso attuale ad un camminamento, la cosiddetta “via tecta” sempre pertinente all’anfiteatro. Uscendo dal camminamento si incontra un muro del primo sec. a.c.

Molti sono i reperti emersi nella zona sottostante la Piazza del Comune come testimoniano resti di mura romane in ristoranti, abitazioni private sia all’esterno che all’interno, o il pozzo ritrovato sul sagrato della Chiesa Nuova.



STRADE E DOMUS

Nella cattedrale di San Rufino, oltre alla suddetta cisterna romana, vi sono capitelli di spoglio e un sarcofago romano con il mito di Selene ed Endimione riutilizzato per il vescovo Rufino.

Scendendo verso Piazza del Comune, lungo via San Rufino, si trovano i resti di una strada romana. All’interno del bar Sensi, conclusa Via San Rufino prima della Piazza del Comune, si trovano resti di un mosaico pavimentale romano di una domus.

Verso la Chiesa di Santa Maria Maggiore sono state trovate molte testimonianze di abitazioni come si può vedere nelle riproduzioni e dai resti di affreschi e di splendidi pavimenti musivi provenienti dalla domus di Palazzo Giampè conservate insieme ad altri affreschi della cosiddetta casa della Musa nel foro Romano.

All’interno del Bar Domus, in Via Sant’Agnese, è possibile vedere un mosaico bianco e nero di una casa.

Sotto la chiesa di Santa Maria Maggiore, precisamente sotto l'abside, sta la cosiddetta casa di Properzio o della Musa. Scavi dell'800 e della metà del 900 hanno portato alla luce tre ambienti comunicanti, due dei quali con pavimento originario in mosaico e resti della decorazione parietale.

Le pitture appaiono sono del IV stile pompeiano e si collocano intorno alla metà del I sec.d.c.
Sono emerse successivamente una stanza con pavimento in pietra di varie tonalità di giallo, un'altra con pavimento a tessere bianche e nere e mura rosse a motivi vegetali e animali, un corridoio giallo con quadretti e candelabri e infine un criptoportico o nicchia con disegni di uccelli e insetti in un’immaginaria siepe. La studiosa Guarducci attribuisce questa casa al poeta Properzio per un graffito in essa conservato in cui si dice "..ho baciato la casa della Musa…" ma è per ora difficile, per l’assenza di indizi diretti, stabilirne il suo proprietario, di sicuro ricco e di buon gusto, se non il poeta un patrizio, o un ricco commerciante della zona.


Uno scavo in corso da dieci lunghi anni, iniziato a seguito del sisma che colpì l’Umbria nel 1997, che lentamente ha riportato alla luce i primi ambienti di una domus romana di vastissime dimensioni, situata a sette metri nel sottosuolo. Ad oggi, gli archeologi hanno rinvenuto preziosissimi elementi: tre colonne del Giardino Porticato; il Triclinio, dove i Romani allegramente si “impegnavano” in lauti pasti e in piacevoli chiacchiere, arredato con pitture di grifoni, animali mitologici e motivi architettonici a sfondo giallo e rosso; il meraviglioso Cubiculum, una stanza da letto superbamente decorata, con un mosaico geometrico posto ad impreziosirne il pavimento ed un gioco di colori bianco, nero e rosso a modellarne le pareti, che si crede fosse riservato ad una donna, sia per i soggetti dei cicli pittorici, come la scena della tolettatura, sia per il rinvenimento di un numero rilevante di fermacapelli. La splendida residenza, con affreschi degni dell'antica Pompei, della quale richiama a nche lo stile, e che si stima si estendesse su una superficie di 500 mq, e che al momento costituisce un unicum a nord dell’Urbs, si pensa riserverà ancora molte sorprese!



UNA CURIOSA LAPIDE ROMANA

Nei lavori di restauro del Coro di S. Chiara (del Convento di S. Damiano, Assisi), è stata scoperta una lapide romana che misura cm 80 di larghezza, cm 96 di altezza, e cm 30 di profondità.

La scrittura è del II-III sec. d.c., periodo degli Antonini (138-180) e di Commodo (180-192):

T. BABRIO EPAPHRAE
FARUSAE MAEC LOCI
CONIUGI

Sulla sinistra, a capofitto, si trova un’effigie a basso rilievo che porta penzoloni sulle spalle la pelle di una capra; sulla destra, appollaiata dentro una grotta, formata dal prolungamento della L, un uccello. C’è anche la figura di un mortaio con un pestello. La donna che scrisse la lapide commemorativa per T(ito) BABRIO EPAFRA (originario della fattoria) di FARUSA (e della tribù) di MECIA (suo) CONIUGE e fece i bassorilievi di Giunone Caprotina e di Giunone Lucina, volle eternare il suo matrimonio, fatto secondo il rito della focaccia di farro pestato e macinato, che era la forma più sacra e più religiosa in uso tra i romani.




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