ANTIOCHIA DI PISIDIA - YALVAC (Turchia)




Sedici sono le città del Medio Oriente che portano il nome di Antiochia, in quanto la dinastia seleucide, una dinastia ellenistica che regnò sulla parte orientale dei domini di Alessandro Magno, dopo la sua morte, cioè sulla Mesopotamia, sulla Siria, sulla Persia e sull'Asia Minore, ebbe molti sovrani con il nome di Antioco.

Antiochia di Pisidia (o Antiocheia in greco, in latino: Antiochia ad Pisidiam), era una città dell'Asia Minore, capoluogo della montuosa Pisidia, di cui giaceva all'estremità settentrionale presso il piccolo fiume Anthius. Il sito archeologico dista circa 1 km dall'attuale villaggio di Yalvaç.

PIANTA DEL SITO (INGRANDIBILE)
Essa era collocata nella regione dei laghi in Turchia, nella provincia moderna di Antalyaera, posta su sette colline, di cui la più alta raggiunge i 1236 m. Circondata da alte montagne, pur essendo posta vicino alle coste del mediterraneo, ha un clima piuttosto fresco. La zona dispone di molte sorgenti che sgorgano nelle vicine montagne.

Posta all'incrocio tra il Mediterraneo e il Mar Egeo e la regione centrale dell'Anatolia, era vicina al vecchio confine tra Pisidia e Frigia per cui era anche chiamata l'Antiochia della Frigia. Il sito dista circa 1 km. a nord di Yalvaç (o Yalobatch), moderna città della provincia di Isparta.

L'acropoli della città aveva una superficie di 460.000 m² ed era circondata da mura fortificate, sede di un importante santuario dedicato al Dio lunare Men, probabilmente derivato dal culto del Dio mesopotamico Sin.

La città controllava un territorio stimato a circa 1400 kmq e secondo alcuni studiosi c'erano 40 villaggi con una popolazione di 50.000 abitanti in ​​questa zona. La popolazione durante il periodo romano deve essere stata parecchio maggiore di così. Il suo terreno fertile e costantemente irrigato era molto adatto alla frutticoltura e all'allevamento.

Per i veterani delle legioni romane che la colonizzano e che provengono da zone povere d'Italia, l'agricoltura diventa l'attività principale. Per quanto riguarda la religione, notiamo l'importante presenza nella città del culto del Dio Men (o Men Askaelos, in greco : Μήν, in latino: Mensis) come Dio misericordioso protettore dei poveri. Di questa divinità esistono ancora molte iscrizioni.

ABSIDE DELLA BASILICA DI SAN PAOLO

LA STORIA

280 a.c. - I ritrovamenti archeologici fanno risalire i primi insediamenti al IV secolo a.c., ma la vera città venne fondata da Seleuco Nicatore nel 280 a.c. con i coloni di Magnesia al Meandro (Magnesia ad Meandrum) una città greca in Asia Minore sul fiume Meandro a monte di Efeso. Il luogo era comunque già sede di un importante sito religioso, il santuario della divinità frigia Men.

Antioco I Sotere estese infatti il suo regno verso occidente sconfiggendo i Galati (Galli) in una battaglia dove utilizzò 16 elefanti da guerra, animali ad essi completamente sconosciuti, e pose questa città a controllo della frontiera. 

188 a.c. - La regione tornò sotto i Galati con il trattato di Apamea del 188 a.c., in cui, grazie all'intervento romano, fu ceduta da Antioco III, e vi sorse il regno di Pergamo (Turchia).

189 a.c. - I Romani la dichiararono città libera nel 189 a.c., e ai tempi di Augusto vi dedussero una colonia, col titolo di Cesarea, facendone il capoluogo dell'amministrazione civile e militare della Galazia inferiore. 


133 a.c. - Nel 133 a.c. Attalo III, re di Pergamo dal 138 a.c. fino alla sua morte, poco interessato al suo governo e molto ai suoi studi, fece un lascito testamentario del suo regno alla repubblica romana ma la regione comunque restò per parecchio tempo contesa da vari regni. 

102 a.c. - I Romani vi si imposero definitivamente nel 102 a.c., ma il territorio restò difficilmente controllabile, anche a causa della sua particolare morfologia.
64 a.c. - Nel 64 a.c. la Galazia divenne un regno cliente della Repubblica romana, mantenendo la suddivisione in tre tribù, ciascuna con un tetrarca. Al tempo di Cesare, uno dei tetrarchi, Deiotaro, prese il sopravvento sugli altri due e venne riconosciuto dai Romani quale "re" della Galazia.


25 a.c. - Con la morte del re Aminta (25 a.c.), la Galazia fu definitivamente incorporata nell'impero da Augusto, tant'è che Pilamene, erede dell'ultimo re galata, ricostruì un tempio presso Ancyra dedicandolo ad Augusto in segno di lealtà all'impero. Nei secoli successivi, del resto, la Galazia si dimostrò una delle province più fedeli a Roma.
Così nello stesso anno venne creata la Provincia di Galatia, che confinava a nord con la Bitinia e la Paflagonia, a est con il Ponto, a sud con la Licaonia e la Cappadocia e a ovest con quel che rimaneva della Frigia, così Antiochia fece parte della Provincia di Galatia. Sotto Augusto fu l'unico capoluogo della regione a ottenere il nome di Cesarea.
6 a.c. - Nella regione vennero create delle colonie, distribuendo le terre tra i legionari, e vi fu costruita una strada, la via Sebaste, conosciuta anche come la "Strada Imperiale", che passava per Antiochia, costruita per volontà dell'imperatore Augusto nel 6 a.c. 

La strada iniziava lungo il Mediterraneo a Perge, proseguendo poi a nord-ovest verso Comama, attraversando il lago Burdur fino all'Antiochia Ad Pisidis prima di fare un giro ad ovest e sud-ovest attraverso Iconium, Lystra e Derbe.

La via romana consentiva alle unità militari romane di spostarsi rapidamente in tutta la regione, per arginare le tribù predatrici montane e collegare le nuove colonie romane dell'Asia Minore. Inoltre collegava le grandi città della regione ai porti del Mediterraneo, funzionando come rete di trasporto e comunicazione sia interregionale che dell'impero romano.

All'inizio dell'era cristiana Antiochia era diventata un notevole centro culturale grazie all'intensa attività economica, militare e religiosa. San Paolo e San Barnaba visitarono la città, a testimonianza dell'importanza da essa assunta, e contribuirono alla sua cristianizzazione.


313 d.c. - L'editto di Costantino del 313 che liberalizzò la religione cristiana e le altre misure prese a sostegno economico della stessa religione, permisero a questa di espandersi nella regione e nella città, che fu anche sede di concili. 

IV secolo d.c. - Alla fine del IV secolo la città aveva assunto una tale importanza che venne scelta per diventare la capitale della provincia di Pisidia.

VI secolo d.c. -  Nel VI secolo iniziò la decadenza della regione e della città. Pur restando un importante centro religioso per la cristianità, come altre colonie romane, rimase sempre più esclusa dai nuovi itinerari commerciali.

Non solo era caduto l'Impero romano d'Occidente ma l'Impero Romano d'Oriente era ora minacciato a sud-est dai guerrieri della nuova religione islamica, anch'essa monoteista e intransigente, proveniente dall'Arabia. Le continue incursioni arabe dal mare e da terra fiaccarono lentamente l'Impero finchè più volte la stessa capitale Costantinopoli fu sottoposta ad assedio. La situazione non poteva durare a lungo.

L'attacco più feroce inferto ad Antiochia fu portato dagli Abbasidi (una dinastia califfale musulmana che governò il mondo islamico dal 750 al 1258) nel 718, durante il regno del califfo al-Walīd ibn 'Abd al-Malik. La città non si riprese mai più da questo colpo mortale.

Nell'XI secolo i Turchi selgiuchidi (una dinastia turca il cui ramo principale elesse la sua residenza in Persia) invasero l'Anatolia e nel 1176 l'esercito bizantino e quelli del sultano si scontrarono a Myriokephalon (mille teste), sito di cui non si conosce l'esatta ubicazione ma sicuramente nelle vicinanze dell'antica Antiochia.


L'imperatore bizantino fu sconfitto e venne firmato un trattato secondo il quale questa regione passava sotto controllo seleiuchide.
I Turchi abbandonarono le colline per insediarsi nella valle, non dovendo più preoccuparsi della difesa in quanto possedevano il controllo di tutta l'Anatolia. La dominazione turca mantenne i nomi delle principali città, ma Antiochia, essendo nome oramai dimenticato per l'assenza di abitanti e credenti cristiani a ricordarlo, venne chiamata Yalvaç che significa Profeta, secondo alcuni in ricordo di San Paolo, che però non fu mai profeta.

IL TEATRO

IL TEATRO

Quando Gaio Giulio Cesare fece visita ad Antiochia, nel 47 a.c., decise di costruirvi una grande basilica, chiamata Kaisarion. Ma non fu l'unico monumento pubblico che qui eresse. Sembra abbia anche fatto costruire un nuovo teatro, un anfiteatro (uno dei primi del mondo romano), un acquedotto, nuovi impianti termali e ricostruì anche un nuovo Pantheon.
Il teatro era in parte scavato sulla collina e in parte edificato. Per costruirlo si sfruttò la pietra locale ma venne anche rivestito di marmi che vennero poi spoliati per edificare successivi monumenti dai musulmani ma pure dai romani stessi.


TEMPIO DI AUGUSTO

TEMPIO DI AUGUSTO

Secondo le volontà dello stesso Augusto, il testo delle

Res Gestae "doveva essere inciso, e così venne fatto, su tavole di bronzo da porre davanti alla sua tomba, nell'area vicina all'Ara pacis." Non si comprende come mai non siano state ricomposte le due stele (oltre che nell'Ara Pacis) davanti all'ingresso del monumento con le Res Gestae, come era in antico.

In quell'area, prima del principe, erano stati sepolti tutti coloro che furono legati alla nuova dinastia, Marco Claudio Marcello, Agrippa, Druso maggiore, la sorella Ottavia, Lucio e Gaio Giulio Cesare.

TEMPIO DI AUGUSTO
In realtà i frammenti superstiti delle "res gestae" non provengono da Roma ma dall'oriente romano: da Antiochia di Pisidia. da Ankara (Ancyra), da Apollonia. Tutte queste città si ubicavano nella parte interna dell'Asia minore e dell'Anatolia, evidentemente Ottaviano voleva dare alla regione asiatica, così frammentata in realtà culturali, sociali e religiosi diverse, un assetto politico stabile, basato sul riconoscimento del potere di Roma e di Augusto.
Così anche sul tempio di Antiochia vennero scritte a lettere di bronzo le Res Gestae di Augusto, giustamente nel tempio che lo celebrava, affinchè il mondo e anche i posteri sapessero quale buon governo avesse esercitato nel suo regno, a favore di Roma e dell'impero romano.

Il tempio era decorato con due fregi, uno con girali di acanto, l'altro con ghirlande e protomi taurine, e con un'elegante figura di Vittoria alata come acroterio. La decorazione del pròpylon era costituita da rilievi raffiguranti prigionieri pisidi e Vittorie alate che commemorano la sottomissione della Pisidia da parte di Augusto, e recava anche una copia delle Res gestae del principe.

BASILICA DI SAN PAOLO

BASILICA DI SAN PAOLO

Antiochia di Pisidia fu sede episcopale e uno dei centri principali del cristianesimo in Asia Minore.
In essa si conservano le fondamenta della sinagoga dove predicò Paolo, distrutta poi dalle invasioni arabe nel settimo secolo, che venne poi trasformata in Basilica. Ma questa andò a sua volta distrutta dai terremoti.

BASILICA DI SAN PAOLO
Della basilica si conservano delle mura perimetrali e parte delle navate eseguite ad arcate sorrette da grossi pilastri di grandi pietre squadrate. I muri sono a loro volta in pietra a secco per le parti interne e con pietre più piccole e malta per le parti interne. Non vi sono più reperti perchè tutto è andato distrutto o depredato.

LE TERME

LE TERME

La pianta della città era basata su un sistema a reticolato irregolare di strade e insulae. Il decumanus maximus conduceva a un ninfeo, probabilmente del tardo I o degli inizi del II sec. d.c., situato alla Sua estremità Ν e alimentato da un acquedotto dal tracciato ancora delineabile. Lo stesso acquedotto approvvigionava un grande edificio termale con annesso ginnasio situato all'angolo NO della città.

IL NINFEO

IL NINFEO

Anche il ninfeo doveva essere approvvigionato dallo stesso acquedotto che all'esterno delle terme, come di consueto si apriva in un ninfeo adornato di fontane, scalette, statue, colonne, rocce e piante a simulare un paesaggio naturale.

L'ACQUEDOTTO

L'ACQUEDOTTO

Di edificazione romana, ne sono rimasti diversi archi ed alcune tracce, fu il solito capolavoro di ingegneria romana distrutto poi in gran parte dai violenti terremoti, ma soprattutto dall'invasione araba che cercò di cancellare qualsiasi traccia di civiltà.



GLI DEI DI ANTIOCHIA DI PISIDIA

Dalla Turchia, ci giunge la notizia di un’altra importante scoperta, di quelle che ogni archeologo sogna di fare almeno una volta nella vita. Cinque sculture di divinità sono state appena scoperte nel santuario dedicato a Men, il Dio lunare di origine frigia (chiamato Mensis dai romani)), nell’antica città greco-romana di Antiochia di Pisidia, situata nell’attuale provincia turca di Isparta.

Le sculture sono state rinvenute, in buono stato di conservazione, in una delle camere del santuario finora inesplorate.

Il Professor Mehmet Özhanli, direttore degli scavi, ha riferito che le statue, raffiguranti le dee Ecate, Cibele, Atena e gli dei Men e Apollo, sono state rinvenute tutte insieme, in quello che doveva essere un luogo di culto di questo pantheon che accomunava divinità greco-romane e anatoliche.

È la prima volta nella storia dell’archeologia che queste divinità vengono trovate insieme nella stessa camera. Il Dio anatolico Men si trovava su un altare al centro tra le altre divinità, di fronte a Cibele ed Apollo e con Atena al suo fianco. Ovviamente, i risultati di questa scoperta, consentono di acquisire importanti informazioni sugli antichi culti locali.


BIBLIO

- Eugene N. Lane -The Cult at Antioch in Pisidia, in Corpus Monumentorum Religionis Dei Menis: Interpretations and Testimonia - Brill Archive - 1976 -
- G. Bejor, M.T. Grassi, S. Maggi, F. Slavazzi - Arte e archeologia delle Province romane - Milano 2011 -
- Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari - I tempi dell'arte, volume 1 - Bompiani - Milano - 1999 -



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