SPOLETIUM - SPOLETO ( Umbria )



LA STORIA

Spoleto, il cui nome deriva probabilmente dal greco “spaolothos”, pietra spaccata, da cui il latino Spoletium, sorge sulla sommità di un colle ed ha per decumani massimo la via Flaminia, la via consolare che la poneva in comunicazione coi territori italici del nord.

Situata lungo le pendici del colle Sant’Elia,  Spoleto ha un'antichissima storia, fin dalla fine dell’età del bronzo, e fu abitata sin dal VII sec. a.c. dagli Umbri, come testimoniano le tombe dell'età del ferro. Le mura ciclopiche del V sec.. sono state da alcuni attribuite agli Umbri, che l'occuparono nel V-IV sec. a.c., ma in genere gli archoelogi sono oggi concordi nel retrodatare le mura poligonali al 1000-1500 a.c.. Inoltre il fatto che siano in una trentina di siti italici nonchè in molti siti stranieri, chiama fuori causa gli Umbri.

Nel 241 a.c. Spoleto divenne una colonia romana e successivamente municipio, con il nome di Spoletium, facendosi ben presto fiorente e ricca di monumenti,  e rimase fedele alleata di Roma anche durante le guerre puniche, quando respinse vittoriosamente l'esercito di Annibale dopo la battaglia del Trasimeno nel 216 a.c.

La Torre dell'Olio, una torre cittadina da cui venne lanciato l'olio bollente sull'esercito cartaginese, costringendolo alla fuga, tanto da far desistere Annibale da assalire Roma e deviare verso sud, è ricordata in un'iscrizione posta sul una porta della città, da allora chiamata "Porta Fuga".

 La città, inoltre, già cinta da mura munite di porte, conservò la sua struttura muraria anche in epoca romana, mentre all'interno fu riedificata secondo lo schema romano. Spoletium si mantenne sempre fedele a Roma, e lo dimostrò soprattutto durante la seconda guerra punica, col celebre episodio del 217 a.c., in cui riuscì a opporre resistenza all’esercito cartaginese guidato da Annibale, che avanzava verso Roma, dopo aver sconfitto i romani nella battaglia del Trasimeno. L’esercito cartaginese subì perdite tali da convincere Annibale a desistere dal proposito di occupare Roma. Il ricordo di questo episodio è conservato nel nome di una torre, la Torre dell’Olio, che venne chiamata così in memoria dell’olio bollente che fu gettato sull’esercito cartaginese, mettendolo in fuga.

Nel 43 a.c. vi sostò Ottaviano, prima della battaglia di Modena, officiando un sacrificio rituale presso uno dei templi della città. Durante l’epoca romana Spoleto era divenuta un florido municipio. Cicerone lo qualificò “in primis firma et inlustris”e i ricchi romani possedevano numerose ville nei dintorni, in luoghi abbondanti di verde e di acque.



SPOLETO CRISTIANA

"Secondo una tradizione il santo vescovo di Spoleto Spes, che pontificò tra il 420 e il 452, avrebbe consacrato la Basilica di S. Fortunato, costruita nelle adiacenze del tempio rurale di Ercole nell’Arce di Varano (Montefalco) dal Magister Militum Severo di Massa Martana.

Sulla stessa linea del vescovo Spes (se non fu lui stesso) dovette essere l’architetto che ‘cristianizzò’ il Tempietto del Clitunno, posto su un alto basamento, di forma prostilo, con due portichetti laterali ai quali facevano capo le scale d’accesso a un atrio quadrato di m. 3,40 × 3,40, da cui si entrava nell’aula di m. 4,52 × 3,20, in fondo alla quale si apre un’absidiola. Nella facciata ancora ci sono quattro colonne corinzie con scannellature contorte; e altre quattro dello stesso stile stavano avanti all’absidiola, mentre all’inizio dei portici ce n’erano due, tutte fatte sparire dal 1730 al 1740 da P. Ilarione e fra Paolo che dilapidarono il monumento per acquistare arredi sacri e cercare un fantomatico tesoro, connivente un ignorante vescovo di Spoleto. La cristianizzazione consistette nell’iscrizione dedicatoria scritta parte sull’architrave della facciata e il seguito su quelli dei portichetti laterali: “Il santo Dio degli Angeli … dei Profeti … degli Apostoli … che
fece la Resurrezione … la Redenzione … la Remissione”;  consistette pure in croci floreali, fra steli, grappoli d’uva, bacche di papaveri e fiori, nei due timpani della facciata e del frontone posteriore e dei due portichetti laterali. Nell’interno, il frontespizio marmoreo intagliato che orna l’abside, con la croce a sei corni nella parte culminante; consistette nella decorazione pittorica dell’absidiola e della parete di fondo da attribuirsi a prima del VII sec.:nella nicchia S. Pietro e S. Paolo; nel catino Cristo benedicente col libro (Pantocrator); sopra il frontespizio una croce gemmata, tra due busti di angeli alati ai lati, racchiusi in tre tondi; tra le colonnine ora scomparse due palme sbiadite. La cristianizzazione del tempio da alcuni è datata alla fine del IV sec., da altri con più ragione alla prima metà del V sec."




I RESTI ROMANI

A Spoleto restano diverse vestigia romane: il Ponte sanguinario, l'Arco di Druso e Germanico, il Teatro Romano, una casa attribuita dalla tradizione a Vespasia Polla, madre dell'imperatore Vespasiano.

L'importanza della città di Spoleto è dovuta anche al passaggio della Flaminia, la più importante via consolare verso il nord, che costituiva l'asse principale della città, che passava attraverso l'arco di Druso e scavalcava il ponte Sanguinario.
Poi l'anfiteatro del II secolo e il ponte Sanguinario di epoca augustea, attualmente quasi del tutto sepolto a causa dello spostamento del letto del Tessino.  Edificato su una struttura romana, è sostenuto da 10 altissime arcate ed è percorribile a piedi.

Il Teatro Nuovo fu costruito nel 1864 sul luogo dove sorgeva la chiesa di Sant'Andrea che a sua volta era stata edificata sui resti delle terme romane.



PONTE SANGUINARIO

Poco prima di Porta Garibaldi sulla destra, fuori le mura, attualmente al di sotto del piano stradale, si erge il Ponte Romano o Sanguinario, con tre arcate, valido esempio dell'ingegno costruttivo romano. Risale al I sec. a.c., probabilmente commissionato da Augusto per migliorare il transito della via Flaminia.

E' composto da grandi blocchi squadrati in travertino, lungo 24 m, largo 4.50 e alto 8, con tre arcate, delle quali una interrata. Secondo alcuni  il nome 'sanguinario' deriva dai molti martiri furono uccisi là vicino, ma quasi certamente è un'alterazione del termine Sandapilarius riferito alla porta omonima del vicino Anfiteatro. Il Ponte venne abbandonato, poiché il torrente Tessino spostò il suo letto, e quindi interrato.

Si trova infatti esattamente in corrispondenza dell'attuale centro viario di piazza della Vittoria ed è visitabile scendendo una rampa di scale che parte direttamente dalla piazza. in ottimo stato di conservazione; è costituito da blocchi di travertino squadrati che compongono tre arcate, di cui una ancora interrata. Il ponte permetteva alla via Flaminia di oltrepassare il torrente Tessino, che oggi scorre qualche decina di metri più a Nord-Est; quando questo gradualmente cambiò sede, il ponte restò semplicemente un tratto della via e col tempo venne interrato, per essere scoperto e portato alla luce nel 1817, e sistemato sotto la piazza per poter accedere liberamente a Porta Leonina.



ARCO DI DRUSO E GERMANICO

In via dell'Arco di Druso sorge l'Arco di Druso Minore, costruito lungo il tracciato urbano della via Flaminia, che introduceva al foro, sito attuale di piazza del Mercato, del 23 d.c., intitolato anche a Germanico, figlio di Druso Maggiore, fratello di Tiberio.
Esso consta di una grande arcata su piloni ornati di lesene decorate e fa da ingresso trionfale al foro romano, eretto dal senato in onore di Druso e di Germanico dopo il 23 d.c. Attualmente è in parte interrato e, in parte nascosto dalle case.

Il suo stile è classico, costruito in blocchi di calcare squadrati, a un solo fornice, inquadrato lateralmente da lesene con capitelli corinzi; sul lato rivolto verso il foro è rimasta l’iscrizione in onore dei due figli di Tiberio.



ARCO DI MONTERONE

L'arco di Monterone, che sorge sulla via omonima, è un arco piuttosto semplice, del II o III sec. a.c., interrato per buona parte della sua altezza, appartiene alla fase delle mura in opera quadrata, ed è stato per secoli la principale porta d’accesso a Spoleto, nonchè la porta più antica, per chi proveniva da sud. E' dotato di stipiti in grossi massi calcarei squadrati da inquadrarsi tra i resti più antichi dell'arco e delle mura.

Gli stipiti, anche se parzialmente inglobati nelle case circostanti, incorniciano ancora l’arco a tutto sesto, formato con 21 conci radiali di travertino e calcare.
Il fornice è largo metri 3,40 e profondo 1,20, per 2,10 m di altezza sul livello stradale. In passato però raggiungeva un'altezza maggiore perchè gli stipiti risultano, interrati per circa un terzo dell’altezza originaria. Essi sorreggono l’arcata e sono formati rispettivamente da 5 e 4 blocchi di calcare “in opera quadrata” a secco, straordinariamente connessi e levigatii.

Dall’Arco di Monterone entrava la via Flaminia provenendo da Terni. Sotto la Piazza Garibaldi sono visibili due archi in opera quadrata di un ponte della stessa via consolare, noto come Ponte Sanguinario.



ANFITEATRO

Rientrando da Porta Garibaldi, svoltando a sinistra, scorgiamo i resti dell'Anfiteatro Romano, del I sec., della cui costruzione originale restano alcune arcate tra le quali si apre quella che doveva essere la porta d'accesso principale ed una delle porte della cavea (gradinate degradanti su prendeva posto il pubblico), attualmente inglobata nel cortile della Caserma Severio Minervio.

L'edificio fu in parte smantellato nel XIV sec. per ordine del cardinale Albornoz per recuperare materiale per la costruzione della Rocca; inoltre sulla sua area furono costruiti la chiesa di San Gregorio Minore e due monasteri oggi adibiti a caserma.

Posto nella zona settentrionale della città fuori dalle mura e accanto al torrente Tessino, in gran parte inglobato dalle costruzioni successive, se ne può vedere solamente qualche avanzo del II sec.

Venne trasformato in fortezza da Totila, quindi smantellato dal cardinale e condottiero militare Albornoz per ricavarne pietre.

Era molto grande, a due piani, in muratura e rivestito di blochetti, ricordato da Procopio per la sua trasformazione in fortezza durante l’occupazione da parte dei Goti.

La tecnica è in opera a sacco rivestita da opera “vittata”. Visibile l’ambulacro inferiore con ingresso dalla caserma Minervio.



PONTE DELLE TORRI

Il simbolo che ha caratterizzato Spoleto nei secoli è senz’altro il Ponte delle Torri, antico acquedotto romano-longobardo alto circa 82 m e lungo circa 230 m, che rappresenta tutt’oggi il ponte antico più alto d’Europa.

Adiacente la Rocca, il Ponte delle Torri, del XIV sec., eretto alla fine del Trecento sui resti di un acquedotto romano che conduceva l'acqua dal monte alla città, è una superba opera architettonica che unisce la rocca con il Monte Luco. Consta di dieci arcate su piloni, due dei quali, quelli centrali, cavi all'interno e con delle porte di accesso, sembrano delle torri. Il ponte è percorribile a piedi.



MURA

La cinta muraria, lunga oltre 2 km, fu costruita dagli abitanti prima e dai romani poi.
Mostra infatti tecniche diverse a seconda delle epoche storiche: dall'opera poligonale arcaica, all'opera quadrata del III sec. a.c., e a blocchi parallelepipedi del I sec. a.c.

Il tratto più significativo e completo di tutte le tecniche è visibile lungo la via Cecili dove la maestosa opera di terrazzamento sorregge parte del convento di San Nicolò. Accanto alle mura, che mostrano una posterula, è ben conservata una torre in opera quadrata. Presso il giardino Piperno, su un tratto in opera quadrata, è ancora visibile l’iscrizione relativa ai quattuorviri che fecero restaurare le mura nel I sec.a.c.



TEATRO

Proseguendo per via Vittori e svoltando per via Sant'Agata, giungiamo al Teatro Romano, del I sec. d.c.; costruito nei primi anni dell'Impero, con un diametro di 70 m, subì dei crolli e venne ristrutturato già in epoca romana; in seguito il teatro venne nascosto da costruzioni medievali, e fu riportato alla luce solo nel 1954.

Per acceder al teatro c'è un passaggio curvilineo, con volta a botte, raggiungibile da via delle Terme, costeggiando il perimetro dell'Hotel dei Duchi. Un bel colpo d'occhio del teatro si ha dalla sovrastante piazza della Libertà, in corrispondenza di un prospetto ad arcate, già parte delle scuderie del seicentesco Palazzo Ancaiani. La facciata era decorata da arcate divise da semi-colonne.

Realizzato in opera quadrata con grossi blocchi di calcare locale, fu restaurato, dopo gravi dissesti, in opera reticolata. Il semicerchio della cavea è ancora ben visibile, lo spazio scenico, non più esistente, è occupato dal monastero medioevale di Sant'Agata, mentre la pavimentazione dell'orchestra,  a lastre di marmo bianco e colorato, reca ben visibile la parola podium, ed è quasi interamente originale. Sotto la cavea passa un corridoio, coperto da volta a botte, che collega i due accessi alla scena, ed è ancora oggi possibile vedere i fori per i pali del sipario.
E’ ben visibile l’ingresso sinistro ad arco verso l’ambulacro con decorazione a semicolonne tuscaniche. Della cavea invece sono rimasti solo tratti, che subirono un cedimento già in epoca antica.
Sotto l’attuale Piazza del mercato è presente il centro della città antica di cui è visibile l’area lastricata tra l’Arco di Druso e il tempio di S.Ansano.
Attualmente la struttura ospita concerti, balletti e altre manifestazioni culturali.



TEMPIO

Non lontano dall'Arco di Druso è stato riportato alla luce un Tempio Romano che faceva parte dell'antico Foro, di epoca augustea.

Il tempio, incorporato dalla chiesa di S.Ansano, aveva una cella rettangolare in cui è visibile una colonna, con la fronte rivolta verso il foro, e colonne solo sulla fronte.

In una vecchia foto si vede bene la costituzione dell'antico tempio eseguito in laterizio, cella e pronao con quattro colonne davanti, verso il Foro. Un capolavoro di grazia e proporzioni, in parte demolito, in parte inglobato.

All’interno del pronao sono ancora visibili due corridoi chiusi con balaustre. Sul lato lungo verso il tempio sono visibili oggi frammenti di un fregio a spirali. Possiamo vederne i resti sotto la chiesa di S. Ansano, qui riportata nella attuale facciata, per quel vezzo ecclesistico di cancellare ogni traccia romana e quindi pagana, demolendo, depredando o costruendoci sopra.

Il dislivello tra il piano del Foro e la chiesa, consentì la realizzazione della Cripta di Sant'Isacco, che infatti poggia sul pavimento del Foro romano, eretta nel VII sec..



DOMUS ROMANA

Sotto il Municipio, in via di Visiale, a sinistra della scalinata del Palazzo comunale, è possibile visitare una domus romana di notevole interesse, scavata tra fine Ottocento e inizi Novecento da Giuseppe Sordini.
L'edificio del I secolo d.c., già restaurato nel II secolo, fu riportato alla luce nel 1885 a seguito di scavi al di sotto del Municipio.
Della "casa", che da un'iscrizione si può dedurre di proprietà di Vespasia Polla madre di Vespasiano, rimangono l'atrio con pavimento a mosaico a tessere bianche e nere, il pluvio circondato da un mosaico ad onda interrotto da un pozzo, i pavimenti a mosaico di quattro stanze ai lati dell'atrio e il grande ambiente di fondo destinato alle riunioni familiari sul cui lato destro, un poco sopraelevato, è il triclinio mentre su quello sinistro sorge il peristilio,  di cui sono visibili ampi tratti.

Dall’atrio si accede all’impluvium con pozzo e ai vari ambienti intorno, tutti pavimentati con mosaici a decorazione geometrica, per lo più in bianco e nero. Negli ambienti a sinistra dell’ingresso, in posizione anomala, a causa della situazione logistica dei terrazzamenti della città, è disposto il peristilio.



CHIESA S. SALVATORE

E' la chiesa più antica di Spoleto e sorge su una basilica paleocristiana del IV-V secolo, rinnovata poi dai Longobardi nell'VIII sec.

L'interno ha purtroppo perduto l'originale decorazione sia a stucco che pittorica, pur conservando ancora la ricca trabeazione con fregio dorico, poggiata su colonne doriche che dividono le tre navate e corinzie nel presbiterio dotato di abside semicircolare e delimitato da colonne scanalate. Altre colonne sono state aggiunte sui lati per motivi statici. Oggi le colonne sono purtroppo legate da muri posti intorno all' VIII sec. quando si resero necessarie in seguito a un incendio o a un crollo nella basilica. Le colonne sono coronate da eleganti capitelli corinzi e sorreggono trabeazioni e cornici finemente scolpiti. La trabeazione laterale è di tipo dorico, a metope e triglifi.
La facciata è due piani con la parte centrale che si innalza al piano successiva terminando con un coronamento piatto.

Nella parte alta si aprono tre finestroni dalla ricca decorazione marmorea, inzialmente racchiusi da quattro lesene di cui rimangono le basi sulla cornice di separazione.

Nella parte inferiore, già preceduta da un portico poi demolito, si trovano tre portali rettangolari ricoperti da ricche decorazioni classiche. Infatti sul cornicione si susseguono tutti gli elementi decorativi classici, come palmette, perline ovali, mediglioni a voluta intercalati da cassette a fioroni, ovoli, dentelli, raggi a cuori e staffe.

Sulla sottostante architrave si estende, con al cemtro una croce, un doppio fregio a girali dai grandi fioroni romani classici mentre un fregio a palmette e dentelli separa l'architrave dalla cornice del portale decorata da doppie serie a raggi e perline ovali, mentre due volute ad S aggettanti sporgono ai lati dell'architrave.



SCAVI 800

Nuove scoperte nell'edificio romano in fiazza del Municipio.
Durante i lavori di copertura dell'antica casa romana scoperta in piazza del Municipio (cfr. Notizie 1886, p. 3, 326) si rinvennero gli oggetti che qui si descrivono :
- mezza sfera di avorio del diametro di m. 0,02 ;
- una gemma di vetro verdognolo ;
- alcuni stili da scrivere, di osso;
- un piccolo busto marmoreo, virile, acefalo, coperto di clamide, alto, compreso il resto di peduccio, m. 0,20, largo m. 0,22. Tornò in luce sul limite dell'antico edificio verso levante, in un piano di circa m. 3,00 superiore a quello dei musaici, piano ancora inesplorato, ove un tempo sorgeva la parte postica della casa.

A lato dell' impluvium, dalla parte di tramontana, nel costruirsi due archi di sottofondazione pel muro di facciata del palazzo comunale, è stato scoperto un tratto di pavimento di musaico, a fondo nero, seminato di tasselli bianchi, perfettamente conservato, che è la continuazione del pavimento dell'atrio. Spingesi sotto il palazzo comunale per m. 1,8.5, e presenta, come tutto il resto già scoperto, la fascia bianca che contornava il musaico dell'atrio.
Particolarità degna di nota è quella di un antico restauro subito dal musaico dell'atrio lungo questo lato, che è il sinistro per chi entrava nella casa.
Eseguito uno scandaglio per verificare se la casa continuasse al di là dell'atrip; a contatto immediato col limite del pavimento dell'atrio medesimo si è messa in luce una soglia di pietra, alta m. 0,06, larga m. 0,80, munita internamente di incastro; e dopo una interruzione nel pavimento di m. 0,40, ho trovato parte di un altro
pavimento di musaico bianco e nero, a scomparto geometrico, assai bello e ben conservato. Quello che attualmente se ne vede, altro non è se non la fascia di riquadro, forse il principio della decorazione di un angolo. Sopra questo musaico, tra la terra, raccolsi vari stucchi decorativi, assai eleganti, e frammenti di pitture murali. Notevole un frammento di stucco rappresentante un busto del Minotauro.




ARTICOLI CORRELATI



0 comment:

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero