CULTO DI MINERVA - ATHENA



MINERVA ETRUSCA

Il termine Minerva fu probabilmente importato dagli etruschi che la chiamavano Mnerva, Dea della saggezza, della guerra, dell'arte, della scuola e del commercio.

Da essa derivò la Dea romana Minerva, nella mitologia greca corrisponde alla dea Athena. In Etruria faceva parte della trinità principale composta da Tinia, Uni e Menrva.

Indubbiamente la religione etrusca influenzò la romana, dove gli Dei massimi erano rigorosamente maschi, la triade di Marte, Giove e Quirino, trasformati nella triade di Giove, Giunone e Minerva, copia della triade Etrusca di Tinia, Uni e Mnerva.



ATHENA NEL MITO PRIMITIVO GRECO


Inno Orfico

"Pallade unigenita, augusta prole del grande Zeus, Divina,
Dea beata, che susciti la guerra, dall'animo forte, indicibile,
di gran nome, che abiti negli antri, che governi le alture elevate
dei gioghi montani e i monti ombrosi,
e rallegri il tuo cuore nelle valli, godi delle armi,
con le follie sconvolgi le anime dei mortali,
fanciulla che estenui, dall'animo che incute terrore,
che hai ucciso la Gorgone, che fuggi i talami,
madre felicissima delle arti, eccitatrice,
follia per malvagi, per buoni saggezza;
sei maschio e femmina, generatrice di guerra,
astuzia, dalle forme svariate, dracena, invasata,
splendidamente onorata, distruttrice dei Giganti Flegrei,
guidatrice di cavalli, Tritogenia, che sciogli dai mali,
demone apportatore di vittoria, giorno e notte,
sempre, nelle ore piccole ascolta me che prego,
dà la Pace molto felice e sazietà e Salute
nelle stagioni felici Glaucopide, inventrice delle arti, regina molto pregata."


Meti era la Dea greca della giustizia, secondo molti di origine libica trapiantata ad Atene, Grande Madre e Dea dai tre volti, uno dei quali un po' terrifico e guerriero. La natura che crea, accresce e distrugge.

La Dea Meti a seguito di guerre e battaglie perse tono e fu sostituita da sua figlia Athena, in realtà uno dei suoi aspetti assunto a ruolo primario. Pochi sanno che la Dea portava uno scudo di aegis cioò di pelle di capra, tratta dalla capra Amaltea, già usata da Zeus come mantello armatura. Il che la rivela anche in antecedenza una Dea della fertilità e lussuria.

Secondo un mito, Athena sarebbe figlia di un gigante alato a forma di caprone, di nome Pallade, che poi avrebbe cercato di violentarla; ma lei sarebbe riuscita a strappargli le ali applicandole alle proprie spalle e usando la sua pelle per farsi l'egida; per questo avrebbe come epiteto Pallade.

In un altro mito, l'egida sarebbe fatta con la pelle della Gorgone Medusa, scorticata da Atena dopo che Perseo la ebbe decapitata.
Per altri, Athena sarebbe figlia di Poseidone ma la Dea lo rinnegò, chiedendo di essere adottata da Zeus, che accettò.

Ad Athena fu comunque dedicata la città di Atene, il che la dice lunga sulla sua importanza, ma già iniziavano le dispute fra uomini e donne. Gli uomini volevano costruire un grande tempio dedicato a Poseidone, Dio del tridente e della battaglia, nonchè marino. Le donne invece chiedevano Athena.
I vari sacerdoti e sacerdotesse (ancora ce n'erano), chiesero allora ai due Dei di portare un dono alla città, a chi avesse portato il dono più utile sarebbe stato dedicato il tempio, e così fu.

Poseidone portò il cavallo da battaglia, Athena l'ulivo da lei innestato e coltivato nella penisola. Gli Ateniesi votarono, siamo all'incirca nel VI sec.ac. quando ancora le donne avevano il voto. Vinsero le donne a cui piaceva molto il simbolo della pace, Strano visto che la Dea non era un angioletto, ma ai maschi non piacque perchè preferivano la guerra.
Così il Partenone fu costruito in onore di Athena, ma accanto costruirono un tempio più piccolo a Poseidone.

Ma non bastò, perchè i maschi arrabbiati tolsero il voto alle donne, gli allungarono la veste fino ai piedi obbligandole al peplo sul capo. Poi proibirono loro di indossare spilloni sui capelli perchè con quelli si difendevano dai maschi, e infine le chiusero nel gineceo impedendo loro di studiare e lavorare. Non contenti cacciarono le sacerdotesse, tranne alcune che asservirono, e al loro posto misero i sacerdoti. Meti però esisteva ancora e in qualità di Madre Terra, aveva un tempio oracolare.
Dovettero passare 2500 anni perchè le donne tornassero a votare.

Inno Omerico:

"Vado a cantare di Pallade Athena, guardiana della città, la terribile, colei che con Ares si occupa di azioni bellicose, il saccheggio di città e del pianto battagliero di guerra; Ella salva i soldati come essi vengono e se ne vanno. Sii la benvenuta, Dea, donami fortuna e buona salute."




ATHENA NEL MITO RIVEDUTO E CORRETTO

Giove è invaghito di Meti ma siccome la Dea non gli corrisponde se la ingoia, tutti i gusti sono gusti. Il vantaggio c'è, perchè Meti, a cui evidentemente non riesce di tacere, oracola dalla pancia di Giove.

Ma chi era Temi?
ESIODO:
- La diva e savia Temi su cavalle
dorate all'inizio recar le Moire
lì donde sgorga l'Ocean, fin dove
è quella scala augusta dell'Olimpo,
per vie sfarzose, perché fosse lei
la prima sposa di Zeus Sotér.
Lei generò le Ore veritiere,
con dorate bende, e con doni lucenti.


Altro che sposa, Zeus la ingoia e l'oracolo della Grande Madre se lo pappa lui. In quanto ad Athena la storia è questa. Un Giorno Giove ha un gran mal di testa, allora va da Efesto, (Vulcano) e come analgesico lo prega di spaccargli la fronte con la scure. Efesto pensa poco ma esegue molto per cui brandisce la scure e vibra il colpo, e voilà, la fronte si apre ed esce fuori Athena, adulta e tutta armata. Così da figlia della Dea Vergine, cioè senza marito, diventa figlia di un Dio, che vergine non è, ma che l'ha fatta da solo.

Insomma è una Dea reiventata. Continua però ad essere importantissima per i Greci, a cui inventa l'erpice, l'aratro, il vaso, le briglie per i cavalli, il giogo per i buoi, il flauto, l'arcolaio e il telaio con tanto di fuso, e gli insegna pure a costruire le navi. Poi insegna agli uomini la scienza, la musica, la poesia e l'artigianato. Ma è pure la Dea della guerra e il simbolo della civetta dice che sa guardare nel buio, cioè nel mondo dei morti, o nell'occulto.

Dagli Inni Orfici:

"Pallade unigenita, augusta prole del grande Zeus, Divina,
Dea beata, che susciti la guerra, dall'animo forte, indicibile,
di gran nome, che abiti negli antri, che governi le alture elevate
dei gioghi montani e i monti ombrosi,
e rallegri il tuo cuore nelle valli, godi delle armi,
con le follie sconvolgi le anime dei mortali,
fanciulla che estenui, dall'animo che incute terrore,
che hai ucciso la Gorgone, che fuggi i talami,
madre felicissima delle arti, eccitatrice,
follia per malvagi, per buoni saggezza;
sei maschio e femmina, generatrice di guerra,
astuzia, dalle forme svariate, dracena, invasata,
splendidamente onorata, distruttrice dei Giganti Flegrei,
guidatrice di cavalli, Tritogenia, che sciogli dai mali,
demone apportatore di vittoria, giorno e notte,
sempre, nelle ore piccole ascolta me che prego,
dà la Pace molto felice e sazietà e Salute
nelle stagioni felici Glaucopide, inventrice delle arti, regina molto pregata."




MINERVA ROMANA


E' tale e quale alla greca, però figlia di Giove e di Metide. Venne considerata la divinità vergine della sapienza, della tessitura, della poesia, del commercio e delle arti, nonché inventrice della musica e protettrice degli artigiani.

Ecco come la descrive Graves: "Atena inventò il flauto, la tromba, il vaso di terracotta, l'aratro, il rastrello, il giogo per i buoi, la briglia per i cavalli, il cocchio, la nave. Fu la prima ad insegnare la scienza dei numeri e di tutte le arti femminili, come il cucinare, il filare e il tessere.
Benché dea della guerra, essa non gode delle sanguinose battaglie, come invece accade ad Ares e a Eris, ma preferisce appianare le dispute e far rispettare la legge con mezzi pacifici.
Non porta armi in tempo di pace e qualora ne abbia bisogno le chiede in prestito a Zeus.
La sua misericordia è grande. Se nei processi che si svolgono all'Aeropago i voti dei giudici sono pari, essa di solito aggiunge il proprio per ottenere l'assoluzione dell'accusato.

Ma se si trova in tempo di guerra non perde mai una battaglia, sia pure contro lo stesso Ares, perché più esperta di lui nell'arte strategica; i capitani accorti si rivolgono sempre a lei per avere consiglio.
"


Secondo i latini la loro Minerva è inoltre l'inventrice dei numeri e di conseguenza della matematica. tra l'altro aveva come numero sacro il 5, V, infatti i Quinquatria, la sua festa maggiore, durava 5 giorni e si celebrava 5 giorni dopo la festa del nuovo anno, quando anticamente l'anno nuovo cadeva all'equinozio di primavera, ponendo in acqua barche piene di fiori. In seguito alla riforma religiosa della monarchia etrusca venne assunta a formare con Giove e Giunone una triade divina rappresentativa del nuovo Stato, sostituendo la più arcaica triade Giove-Marte-Quirino.
Per questo fu allocata nella cella a destra di Giove sul famoso tempio di Giove capitolino, o Giove Optimus Maximus. Faceva parte della triade Capitolina, la Sacra trinità.



Il CULTO

Ebbe come attrubuti la lancia, l'elmo, lo scudo, l'effige di Medusa sul vergineo seno, oltre all'ulivo, la civetta, il gufo, il gallo, il dragone, il serpente, la conocchia, il fuso. Publio Ovidio Nasone la definì divinità dai mille compiti. Minerva fu adorata in tutta l'Italia, nonostante solo a Roma assumesse un aspetto da guerriera.

Viene solitamente raffigurata mentre con una cotta di maglia ed un elmo, completa di lancia e scudo, oppure con una tunica, ma sempre col elmo, lancia e scudo.

LE FESTE

I Romani ne celebravano la festa dal 19 al 23 marzo nei giorni che prendevano il nome di Quinquatria Maiores, i primi cinque successivi alle Idi di marzo, a partire dal diciannovesimo nel Calendario degli Artigiani.

Una versione più contenuta, la Minusculae Quinquatria, si teneva dopo le Idi di giugno, il 13 giugno, celebrata dal collegio dei suonatori di flauto (tibicines) e durava tre giorni, durante i quali i tibicines facevano un banchetto sacro al tempio capitolino e si esibivano portando maschere in volto e indossando vesti femminili.



CALCULUS MINERVAE


L'antica Minerva era Dea della legge e della giustizia, come sua madre Temi. Per cui a lei competeva il Calculus Minervae, la pietra di Minerva, voto decisivo in un organo collegiale in istallo per parità di voti su di una proposta, tanti pro quanti contro.

Era l’Athenas Psephos, la pallina di coccio che il presidente deponeva nell’urna per ultimo nell'organo legislativo greco della Boulè dei Cinquecento. Si rifaceva al leggendario voto di Atena in favore di Oreste, ricordato da Eschilo nelle Eumenidi, decisivo per assolvere il matricida.

Roma la adottò nel 30 a.c. quando, nei processi criminali, un senatoconsulto riconobbe ad Ottaviano il calculus Minervae, il privilegio di aggiungere il suo voto a quello della minoranza, e quindi determinare l’assoluzione, qualora la sentenza fosse stata pronunciata con la maggioranza di un solo voto. Naturalmente il voto dell'imperatore valeva per due.


ATTRIBUTI

Elmo, lancia, scudo, cotta di mglia, testa di Gorgone, ulivo, civetta, corvo, cornacchia, capra, gallo.



NOMI di MINERVA
  • Minerva Acaia - venerata a Luceria in Puglia, dove sono stati rinvenuti i resti con doni votivi.
  • Minerva Agelia - predatrice.
  • Minerva Agoraia - dell'agorà.
  • Minerva Alalcomeneide - protettrice della Beozia.
  • Minerva Ambularia - che incede.
  • Minerva Anemotide - che regola il vento.
  • Minerva Apaturia - ingannatrice (dei nemici).
  • Minerva Area - salvatrice di Oreste.
  • Minerva Armipotente - potente in battaglia.
  • Minerva Asia - perchè Castore e Polluce le dedicarono un tempio in Asia.
  • Minerva Assiopena - vendicatrice.
  • Minerva Ausiliare - che aiuta.
  • Minerva Cabardiacensis - del santuario di Trevi, dove nell'epigrafe era chiamata Memor (Memoria)
  • Minerva Calcidica - dell'Eubea.
  • Minerva Calinite - che mette le briglie ai cavalli.
  • Minerva Capita - che comanda.
  • Minerva Celeuteia - che cammina.
  • Minerva Cissea - dell'edera.
  • Minerva Colocasia - col manto di feltro.
  • Minerva Coria - inventrice delle quadrighe.
  • Minerva Coronide - civetta.
  • Minerva Corifasia - uscita dalla testa.
  • Minerva Crastia - per il tempio sibarita.
  • Minerva Crisia - d'oro.
  • Minerva Equestre - che combatte a cavallo.
  • Minerva Ergane - industriosa, patrona delle arti decorative.
  • Minerva Glaucopide - dagli occhi lucenti.
  • Minerva Igiea - che restituisce la salute.
  • Minerva Ingeniosa - intelligente.
  • Minerva Ippia - perchè inventò di attaccare i carri ai cavalli.
  • Minerva Larissea - di Larissa.
  • Minerva Leitis - la bella Dea.
  • Minerva Lennia - adorata a Lenno.
  • Minerva Lesira - che procura bottini in guerra.
  • Minerva Mantide - di Aiace.
  • Minerva Medica - medico, curatrice.
  • Minerva Memore - che si ricorda delle preghiere.
  • Minerva Nicefora - che porta vittoria.
  • Minerva Oftalmite - che protegge gli occhi.
  • Minerva Ostalmite - dagli occhi benevoli.
  • Minerva Pacifera - portatrice di pace.
  • Minerva Parcia - dalle belle gote.
  • Minerva Partenia - sempre vergine.
  • Minerva Peana - guaritrice.
  • Minerva Plinteria - velata.
  • Minerva Poliade - della città.
  • Minerva Poliuca - che conserva la città.
  • Minerva Promacorma - colei che sta davanti a tutti in battaglia.
  • Minerva Pronea - del pronao.
  • Minerva Pronoia - la provvidenza.
  • Minerva Sapiens - sapiente.
  • Minerva Salpinga - inventrice della tromba.
  • Minerva Tritogenia - tre volte potente per la nascita.
  • Minerva Tritonia - che comparve per la prima volta accanto al fiume tritone.
  • Minerva Virgo - la vergine.
  • Minerva Zosteria (della cintura) quando era armata per la battaglia


TEMPIO DI MINERVA SULL'AVENTINO


Oggi scomparso, ma si sa dalla Forma Urbis Severiana che era situato alla destra del tempio di Diana, un tempio rettangolare con sei colonne davanti alla facciata, probabilmente di stile dorico, e con orientamento diverso da quello di Diana. Dai rilevamenti archeologici risulta all'interno di via Balestra, dove sorge oggi il Giardino degli Aranci, dove è situata un'antica vasca romana con due medaglioni a rilievo. Non è da escludere che la Chiesa di Santa Sabina sia stata edificata sopra al tempio di Minerva, visto che ospita grandi colonne romane antiche al suo interno, retaggio di un tempio più antico.

Il tempio era il centro delle corporazioni di mestiere, in particolare, dalla fine del III secolo a.c., di quella di scrittori e attori. Infatti Nel 207 una gilda di poeti e attori, tra cui Livio Andronico, grande poeta, drammaturgo e attore, si incaricò delle offerte votive alla Minerva dell'Aventino.
Il tempio rimase un importante centro culturale per gli artisti per la maggior parte della Repubblica Romana. Nel 123 a.c. cercarono inutilmente rifugio in questo tempio Gaio Sempronio Gracco e i suoi sostenitori, durante la fuga da Roma.



TEMPIO DI MINERVA AL FORO DI NERVA

Il Tempio di Minerva coronava il lato breve del Foro di Nerva (o Foro Transitorio) nei fori Imperiali a Roma.
Il tempio si ergeva su un alto podio e presentava sulla facciata sei colonne e tre sulla parte anteriore dei lati. Il retro era nascosto alla vista dalla piazza da due ali di muro, che nascondevano alla vista l'alto muro dell'esedra del Foro di Augusto e il passaggio verso la porticus absidata.

Minerva era una divinità particolarmente cara a Domiziano, l'imperatore responsabile della costruzione del Foro Transitorio, e venne completato entro il 97 d.c.

Il tempio di Minerva, nel foro di Nerva, restò intatto fino alla sua distruzione nel 1606, eseguita per ordine di Paolo V per riutilizzarne i materiali nella fontana dell’Acqua Paola sul Gianicolo. Ma ne vennero prese o distrutte le cinquanta colonne che decoravano il muro perimetrale sui lati lunghi, delle quali ne restarono solo due, quelle che si vedono in foto, che assunsero il nome popolare di “Colonnacce”. Altre parti vennero riciclate per la cappella Borghese in Santa Maria Maggiore e per chiese varie, per quel vizietto dei papi di costruire distruggendo i reperti romani, spesso macinando colonne, statue e ornamenti marmorei solo per farne calce.

Ne resta il fondo della costruzione, poggiata sulle mura serviane, con le due enormi colonne, un blocco della cornice del frontone, la decorazione del fregio con scene di lavori femminili, dui la Dea era patrona, e il mito di Aracne, trasformata in ragno da Minerva in competizione con la Dea nell’arte della tessitura. Sull’attico si conserva l'altorilievo di Minerva, con testa coperta da un elmo e uno scudo sorretto dalla sinistra. In basso restano scarsi resti del grande podio.

Nel Museo dei Fori Imperiali è esposto un frammento del fregio, con bucrani e strumenti sacrificali, intagliato su lastre applicate ai blocchi della trabeazione. Sul lato frontale, come si vede dai disegni precedenti alla demolizione seicentesca, fregio e architrave erano invece occupati dall'iscrizione dedicatoria. Il fregio da solo dà l'idea dell'imponenza e della bellezza del tempio.



TEMPIO DI MINERVA MEDICA ALL'ESQUILINO DI ROMA

Negli scavi effettuati in varie epoche furono rinvenute diverse sculture: nel XVI secolo le statue di Asclepio, Igea e le figlie collegate con la scienza medica ed una statua di Minerva con il serpente (simbolo della medicina), da cui l'odierna denominazione ritenuta oggi impropria.

Si dimentica però che Igea, o Igeia, era proprio uno degli aspetti di Minerva nella sua qualità di guaritrice, non ci si meravigli che le venisse associato anche Asclepio (corrispondente romano di Esculapio, Dio della medicina).
Robert Graves nella "Dea Bianca" scrive che Asclepio era legato al corvo, poiché sua madre era Coronide (cornacchia), probabilmente epiteto di Atena a cui questo animale era sacro. Suo padre era Apollo, il cui animale sacro era sempre il corvo. Per cui per l'autore Asclepio era figlio di Atena. Tanto è vero che fu proprio lei a donare ad Asclepio il sangue della Gorgone per guarire, dimostrandosi ancora una volta guaritrice. Uno dei suoi epiteti era infatti Minerva Medica.

Alla fine dell'Ottocento furono rinvenute altre statue (oggi ai Musei Capitolini), fra cui due statue di magistrati romani in procinto di lanciare la mappa, l'atto che dava inizio alle corse dei carri nel circo, si sa che Le corse dei carri erano particolarmente care a Marte e Minerva, quest'ultima ritenuta inventrice del carro attaccato ai cavalli. L'edificio, risalente al IV secolo d.c., si presenta come una grande costruzione dalla pianta decagona, in origine coperta da una cupola (in parte crollata nel 1828) del diametro di circa 25 m. Su ognuno dei lati del decagono erano presenti nove nicchie semicircolari, tranne quello di ingresso che forse era scandito da colonne.

Al di sopra delle nicchie grandi finestroni arcuati che oltre a fornire la fornire la luce alleggerivano la mole e il peso dell'edificio. Dieci pilastri fornivano il sostegno alla cupola, la quale, partendo da una forma poligonale, assumeva gradualmente un aspetto emisferico.

Il tempio di Minerva viene misconosciuto così come è stato misconosciuto il tempio di Vesta, che solo successivamente fu attribuito ad Ercole, ed ora riattribuito a Vesta (anche perchè non si spiegherebbe il foro centrale per il fuoco, classico dei templi femminili, nonchè la rotondità dell'edificio, anch'esso classico dei templi più antichi, che erano femminili. Eppure l'archeologia insegna che le attribuzioni popolari di un luogo contengono sempre un pizzico di verità.



TEMPIO DI MINERVA SOTTO SANTA MARIA SOPRA MINERVA

Si nega, nonostante l'evidenza del nome, che sotto la chiesa si celi l'ex tempio di Minerva, eppure nell'VIII sec. qui esisteva un oratorio dedicato alla vergine con il toponimo di Minervum. Già nota dalle fonti come Minerva Chalcidica, costruita da Domiziano nel Campo Marzio. Anni fa alcuni scavi hanno portato alla luce scalinate sotterranene con pezzi di mosaico (personalmente visionati), prontamente ricoperti chissà perchè. E' accertato dagli archologi che la chiesa sia eretta su di un tempio romano, ma chissà perchè non attribuibile.



TEMPIO DELLA MINERVA AD ASSISI

Piazza della Minerva ad Assisi deve il suo nome ad un tempio eretto da Domiziano e dedicato a Minerva Chalcidica, che occupava l’area dove oggi si eleva la chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Le sei splendide colonne corinzie con capitelli corinzi, che poggiano su dei plinti che, per mancanza di spazio, sono collocati sulla scalinata che si inoltra nel pronao e l'intera facciata sono ancora intatte dopo circa 2025 anni. Anche le mura laterali dell'edificio sono ben conservate, ma visibili soltanto dall'esterno.

Dal 295 a.c. Assisi diventò romana, per la sconfitta degli Italici federati. Nell'88 a.c. venne promossa Municipium romanum, con tutti i diritti e con ordinamento simile a Roma.
Il Tempio di Minerva, che allora si stagliava in alto sul complesso del Forum oggi domina la Piazza del Comune, con l'identica facciata di un tempo.

Il tempio costituisce uno degli esempi più integri e leggibili dell'architettura sacra romana. Fu edificato su uno dei terrazzamenti che costituivano l'antica città ed in particolare sulla terrazza centrale che si affaciava sul piazzale sottostante, identificato come foro.
Presenta una cella quadrangolare preceduta da un pronao molto breve, attualmente coperto da una volta a padiglione. La cella era costruita a piccoli blocchi di calcare locale legati da malta: di questa sono visibili la facciata e la controfacciata, mentre i muri laterali sono stati incorporati nella chiesa di S.Maria sopra Minerva, edificata nel XVII sec. Sulla fronte, sei colonne scanalate di ordine corinzio poggiano su alti plinti, sormontati da capitelli con doppio ordine di foglie d'acanto.
Al disopra poggia l'architrave sul quale campeggiava un'iscrizione dedicatoria con lettere in bronzo, andate perdute. Dal loro posizionamento si deduce il testo, riferito ai quattorviri quinquennali che eseguirono a proprie spese la costruzione del tempio. L'accesso era garantito da due scalette simmetriche aperte nel muro di sostegno del tempio. Il foro, pavimentato con lastre quadrangolari di calcare, era circondato su tre lati da un porticato di colonne doriche.
Recentemente è stato riscoperto un breve tratto del tempio vicino all'altare, con un arco murato.
Per Johann Wolfgang von Goethe, durante il suo viaggio in Italia, questo fu il primo monumento integro dell‘antichità che avesse visto e ne restò entusiasta.



TEMPIO DI MINERVA A S. LEUCIO


Splendidi elementi della decorazione architettonica del tempio di Minerva, ma anche manufatti, oggetti votivi, vasi di ceramica e oggetti di ornamento, sono i pezzi più importanti dell'Antiquarium nel parco archeologico di San Leucio, a Canosao.

Nella prima sala gli elementi della decorazione architettonica del tempio di Minerva, III- II sec. a.c., con capitelli ionici, capitelli corinzi figurati, metope e cornici. Nella seconda, manufatti dal III sec.a.c al I-II d.c, con terrecotte architettoniche, oggetti votivi, vasi di ceramica, monete, oggetti ornamentali, gioielli in metallo, balsamari in vetro della basilica paleocristiana di San Leucio.



SANTUARIO DI MINERVA A BRENO

Un tempio di epoca romana, situato a Breno in località Spinera, addossato ad uno sperone roccioso sulle rive del fiume Oglio, di fronte ad una grotta naturale in cui sgorgava una sorgente.

Sorto su un precedente santuario, venne inglobato agli inizi del I sec. in un tempio romano dedicato alla Dea Minerva, che in età flavia (69-96 d.c.) fu ristrutturato e ingrandito.

Il tempio aveva due ali porticate che dirigevano verso il fiume delimitando il cortile del tempio. Una breve gradinata consentiva di salire dal cortile al pronao e di accedere alle aule centrali, decorate con pavimenti musivi e affreschi. La sala principale ospitava, in una nicchia sopraelevata, la statua di Minerva, copia romana di una statua greca del V secolo a.c. in marmo pentelico. Nelle stanze laterali fontane e vasche, che la indicano come una Minerva Medica.

Venne riscoperto casualmente nel 1986 durante uno scavo per la posa di condutture pubbliche.
La soprintendenza archeologica della Lombardia vi ha condotto scavi fino al 2003, portando alla luce pavimenti a mosaico e mura affrescate, resti di colonne e are votive. Nel 2000 è stata rinvenuta anche la statua della Dea, priva di testa, braccia e parte delle gambe, nonchè cocci frantumati di contenitori in ceramica, figurine votive in marmo e terracotta, iscrizioni, fibule, monete e gioielli.



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