ORAZIO COCLITE





Nome originale: Horatius Cocles
Nascita: 536 a.c., circa
Morte: 490 a.c., circa
Incarico politico: 509 a.c.



LA SITUAZIONE POLITICA

Tarquinio il Superbo era stato da poco cacciato dalla rivoluzione del popolo per gli abusi di potere, le violenze e la cattiva amministrazione. Esiliato, l'ex re etrusco chiese appoggio a Porsenna, altro re, ovvero Lucumone etrusco, che mosse guerra ai Romani.
Secondo la leggenda Porsenna assediò Roma, ma, pieno di ammirazione per gli atti di valore di Orazio Coclite, di Muzio Scevola e di Clelia, tolse l'assedio e se ne tornò a Chiusi. La leggenda è di età imperiale, quando Roma doveva essere esaltata a tutti i costi e Tito Livio e Tacito dovettero porsi in linea, per celare l'onta della disfatta romana contro gli etruschi di Porsenna.

COCLITE
In una versione più credibile, Porsenna invece occupò Roma e la dominò a lungo, forse un paio d'anni, e non riconsegnò il trono a Tarquinio anche se fu più clemente del predecessore. Plutarco riferisce che gli fu eretta una statua di rame vicino al senato e che Roma dovette pagare decime per molti anni, in qualità di provincia chiusana. Inoltre il Lucumone chiese ai romani di offrire, in segno di riconoscimento al vincitore, un trono d'avorio, un manto regale, uno scettro ed una corona d'oro, tutti simboli della regalità etrusca.

Plinio il Vecchio aggiunge nella sua Historia Naturalis, che Porsenna proibì ai romani l’uso del ferro se non in agricoltura. Gli accordi di pace furono comunque clementi, perche Roma poté mantenere il suo ordinamento repubblicano, ottenere la liberazione degli ostaggi e del Gianicolo, in precedenza occupato dalle truppe etrusche.

Secondo altri Porsenna non era solo re di Chiusi, ma agiva per conto di altre città etrusche alleate o sottomesse. Infatti Tarquinio il Superbo, dopo il vano tentativo di riconquista del trono con l’aiuto di Veio e Tarquinia, rivoltosi a Porsenna ottenne la sconfitta dell'Urbe ma non il trono di Roma.

Livio “Mai prima il Senato aveva provato un panico simile, tante erano allora la potenza di Chiusi e la fama di Porsenna”, il che fa pensare ad un esercito numeroso e ben armato di cui facessero parte non solo le milizie di Chiusi, ma anche di altre città etrusche, evidentemente un a lega. Livio riferisce poi che Porsenna, con il trattato di pace, ottenne dai romani che fosse restituito il territorio che era stato preso ai Veienti, vanificando così la faticosa conquista di Veio.

Plinio il Vecchio poi, descrivendo il leggendario mausoleo di Porsenna lo definisce “Re d’Etruria”, per non contare della leggenda etrusca sul fulmine evocato da Porsenna sul mostro Olta che minacciava la città di Volsinii, dove Porsenna è citato come re di Volsinii.



LA TOMBA DI PORSENNA

Racconta Varrone che Porsenna, sentendo la morte arrivare, aveva fatto costruire un cocchio trainato da 12 cavalli tutto d'oro, e una chioccia con cinquemila pulcini, anch'essi d'oro.

Fu sepolto, sempre secondo Varrone, sotto la città di Chiusi, in un monumento di pietra squadrata con un labirinto inestricabile da cui non si usciva senza un gomitolo di filo. Sopra questo quadrato stavano 5 piramidi, 4 agli angoli, una in mezzo, inclinate in modo che in cima a tutte ci fosse collocato un globo di bronzo ed un “petasus”, da cui pendevano campanelli tenuti da catene, i quali, agitati dal vento, mandavano i suoni lontano come un tempo fu fatto a Dodona.

Su questo globo sarebbero state erette altre quattro piramidi, alte ciascuna 100 piedi. Il racconto sembra un po' fantasioso.

Forse i pulcini e la chioccia rappresentano l'armata e le famiglie nobiliari che acquisivano il diritto di essere sepolti vicino al loro Re, ma soprattutto indicano la ricchezza e la potenza di Porsenna, forse favoleggiata in gran parte, ma che di certo vinse su Roma.



ORAZIO COCLITE (536? - 490? a.c.)

Orazio Coclite, Horatius Cocles, fu un eroe mitico del VI sec. a.c.. Cocles in latino significa "con un solo occhio", ma poteva essere anche il nome della sua gens. Secondo la leggenda difese da solo il ponte che conduceva a Roma contro gli Etruschi di Chiusi guidati dal lucumone Porsenna. Era il fratello di Marco Orazio Pulvillo che fu console nel 509 a.c. ed entrambi discendevano dai tre fratelli Orazi, insomma eroi per vocazione familiare.

Si narra che nel 508 a.c. Orazio Coclite riuscì ad arrestare l'avanzata degli Etruschi mentre i compagni demolivano il ponte Sublicio, unico passaggio dal fiume, per impedire che i nemici passassero il Tevere.

Inizialmente al suo fianco combatterono Spurio Larcio e Tito Erminio. Quando rimase da abbattere soltanto una piccola parte del ponte, Orazio ordinò loro di mettersi in salvo, rimanendo a combattere da solo.

Al termine della demolizione si gettò nel Tevere con tutta l’armatura e qui, secondo Polibio, affogò. Di certo con l'armatura non poteva nuotare.

Secondo Tito Livio, invece, riuscì a traversare il fiume a nuoto e a rientrare nella città che aveva salvato dalla conquista, chissà, forse aveva avuto il tempo di togliersi l'armatura. Il popolo di Roma gli dimostrò la sua gratitudine dedicandogli una statua e donandogli un appezzamento di terreno pari a quanto ne poteva arare in un intero giorno. Sembra però che Porsenna, non riuscendo ad entrare, assediò la città prendendola per fame.

Di sicuro questo eroe è esistito e magari ha compiuto gesta coraggiose, perchè le leggende hanno sempre del vero alla base, ma che Roma alla fine sia stata sconfitta da Porsenna è altrettanto probabile.

Che sia esistito lo confermerebbe la storia narrata da Verrio Flacco, che definì gli aruspici etruschi perfidi ed ingannatori, perchè una volta convinsero il popolo a nascondere una statua di Orazio Coclite colpita da un fulmine, che era l'esatto contrario di quanto si sarebbe dovuto fare. Infatti solo quando gli aruspici furono scoperti e giustiziati e le statue sistemate in un luogo aperto ed elevato, il popolo romano tornò a godere di eventi fortunati.
Considerando che Verrio visse tra la fine del I sec. a.c. e l'inizio del I sec. d.c., e che anche Gellio la riporta, si può dire che il ricordo di Orazio fosse ancora molto forte, e forse all'epoca citato da più fonti.




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