ISIA (28 ottobre - 3 novembre)





Il culto isiaco aveva luogo nei templi, costruiti sul modello di quelli egiziani, e si divideva in giornaliero, che consisteva nella contemplazione del simulacro della Dea, e festivo, che aveva luogo il 5 marzo (navigium Isidis) quando si riapriva la navigazione; e il 12-14 novembre (Inventio Osiridis) specie di rappresentazione sacra in cui si ricordava l'uccisione del Dio ad opera di Set, la ricerca del suo corpo da parte di Iside (con i pianti per Osiride morto), sepoltura del cadavere e resurrezione di Osiride che va poi nel regno dei morti per risalire poi nel tempio. (ricorda qualcosa?Morì e fu sepolto, resuscitò da morte. scese all'inferno ecc.)

Occorre però distinguere il culto pubblico di Iside da quello dei Sacri Misteri Isiaci, del tutto privato e riservato a pochi. pochi ma non pochissimi se a Firenze degli scavi hanno messo in luce un'epigrafe in cui si dichiara una specie di associazione segreta misterica isiaca, del resto il culto della Dea fu spesso bandito sul suolo italico, e l'associazione contava circa 500 membri, tra cui liberi, liberti e schiavi.

L'iniziazione isiaca, narrata Apuleio nelle Metamorfosi (libro XI), consisteva in una cerimonia preceduta da un bagno di purificazione, digiuni, preghiere con la continua assistenza del sacerdote isiaco, ad imitazione della morte e risurrezione di Osiride, alla quale il candidato, identificato nel Dio, subiva come lui i riti della morte e della sepoltura, a cui seguiva una rinascita come Osiride risorto.

 Anche qui rimanda parecchio al Cristo risorto, ma nel mito della morte e resurrezione ricorreva spesso nei miti della Grande Madre, il cui figlio-vegetazione moriva in inverno (appunto al solstizio d'inverno) per rinascere in primavera (appunto nell'equinozio di primavera).

Apuleio non può svelare i sacri misteri, se non che alla fine della sua iniziazione veniva vestito e adornato sopra un trono, come un nuovo Osiride-sole.

Il culto isiaco ufficiale, che però nulla aveva a che fare con i Sacri Misteri, ebbe larghissima diffusione in tutto il bacino mediterraneo, portato dai commercianti e navigatori filosofi e studiosi alessandrini, dotati indubbiamente di una supremazia culturale che interessò tutto il mondo greco-romano.

ISEO CAMPENSE A ROMA
La Chiesa l'osteggiò non poco mettendo a fuoco la meravigliosa biblioteca alessandrina, la maggiore nel mondo, e facendo a pezzi il corpo della grande studiosa e filosofa Ipazia, rea di essere donna e di porsi con la sua cultura al disopra dei maschi.

I sacerdoti portavano una veste di lino bianca senza maniche annodata sotto le ascelle, dotati di sistro e secchiello per l'acqua lustrale.

I Diaconi vi indossavano sopra una sopravveste bianca incrociata sul petto con il nodo sacro di Ankh; per le Diaconesse la sopravveste era rossastra. I Pastofori, sacerdoti di Serapide, oltre alla sopravveste indossavano un mantello nero.

La suprema sacerdotessa di ogni tempio era una donna e portava un fiore di loto in fronte ed un ureo, vivo o di bronzo, attorno al braccio. I sacerdoti maschi avevano l'obbligo della testa rasata e anch'essi avevano un serpente di metallo avvolto attorno al braccio, caratteristica, questa, che distingueva tanto un sacerdote d'Iside che d'Esculapio

Le sacerdotesse della Dea vestivano solitamente in bianco. portavano lunghi capelli e si adornavano di fiori; a Roma, probabilmente imitando un po' le vestali, dedicavano talvolta la loro castità alla Dea Iside. Sull'Appia antica c'è un sarcofago con 4 effigi: sopra quella dei genitori, sotto quella della prima sacerdotessa di Iside, ma al suo fianco non ha una figura maschile, bensì l'umbone solare, il simbolo del maschile interiore ritrovato, dunque casta e senza marito, ma completa del suo maschile in sè stessa.

RICOSTRUZIONE IDEALE TEMPIO DI ISIDE A ROMA
Il regime alimentare impediva ai ministri del culto il vino, la carne di maiale e alcuni pesci; i sacerdoti dovevano condurre una vita casta e morigerata tanto che Tertulliano giunse a proporli come esempio ai Cristiani.

La giornata di un sacerdote era piena. Il culto giornaliero era simile a quello praticato in Egitto, diviso in due uffici: il primo iniziava con l'apertura solenne del tempio (apertio templi) prima del levarsi del sole, il secondo cadeva sul far della sera. Seguiva poi il culto settimanale e quelli annuali:
  • Navigium Isidis - festa celebrata il 5 marzo in onore di Isis, Dea egiziana della vita e della resurrezione. Si celebrava il ritorno della primavera e la ripresa della navigazione.
  • Pelusia - Festa celebrata il 20 marzo in onore di Isis. Pelusium era una città alla foce orientale del Nilo.
  • Lychnapsia - Festa celebrata il 12 agosto in onore della Dea egiziana Isis, ossia Iside.
  • Isia - Festa che andava dal 28 ottobre al 3 novembre in onore di Isis, legata senz'altro al lato oscuro della Dea.
ISIDE  - TEMPIO DI POMPEI

LE ISIA (O ISIACHE)

Erano le ultime feste dell'anno consacrate a Iside, che collegavano gli aspetti di vita e salvifici della Dea con i suoi aspetti inferi collegati alla morte. La Dea era collegata alla natura e ricordava agli uomini che anche loro erano parte di lei, come gli animali e le piante che lei governava.


Iside-Hator

La festa di Iside si protraeva al mese di novembre, ripercorrendo la festa più antica della Dea Hathor, la Dea precedente, anch'essa Grande madre e Dea Vacca, a cui il mese di novembre era dedicato, e sicuramente si collegava al rito delle divinità infere. In qualità di madre degli dei e Grande Madre, Iside aveva infatti i tre aspetti della vita: nascita, crescita e morte.

La crescita era sempre sotto la sua egida perchè era la Dea Iside-Natura che nutriva le sue creature con i prodotti della terra, pertanto con il suo corpo, come fa una madre attraverso il latte che dona al suo piccolo. Non a caso Iside veniva a volte raffigurata con le orecchie di mucca, simbolo dell'animale mansueto e donativo del suo latte.

Durante le feste isiache, specie quelle dal 28 ottobre al 3 novembre, si svolgevano le processioni rituali, con le statue delle divinità portate nelle vie e nelle piazze e sacerdotesse e sacerdoti che che cantavano le "aretologie" accompagnati da suonatori di flauti e strumenti a corde. Dietro si snodava il corteo del popolo che recava fiori e corone nei templi.

Le "aretologie" erano una tipica espressione poetica letteraria greca nelle quali la divinità celebrava l'affermazione del proprio sé divino. Vennero in uso dal I sec. a.c. fino al III sec. d.c. (quando il cattolicesimo divenne obbligatoria e unica religione di stato, e venivano sia cantate che recitate nelle feste isiache.

Gli inni più antichi (I sec. a.c.) sono stati ritrovati a Kymé in Asia Minore (attuale Turchia), copia di una stele più antica del tempio di Efesto (Ptah) a Menfi (III sec. a.c.) e nell'isola di Andros. Nell'inno di Kymé, la Dea parla in prima persona e si dichiara signora assoluta dell'universo:


"Io sono Iside, regina di tutta la terra,
lo sono stata allevata da Hermes
e ho inventato assieme a Hermes la scrittura,
la sacra e la profana.
Io sono l'antica figlia di Kronos;
Io sono la sposa e la sorella di Osiride; 
Io sono quella che si manifesta nella stella del Cane; 
Io ho separato la terra dal cielo; 
lo ho indicato il cammino alle stelle; 
lo ho segnato la via del sole e della luna."

Negli ultimi tre giorni di novembre sembra che sia i sacerdoti che il popolo si togliessero le ghirlande e i festoni per adornarne i templi. la statua della Dea non solo veniva coperta di fiori ma pure di offerte votive, per il suo aspetto guaritore e soccorrevole, per cui spesso le si donavano gioielli in oro, argento e altri metalli. Insomma un po' come si faceva per la Madonna di Loreto o altre Madonne guaritrici o miracolistiche.

Seguivano i banchetti augurali che si protraevano con le torce fino a notte fonda, con vini e cibi in quantità, per l'accettazione dell'eterno ciclo della vota e della morte di cui la grande Dea triforme era portatrice universale.



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