ABBIGLIAMENTO DEI ROMANI



LA FAMIGLIA ROMANA

GLI UOMINI

Per comprendere l'abbigliamento dei Romani, occorre anzitutto distinguere l'era monarchica e repubblicana da quella imperiale. Mentre nel primo periodo i costumi erano semplici e severi all'uso greco, in era imperiale anche gli uomini si sbizzarrirono in vesti e perfino in gioielli.

Augusto, non contento di tanta ostentazione, cercò di rinverdire gli antichi valori repubblicani occupandosi anche di abbigliamento e fece della toga una divisa obbligatoria per i senatori e per gli uomini di alto censo, un po' come i colletti bianchi di oggi.

Obbligò la toga per evitare che senatori e alte cariche girassero con vesti di seta, damascate, intessute d'oro e d'argento, bordate di porpora e con inserti ricamati.

Augusto era di stirpe guerriera e ammiratore del prozio Cesare, che mai indulse a vesti od ornamenti strani, pur tenendo molto al suo aspetto.

"Birro in latino Byrrhus; vel Amphimallon aut Gausapia; era una veste non più lunga delle braccia con suo cappuccio, foderata tutta di pelli pelosi, Plin., lib. 8, cap. 48118."

Pretesta, in latino Praetexta, era una veste Talare usata prima da’ pretori, ed altri ministri.

Ma poicchè Tarquinio Prisco la concesse a suo figlio d’allora in poi restò in uso a’ giovani nobili sino all’età di anni 17; dopo de’ quali lasciavano la Pretesta, e mettevano la toga virile.

Soleva ella essere di porpora lunga sino alle gambe e mettevasi l’ultima sopra dette tuniche. 

Soleva ella avere nella parte del petto una bolla in forma di un cuore fatto d’oro."

(MACROBIO lib 1, Satur 119)

"Tonica, in latino Tunica, era un vestimento che immediatamente sotto la Pretesta o Toga portavasi. Era senza maniche nel suo principio, poi colle maniche, ma corte, e che non passassero la cintura, la sua lunghezza al divanti giungeva alle ginocchia, dietro però doveva esser più lunga sino alle polpe (polpacci) delle gambe, e chi da queste misure usciva e le usava più lunghe veniva stimato per vizioso e molle.

Il basso volgo le usava bianche di lana o rosse; e le Persone nobili portavanola di Porpora. Ella serviva in loco di camiscia. Pugnabat tunica sed tamen illa tegi 120."

(OVIDIUS lib.1, amor. eleg. )

"Questa negli uomini serviva in loco della stola delle donne quale era una veste lunga sino alle calcagne" (Virgilius, 9 Aeneid 121. Cicero, 5 Tusc 122)"

Anche gli uomini, come le donne, usavano sotto la veste il subligar o cintus, che copriva il basso ventre, con sopra la tunica interior o subacula o strictoria, una camiciola intima.

Sopra si indossava la tunica: due pezzi di stoffa di cotone o lana o lino cuciti insieme, in modo che quello davanti arrivasse alle ginocchia e quello dietro, un po' più lungo, ai polpacci, il che slanciava la figura.

Alla vita si indossava una cintura di cuoio o stoffa, una sorte di T shirt insomma.

Le maniche, quando vennero di moda nel tardo impero, erano molto ampie alla spalla, e si restringevano fino ai gomiti. La moda romana cambiava a seconda dei popoli con cui si veniva a contatto, cioè secondo le conquiste.

Nel III secolo d.c. si usarono anche larghe maniche sino ai polsi, come la Dalmatica, in lino, lana o seta, che alcuni portavano al posto della toga. Era usata anche dai sacerdoti cristiani e mitraici talvolta senza maniche, chiamata allora Colubium.

Vennero di moda anche i pantaloni aderenti e lunghi sino ai piedi, con grande scandalo dei nostalgici repubblicani. Lo scontro generazionale c'era anche al tempo dei Romani, e la generazione anziana si lamentava dei giovani che si davano troppo ai lussi e ai divertimenti, anche nelle vesti.

Col tempo, la tunica divenne lunga fino ai piedi. Ma essa fungeva pure da pigiama per la notte, stranamente i romani mantenevano durante la notte la veste del giorno, che veniva in genere cambiata la mattina seguente. Di solito era di lino o di lana non sbiancata quindi di un colore beige. I ricchi naturalmente la portavano rigorosamente candida.

Plinio il Vecchio, Nat. Hist., VIII, 73, 193: 
"Nec facile dixerim qua id aetate coeperit; antiquis enim torus e stramento erat, qualiter etiam nunc in castris. Gausapae patris mei memoria coepere, amphimallia nostra sicut villosa etiam ventralia. Nam tunica lati clavi in modum gausapae texi nunc primum incipit. Lanarum nigrae nullum colorem bibunt. De reliquarum infectu suis locis dicemus in conchyliis maris aut herbarum natura"

"Non potrei dire facilmente in che periodo sia incominciato ciò; infatti per gli antichi il letto derivava dal pagliericcio; ugualmente anche ora negli accampamenti. I tessuti a pelo lungo incominciarono nell'epoca di mio padre, i tessuti a pelo lungo da entrambe le parti come anche la cintura col pelo. Infatti la tunica del laticlavio ha incominciato ora ad essere tessuta per la prima volta al mondo del tessuto e pelo lungo. Le lane nere non assorbono nessun colore. Circa la tintura delle altre parleremo a suo luogo sulle conchiglie del mare e la natura delle erbe."



Ed ecco le vesti:
    - la Tunica, detta subligar se a pelle, di solito di lino per gli abbienti. I lini migliori erano quelli egiziani, siriani e ispanici.

    - Si chiamava invece intusium o supparius quella indossata sopra la intima. A volte se ne indossava più di una per il freddo. Si sa che Augusto era freddoloso e ne indossava anche quattro durante l'inverno. Col passare del tempo, si indossarono più tuniche contemporaneamente, più stretta la prima, più ampia l'ultima. 

    - Dal III-IV secolo d.c. venne usata la tunica manicata, precedentemente indossata dai sacerdoti e dagli attori.

    Tunica palmata, una tunica speciale, di seta damascata a foglie di palma, che veniva indossata dai trionfatori, o da alti dignitari, ma solo nei trionfi o in occasioni molto speciali.

    Tunica talare, di seta, usata nei matrimoni, in genere bianca ma pure colorata (usata oggi dalla chiesa cattolica).

    Tunica degli schiavi era invece corta e stretta con una cintura, in genere di stoffa.

    Il clavus era un ornamento della tunica o della toga, una lunga striscia colorata di porpora o d'oro, con disegni diversi a seconda del rango: il latus clavus era destinato ai senatori, con un clavus attorno allo scollo e o verticale doppio sul davanti della veste, l'angustus clavus era invece riservato agli equites, i cavalieri, con due strisce verticali.

    I clavi si cucivano su tunica e toga, a indicare il rango e la ricchezza. In genere erano due strisce color porpora, che costavano carissime perchè il colore porpora era costosissimo. I clavi enivano posti davanti e dietro, sopra le spalle, ricadendo perpendicolari sui piedi. I Senatori potevano indossare ampie clavi, gli equites clavi più strette. Con le clavi non si usava la cinta. 

    La toga, generalmente di lana, era un pezzo unico a semicerchio, lunga tre volte e larga due volte l'altezza di chi la metteva. Augusto la rese obbligatoria ai senatori e agli uomini con alte cariche, per evitare che al senato o nella magistratura si vedessero uomini vestiti con stoffe costosissime di fantasia, damascate, di seta o con bordi dorate. 

    Le lane migliori italiane per la toga erano quella Apula e quella Tarentina, fuori del suolo italico erano apprezzatissime la lana Attica, la Laconica, Laodicea, Betica e di Mileto. Insomma la toga designava un alto rango ma obbligava alla semplicità. 

    La toga veniva indossata, piegata orizzontalmente nel mezzo, formando così delle spesse pieghe, poi veniva poggiata sulla spalla sinistra, di modo che un terzo della lunghezza cadesse sul davanti. Il resto dell'indumento traversava diametralmente la schiena coprendo la spalla destra, poi posata sul polso destro, e risaliva avvolgendo la spalla sinistra. L'angolo, che si veniva così a creare, si riduceva, fermando la toga sul petto, e lasciandola ricadere in un insieme di pieghe, spesso usate come tasche, chiamate sinus. 

    La toga era l'abbigliamento ufficiale delle alte cariche, dal senatore, al console al magistrato al politico, al ricco in genere. Era comunque vietata agli stranieri, agli schiavi e ai liberti. Per indossarla c'era uno schiavo specializzato (vestiplicus), che sin dalla sera precedente ne disponeva le pieghe per facilitare il lavoro nel giorno successivo. C'erano alcune antiche famiglie patrizie che usavano la toga, rifiutando sempre, per tradizione, l'uso della tunica, ma dai Romani questa consuetudine era considerata eccentrica e un po' snob. 

    La toga candida, "una veste di lana bianca che portavano li pretensori de’ magistrati, onde candidati furono chiamati", (PLINIO lib. 7 )
    Il togato che si presentava ad un comizio politico, doveva indossare una toga bianchissima, che veniva sbiancata da un bagno in calce liquida, per cui queste toghe si rovinavano facilmente, ma era d'obbligo, perchè doveva dare l'immagine di una persona pulita e candida. Il termine candidato deriva da questo sbiacamento della toga. 

    La toga, obbligatoria per l'imperatore, cominciò a decadere per i dignitari, che la usavano solo ufficialmente, cioè in senato, in tribunale, a corte, nei circhi e nei teatri. Per i resto si sbizzarrivano in vesti variegate. 


    - La toga pretesta, bordata di porpora, era riservata ai ragazzi fino all'età di 16 anni, ed era la stessa toga che usavano i senatori, solo che la porpora era un'imitazione e pertanto non così costosa. la pretesta, come altri usi etruschi, fu introdotta a Roma da Tullo Ostilio e fu inizialmente attributo dei magistrati fin quando Tarquinio Prisco ne donò una al figlio quattordicenne che in battaglia aveva ucciso un nemico.
    Da allora prevalse l'uso di far indossare la pretesta ai ragazzi di condizione patrizia, in particolare era bordata da una striscia di porpora la pretesta dei figli di ex magistrati. Ai tempi della II guerra punica anche i figli dei plebei, purché nati da matrimoni regolari, furono autorizzati ad indossare la pretesta.

    - La toga virilis veniva indossata ai 16 anni per fare il primo ingresso nel foro con un rito di passaggio dalla adolescenza alla maturità.
    La toga purpurea, costosissima e di origine etrusca, veniva anticamente indossata nei trionfi sopra la toga palmata.

    VESTIZIONE DEL SUBLIGACULUM, L'ANTICA "MUTANDA"
    - La toga picta, con varie decorazioni ricamate, dal III sec. a.c. sostituì la toga purpurea, data anche la difficoltà a reperire la porpora.

    - La toga trabea era in parte purpurea e in parte di diversi colori, portata un tempo dai re, o da alcuni sacerdoti.

    La toga palmata era la veste del trionfo. (Marziale lib. 7)

    - La toga palla o toga sordida era di colore molto scuro e si indossava solo al mattino, tutte le altre erano sempre di colori chiari o vivaci, perchè i Romani, al contrario dei greci che amavano il bianco, si sbizzarrivano invece nei colori. 

    - "La toga pura era quella che nessun lavoro aveva, ne segno alcuno di porpora, e questa vestivano coloro che nel primo giorno comparivano nel foro" (Lucanus lib. 7) 

    La toga pulla era quella che si usava nei funerali. 

    - La synthesis era la sostituzione delle toghe nei banchetti serali, che avrebbero dato impiccio durante la cenatio, troppo ampie per girarsi nei triclini e allungare le mani senza sporcarsi. Di solito anzi ne portavano qualcuna di ricambio se durante il banchetto si sporcava. Era una tunica di solito bianca con alcuni inserti, usata però unicamente nei banchetti,

    - La paenula, era un indumento invernale, una mantella di lana pesante. chiamta paenula gausapina o di pelle sottile, chiamata paenula scortae, usata soprattutto per la pioggia. Era quasi sempre chiusa, con l'unica apertura per la testa, e con un cappuccio cucito dietro. La stoffa che ricadeva sulle braccia, se era di stoffa, veniva ripiegata per libertà di movimento. Sembra derivi dai Galli.


    Il Pallium. Pur rimanendo l'abito formale per eccellenza, malgrado gli inviti ad indossarla in particolare nelle occasioni pubbliche, ben presto i Romani preferirono l'uso del più pratico pallium, molto simile all'himation greco, o della lacerna, un pallium colorato, o della paenula, un pallium con cappuccio. Osservava infatti Giovenale che ormai «in gran parte dell'Italia nessuno indossa la toga, tranne il morto.» Si usava infatti nelle cerimonie, funerali compresi. 
    Il pallium era invece un mantello di stoffa, in genere di lana, che si portava sopra la toga o la tunica, in vari colori e spesso ornato con inserti colorati.

    EPOCA BIZANTINA
    La lacerna era originariamente un mantello corto usato dall'esercito, trasmesso poi all'uso civile, con colore scuro per i poveri e spesso bianca per i più abbienti.

    - Il paludamentum, usato nell'esercito, era un mantello simile alla clamide greca, riservato però al comandante in capo. Derivò dai tempi della repubblica e si usò poi nella consacrazione del generale sul colle capitolino. In epoca imperiale, e variamente decorato, passò all'imperatore come simbolo di potere.

    Il sagum e la poenula erano i mantelli dell'esercito per i gradi più bassi.

    La caracalla, o mantello gallico, in vari colori, o cocullus in genere di colore verde, detto anche palla gallica, da cui prese il nome l'imperatore Caracalla, si diffuse parecchio nell'esercito. Era un mantello con cappuccio fermato alla gola da una spilla.

    Il birrus era la caracalla corta, da cui derivò il termine berretto, usato poi da alcuni frati nel medioevo.

    I pantaloni furono a lungo considerati vesti barbare dai Romani, che consideravano la gamba scoperta una prova di robustezza e resistenza al freddo, ma sotto Traiano, proprio perchè si assoldavano sempre più barbari nell'esercito, i legionari adottarono i pantaloni, aderenti e lunghi appena sotto al ginocchio, soprattutto perchè spesso si trovavano in territori nordici con temperature gelide.

    La laena era una mantellina portata soprattutto dai poveri, corta e scura, applicata sulle spalle.

    Macrobio prende spunto da una riunione in casa di Vettio Agorio Pretestato che dalla Praetexta prendeva appunto il nome. La discussione fra i convenuti, sollecitata da Avieno, affronta i motivi della nascita della toga pretexta e della bulla donata per la prima volta da Tarquinio Prisco al figlio quattordicenne dopo i trionfi contro i Sabini. (cfr. MACROBIUS, Satur., I, 6, 1-3 e pp. 138-149).

    CAPPELLO DI PAGLIA (DIPINTO POMPEIANO)

    I CAPPELLI

    Di solito gli uomini non indossavano cappelli. Quando faceva molto freddo, coprivano la testa con la toga. Ma i viaggiatori usavano i petasi, come mercurio, per ripararsi dalla pioggia e dal sole, ma i contadini che lavoravano soprattutto d'estate, si riparavano con cappelli di paglia.

    Gli ornamenti sul capo erano per l'imperatore, una corona di foglie d'alloro anche in oro, o per i trionfatori, una corona d'alloro semplice. Qualcuno per moda si poneva un nastro di seta sulla fronte, alla greca, ma solo i giovani in genere.


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