TEMPIO DI SATURNO





In questo luogo si trovava un antichissimo altare, che la mitica tradizione collega alla fondazione di Roma sul Campidoglio da parte di Saturno. In effetti è stato rinvenuto un villaggio sulla collina fin dal periodo protostorico con testimonianze del culto saturnino.

La costruzione del Tempio di Saturno iniziò nel periodo regio ma fu inaugurato soltanto nei primi anni della Repubblica, probabilmente tra il 501 e il 498 a.c..

Secondo le fonti fu promesso in voto dal re Tarquinio il Superbo e dedicato da Tito Larcio.

Altri lo attribuiscono ad Lucio Furio, ma forse solo un restauro inizi IV sec. a.c. in seguito all'incendio gallico. Quindi il più antico tempio del repubblicano, secondo solo al tempio di Giove Capitolino.

L'edificio fu invece ricostruito nel 42 a.c. da Lucio Munazio Planco con il bottino della guerra di Siria e sulla popolazione alpina dei Reti. Fu nuovamente restaurato dopo l'incendio di Carino del 283 d.c. a cura del Senato.

A questo ultimo restauro appartiene quanto rimane del tempio, ossia le otto colonne di granito grigio con capitelli ionici di marmo bianco, l'architrave ornato internamente da un motivo di palmette in rilievo ed il frontone principale, in gran parte costruito con materiale di recupero.



DESCRIZIONE

Il grandioso podio in cementizio rivestito di travertino e internamente vuoto, custodiva l'Erario, ovvero il Tesoro dello Stato Romano, di cui si occupavano i questori, ma pure gli archivi dello stato, le insegne e una bilancia per la pesatura ufficiale del metallo. Sulla facciata orientale del podio sono visibili numerosi fori disposti ordinatamente in modo da formare un pannello rettangolare, sul quale venivano esposti i documenti pubblici.

Successivamente l'aerarium fu spostato in un edificio nelle vicinanze e anche gli archivi furono trasferiti nel Tabularium.
I resti attualmente visibili dell'edificio appartengono sia a questa fase (podio) che al restauro del tardo III secolo, a cui si devono i fusti di colonna in granito grigio e rosa, di cui restano solo quelli della facciata e i primi due dei lati, e i capitelli ionici a quattro facce.

La trabeazione è costituita da elementi di riutilizzo: il fregio-architrave mostra l'originaria decorazione della fine del II-inizi del III sec. sul lato interno del pronao, mentre il retro fu rilavorato per accogliere la nuova dedica, che ricorda la ricostruzione dopo l'incendio:

SENATUS POPULUSQUE ROMANUS INCENDIO CONSUMPTUM RESTITUIT,

ossia "Il Senato e il Popolo Romano restituirono (il tempio) rovinato dall'incendio".
La cornice con mensole è ancora quella dell'edificio di Munazio Planco, rimontata. A causa dell'ampliamento i blocchi della trabeazione vennero integrati con blocchi più piccoli, posti al centro di ciascun capitello.
Una scalinata frontale attraversava un avancorpo, in gran parte crollato, entro il quale era aperto un vano. Si accedeva a questo ambiente da una porta verso est, della quale resta ancora la soglia.


Presso il tempio di Saturno al Foro Romano gli operai della nettezza raccolsero un frammento di lastra marmorea di m. 0,28 di altezza e m. 0,33 di larghezza, nella quale è incisa la seguente epigrafe cemeteriale cristiana :
 ECO TIBERIVSS^ NVSCVMPARAIi PERANTIVM VQ^ J MVMDEPOSITA'L'


RICOSTRUZIONE DEL TEMPIO

LA FESTA

Nel giorno di dedica del tempio, il 17 dicembre, si celebrava, con scatenata libertà, la festa di fine anno, i Saturnali.

Le fonti antiche ricordano che la statua di culto, velata e con in mano una falce, era cava e interamente riempita di olio. Le gambe venivano legate con bende di lana, sciolte solo in occasione dei Saturnali.

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