NUMA POMPILIO (715-673 a.c.)




Nascita: 754 a.c.
Morte: 674 a.c.
Predecessore: Romolo
Successore: Tullo Ostilio












Tito Livio – Ab Urbe condita – Libro I -
"E divise l'anno in dodici mesi seguendo prima di tutto il ciclo della Luna; … Distinse poi i giorni in fasti e nefasti, perché in certi giorni non si dovessero prendere decisioni pubbliche."
La leggendaria scomparsa di Romolo nel 716 a.c. aprì un lungo periodo in cui Roma ebbe un interregno senza re. Nella vece dei monarchi operarono i Senatori o 'patres' che amministrarono i beni e la giustizia. Insomma tornò l'antica oligarchia, forse procurata dai Senatori con l'assassinio di Romolo.

Il senato comprese che occorreva un re ma i Sabini ne volevano uno della loro gente e altrettanto i Quiriti, per cui non se ne veniva a capo. Ma le decisioni erano complesse e la difesa del territorio problematico senza un capo, per cui il senato lasciò al popolo sovrano il compito di proclamare il secondo Re di Roma nel 715 a.c.: il sabino Numa Pompilio, della tribù dei Tities.

Sembra fosse molto apprezzato per la fede e le pratiche religiose, si che il Senato, da un lato scontento della stirpe sabina di Numa, ma dall'altro stanco delle lotte dei patrizi per accaparrarsi il trono, decise di lasciare il verdetto agli Dei.

L'incoronazione

Si sa che avvenne in cima al Campidoglio, con la cerimonia e il verdetto degli auruspici etruschi, che forse preferivano un sabino a un romano, ma accettarono i segni del cielo.
Fattosta che questi, osservando il cielo in direzione di Monte Albano, antico centro di culto latino, scorsero un volo di uccelli. Il volere degli Dei era propizio: Numa Pompilio fu il nuovo re, nonchè capo militare, giudiziario e religioso.

Numa Pompilio pertanto cominciò a stabilire nuove leggi. Si dice, o almeno lui sostenne, che ispiratrice fosse la divina ninfa Egeria.
Questo ha sollevato molti dubbi, dicono che Numa era un dritto che rifilava leggi dichiarandole divine e la ninfa non c'entrava per nulla. Ma andiamo a vedere.
Gli incontri tra il re e la ninfa avvennero nel bosco sacro delle Camene, nel lato sud est del Celio.
Le Camene erano divinità o ninfe legate alle acque, sorgenti o fiumi che fossero. Erano quattro: Egeria, Carmenta, Antevorta e Postvorta. Avevano virtù profetiche e ispiratrici.



EGERIA

I resti del santuario mostrano in una grande stanza rettangolare, con una nicchia centrale e sei laterali, risalente al II sec. d.c. decorato di marmi verdi. All'esterno l'acqua scorreva in una grande piscina rettangolare, circondata da un portico oggi interrato. Era il 'Lacus Salutaris' anticamente citato a sinistra della via Appia Antica. Superato il quadriportico l'acqua formava un altro grande bacino ottogonale ed infine si gettava nel fiume.
Un santuario di tutto rispetto dunque, dedicato alla Dea della Salute, con una sorgente miracolosa dove come a Lourdes si bagnavano i fedeli. Ma nel colle Celio c'era il tempio sabino delle Camene, dove i magistrati deponevano le tavole di censimento dei beni cittadini. Insomma le Camene durono divinità sabine prima che romane.



CARMENTA

Protettrice della gravidanza e della nascita e patrona delle levatrici, possedeva il dono della profezia e veniva chiamata anche al plurale: Carmentes antevorta et postvorta, "che conosce il passato e che conosce l'avvenire", aspetti della stessa Dea che diverranno due figure distinte.

Venerata anche come inventrice dell'alfabeto latino, il che ci dice che furono le sue sacerdotesse a farlo. Nel suo tempio a Roma, situato vicino alla Porta Carmentalis, presso il Campidoglio,
era proibito indossare abiti ed oggetti di pelle, il che richiama alla sacralità degli animali e la rivela Signora delle belve, come Feronia sabina.
In suo onore, l'11 gennaio, si festeggiavano i Carmentalia. A questi, successivamente, si aggiunse il 15 gennaio, voluto dalle matrone romane per onorare la Dea che le aveva aiutate nella battaglia contro il Senato che gli aveva proibito l'uso delle carrozze. Per non essere costrette a casa o ad estenuanti camminate, le donne si coalizzarono negando ai mariti i piaceri del talamo, costringendo il Senato ad abolire la proibizione.

Insomma le Camenae erano Dee della vita, delle acque e della profezia, una Grande Madre suddivisa, una Dea sabina che stava dalla parte delle donne, sicuramente il santuario aveva un tiaso o monastero con sacerdotesse e Gran Sacerdotessa. Si evince che Numa si ispirasse moralmente e fisicamente alla Gran Sacerdotessa, e che lei gli suggerisse le leggi e i provvedimenti opportuni.

La via Valle delle Camene, nel tratto iniziale dell'Appia Antica, ricorda che nelle sue vicinanze sorgeva la Fons Camenarum, una fontana dedicata alle Camenae, le cui acque avevano il potere di guarire ogni male, per cui vennero utilizzate dalle Vestali per i riti del loro culto.
Sembra che in via Valle delle Camene il Tempio di Ercole Musagete del 187 a.c., voluto da Marco Fulvio Nobiliare per la sua vittoria sugli Etoli, con pianta circolare su alta pedana, con un’esedra a nord, e un’area rotonda in cui sorgeva originariamente l’Edicola delle Camene, fosse riedificato sull'antico tempio delle Camene voluto da Numa Pompilio.


L'ordinamento sacerdotale

Infatti il re ampliò e approfondì il culto religioso, creando templi e riti pubblici. Il tempio di Giano con porte chiuse in tempo di pace nacque durante il suo regno. Creò l'ordine sacerdotale dei Flamini per il culto di Giove, Marte e Quirino, e alle Vestali già costituite in ordine sacerdotale per vegliare il fuoco sacro della Dea Vesta, assegnando loro una rendita a spese dello stato. Sul lato est della casa delle Vestali sorge un’area, denominata impropriamente tablino, che in origine era coperta con una volta e che era affiancata da tre ambienti per ogni lato, forse il Sacello dei Lari, luogo in cui si sa che ci fosse la statua in marmo di Numa Pompilio, tradizionalmente e impropriamente ritenuto istitutore delle Vestali.

Si narra che Numa parlasse con gli Dei, in particolare con Iupiter Elicius, un Giove crudele che chiedeva talvolta sacrifici umani, ma Numa seppe trattare col Dio e ottenne di sostituire il sacrificio con uno più mite, a base di cipolle, capelli e sardine, e così fu da allora. Il che la dice lunga sulla saggezza di questo re che riuscì a mitigare i riti cruenti delle consuetudini tribali dell'epoca.

La tradizione riporta infatti che Numa avrebbe invocato Giove per farsi svelare il segreto per difendersi dai suoi fulmini. Al richiamo del re, Giove discese sull'Aventino dove, come narra Ovidio, la terra si abbassava sotto il peso del Dio. Seppure intimorito dal Dio, Numa chiese  come placare il fulmine, ottenendo una riposta  inquietante.
- Taglia una testa -
e Numa di rimando: - Taglierò una cipolla cavata dei miei orti -
- Una testa d'uomo - precisa il Dio inesorabile.
Ma Numa non si scoraggia:
- Taglierò allora la cima di un capello -
Giove insiste, vuole il sacrificio di una vita.
- Ucciderò un pesce - replica Numa.
Giove non si adira e apprezza l'arguzia del re che aborre i sacrifici umani e gli rivela il rituale segreto per difendersi dai fulmini.
Ai romani Numa dimostra, il giorno dopo, di aver ottenuto la grazia di Giove invocandolo davanti alla folla.
Ed ecco un fulmine squarcia il cielo e uno scudo con incavi laterali cade dal cielo. Per confondere eventuali ladri e difendere il dono divino, Numa incarica il fabbro Veturio Mamurio di eseguire undici copie identiche dello scudo. I Salii ne divengono i custodi, continuando nei secoli a portarle in processione.

Plutarco nella "Vita di Numa" risuscitò con rara vivezza il selvaggio, l'agreste, il rustico, il numinoso e il drammatico che convivevano nell'antica vita romana all'epoca di Numa, che dimorava nei boschi e nei prati sacri agli Dei, che catturava i demoni, e governava saggiamente il suo popolo. Nella viva descrizione compaiono il tempio di Giano chiuso, le vestali che hanno violato la verginità sacra attraversare il foro, rinchiuse in una portantina, " in modo che non se ne possa udire neppure la voce ", mentre " tutti si scostano in silenzio e le accompagnano muti con una terribile costernazione" e le attende la sepoltura da vive.


Numa Pompilio riuscì coi riti e con la religione a unificare le tribù, e a civilizzarle assicurando un periodo di pace. Morì nel 673 a.c.

http://sapiens.ya.com/latin_1/Numa.jpg



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2 comment:

Anonimo ha detto...

ma pensi che i re sono esistiti veramente?

Catacomb on 02 aprile 2010 08:29 ha detto...

I riferimenti ai 7 Re di Roma sono tantissimi, ma tutti successivi, cioè repubblicani per cui qualcuno dubita sia realtà però sappiamo che quando un resoconto è così particolareggiato e lascia tanti segni nell'animo dei posteri, basti pensare a quanto i romani odiarono la monarchia, che è difficile dubitare della loro esistenza.

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