23 SETTEMBRE - NATALIS AUGUSTI




L’uso di festeggiare nelle famiglie il natale "dies natalis" del padre o degli altri membri è documentato dal III sec. a.c., ma è molto più antico. A Roma si festeggiava il dies natalis di alcuni templi, il natalis Urbis coincidente con le Palilie e, sotto l’impero, quello degli imperatori divinizzati. Quello di Augusto si festeggiò in vita e in morte.

« Dal tempo remoto in cui un fulmine era caduto su una parte delle mura di Velitrae, era stato profetizzato che un giorno un cittadino di quella città si sarebbe impadronito del potere; per questo gli abitanti di Velitrae, fiduciosi nella promessa, e allora e in seguito combatterono spesso contro il popolo Romano, fin quasi alla loro rovina. Ben più tardi apparve evidente che il prodigio aveva voluto fare riferimento alla potenza di Augusto. »
(Gaio Svetonio Tranquillo, Vita divi Augusti, v.II.)

"Quando Caio Laetorius, un giovane di famiglia patrizia, nel difendersi dinanzi ai senatori per avere una pena più lieve, sul suo presunto adulterio, oltre alla sua gioventù e le qualità che possedeva, si dichiarò il guardiano del terreno che il Divino Augusto aveva per prima toccato nella sua venuta nel mondo, e pregò di poter trovare grazia, per amore di quella divinità, che era in un modo particolare la sua, e il Senato lo graziò approvando una legge per la consacrazione di quella parte della sua casa in cui era nato Augusto."

Ottaviano nel 18 a.c. fu proclamato Augusto, quindi venerabile e sacro, dal Senato, per cui dichiarò tutto il mese di agosto Feriae Augusti, le vacanze di Augusto, visto che questo includeva molte feste religiose.. Il termine Augusto derivava dalla denominazione della Grande Madre siriana Atargatis, detta "l'Augusta", cioè la più grande, la più sacra, la Dea con la corona turrita che si ergeva in piedi poggiando su due leoni.

Pertanto Augusto celebrava in vita:
- il suo dies natali
- la sua acclamazione a imperator
- tutto il mese di augustus (agosto)
- il giorno della dedica del suo tempio di Augusto e Roma


VASO PORTLAND

VASO PORTLAND

Il vaso risalirebbe al periodo augusteo (31 a.c. - 14 d.c.) o comunque del I sec. a.c. in base allo stile delle rappresentazioni, più vicine al II stile pompeiano. Analogie con la Gemma augustea fanno pensare a una datazione al periodo augusteo precedente la morte di Augusto (30 - 10 a.c.). Le dimensioni sono 24 x 7,7 cm (altezza x diametro).

Le figure sono composte di un vetro di colore blu cobalto che, rappresenterebbe le mistiche nozze di Peleo e Teti, ma E. Simon e altri sostengono raffiguri l'unione tra Azia maggiore e Apollo (l'attribuzione al Dio del concepimento di Ottaviano rientrava nella propaganda di Giulio Cesare) rappresentando il primo incontro tra i due.

D'altronde la diffusione di questa storiella a Roma ci fu, non sappiamo se voluta o meno da Augusto, ma di certo non la ostacolò. Non è un caso che Gaio Sosio dedicasse ad Augusto un tempio guarda caso proprio di Apollo eretto nel circo Flaminio.

Questo lato del vaso rappresenterebbe dunque la nascita di Ottaviano e l'età d'oro da lui inaugurata, mostrando l'unione di Azia e Apollo con Ottaviano a sinistra e Nettuno, nume tutelare della vittoria di Azio. Apollo era il Dio prediletto di Ottaviano, che d'altronde era bello come un Apollo. Il serpente nel grembo di Azia sottolinea il suo aspetto di Madre Terra.



L'ADORAZIONE DELL'IMPERATORE

Quando Ottaviano venne proclamato Augusto, dopo che aveva rifiutato il titolo di "Romolo" nel 27 a.c. diverse città orientali volevano dedicargli un culto (Augusta era un titolo di origine orientale dedicato alla Grande Madre, ma il culto dell'imperatore vivente non era gradito a Roma, per cui Augusto prescrisse che il suo culto doveva essere associato a quello della Dea Roma e poteva essere praticato solo da abitanti dell'oriente. Nonostante ciò spesso il suo culto venne distinto da quello di Roma.

Anzitutto vi era il culto del Genio dell'Imperatore: che coinvolgeva il sovrano vivente, senza per questo contravvenire ai principi della religione romana, che al contrario di quanto avveniva in Oriente, non concepiva il concetto di uomo-dio. Concepiva invece l'esistenza di Geni, personali e impersonali. Il Genio personale era preso un po' dal Daimon greco e dalla Lasa etrusca, da questo la religione cattolica trarrà l'angelo custode, alato come una Lasa ma asessuato.

Nell'Urbe l'inizio del culto dell'imperatore si ebbe appunto con l'introduzione del genius Augusti, il suo nume tutelare. Alla sua morte, però, anche Augusto venne proclamato divus con un atto pubblico del Senato romano (la deificatio), ereggendogli pertanto dei templi, coi propri collegi sacerdotali, e dedicate festività in corrispondenza del dies natalis.

Diventare divo non voleva dire diventare Dio, ma partecipare in un mondo di mezzo dove gli eroi e gli ottimi imperatori venivano deificati con un complessa cerimonia Che pur non essendo Dei diventavano immortali.

I successivi imperatori ebbero quindi da una parte il culto del genio dell'imperatore vivente, atto dovuto da tutti i cittadini dell'Impero, dall'altro il culto personale dei sovrani riconosciuti come "divini" dopo la morte. Fu proprio l'opposizione al culto imperiale dei Cristiani una delle cause delle persecuzioni cui andò incontro, sin dal I secolo la nuova religione, perchè altrimenti avrebbero potuto adorare tutti gli Dei che volevano.

Nonostante l'affermarsi della religione cristiana le pratiche della divinizzazione imperiale rimasero ancora a lungo in uso, tanto da essere ancora applicate anche nel caso dello stesso Costantino I, che però veniva elevato dal nuovo culto cristiano al rango di Isapostolo, cioè di "eguale agli apostoli", onde perpetuare la funzione religiosa dell'imperatore.

Augusto, che fu uno degli imperatori più amati, e pure rimpianti dal popolo romano che non lo dimenticò nemmeno dopo secoli, venne pertanto festeggiato nel giorno della nascita, nel giorno in cui aveva preso l'imperator, e il giorno della divinizzazione. In più si celebrava nei templi di Augusto il giorno in cui l'edificio era stato dedicato dai sacerdoti con rito sacro.

Il Dies Natalis dell'imperatore Augusto divenne pertanto giorno molto fausto, ed essendo molto vicino se non lo stesso al giorno del Dies Natalis di Romolo, le due festività finirono per unirsi. La festa consisteva di varie fasi. Di solito si andava nel tempio dedicato ad Augusto e i sacerdoti, per ordine e pagamento del senato vi portavano un elogio dell'imperatore iscritto in una tavola che poteva essere in avorio, in argento o addirittura in oro.

Seguivano poi i regali dei senatori o dei personaggi influenti che donavano una statua dell'imperatore e targhe da porre in ornamento dell'Urbe. Quindi seguivano processioni per chiedere agli Dei lunga vita per l'imperatore, quindi seguivano giochi pubblici, e poi pubblici banchetti, in genere accanto ai templi, dove venivano offerte focacce e vino.

Si proseguiva finchè non si dovevano accendere le torce, dopo di che si tornava a casa. Durante la festa naturalmente non mancavano le bancarelle coi souvenir dell'imperatore su medaglie, su avorio o su lastre di bronzo, era anche questo un modo per farsi pubblicità. Naturalmente per l'occasione si stampavano monete con l'effigie di Augusto, immagine che tutti quindi potevano toccare con mano.



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