IL CULTO DEI DIOSCURI





Castor e Polux, o Castore e Polluce nell'antico mito greco erano figli di Zeus e Leda
La loro immagine tradizionale è di due atletici giovani nudi con un mantello rosso porpora sulle spalle, armati di lancia o spada, con due cavalli. Sul capo hanno un cappello a punta e una stella tra i capelli. A volte è presente un'anfora chiusa colma di sementi oppure un serpente.



IL MITO

Nei miti greci alcuni autori fecero nascere i Dioscuri da Zeus e Leda, per altri i due gemelli sarebbero nati da Tindaro, re di Sparta, fratelli di Elena, oggetto della contesa a Troia. Altri ancora affermano che solamente Polluce e la sorella Elena fossero figli di Zeus, e dunque immortali; Castore sarebbe stato dunque figlio di Tindaro e destinato alla morte.

Castore e Polluce fecero parte degli Argonauti, gli eroi che parteciparono con Giasone e Medea alla ricerca del Vello d'oro. Per aver placato una tempesta in quella circostanza, furono considerati protettori dei naviganti.

Polluce, celebrato come grande pugile, sconfisse in una gara di pugilato il re dei Bebrici, Amico.
Poco tempo dopo i gemelli fondarono la città a loro dedicata di Dioscuria, in Colchide.

I gemelli parteciparono inoltre alla caccia al cinghiale Calidonio, inviato da Artemide a devastare le terre del re Oineo, che l’aveva trascurata in un sacrificio in onore degli Dei.

Inoltre presero parte alla lotta contro l'ateniese Teseo, che aveva rapito la loro sorella Elena nascondendola ad Afidne; per premio Zeus concesse loro l'immortalità.

Sul suolo italico presero parte alla Battaglia della Sagra tra le file dei locresi (Locri Epizephiri) in battaglia contro gli abitanti di Crotone.

Il fratello di re Tindaro, Afareo, era a sua volta padre di due gemelli: Ida e Linceo. Castore e Polluce rapirono le promesse spose dei cugini e nella lotta che ne seguì, Castore fu ferito a morte. Polluce, volendo seguire il destino del fratello, chiese e ottenne di vivere come Castore un giorno sull'Olimpo e uno nell'Ade. Il Dio Ade accettò perchè la faccenda pareggiava i conti sul tempo di abitazione negli inferi, metà tempo ma con due persone anzichè una.

In un altro mito, riportato da Euripide nell'opera Elena, Zeus concesse, visto il loro profondo legame, ad ambedue di vivere per sempre nel cielo, sotto forma di costellazione.

Nel mito originario però Zeus si invaghì di Leda, moglie di Tindaro, re di Lacedemone, e si unì a lei sotto forma di cigno, ma Leda che non badava a spese nella stessa notte si unì anche a suo marito Tindaro, il re di Sparta. Così partorì due uova da cui uscirono le due coppie di gemelli.
Da uno nacquero, presso Sparta, i gemelli Polluce ed Elena, dall'altro Castore e Clitennestra. Questi ultimi, tuttavia, erano figli di Tindaro, che si unì a Leda dopo gli amori di questa con Zeus. Dal che si deduce che anche Elena era una Dea o semidea. Infatti Elena significa Luna che era la divinità maggiore di Sparta.

Somiglia un po' al mito matriarcale di Demetra e Core, dove la figlia della Dea dopo essere stata rapita da Ade vivrà sei mesi sulla terra e sei mesi nell'Ade. Nel mito primitivo infatti Polluce piuttosto che separarsi dal fratello mortale, accetta di vivere sei mesi con lui sulla terra e sei mesi negli inferi. E' l'avvicendamento vita morte della vegetazione, ma anche, mistericamente, di quella umana. E' anche il Dio Figlio della Grande Madre che muore e risorge, mito che ispirerà anche il cattolicesimo.




LE STATUE DEI DIOSCURI

Nella piazza del Quirinale a Roma si trova, proveniente dalle vicine Terme di Costantino, l’imponente gruppo marmoreo dei Diòscuri, composto dalle due figure maschili che tengono a freno i loro cavalli (probabilmente copie di originali greci), voltati verso il sito delle antiche Terme (l’inizio dell’attuale via Nazionale).

Il Fontana ne dispose il restauro, li trasportò in posizione più centrale nella piazza, in modo da chiudere lo scenario della lunga via Pia (le attuali via del Quirinale e via XX Settembre) e li girò in modo che fossero rivolti verso il palazzo, quindi collocò una fontana ai piedi del gruppo, posto su un alto piedistallo.

La fontana utilizzata era una grande vasca-abbeveratoio, proveniente dal Campo Vaccino (Foro Romano) ancora interrata nei pressi del tempio dei Dioscuri.

Altari e statue erano innalzati a Castore e Polluce sulle navi per propiziare una navigazione tranquilla. Molti porti, fra cui Ostia e Alessandria, avevano le statue di Castore e Polluce ai due lati dell’ingresso dal mare.



Il CULTO GRECO

Il loro culto, nato a Sparta, si diffuse rapidamente in tutta la Magna Grecia, soprattutto perchè creduti protettori dei naviganti: il mito infatti racconta che Poseidone affidò loro il potere di dominare il vento insieme al mare.

TEMPIO DI AGRIGENTO
Anticamente si riteneva che la presenza di Castore e di Polluce sulle navi si rendesse visibile attraverso ciò che noi oggi chiamiamo “fuochi fatui” o “di Sant'Elmo”: fiammelle o scintille elettrostatiche che durante i temporali appaiono alle estremità delle strutture metalliche delle navi.

Se si manifestavano in coppia erano di buon auspicio e la nave veniva considerata sotto la protezione dei due gemelli, ma se avveniva l’apparizione di una sola fiamma, era considerato un cattivo presagio.

Ma il loro culto varia nelle diverse zone: in alcuni luoghi sono protettori e maestri delle arti, soprattutto la musica e la danza, ma anche la poesia e l'epica, per altri sono atleti eccellenti soprattutto nel pugilato e nella corsa, per altri grandi cavalieri velocissimi sui destrieri, e ancora protettori dei campi coltivati, ma anche miracolosi guaritori.

Sarebbe errato però ritenere che il culto italico sia solo una derivazione da quello greco, perchè esisteva nelle popolazioni preromane e pregreche.
Il culto dei Dioscuri, sopratutto nel Lazio è molto antico, come ha rivelato il ritrovamento di una lamina a Lavinio con dedica a Càstore e Polluce.

Lo stile fortemente grecizzante del reperto ha fatto supporre che il culto fosse arrivato da una città della Magna Grecia, probabilmente Taranto. Come in Grecia, i due fratelli erano protettori dei cavalieri, che a quell'epoca erano composti dalla sola aristocrazia.

Ma il mito dei due gemelli ha qualcosa di più arcaico e profondo: anche Romolo e Remo ad esempio erano gemelli, e di essi uno muore ed uno viene assunto in cielo. C'è dietro il mistero della partecipazione di due nature, una mortale e una immortale, come Proserpina del resto partecipò a due nature, e come sulle due nature del Cristo, che aveva del resto un mito poco chiaro, si scannarono nell'ambito del cattolicesimo varie scuole di pensiero di cui una trionfò e l'altre furono bollate come eretiche.


Il tempio greco

Il tempio di Agrigento, costruito negli ultimi decenni del V sec. a.c.. è attribuito ai due gemelli nati dall'unione di Leda e Zeus, tramutato in cigno.
Del tempio restano solo quattro colonne ed una parte della trabeazione. rialzate nel XIX sec. Sotto uno spigolo della cornice si può ancora ammirare una rosetta, tipico elemento decorativo.



CULTO ROMANO

Il culto dei Dioscuri fu inoltre particolarmente legato alla classe degli equites e probabilmente dal loro tempio partiva la tradizionale parata degli equites (transvectio equitum), istituita da Quinto Fabio Massimo Rulliano nel 304 a.c. e che si teneva ogni anno il 15 luglio, anniversario della battaglia.




I TEMPLI ROMANI


TEMPIO DI CASTORE E POLLUCE AL FORO ROMANO

Il tempio dei Dioscuri sorgeva a Roma nel Foro Romano. Ne sopravvivono su un alto podio tre colonne corinzie superstiti del tempio dei due gemelli divini Castore e Polluce.

Il suo nome ufficiale era Aedes Castoris, o Templum Castoris, cioè tempio o santuario di Càstore, ma nelle fonti si ritrova anche nominato come Aedes Castorum o Aedes Castoris et Pollucis ed era dedicato ai Dioscuri. Si trovava all'angolo sud-orientale della piazza del Foro, nei pressi della fonte di Giuturna, con cui avevano qualche legame, visto che i lor cavalli si abbeverarono a quella fonte.

Venne promesso in voto dal dittatore Aulo Postumio Albo Regillense nel 499 o 496 a.c. in seguito all'apparizione dei Dioscuri e la storia andò così. Durante la battaglia presso il lago Regillo, combattuta dai Romani contro i Latini, alleati di Tarquinio il Superbo nel tentativo di riconquistare Roma, apparvero due misteriosi cavalieri, che risollevarono le sorti della dura battaglia e guidarono i Romani alla vittoria. Successivamente gli splendidi cavalieri sparirono ma riapparvero a Roma e furono visti abbeverare i cavalli alla Fonte di Giuturna. Qui annunciarono in città la vittoria romana, per scomparire subito dopo.

Il popolo riconobbe in essi i Dioscuri: il dittatore Aulo Postumio Albino fece allora voto di erigere un tempio in loro onore, che venne dedicato nel 484 a.c. dal figlio di Postumio, nominato duoviro per sovraintendere alla sua edificazione. Il tempio fu restaurato da L.Cecilio Metello Dalmatico nel 117 a.c. e poi ancora da Verre. Un ultimo restauro si ebbe dopo l'incendio del 12 a.c. ad opera del liberto Tiberio e il nuovo edificio fu dedicato nel 6 d.c.
Secondo le fonti nel tempio aveva sede l'ufficio dei pesi e delle misure e che vi erano negozi di banchieri, probabilmente le stanzette che si aprono sul podio, tra colonna e colonna.

A partire dal 160 a.c. fu adoperato come luogo di riunione del Senato e nello stesso periodo davanti al tempio venne istituito un importante tribunale. Per tutto il I secolo a.c. ebbe una funzione più di edificio pubblico, legato alla vita politica, che di edificio religioso.

Attualmente restano, dell'edificio ricostruito da Tiberio, tre delle colonne del lato lungo orientale e il nucleo del podio in opera cementizia, cioè il riempimento tra le mura portanti, costruite in opera quadrata, ma i cui blocchi sono stati in seguito depredati per il reimpiego. Il podio del tempio ingloba strutture delle fasi precedenti. Ecco le diverse ricostruzioni, attestate dalle fonti:

  • Il tempio del V secolo a.c. - Le murature in opera quadrata di cappellaccio si riferiscono al primo edificio del 484 a.c. e consentono di ricostruirne l'originario aspetto. Si trattava di un tempio di tipo italico, con tre celle e un profondo pronao, con lo stesso orientamento dell'attuale e di poco più piccolo; a questo tempio appartengono probabilmente i frammenti di decorazione architettonica in terracotta rinvenuti negli scavi.
  • La ricostruzione del II secolo a.c. - Resti in opera cementizia si riferiscono ad una trasformazione dell'edificio della prima metà del II secolo a.c., legata probabilmente all'istituzione del tribunale: il pronao venne reso meno profondo e la parte anteriore del podio venne abbassata e coperta con lastre in peperino per essere utilizzata come tribunale. Il tempio fu forse trasformato in un periptero sine postico (con colonne anche lungo i lati, ma non sul retro). Il pavimento della cella doveva essere in mosaico bianco.
  • Il tempio del 117 a.c. - ad opera di Lucio Cecilio Metello Dalmatico. In questa fase il podio era costituito da tre strutture in opera cementizia, inglobate nel successivo podio tiberiano, rispettivamente per la cella, per il pronao e per il tribunale antistante, con i muri più esterni del podio più antico utilizzati come fondazioni per le colonne laterali. Il tempio aveva probabilmente l'aspetto di un tempio ottastilo (otto colonne sulla fronte) periptero sine postico (con colonne anche sui lati lunghi, ma non sul retro). Le colonne e la trabeazione dovevano essere in travertino rivestito di stucco, mentre i muri della cella erano costruiti in blocchi di tufo dell'Aniene. Le pareti interne della cella erano decorate da tre colonne ciascuna, delle quali restano le fondazioni. L'originario pavimento della cella era in mosaico, con un bordo decorato da un meandro policromo in prospettiva.
  • Nel I secolo a.c. il mosaico venne sostituito da un pavimento in opus sectile marmoreo, con una decorazione di cubi in prospettiva.
  • nel 74 a.c. fu ripristinato da Gaio Verre, pretore incaricato di un nuovo restauro.
  • Il tempio tiberiano - In seguito alla distruzione del tempio metelliano, dovuta probabilmente ad un incendio (14 o 9 a.c.), l'edificio venne interamente ricostruito, nella forma che conserva tuttora, e inaugurato nel 6 d.c. dal futuro imperatore Tiberio, che lo dedicò a nome suo e del fratello Druso. Il podio venne ulteriormente alzato e ingrandito (32 m x 49,5 m), ancora con tre strutture in opera cementizia per la cella, il pronao e il tribunale, in origine rivestite da muri in blocchi di tufo dell'Aniene e travertino, oggi scomparsi. Nel podio si aprivano ambienti utilizzati come deposito e banca, chiusi da grate, mentre altri dovevano essere affidati a privati per attività commerciali. L'elevato, in marmo lunense, era un tempio ottastilo periptero, di ordine corinzio, con 11 colonne sui lati lunghi. L'interno della cella era decorato con colonne più piccole dai fusti in marmo giallo antico e aveva un pavimento in mosaico bianco e nero, più tardi sostituito da uno in lastre di marmi colorati. Davanti al tempio si trova un tribunale, più piccolo dei suoi predecessori, dal quale un'ampia scalinata permette di accedere al tempio; altre scale laterali permettevano l'accesso diretto al pronao.
  • Entro la fine del II secolo d.c. il tribunale, non più utilizzato, venne eliminato e rimpiazzato da un'unica gradinata frontale di accesso.
  • In seguito Caligola lo incorporò come vestibolo nei palazzi imperiali del Palatino, ma venne riportato già sotto Claudio all'originaria funzione di tempio con conseguente ristrutturazione.
  • Il tempio doveva già essere in rovina nel IV secolo, quando un muro presso la fonte di Giuturna ne reimpiegò parte del materiale. Un blocco di marmo del tempio fu anche usato per la base della statua equestre di Marco Aurelio nel Campidoglio.
Dalle fonti si sa che nel tempio si riunì più volte il Senato. Inoltre sul podio del tempio era posta una delle tre tribune di Rostri del Foro (le altre erano i Rostri imperiali e quelli sul podio del tempio del Divo Giulio. Da questa tribuna Cesare perorò la sua riforma agraria, la Lex Agraria che era costata la vita ai due Gracchi. Il podio fu anche usato come tribuna presidenziale durante i comizi legislativi, che si tenevano nella piazza. Qui si trovava anche l'ufficio dei Pesi e Misure e nelle stanzette trovate tra gli intercolumni sul lato orientale dovevano avere sede i negozi di banchieri citati dalle fonti.

 Sono conservati gli elementi essenziali per la costruzione di un gruppo scultoreo raffigurante i Dioscuri con i loro cavalli presso il lacus Iuturnae nel Foro Romano . Non si tratta, in questo caso, di statue di culto, bensì di statue votive. Comunque sia, l’accentuazione della loro frontalità, la rigida collocazione ieratica degli eroi e dei loro cavalli rendono le sculture, malgrado il loro stato di conservazione, un interessantissimo esempio di arcaismo culturale, forse suggerito dalla volontà di imitare il più antico gruppo cultuale nel vicino tempio dei Dioscuri, dedicato da Aulo Postumio dopo la vittoria sui Latini presso il lago Regillo nel 499 o nel 496 a.c.




TEMPIO DEI DIOSCURI AL CIRCO FLAMINIO

Le fonti citano a Roma un altro tempio dedicato ai Dioscuri, situato nella zona del Circo Flaminio, probabilmente collocato tra questo e la riva del Tevere: in questa zona infatti, presso la chiesa di San Tommaso ai Cenci, vennero ritrovate le due statue dei Dioscuri attualmente collocate sulla balaustra della piazza del Campidoglio.
A causa dello stretto spazio disponibile ebbe una pianta con cella disposta trasversalmente, come il tempio di Veiove sul Campidoglio e il tempio della Concordia nel Foro Romano. Secondo le ipotesi degli studiosi il tempio potrebbe essere datato tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.c. e la sua costruzione essere forse attribuibile a Quinto Cecilio Metello Pio, dopo il suo trionfo sulla Spagna del 71 a.c. L'a attribuzione sembrerebbe confermata dallo stile delle statue attualmente conservate sul Campidoglio.



TEMPIO DEI DIOSCURI A CORI

A Cori, in provincia di Latina, esiste un tempio dei Dioscuri, risalente nella sua prima fase al V secolo a.c. e i cui resti attuali appartengono ad una ricostruzione del I secolo a.c.

Il tempio era situato nei pressi del foro e venne restaurato, come testimoniato da un'iscrizione sull'architrave, verso il I secolo a.c. da due magistrati, che utilizzarono parte del tesoro del tempio ricostruendo l'edificio in stile corinzio.

Il tempio, oltre a luogo di culto, aveva dunque anche la funzione di tesoriera della città.
L'edificio venne inglobato e sulle sue rovine sorsero diversi edifici privati e una chiesa a San Salvatore, del resto anche i Dioscuri erano chiamati I Salvatori. Alcuni resti sono conservati nel chiostro della vicina chiesa di Sant'Oliva.

Ne restano due colonne in stile corinzio che sorreggono un tratto di architrave attraverso cui è stato possibile risalire ai committenti dell'opera e alle divinità a cui il tempio era dedicato e parte del podio. Altri resti sono inglobati in un edificio moderno adiacente ai resti visibili. Le colonne sono alte 10 m e rivestite di stucco in modo da sembrare marmo, hanno un diametro di 90 cm e distano tre m l'una dall'altra. Originariamente il tempio era esastilo, ossia con sei colonne sul fronte principale. La cella del tempio era tripartita, ossia divisa in tre ambienti distinti.



TEMPIO DEI DIOSCURI A NEAPOLIS

A Napoli l'antico tempio dei Dioscuri del I sec. d.c., ricostruito in età tiberiana, rimase in piedi, riutilizzato come basilica di San Paolo Maggiore, il cui fronte, con sei colonne e timpano triangolare completo di sculture, rimase in piedi sino al 1688, quando crollò a causa di un terremoto. L'immagine di ricostruzione a lato è infatti del 1601.

Situata in corrispondenza del foro greco-romano, costruita sui resti del tempio dei Dioscuri, ne restano due colonne di ordine corinzio con i relativi architravi che sporgono dalla facciata. Nel 1962, durante i lavori di ristrutturazione, furono rivenuti resti del primitivo tempio e anche un cimitero.

La chiesa si leva al sommo di una scalinata a doppia rampa, che coincide con la quota del tempio dei Dioscuri su cui fu costruita. Fu fondata tra VIII e IX sec. nella cella del luogo di culto romano, i cui resti risalgono a un restauro del I secolo d.c. voluto da Tiberio Giulio Tarso, liberto di Augusto.

 Dell’originale architettura restano frammenti di mura nel basamento risalenti al V secolo a.c. e un muro in opus reticulatum del III secolo d.c. alla base della scalea, nonché due colonne corinzie ai lati dell’ingresso, resti del portico esastilo crollato, unitamente al timpano e alla iscrizione dedicatoria, nel terremoto del 1688. In facciata sotto le statue di San Pietro e San Paolo, di Andrea Falcone, erano i torsi clamidati dei Dioscuri oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale.


TEMPIO DEI DIOSCURI A VENTIMIGLIA

Fin dal VI secolo, monaci anacoreti della Tebaide, avrebbero gestito il piccolo ospizio dove si curava il "fuoco sacro", sito nell'uliveto della Colletta, il poggio fuori le mura della Porta di Tramontana a Ventimiglia.

La Colletta, che dominava dall'alto il sito del "Lago" ospitante il Porto canale medievale, reggeva una chiesa già dedicata a San Michele, ricavata nella struttura di un antico tempietto dedicato ai Dioscuri.



I NOMI

Dioscuri
Castori
Dios Kuroi



LE FESTE

Templum Castoris et Pollucis

Festa celebrata il 13 agosto in onore degli dei Castor et Pollux. Si ricordava la dedicatio del tempio. Per i Romani le corse delle quadrighe erano poste sotto la protezione di Castore e Polluce nati da uno stesso uovo. I giri compiuti dalle quadrighe erano indicati da uova e simboleggiati da 2 delfini, altra raffigurazione storica dei Dioscuri, da Dios Kuroi, i giovani Dei.



I CORRISPONDENTI SANTI COSMA E DAMIANO

A Isernia è sempre stato vivo il culto per i Santi Medici Cosma e Damiano. Fuori del centro abitato, sulla cima d’un poggio ai piedi del quale scorre il torrente Carpino, s’erge un antico eremo, una chiesa loro intitolata.

Secondo la tradizione cristiana, San Cosma e San Damiano, erano due fratelli, forse gemelli o reputati tali, vissuti nella seconda metà del III sec. che praticarono la medicina; infatti i medici, i farmacisti, gli infermieri e i barbieri, che una volta esercitavano la medicina minore, li venerano come loro Patroni. Cosma e Damiano svolsero quell'attività più per virtù soprannaturale che per scienza umana, dimostrando, anche dopo il loro martirio, grandi capacità di guaritori attraverso innumerevoli interventi di tipo miracoloso.

Furono detti anárguroi, ossia "senza argento", perchè si adoperarono senza mai pretendere ricompensa, poiché agivano per santità e non per ottenere profitti. Il culto per questi due santi è sempre stato molto praticato e a loro si attribuiscono eccezionali qualità taumaturgiche. Naturalmente ci si chiede come campassero ma evidentemente erano di famiglia ricca, e ci si chiede anche perchè non si facessero pagare dai benestanti, pur essendo gratuiti per i poveri, ma evidentemente avevano orrore dei soldi.

A parere di molti, il culto dei Ss. Cosma e Damiano sarebbe una sopravvivenza cristiana del culto pagàno dei Dioscuri: Castore e Polluce, i figli gemelli di Giove e Leda. Collin de Plancy, infatti, trattando dei due Santi Medici, dice che a Roma la chiesa che porta il loro nome «è l’antico tempio di Castore e Polluce». I Diòs Kouroi, col fisico di abili e possenti atleti, erano sempre pronti ad accorrere dove qualcuno era in pericolo e, pertanto, rappresentavano la soprannaturale forza ausiliatrice. Castore e Polluce, chiamati negli antichi testi i "Salvatori di molti uomini", erano le figure sacre da invocare per ogni assistenza repentina, perchè coi cavalli arrivavano veloci, e pertanto assimilabili da Cosma e Damiano, medici soccorritori in caso di malattie.

La cristianizzazione delle antiche divinità romane, greche, sannite e latine avvenne spesso in questo modo, creando personaggi simili, ma martiri e santi, o per nomi assonanti.




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