CULTO DI ALEMONIA



LUCILLA SORELLA DELL'IMPERATORE COMMODO IN VESTE DI CERERE ALEMONIA

Alemonia o Alemona è una Dea della fertilità per cui le si dedicavano dei sacrifici per avere figli, ma era anche responsabile della salute del bimbo nel ventre materno. Era infatti lei che si occupava del suo nutrimento mentre viveva nel corpo della madre, garantendo quindi altresì la salute del corpo della madre.

Alcuni studiosi pensano che il suo nome fosse in relazione al greco ἀλήμων (ălēmon) "vagabondo", il che riporterebbe alla Dea Vacuna, ma per altri deriverebbe da λειμωνιά "prato", ovvero ninfa del prato. In realtà Alemona deriverebbe dal verbo "alere" cioè nutrire e la Dea non è greca ma italica e addirittura è una degli Dei Indigetes, cioè delle divinità primitive della penisola.

Di questa Dea ci parla il cristiano Tertulliano (150- 220), che sembra riferirsi a Terenzio Varrone che cita la divinità, nella sua opera "Antiquitates rerum humanarum et divinarum"  ("Antiche cose umane e divine", in 41 libri) descrivendola come una Dea delle fertilità che in particolare favoriva la crescita dei bimbi nei grembi delle donne gravide.

Le Dee della fertilità sono sempre uno degli aspetti principali dell'archetipo della madre, connaturati al nascere, crescere e morire. Il crescere sarebbe quindi legato al nutrire. Ma il nutrire il bimbo nel segreto del grembo materno è come nutrire i semi affinchè escano dal grembo della terra per divenire
pianta.

Pertanto questa Dea doveva essere legata all'Equinozio di primavera, che equivale al parto della Madre Terra che fa germogliare le piante. Molti autori hanno asserito che gli Dei Indigetes sono personificazioni dei fatti inerenti la natura, ma sarebbe come dire che Gesù Cristo che muore in inverno e risorge in primavera rappresenti il Dio Vegetazione, cioè la vegetazione annuale. O è vero per tutti o per nessuno.


La Dea veniva pertanto festeggiata all'Equinozio di Primavera, perchè era colei che nutriva i prodotti dei semi dalla terra, e i piccoli degli animali e delle donne nel loro grembo per portarli poi alla luce.
Era pertanto la Dea del buio che precede la luce, della vittoria della vita sulla morte e della luce sulle tenebre.

A lei si offrivano i tuberi del sottosuolo e le primizie dell'equinozio. A lei si dedicavano banchetti con ghirlande e libagioni di vino e di latte in onore delle puerpere. Ma per tutto il tempo della gravidanza le venivano offerte libagioni di latte e di vino (usanza abolita poi dai romani che non consentivano alle donne di bere alcolici) da parte della donna gravida, supponendo che il vino fosse il latte della Madre Terra.

Il culto di origine italica venne accolto dai romani che rispettavano tutte le divinità locali ma pure estere, senza razzismi nè contro gli uomini nè contro gli Dei. In particolare si accoglievano gli Dei Indigetes come culto dei mos maiorum, o culto trasmesso dai propri antenati.



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