MAURIZIO





Nome: Flavio Maurizio Tiberio
Nascita: 539 d.c. Arabissus (Cappadocia)
Morte: 602 d.c. Calcedonia
Moglie: Costantina
Figli: Maria, Teodosio, Tiberio, Pietro, Paolo, Giustino, Giustiniano, Anastasia, Teoctista, Cleopatra.
Regno: 582-602 d.c.







"Uomo temperato ed avveduto, estremamente preciso in tutte le cose, non era schiavo dell’agitazione; morigerato e coerente nello stile di vita e nei costumi, avvezzo soltanto ai cibi necessari e comuni, dominava pure tutti gli altri vizi che danno lustro all’esistenza dei dissoluti"
(Evagrio di Epifania, Storia Ecclesiastica)



LE ORIGINI

Flavio Maurizio Tiberio nacque nel 539 nella città di Arabissus in Cappadocia da un'antica famiglia romana insediata in Asia Minore alcuni secoli prima. Suo padre si chiamava Paolo e sua madre Giovanna. Ebbe un fratello, Pietro, e due sorelle: Teoctista e Gordia. Trascorse la sua infanzia alla corte dell'Imperatore Giustino II ed era amico del capitano delle guardie imperiali Tiberio, il futuro imperatore Tiberio II.

Quando Tiberio venne nominato Cesare nel 574, Maurizio fu nominato comes excubitorum, occupando il posto che era stato già di Tiberio e nel 577 venne nominato patrizio.



LA MILIZIA

Nel 578 Maurizio venne nominato magister militum dal nuovo imperatore Tiberio II, che gli affidò il comando dell'esercito romano-orientale in Mesopotamia contro i Persiani al posto del generale Giustiniano, che aveva dato scarsi risultati. Maurizio arrivò in Mesopotamia in un periodo turbolento, infatti lo scià di Persia Cosroe I aveva rotto la tregua di tre anni e invaso a sorpresa la Mesopotamia.

Maurizio si recò in Cappadocia dove reclutò 15.000 mercenari tra armeni e siriani, poi raggiunse Citharizon, dove si accampò e addestrò i soldati a fortificare gli accampamenti. Quindi andò a difendere Teodosiopoli in Armenia, credendo che i Persiani la stessero assediando; quando scoprì che erano invece nelle vicinanze di Amida, corse indietro per scoprire che i Persiani erano già ritornati in Persia.

Maurizio, ristabilìta la disciplina nel suo esercito invase l'Arzanene, dove occupò alcune fortezze, accumulò un grande bottino di guerra e un gran numero di prigionieri che vennero poi deportati a Cipro. In seguito si diresse verso sud saccheggiando i dintorni di Nisibi e conquistando la città di Singara. Inviò Cours e Romano a saccheggiare le zone intorno il Tigri e svernò a Costantinopoli. Nella primavera dell'anno successivo, nel 579, dopo la morte dello scià Cosroe I, Maurizio ritornò in Oriente e devastò la zona del Tigri, invase la Media, e svernò a Cesarea in Cappadocia.

Non dimentichiamo che lo spirito romano che aveva animato e sostenuto l'impero era ormai tramontato. I Romani di un tempo non saccheggiavano, conquistavano e chiedevano poi vettovagliamenti e tributi. Ma coll'avvento del Cristianesimo lo spirito combattivo e l'abilità straordinaria dei generali erano svaniti, e i Romani si comportavno ormai come quei barbari che tanto avevano combattuto.

Nel 580 Maurizio traversò l'Eufrate presso la città di Circesium, per dirigersi verso alla capitale dell'Impero Persiano Sasanide. Ma alcuni alleati arabi trdirono e Maurizio si trovò a combattere il grosso dell'esercito sasanide. Comunque vinse e i Sasanidi dovettero ritirarsi oltre l'Eufrate.

Lo scià chiese la pace, ma Maurizio pose come condizione la restituzione della fortezza di Dara e rifiutò ogni indenizzo in denaro. Le condizioni non vennero accettate e la guerra continuò annientando l'esercito persiano.  Maurizio tornò in patria nel 582 e Tiberio gli concesse il trionfo.



IL REGNO (582 – 602)

Poco dopo Tiberio si ammalò e in punto di morte radunò il senato proponendo Maurizio come successore. Il senato accettò e Maurizio alla morte di Tiberio II divenne Imperatore d'Oriente. Pare che le ultime parole di Tiberio a Maurizio fossero:
"Sia concesso a te il mio impero insieme insieme con questa fanciulla: regna con buona fortuna, e ricordati di amare sempre equità e giustizia"
(Paolo Diacono - Historia Langobardorum)

La fanciulla era la figlia di Tiberio, Costantina. Secondo le fonti bizantine, appena salito al trono, Maurizio sposò Costantina, che divenne Augusta, mentre Gregorio di Tours e Paolo Diacono sostengono che le nozze avvennero prima della morte di Tiberio e dell’incoronazione di Maurizio.
Al matrimonio vennero invitati i suoi genitori, Paolo e Giovanna, che rimasero in seguito a corte; il padre divenne uno dei suoi ministri più influenti e morì di vecchiaia nel 593, scampando in questo modo al massacro della famiglia imperiale ordinato da Foca nel 602.

Costantina gli dette una decina di figli:
Maria (nata 582), sposata con Cosroe II.
Teodosio (4 agosto 583 - 27 novembre 602). Divenne Cesare nel 587 e coimperatore nel 590.
Tiberio (morto 602).
Pietro (morto 602).
Paolo (morto 602).
Giustino (morto 602).
Giustiniano (morto 602).
Anastasia (morta 605).
Teoctista (morta 605).
Cleopatra (morta 605).

Secondo altre fonti fu invece Sofia, la vedova di Giustino, ad essere incaricata della scelta del successore, e la sua scelta cadde su Maurizio di cui forse sperava di diventare la consorte.



GUERRE CONTRO I PERSIANI

Appena incoronato Maurizio  lo scià di Persia Ormisda IV ruppe i trattati e invase l'Impero. Il generale bizantino Giovanni Mystacon si fece sconfiggere più volte dai Persiani nel  582 e 583 e Maurizio lo destituì ponendo al comando il cognato Filippico. L'esercito bizantino venne però decimato da malattie, carestie e dalle fatiche e nei primi due anni di campagne non ottenne vittorie. Solo nel 586 ottenne una decisiva vittoria presso Solacon, dove i Persiani persero molti uomini. Filippico  invase poi l'Arzanene ma il suo esercito, di fronte all'esercito persiano, fuggì e fu sconfitto.

Nel 588 Maurizio, per risparmiare sulle spese di guerra, ordinò di ridurre di un quarto i salari dei militari e fece sostituire il magister militum per oriente Filippico con Prisco, due decisioni che provocarono la rivolta dell'esercito. Prisco divette fuggire e il duca della Fenicia Libanense Germano fu eletto nuovo comandante.

L'Imperatore allora tolse Prisco e rimandò Filippico, ma i ribelli scacciarono anche lui e cominciarono a saccheggiare la regione. Nel frattempo i Persiani, approfittando dell'ammutinamento, assaltarono Costantina. Tuttavia gli ammutinati, condotti da Germano, attaccarono i Persiani, riuscendo a respingerli. L'ammutinamento finì nell'estate 589, quando l'antica paga delle truppe venne restaurata e l'esercito accettò Filippico come comandante.

Ma Filippico fu sconfitto più volte dai Persiani e Maurizio lo sostituì con Comenziolo, uno degli ammutinati, che però, nella battaglia di Sisarbene, fu tra i primi a scappare; e fu solo grazie a Eraclio il Vecchio, padre del futuro imperatore Eraclio, che i Romani vinsero la battaglia, conquistando un enorme bottino di guerra. Ormisda IV strinse un'alleanza con i Göktürk che avendo però stretto un accordo segreto con Maurizio, attaccarono i Persiani.

I Persiani vennero però salvati da Bahram Chobin che inflisse una decisiva sconfitta ai Göktürk, ricacciandoli indietro, ma lo scià non solo non lo premiò ma lo destituì. Allora il generale ordì una rivolta e spodestò Cosroe II, subentrato al padre Ormisda, salendo sul trono col nome di Bahram VI.

Cosroe II chiese allora aiuto a Maurizio che inviò un esercito comandato da Narsete, il quale rovesciò  Bahram e ridette il trono a Cosroe, che ricompensò i Romani cedendo loro la Mesopotamia nordorientale e l'Armenia fino alla capitale Dvin e la zona del Lago di Van e la Iberia (Georgia orientale) fino alla capitale Tbilisi. Cosroe II mantenne l'amicizia con Bisanzio fino alla morte di Maurizio.



LA RIORGANIZZAZIONE POLITICA

Maurizio riorganizzò i domini bizantini in Italia ed Africa come esarcati, comandati da governatori militari detti esarchi, abolendo i titoli di Prefetto del pretorio (massima autorità civile) e di magister militum (massima autorità militare), fondendoli nell'esarca. Nell'anno 585 Maurizio ripartì l'esarcato in sette distretti, governati dall'esarca di Ravenna, Smaragdo, al suo primo mandato (585-589):
  • Liguria
  • Esarcato
  • Pentapoli
  • Istria
  • Venezia (poi Ducato di Venezia)
  • Roma (poi Ducato di Roma)
  • Napoli (poi Ducato di Napoli).




LA RELIGIONE

Fu molto tollerante con il Monofisismo, sebbene sostenesse il Concilio di Calcedonia,  deprecando la persecuzione adottata dai suoi predecessori, e promulgò una legge per cui gli scismatici non erano costretti a conformarsi alla religione ufficiale.

L'ESILIO DI FILIPPICO
Maurizio appoggiò il patriarca Giovanni Nesteute nella sua contesa con la diocesi di Roma. I patriarchi di Costantinopoli volevano avere la stessa importanza nella Chiesa Orientale di quella del vescovo di Roma per la Chiesa Universale. Per questo dovevano ricondurre sotto Bisanzio le diocesi d'Antiochia, Alessandria e Gerusalemme, e impedire l'interferenza del Papa in Oriente e indurlo a riconoscere il Patriarca di Costantinopoli come suo pari.

Il Patriarca Giovanni si proclamò Vescovo Ecumenico; Papa Gregorio Magno si ribellò e scrisse a Maurizio e all'Imperatrice Costantina perchè lo fermassero: all'Imperatrice indicò il patriarca Giovanni come Anticristo; all'Imperatore scrisse che il Patriarca Giovanni minacciava la pace nella Chiesa e quindi la pace dell'impero. Il fatto era che mentre la Chiesa d'Oriente ammetteva la chiesa occidentale (seppure scismatica rispetto all'orientale ortodossa), la Chiesa Occidentale non riconosceva l'orientale indipendente desiderando il Papa essere padrone delle due chiese.
Maurizio invece appoggiò le rivendicazioni di Giovanni scatenando un conflitto tra l'Imperatore e il Papa.



CONTRO I LONGOBARDI 

Maurizio desiderava liberare l'Italia dai Longobardi ma nonostante l'alleanza con i Franchi ebbe scarso successo. Dopo anni di frequentazione e conoscenza, il giudizio di Maurizio su Franchi e Longobardi fu il seguente:
Danno grande importanza ai valori della libertà, e sono coraggiosi ed intrepidi in battaglia; poiché sono spavaldi ed impetuosi, e considerano qualsiasi paura, e perfino una breve ritirata come una vergogna, disprezzano facilmente la morte. Non obbediscono ai loro capi, sono oziosi, privi di qualsiasi astuzia, saggezza e capacità di capire ciò che è utile, disprezzano le tattiche, specialmente quando sono a cavallo. Essendo avidi sono facilmente corruttibili col denaro. Non tollerano la sofferenza e la depressione, per quanto i loro spiriti siano audaci e temerari, i loro corpi sono deboli e molli, e non sono capaci di sopportare facilmente la fatica

Le vicende:
  • La prima alleanza tra Bizantini e Franchi avvenne nel 584, quando Maurizio offrì 50.000 solidi al re dei Franchi Childeberto affinché cacciasse i longobardi dall'Italia; quando però Childeberto invase il regno longobardo i longobardi gli offrirono una forte somma perché ritornasse in Gallia; Childeberto ritornò in Gallia e non restituì i soldi a Maurizio, nonostante le proteste.
  • Poi il duca longobardo Droctulfo tradì  re Autari passando dalla parte dei bizantini; Autari assediò Brescello, dove si trovava Droctulfo, e la espugnò nonostante la strenua resistenza degli abitanti; Droctulfo si rifugiò a Ravenna, capitale dell'esarcato bizantino, mentre l'esarca di Ravenna Smaragdo firmò una pace di tre anni con i longobardi. In seguito Droctulfo aiutò i bizantini nella riconquista di Classe.
  • Nel 585 Maurizio richiese l'intervento dei Franchi contro i Longobardi e il re franco Childeberto, credendo che sua sorella Ingonda fosse ancora viva a Costantinopoli, dove era prigioniera dei bizantini, accettò di inviare truppe in Italia a condizione che l'Imperatore liberasse sua sorella; ma tra Franchi e Alamanni ci furono screzi e tornarono in patria senza nessuna conquista ai danni dei longobardi.
  • Nel 587 i Franchi mossero guerra ai Longobardi ma furono sconfitti e tornarono indietro. Sempre nel 597, Maurizio, ammalatosi gravemente, decise per testamento che il suo primogenito, Teodosio, avrebbe governato la parte orientale dell'Impero con capitale Constantinopoli, mentre il secondo, Tiberio, avrebbe governato la parte occidentale, con Roma come capitale.
  • Una quarta invasione franca della Longobardia avvenne nel 590, dopo che l'ambasciatore Grippone tornò da Costantinopoli riferendo al re che era stato trattato con tutti gli onori da Maurizio e che l'Imperatore aveva promesso di vendicare un'offesa ricevuta dai Franchi a Cartagine. Childeberto allora inviò di nuovo il suo esercito contro i Longobardi, ma il duca franco Olone venne ucciso trafitto da una freccia presso Bellinzona e i suoi uomini massacrati; il duca franco Andualdo, insieme ad altri sei duchi franchi, arrivarono fino a Milano dove ricevettero una delegazione dell'Imperatore, che annunciava: "Verremo con loro fra tre giorni. Tenete conto di questo segnale: quando vedrete bruciare l'edificio della fattoria che sta posta su questo monte, e il fuoco dell'incendio alzarsi fino al cielo, saprete che noi stiamo arrivamdo con l'esercito che promettiamo" (Paolo Diacono, Historia Langobardorum). Non ci fu incendio nè esercito. 
  • Cedino con 13 duchi prese cinque roccaforti; i Franchi penetrarono fino a Piacenza e distrussero vari castelli nella zona di Trento facendo prigionieri tutti i suoi abitanti; tuttavia nell'esercito dei Franchi si diffuse la dissenteria e tornarono in patria.
  • Intanto l'esarca Romano aveva conquistato Reggio, Parma e Piacenza e uno dei Duchi franchi, Cheno, giunto presso Verona con 20.000 soldati, aveva ricevuto messi imperiali che volevano che assediasse con loro Pavia in modo da porre definitivamente fine alla monarchia longobarda; tuttavia i duchi franchi preferirono firmare una tregua di dieci mesi con i Longobardi e tornarsene in patria. 
  • Maurizio implorò Childeberto a liberare gli italici fatti schiavi dall'orda di Franchi e a scendere di nuovo in Italia a spazzare via i Longobardi prima che questi potessero mietere il grano per non perdere l'occasione propizia. Ma inutilmente.
  • L'esarca Romano aveva riconquistato l'Istria e un altro esercito, comandato dal patrizio Nordolfo e da Ossone, aveva sottomesso molte città. Il re dei Longobardi Autari chiese al re Childeberto di Borgogna di mediare per la pace. Childeberto concesse pace ai Longobardi e Autari morì in quest'anno.
  • Nel 592 l'esarca di Ravenna Romano riconquistò le città di Sutri, Bomarzo, Orte, Todi, Amelia, Perugia, Luceoli, e altre. Il re longobardo Agilulfo reagì assediando la città di Perugia, dove vi era Bessarione, un longobardo passato dalla parte dei bizantini; espugnò Perugia e uccise Bessarione, poi tornò a Pavia. 
  • Nel 593 Agilulfo, approfittando dei dissidi tra Maurizio e il Papa, assediò Roma che resistette e dopo un anno di assedio Agilulfo tolse l'assedio. Papa Gregorio Magno tentò di convincere i Bizantini a firmare una tregua con i Longobardi, per paura che attaccassero di nuovo il Vaticano, ma l'esarca Romano non era d'accordo.
  • Alla morte di Romano, venne nominato esarca Gallicano, che riformò l'esarcato e firmò una tregua con i Longobardi nel 599, ma nel 601/602 Gallicano ruppe la tregua togliendo ai Longobardi Parma e facendo prigionieri la prima moglie e una figlia del re longobardo Agilulfo. 
  • Dopo la morte di Gallicano, venne nominato di nuovo esarca Smaragdo, che venne in Italia con pochi soldati, insufficienti per sconfiggere i Longobardi.


CONTRO I VISIGOTI

Nel frattempo la Spagna bizantina era minacciata dai Visigoti. Nel 568 salì al trono dei Visigoti Leovigildo, un ariano che riuscì a conquistare nel 584, Cordova, la capitale della Spagna bizantina.

Nel 586 Leovigildo morì; gli successe il figlio Recaredo, che si convertì al Cattolicesimo, così l'Impero non poté più porsi come difensore della religione ufficiale contro gli eretici e perse l'appoggio della Chiesa Romana, che, bene attenta ai propri interessi,  stabilì buone relazioni con i Visigoti.

Durante il regno di Recaredo I, i bizantini ripresero l'offensiva e probabilmente riguadagnarono terreno. Recaredo riconobbe la legittimità della frontiera bizantina e scrisse a Papa Gregorio I, richiedendo una copia del trattato precedente inviata dall'imperatore Maurizio. Gregorio tradì i bizantini, replicando che il testo del trattato fu perso in un incendio durante il regno di Giustiniano ed avvertì Recaredo che non lo avrebbe voluto trovare perché avrebbe garantito probabilmente più territorio ai bizantini di quanto ne avessero in quel momento. Le conquiste di Leovigildo contro il governo romano erano più grandi rispetto alle riconquiste romane durante il regno di Recaredo; la provincia bizantina di Spania era in declino.



CONTRO GLI SLAVI
  • Nel 583 gli Avari chiesero all'Imperatore l'aumento del tributo che i Bizantini gli pagavano da 80.000 a 100.000 numismata; Maurizio rifiutò e gli Avari  invasero i Balcani saccheggiandoli. Nel 584 Maurizio accettò l'aumento del tributo, a condizione che gli venissero restituite le città occupate dagli Avari durante le incursioni.
  • Nel 586 Tessalonica venne assaltata dagli Slavi mentre gli Avari ruppero la tregua e saccheggiarono le zone sulla riva meridionale del Danubio. Maurizio nel 587 affidò un esercito di 10.000 uomini al generale Comenziolo, che non ebbe però ragione degli invasori dai Balcani. 
  • Nel 588 gli Avari invasero di nuovo la Tracia, saccheggiando Anchialo e assediando Tzurulum, a poche miglia da Costantinopoli. L'Imperatore, impegnato in Oriente anche contro i Sasanidi, dovette sborsare 57.600 numismata per ottenere una tregua. 
  • Maurizio decise di comandare egli stesso l'esercito, fatto straordinario per l'epoca dato che era da secoli che un Imperatore romano non comandava personalmente in battaglia. La moglie, il Senato e il Patriarca cercarono inutilmente di dissuaderlo. L'Imperatore tuttavia durante la marcia verso Anchialo vide cose di cattivo auspicio e tornò a Costantinopoli affidando il comando a Prisco.
  • Prisco traversò il Danubio e inflisse due sconfitte agli Slavi. Maurizio ordinò ai soldati di svernare oltre il Danubio in territorio nemico ma i soldati protestarono. Timoroso che si potessero ammutinare, Prisco decise di non obbedire all'ordine dell'Imperatore e fece svernare il suo esercito a Odesso sul Mar Nero. L'Imperatore punì Prisco  togliendogli il comando che affidò a Pietro, fratello dell'imperatore.
  • Per risanare il bilancio Maurizio fece ridurre i salari dei soldati;che obbligarono il loro comandante Pietro a ripristinare il l'antico salario; sebbene Pietro avesse ottenuto dei successi in Tracia contro gli Slavi, l'Imperatore risentito gli tolse il comando dandolo a Prisco; gli Slavi nel frattempo avevano distrutto Singidunum e avevano devastato la Dalmazia. Prisco riuscì a pacificare l'Illirico e la Tracia, ma il khagan attaccò  minacciando Costantinopoli. Maurizio radunò l'esercito di Comenziolo e lo rinforzò con le sue guardie imperiali e membri dei Verdi e dei Blu. Per sua fortuna, gli Avari furono colpiti dalla peste e decisero di ritirarsi dai Balcani a condizione che Maurizio aumentasse il loro tributo da 100.000 numismata a 120.000.
  • Maurizio riuscì a pagare la somma richiesta ma la peste si diffuse anche tra i Bizantini, indebolendo ulteriormente l'Impero. Nonostante tutto, Maurizio decise di attaccare gli Slavi nell' estate del 599 e sotto il comando di Prisco i Romani vinsero cinque battaglie di fila, massacrando circa 60.000 barbari e facendone prigionieri 17.200, e invasero la Dacia traiana. Ma Prisco fu presto richiamato a Costantinopoli in quanto c'era il rischio che il Khagan Baiano assediasse la capitale bizantina.


LA MORTE

Gli alti costi delle guerre e la riorganizzazione dell'impero costrinsero Maurizio ad alzare le tasse, alienandosi le simpatie del popolo. Inoltre, durante una guerra contro gli Avari nel 600, si rifiutò di pagare il riscatto di numerosi prigionieri, che furono così uccisi, e questo lo fece odiare dai soldati. Due anni più tardi, al termine di un'altra campagna militare, Maurizio impose ai soldati di svernare nelle terre desolate al di là del Danubio, per risparmiare; l'esercito si ribellò e nominò imperatore un centurione, Foca. Questi, forte dell'impopolarità dell'imperatore, marciò sulla capitale, con l'intenzione di rovesciare Maurizio e prendere il potere.

Se Costantinopoli fosse stata fedele all'Imperatore, difficilmente la rivolta di Foca avrebbe avuto successo, perché le mura erano inespugnabili; ma Maurizio, che non vedeva il vero pericolo, temeva che Germano, il consuocero, lo potesse spodestare in quanto era molto popolare e così ordinò il suo arresto. Germano riuscì a rifugiarsi nella Chiesa dell'Hagia Sophia e il popolo insorse in sua difesa; la rivolta si estese a tutta la città e le guardie lasciarono incustodite le mura.

Costretto alla fuga dalla sua capitale, Maurizio e la sua famiglia si imbarcarono su una piccola nave, ma furono costretti da una tempesta a sbarcare a Calcedonia, non lontano da Bisanzio, dove si rifugiarono nella Chiesa di Santo Autonomo. Qui Maurizio affidò al suo primogenito Teodosio l'incarico di andare in Persia a chiedere aiuto allo scià Cosroe II,. Nel frattempo Foca venne incoronato imperatore a Costantinopoli, assistette ai giochi dell'ippodromo e quando assegnò la precedenza a una fazione, l'altra fazione gli rispose: "Ricorda che Maurizio è ancora vivo"  Foca inviò dei boia a cercare e giustiziare Maurizio ed i suoi figli.

Gibbon narra così la morte di Maurizio:

"I ministri della morte vennero inviati in Calcedonia: trascinarono l'Imperatore fuori dal suo santuario; e i cinque figli di Maurizio vennero assassinati in successione sotto gli occhi del loro agonizzante genitore. A ogni colpo che sentiva al cuore, trovava la forza di emettere una pia esclamazione: "Tu sei giusto, O Signore! E le tue sentenze sono giuste!". E, persino negli ultimi momenti, aveva un così rigido attaccamento alla verità e alla giustizia, che svelò ai soldati la pia menzogna di una bambinaia che aveva spacciato suo figlio per uno degli infanti reali. La tragica scena fu finalmente chiusa dall'esecuzione dell'imperatore stesso, nel ventesimo anno del suo regno e nel sessantatreesimo anno della sua età. I corpi del padre e dei suoi cinque figli vennero gettati in mare; le loro teste vennero esposte a Costantinopoli agli insulti o alla pietà della moltitudine; e fu solo quando i primi segni di putrefazione erano apparsi, che Foca decise di dare privata sepoltura. In quella tomba, gli sbagli e gli errori di Maurizio vennero cortesemente sepolti. Il suo fato solo venne ricordato; e alla fine dei venti anni, nella recita della storia di Teofilatto, il racconto luttuoso venne interrotto dalle lacrime del pubblico."
(Gibbon, History of the decline and fall of the Roman Empire)

Suo fratello Pietro Augusto ( 550 - 602) divenne il Curopalates e venne ucciso insieme al fratello.L'ex Augusta Costantina e le sue tre figlie vennero invece risparmiate in un primo momento anche se in seguito anche loro vennero giustiziate quando Foca scoprì che Costantina stava complottando contro di lui.
Anche Teodosio venne catturato e ucciso ma in seguito si diffusero delle voci che il suo boia Alessandro, corrotto dal suocero di Teodosio Germano, gli avrebbe risparmiato la vita e Teodosio sarebbe riuscito a raggiungere la Persia e chiedere a Cosroe II di vendicare la morte del padre e rovesciare l'usurpatore.

Cosroe II sfruttò le voci sostenendo di avere a corte il figlio di Maurizio e iniziando una nuova guerra contro l'Impero bizantino per rovesciare Foca e mettere al suo posto il legittimo imperatore Teodosio (che secondo Teofane è un impostore essendo secondo lui il vero Teodosio ucciso da Foca).

Si narra che Maurizio avesse fatto poco tempo prima  un sogno premonitore in cui lui e la sua famiglia venivano uccisi da un soldato di nome Foca. Maurizio chiese allora al genero Filippico, comandante dell'esercito, se conoscesse un soldato di nome Foca; Filippico gli rispose che conosceva un centurione con quel nome, descrivendolo come un codardo. Fu allora che l'Imperatore esclamò "Se è un vile, sarà sicuramente un assassino". Filippico gli consigliò di tenersi buono l'esercito, l'esercito, in modo da non dargli un motivo per ribellarsi, ma l'Imperatore non seguì il suo consiglio: questo errore fu la causa della sua rovina.


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