LE MURA ROMANE



I romani avevano difese basilari per i cittadini, per l'esercito e per i confini.
Pe la difesa dei cittadini, quindi della città, occorre pensare che un tempo i Romani erano una città che poi si allargò nei confini di un impero. La principale difesa di una città erano anzitutto le mura. Poi i Castra. A difesa dell'impero c'erano i Limen.


MURA DI ROMOLO

Il concetto di Mura a Roma nacque con il leggendario solco tracciato dall'aratro di Romolo, anche se non fu un muro difensivo ma un confine a carattere sociale e religioso, il Pomerio.

Il pomerio (da post-murum, dopo il muro) era uno spazio di terreno sacro dove non si poteva abitare né arare o seppellire i morti e limitato da pietre terminali: una zona adibita a templi ed edifici pubblici, non per difesa quindi ma sacrale. Qualcuno dubita dell'etimologia del Pomoerium, perchè muro in latino si dice murum e mura moenia, quindi post-murum, o post-moenia, che darebbe pomuro o pomenia. Invece il pometo in latino è pomarium, e il giardino dei pomi è sacro in quasi tutti i popoli antichi, come simbolo dell'altro mondo, il Mundus che veniva posto giusto nel pomerio, come fece Romolo.



MURA SERVIANE

Le prime difese di Roma erano un massiccio terrapieno costruito nelle zone più esposte della città, che collegavano le difese individuali dei colli, vale a dire il terreno scosceso. Livio racconta fu Servio Tullio, nel VI secolo a.c., ad aggiungervi una cinta muraria di almeno 7 km, in blocchi squadrati di tufo, con molte porte, all'esterno e tra un colle e l'altro, oggi per lo più scomparse, di cui si conservano solo la porta Esquilina e la Celimontana.

Secondo la tradizione le prime mura romane furono fatte costruire da Tarquinio Prisco, poi vennero ampliate e dotate di un ampio fossato dal successore, Servio Tullio, dal quale presero il nome.
La cinta muraria fu realizzata in Saxo Quadrato e con tufo di Grotta Oscura, probabilmente con l’ausilio di maestranze Siracusane

Su questa cinta di mura si apriva, probabilmente, una porta per ogni altura: la Mugonia per il Palatino, la Saturnia (o Pandana) per il Campidoglio, la Viminalis, l'Oppia, la Cespia e la Querquetulana per i colli di cui portano il nome (Querquetulum era l'antico nome del Celio) e la Collina (per il collis Quirinalis).

Esistono ancora reperti collocabili nella fase originaria della fortificazione, come i tratti di mura a piccoli blocchi di cappellaccio sull'Aventino e sul Campidoglio. Sul Quirinale e sull'Aventino invece la fortificazione doveva essere costituita da un più semplice terrapieno, alto cinque metri, ovvero l'agger descritto minuziosamente dalle fonti antiche ed oggi scomparso.
Per approfondimenti: MURA SERVIANE



MURA REPUBBLICANE

Però queste mura dovettero essere riedificate e ristrutturate perchè il tufo rimasto è di due tipi, uno più friabile e antico, e uno più resistente, aggiunto nel IV sec, in blocchi di tufo di Grotta Oscura. Evidentemente le prime mura serviane protessero Roma per più di 150 anni, fino all'invasione dei Galli senoni del 390 a.c., che mise Roma in ginocchio. Per cui le mura in tufo di cui vediamo i resti, non sono le mura serviane ma una ricostruzione del periodo repubblicano sullo stesso tracciato, a rinforzo e spesso in sostituzione dell'antico agger, e sopra le antiche mura dopo il sacco di Roma.

Le cave di Grotta Oscura, con un tufo più consistente di quello usato per le mura serviane, furono conquistate con Veio solo nel 396 a.c. Infatti secondo Livio furono ricostruite nel 378 a.C. dai censori Spurio Servilio Prisco e Quinto Clelio Siculo. I Romani infatti, passato il terrore del violento saccheggio dei Galli, il 18 luglio 390 a.C., abbandonata l'idea di trasferirsi tutti a Veio, decisero di ricostruire la città e la cinta muraria, lavoro che durò oltre 25 anni.

Tutte le mura avevano la stessa tecnica: blocchi regolari, alti fino a una sessantina di cm, disposti a file alterne di testa e di taglio, lavoro di cantieri contemporanei, come dimostra il fatto che ogni 30-40 metri ci sono una specie di giunture perchè le parti non combaciano perfettamente. I blocchi erano contrassegnati da marchi con lettere greche, evidentemente maestranze di Siracusa, all'epoca le più esperte.

Le mura si estendevano per circa 11 km (poco più delle serviane), con un territorio dicirca 426 ettari. Il Campidoglio era già protetto da una fortificazione propria, l'arce (arx capitolina), a cui furono collegati Quirinale, Viminale, Esquilino, Celio, Palatino, Aventino e parte del Foro Boario.

Nel tratto pianeggiante tra Quirinale ed Esquilino, c'era un agger, un terrapieno largo più di 30 m. in pietra e terra, e in alcuni tratti oltre alle mura, alte circa 10 metri e spesse circa 4, con 12 porte principali, c'era un fossato largo più di 30 m. e profondo 9.

Già dopo le guerre puniche Roma si sentì più protetta dal suo esercito, per cui si allargò oltre le mura con interi quartieri che Augusto ordinò in XIV Regioni. Oltre alle mura anche le porte persero il ruolo, ridotte a semplici accessi stradali (come Porta Celimontana e Porta Esquilina), così, quando nel III secolo la città rischiò l'incursione barbara, l'imperatore Aureliano costruì una nuova cinta muraria: le Mura aureliane.

Pur avendo perduto la funzione primaria, le mura serviane rimasero anche quando vennero superate da nuovi quartieri; sebbene infatti nel Foro esistesse il miliarum aureum, una colonna di bronzo da cui avevano convenzionalmente inizio le strade consolari, in realtà la misurazione delle distanze è stata sempre calcolata dalle porte che si aprivano nella cinta muraria repubblicana del IV secolo.




MURA AURELIANE

Aureliano fece iniziare le nuove mura nel 270, e finirono dopo pochi anni, sotto l'imperatore Probo. Furono costruite in mattoni, alte circa 6 m. e spesse 3,50, dotate ogni cento piedi (circa m 29,60) di una torre quadrata, con attico per le baliste. Le porte più importanti erano costituite di due ingressi gemelli, coperti ad arco, con paramento in travertino ed inquadrati da due torri semicircolari, mentre le porte secondarie avevano un solo arco senza rivestimento tra due torri quadrate.
Le mura correvano per circa 19 km, oggi la parte rimasta è di circa oltre 12,5 km.

I lavori corsero veloci perchè il pericolo era grande, per cui si sfruttarono degli edifici inglobandoli nelle mura: i Castra Praetoria, Porta Maggiore, l'Anfiteatro Castrense, la Piramide Cestia e il Muro Torto. Ma non solo, perchè per facilitare il percorso, furono sfruttati tutti gli acquedotti che si potevano sfruttare da confine, riempiendone tutti gli innumerevoli archi, perchè si risparmaiva il mattone.

Furono restaurate nel IV secolo da Massenzio, riscontrabile nella diversa tecnica muraria: l'opera listata, con mattoni e blocchetti di tufo misti in orizzontale. I lavori più massicci avvennero però sotto Onorio e Arcadio, nel 401-402, per far fronte ai Goti. Venne raddoppiata l'altezza del muro, sugli spalti il precedente cammino di ronda divenne una galleria coperta, con numerose feritoie.

Al di sopra venne creato un nuovo cammino di ronda stavolta merlato. I doppi ingressi di alcune porte furono ridotti ad uno e le torri rialzate e rinforzate, con una controporta interna, collegata da due muri alla principale, vere e proprie fortezze.

Nel VI secolo, periodo delle guerre gotiche, le mura vennero ancora rafforzate da Belisario che ne fece una fortezza inespugnabile con 383 torri, 7020 merli, 5 pusterle principali, 116 latrine e 2066 grandi finestre esterne. Le pusterle le porticine alte da terra che permettevano alle guardie di accedere internamente alle mura, avevano una scala di legno che in caso di invasione veniva tolta e posta all'interno di modo che fosse più difficle per gli invasori accedere agli spalti, mentre i soldati inoltre li colpivano dall'alto.



IL PERCORSO

LE MURA DI ROMA NELLE VARIE EPOCHE (ingrandibile)
Le mura seguivano in buona parte il confine daziario di Roma, identificato dalle pietre daziarie, poste, verso il 175 d.c., ad ogni via principale di accesso alla città, accanto gli “uffici di dogana”. Tre di queste pietre sono state infatti rinvenute murate o interrate nei pressi di altrettante porte (la Salaria, la Flaminia e l’Asinaria). In più seguivano alcuni acquedotti per ragioni di economia.

Le mura, a partire da Porta Flaminia, lungo il cosiddetto Muro Torto che costeggia il Pincio, un tempo sostruzione degli Horti Aciliorum, giungono alla sommità della collina, un tempo Collis Hortulorum, dove via del Muro Torto diventa corso d’Italia incrociando via V.Veneto, dove si trova la Porta Pinciana, da cui usciva la Via Salaria Vetus: da qui inizia un tratto ben conservato, e in parte abitato, delle mura con 18 torri in buono stato.

Seguiva la Porta Salaria, con un solo ingresso tra due torri semicircolari, scomparsa, da cui usciva la via Salaria Nova.
Ad est della porta, nella parte alta del muro, c'è una latrina totalmente intatta, una sporgenza di forma semicilindrica poggiante su due mensole di travertino. I bisogni delle guardie cadevano così in terra all'esterno delle mura.
Il muro ben conservato costeggia corso d’Italia e poi viale del Policlinico, incrociando la via Nomentana: qui si apriva la Porta Nomentana, oggi chiusa, dalla quale usciva l’antica via omonima. Di quest’ultima porta sono visibili gli stipiti in opera laterizia e la torre semicircolare di destra, mentre quella di sinistra è scomparsa.

Si giunge così ai Castra Praetoria, la grande caserma dei pretoriani costruita tra il 20 e il 23 d.c. da Tiberio, che riuniva le 9 coorti a guardia dell'imperatore. I Castra, cioè gli accampamenti, occupavano un'area rettangolare di 170.000 m.quadri, delimitati da un muro in laterizio alto circa 4,70 metri per uno spessore di 2,10, nel quale si aprivano quattro porte in corrispondenza dei due assi principali, con quattro torri quadarate. All'interno le caserme seguivano tutte le mura mentre la parte centrale era occupata da lunghe file di edifici contrapposti, formando così un poderoso bastione, col muro esterno rialzato di 5 m. e merlato, chiudendo due porte.
Quando Aureliano incluse i castra nelle mura, queste furono rialzate di 5 metri (circa 2,5-3 metri in alto e 2 in basso, come fondazioni), e merlate, chiudendo la porta settentrionale e la orientale. La porta meridionale è scomparsa, con buona parte del muro su tutto il lato. In seguito Massenzio rialzò ulteriormente il muro e rinforzò le torri, oggi quasi completamente scomparse.

Al tempo di Costantino, quando il corpo dei pretoriani fu sciolto, fu probabilmente smantellato il muro del lato rivolto alla città, lungo l'attuale viale Castro Pretorio. Poi, sotto Onorio, fu abbassato il terreno esterno scoprendo le fondazioni per 3,50 metri.

Nel successivo breve tratto di muro si aprivano due posterule, uscite secondarie, murate nella ristrutturazione di Onorio: la prima ad una quarantina di metri dalla porta Nomentana e l’altra, subito dopo l’incrocio con viale Castro Pretorio, vicino ai castra.
Il muro segue il perimetro dei castra lungo viale del Policlinico su tutto il lato nord, est e parte di quello meridionale, abbandonati i Castra Praetoria si apriva una porta rivestita di travertino, detta Porta Clausa, Porta Chiusa, perchè murata, da cui passava la via che, dalla porta Viminalis, portava a via Tiburtina. Dopo un tratto di mura ancora in parte conservate, si giunge a via Tiburtina e alla monumentale Porta Tiburtina (attuale porta S.Lorenzo).

Il muro prosegue costeggiando via di Porta Labicana. Tra la 5° e la 6° torre dopo la porta, all’incrocio con via dei Sabelli, venne inglobata nel muro la facciata di un edificio in laterizio, una casa romana a tre piani, dove sono ancora individuabili le finestre murate e le mensole in travertino che sostenevano un balcone al secondo piano. La presenza dell’edificio impedì la costruzione della torre in quel punto. Poco oltre è visibile una posterula con architrave, chiusa, che era forse utilizzata per l’accesso agli Horti Liciniani, di cui rimane, sull’altro lato della sede ferroviaria, l’edificio circolare noto come “Tempio di Minerva Medica”. All’inizio di via dei Marsi si trova una torre merlata ristrutturata nel '700.

Si raggiunge poi la Porta Praenestina, successivamente denominata Porta Maggiore, composta da due arcate dell’antico Acquedotto Claudio, col tratto seguente che sfrutta le arcate dell'Acquedotto Claudio, trasformato in muro difensivo con la chiusura dei fornici. Porta Maggiore fu costruita da Claudio nel 52 d.c. nel punto in cui convergevano ben 8 dei 12 acquedotti che rifornivano Roma, e subito dopo svetta il monumento funebre di Marco Virgilio Eurisace e di sua moglie Atistia, il gigantesco monumento di un danaroso fornaio che ha riprodotto a grandezza molto maggiore del reale un forno romano, con le sue bocche circolari spalancate. Dalla pesatura del grano alla cottura, tutte le fasi della nobile arte della panificazione sono rappresentate nei bassorilievi di un fregio decorativo che scorre sulla sommità del monumento.

Il tratto seguente delle mura, che piega bruscamente verso est seguendo all’incirca il tracciato iniziale di via Casilina, continua a sfruttare le arcate dell'acquedotto che, con la chiusura dei fornici, venne trasformato in muro difensivo. All’altezza dell’incrocio con la Circonvallazione Tiburtina il muro abbandona l’acquedotto e piega di nuovo bruscamente con un angolo acuto verso sud-ovest a seguire il tracciato stradale, inglobando il Palazzo Sessoriano, il palazzo imperiale con teatro e statue, tra cui il pregevolissimo Apollo Sessorio, i cui resti sono ora compresi nell’area della basilica di Santa Croce in Gerusalemme e l'anfiteatro Castrense, di cui è stato sfruttato il muro perimetrale chiudendo le arcate e lasciando sporgere una parte dell’ellisse.

Il tratto seguente, ben conservato e restaurato, arriva alla bella e restaurata Porta Asinaria. La successiva sezione di muro è in parte scomparsa; i resti indicano che il tragitto costeggiava il perimetro della basilica di San Giovanni in Laterano e le antiche strutture di sostegno del Palazzo Laterano, visibili nell’area del campo sportivo tra via Sannio, via Farsalo e piazzale Ipponio; qui si apriva una posterula ancora esistente a metà del XIX secolo che serviva come accesso diretto al palazzo. All'inizio di via della Ferratella in Laterano possiamo vedere le mura al di sotto del piano stradale, per poi rialzarsi e giungere alla Porta Metrovia (Metronia). Il tratto delle mura latine, tra Porta Metronia e Porta Latina è tra i meglio conservati della cinta muraria con una posterula in alto e mensole che indicano la presenza di latrine di epoca aureliana.

La posterula era una porticina da cui entrare o uscire, in genere molto piccola. Si poneva ad esempio sulle mura interne della città per accedere agli spalti superiori, piuttosto alta rispetto al terreno, si che per enrare occorreva una scala di legno che in caso di assalto veniva ritirata all'interno, sbarrando poi la posterula. Questo permetteva, in caso di invasione all'interno della città, di isolare gli spalti da cui i soldati potevano continuare a lanciare proiettili sugli invasori.
La posterula veniva anche usata nelle torri sia esterne che interne cittadine oer lo stesso scopo, oppure poteva essere una via di uscita segreta dalle mura, nascosta all'esterno da frasche e terra, da cui poter fare una sortita nel caso di assedio.

L’ottimo stato di conservazione ed i restauri, ne hanno reso possibile l’apertura al pubblico ed uno studio approfondito dell’intera sezione, almeno fino alla successiva monumentale Porta San Sebastiano, già Porta Appia dal nome della via che da essa usciva, nella quale è ospitato il Museo delle Mura e dove ha inizio una lunga e interessante passeggiata dentro il camminamento delle mura romane.

Poco prima dei quattro fornici moderni aperti sulla via Cristoforo Colombo, a ridosso della torre angolare si apre la Posterula Ardeatina o di Vigna Casali, che univa la via Ardeatina alla via Appia. Il tratto successivo rimaneggiato dai papi sostituì le mura per 300 m., demolendo purtroppo l'antica Porta Ardeatina. Il tratto successivo, che include il Piccolo Aventino (S.Saba), presenta abbondanti restauri, finché si giunge alla Porta Ostiensis e alla Piramide di Caio Cestio, una tomba romana, inserita nella cinta muraria, eretta in meno di trecentotrenta giorni per disposizioni testamentarie di colui che vi fu sepolto. Le statue in bronzo del defunto, ora conservate ai Musei Capitolini, furono realizzate con i soldi ricavati dalla vendita di alcuni arazzi provenienti da Pergamo che non era possibile deporre nel sepolcro a causa di una legge contro il lusso emanata nel 18 a.c.

Di qui le mura procedono in linea retta verso il Tevere: nulla rimane del tratto che costeggiava il fiume verso nord per quasi 800 m.. A questo punto le mura proseguivano sull'altra riva del fiume ma alle due estremità aveva due torri dalle quali si tendeva una catena che sbarrava all'occorrenza il percorso fluviale. Le mura della riva destra del Tevere includevano in gran parte il Trastevere, lasciando fuori il Vaticano e recingevano una zona grosso modo triangolare con il vertice sul Gianicolo, in corrispondenza dell'attuale Porta S.Pancrazio (l'antica Porta Aurelia) e con altre due porte, la Porta Portuensis e la Porta Settimiana.

Di questo tratto transiberino resta molto poco del tratto che correva lungo la riva sinistra del fiume, che da Ponte Sisto costeggiava il fiume fino a Ponte Elio (Ponte S.Angelo), dove si apriva la Porta Cornelia, e proseguiva fino a ricongiungersi con la Porta Flaminia (oggi Porta di piazza del Popolo).




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1 comment:

Anonimo ha detto...

Ottimo lavoro.
Impeccabile per contenuti, impaginazione, scelta delle illustrazioni...
Complimenti!

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