LE STRADE ROMANE





VIE E STRADE DELL'IMPERO

Plinio il Vecchio:
I Romani posero ogni cura in tre cose soprattutto, che furono dai Greci neglette, cioè nell'aprire le strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel sottosuolo le cloache"

L'immenso complesso di strade realizzate dai Romani rappresentano un'opera di straordinaria ingegneria che, con complessivi 100.000 Km di lastricato, hanno contribuito allo sviluppo della civiltà romana in tutto il mondo allora conosciuto.

Le strade dei Romani, le “consolari”, sono considerate tra le realizzazioni più gloriose e durature di Roma Antica. Vi furono circa 100.000 chilometri di strade lastricate e sicure ed altri 150.000 chilometri di strade in terra battuta, ma sufficientemente larghe e adatte per i carri. La larghezza di ogni strada era di circa 5 metri, in modo che potessero affiancarsi, senza danno, due carri.

I primi costruttori di strade sul suolo italico furono però gli Etruschi. La via Clodia ricalcò almeno in parte un'importante percorso etrusco che collegava Caere (Cerveteri) a Volsini novii (Bolsena), e la via Cassia, da Roma a Cortona fu prima etrusca, e così la via Aurelia che costeggiava il Tirreno. Gli Etruschi si limitarono però a usare un tufo compatto, mentre i Romani usarono la selce, molto più dura e resistente, il cosiddetto basolato romano.

Esistevano presso i Romani vari tipi di strade, dalle strade di tronchi, alle strade scavate nel tufo come fecero gli etruschi (ma che i Romani poi ripavimentarono), alle strade pavimentate in acciottolato (galeratum), alle strade in basolato romano, le più resistenti in assoluto.

Con il nome di vie, Viae, venivano indicate le strade extraurbane che partivano da Roma, mentre le strade, Strata, (cioè fatte a strati) erano quelle all'interno di un centro abitato.
Le strade dovevano durare a lungo e la loro costruzione, eseguite da soldati se in territorio straniero, era molto accurata.


I Romani distinguevano:
  • la via, dove si poteva transitare con i carri, quindi che permetteva il transito di due carri contemporanei in senso opposto (da qui il termine carreggiata).
  • l'actus, dove si poteva transitare solo a piedi o a cavallo, largo circa la metà della via, dall'iter, dove si poteva andare a piedi o in lettiga ma senza usare animali.
  • la semita poi era una semi-iter, più piccola.
  • il callis una stradina tra i monti.
  • la trames era la via traversa di un'altra via.
  • il diverticulum una strada che si staccava dalla consolare per arrivare a una località.
  • bivi, trivi e quadrivi per gli incroci di strade.
Si dividevano poi in:
  • strade pubbliche, dette pretorie e consolari, a seconda se costruite da un pretore o un console
  • strade private dette agrarie.


COSTRUZIONE STRADALE

Si ritiene che i romani abbiano ereditato l'arte di costruire le strade dagli Etruschi, migliorando il metodo e i materiali. In effetti diverse strade romane ricalcarono le strade etrusche, ad esempio la Via Flaminia attraverso l'ager veientanus e faliscus, o dei tratti della Claudia scavata nel tufo e ripavimentata poi dai romani, o la strada di Pietra Pertusa che collegava Veio con il Tevere, o tratti dell'Aurelia che segue la costa tirrenica fino a Pisa, o della Cassia, Armerina e Flaminia.

Le strade erano costruite secondo un preciso criterio: uno strato più profondo, statumen, di sassi e argilla; un secondo strato, rudus, fatto di pietre, mattoni rotti, sabbia, tutti impastati con calce; un terzo strato, nucleus, di pietrisco e ghisa; una copertura, summum dorsum, di lastre levigate di pietra che combaciavano le une sulle altre appoggiate sul nucleus. Poichè erano costruite a strati, presero il nome di viae stratae, da cui il termine italiano strada, quello inglese street e quello tedesco strasse.

La costruzione iniziava con un sopralluogo dell'architetto, che stabiliva dove doveva passare la strada, poi toccava agli agrimensori, che individuavano i punti precisi dove doveva passare. Per questo usavano dei pali e la groma, per tracciare angoli retti. La linea dei pali infissi nel terreno, veniva chiamata rigor, perchè da seguire rigorosamente. L'architetto cercava poi di mantenere il tracciato dritto spostando i pali. Poi con la groma si tracciava la griglia sul piano stradale.

A questo punto sopraggiungevano i libratores che, con aratri e aiutati dai legionari con le spade, scavavano il terreno fino allo strato di roccia, o fino a uno strato solido. La profondità di questa fossa variava da terreno a terreno, che massimo poteva raggiungere 2 m di profondità, ma in genere andava dai 60 cm al m.

Per costruire la strada si riempiva la fossa con strati di materiali diversi. Il riempimento variava a seconda della località, del terreno e dei materiali a disposizione, in genere con strati di terra, sassi, brecciolina, pietra e sabbia fino a raggiungere il livello del terreno. A circa 60 cm - 1 m dalla superficie, la fossa veniva coperta di brecciolina e poi compattata, in latino pavire o pavimentare. La superficie piana o pavimentum, si poteva già utilizzare come strada, oppure ricoprire con altri strati. Alcune volte si metteva una "fondazione" in pietre piatte per supportare meglio gli strati superiori.

Il tutto veniva cementato con la calcina, prima uno strato di calcestruzzo grezzo di diversi centimetri, il rudus, poi uno equivalente a grana fine, il nucleus, venivano stesi sul pavimentum o statumen. Infine si eseguiva il rivestimento in grosse lastre poligonali di basalto o calcare incastrate perfettamente tra loro; gli interstizi erano riempiti da brecciolina.

Le pietre non venivano squadrate per non dare una linea di frattura alla strada, continuamente sollecitata dai carri. I letti di pietre sbriciolate servivano anche a che le strade rimanessero asciutte, in quanto l'acqua filtrava attraverso le pietre, invece di formare fango.
Sopra si mettevano le pietre piatte che siamo abituati a vedere ancora oggi, dette summa crusta. Queste non erano disposte in piano, ma con il centro strada più alto dei bordi, per favorire lo scolo delle acque.
Dopo duemila anni il cemento si è consumato, dando l'idea di una superficie su cui si viaggiasse molto male con un carro, ma la strada originale era invece quasi liscia. Queste notevoli strade erano resistenti alla pioggia, al gelo e alle inondazioni, e non avevano bisogno o quasi di riparazioni, come si può ben vedere ancora oggi, dopo due millenni.
Naturalmente il terreno su cui doveva passare una strada non era sempre privo di ostacoli, ruscelli si potevano superare con un semplice assito, un ponticello fatto a tavole di legno su due assi, piatto o a schiena d'asino, ma per un fiume era necessario un ponte. Gli architetti romani erano maestri in quest'arte, specie gli ingegneri militari.

I ponti in legno poggiavano su piloni infissi nel letto del fiume, oppure su basamenti in pietra. Il ponte interamente in pietra però richiedeva la costruzione ad arcate, una tecnica che i romani avevano appeso dagli Etruschi. I ponti romani erano così ben costruiti che molti di essi vengono usati tuttora.

Nei terreni paludosi si costruivano invece strade rialzate. Si segnava il percorso con dei piloni, poi si riempiva lo spazio fra di essi con grandi quantità di pietre, innalzando il livello stradale fino a 2 metri sopra la palude. Questo avveniva principalmente in Italia, mentre nelle province si costruivano i pontes longi, cioè lunghi ponti fatti con tronchi d'albero.

Nel caso di grandi massi che ostruivano il cammino, dirupi, terreni montuosi o collinari si ricorreva spesso a possenti sbancature o a gallerie, interamente scavate a braccia. La galleria della gola del Furlo, vicino a Fano, è romana e vi passa una strada statale. Il viadotto di Ariccia, usato a tutt'oggi, è romano del II sec. a.c., lungo 231 m e alto fino a 13 m.
Le strade romane procedevano sempre dritte, anche in terreni con forti pendenze. Non è raro trovare inclinazioni del 10%-12% in collina, e fino al 15%-20% in montagna.



LE PIETRE MILIARI

Le strade erano larghe dai 4 ai 6 m, così che si potessero incrociare due carri, e talvolta ai lati vi erano dei marciapiedi lastricati. Le strade erano dotate di pietre miliari, che indicavano la distanza in miglia dal miliario aureo posto nel Foro romano. Le legioni fecero buon uso di queste strade, ed alcune sono tuttora utilizzate, dopo ben due millenni.

Già prima del 250 a.c. per la via Appia e dopo il 124 a.c. per la maggior parte delle altre, le distanze tra le città si contavano in miglia, che erano numerate con le pietre miliari. La moderna parola "miglio" deriva infatti dal latino milia passuum, cioè "mille passi", che corrispondono a circa 1480 metri.

La pietra miliare, o miliarum, era una colonna circolare sopra una base rettangolare, detta cippus, infissa nel terreno per oltre 60 cm, alta 1,50 m, con 50 cm di diametro e del peso di oltre 2 tonnellate. Alla base recava scritto il numero di miglio della strada e più in alto indicava la distanza dal Foro di Roma e informazioni sugli ufficiali che avevano costruito o riparato la strada, e quando, nonchè le caratteristiche della strada (se era lastricata o solo in ghiaia e in terriccio).

Fu Augusto, divenuto Commissario permanente alle strade del 20 a.c., che pose il Miliarum Aureum (la pietra miliare aurea) nel foro a Roma, una colonna di bronzo dorato, accanto al tempio di Saturno. Tutte le strade iniziavano idealmente da questo monumento in bronzo. Su di esso erano riportata la lista delle maggiori città dell'Impero, e le loro distanze da Roma. Costantino lo chiamò Umbilicus Romae (ombelico di Roma). Tutto venne da allora indicato attraverso le miglia, battaglie comprese, specificando il miglio in cui accadevano.
Tutte le distanze erano pertanto calcolate dalla colonna aurea al limite estremo di ogni strada. Da qui l'antico detto per cui "Tutte le strade portano a Roma", perchè al tempo dei Romani era così.

In prossimità della città le strade diventavano viali alberati, fiancheggiati da sepolcri, statue, ville e templi. Lungo tutte le strade esistevano a distanza di circa venti km l’una dall’altra “la stazione di posta”, statium, dove si poteva cambiare o ristorare cavalli, muli, buoi e dove era possibile riparare i carri; molte anche erano, lungo le strade, le osterie, le locande, quasi tutte però pericolose, malfamate, frequentate da ladri.

Esistevano anche specie di “guide”, gli Itineraria, in cui erano segnati in ogni strada i dati più importanti, come fiumi, boschi, monti, distanze, centri di ristoro. Esistevano pure Itineraria per le città. Le strade erano percorse da gente a piedi, a cavallo, su carri di ogni tipo e lungo le strade funzionava anche un efficiente sistema postale svolto a cavallo per i messaggi più urgenti.



LE CITTA' MILIARI

Il conteggio in miglia romane lungo le strade dell'antichità ha lasciato in eredità numerosissimi toponimi italiani. Qui di seguito un elenco:

ad tertium lapidem: 

- Terzo
- Terzo di Aquileia
- Treiso

ad quartum lapidem:

- Quarto Oggiaro
- Quarto Cagnino
- Quart
- Quarto dei Mille
- Quarto
- Quarto d'Altino
- Quarto Inferiore
- Quarto Superiore
- Quarto Chilometro
- Quarto d'Asti
- Quartu Sant'Elena
- Quartucciu
- Quartiano

ad quintum lapidem:

- Quinto di Treviso
- Quinto Romano
- Quintosole
- Quinto Basso
- Quinto Alto
- Quinto Vercellese
- Quinto de' Stampi
- Quinto Vicentino
- Tor di Quinto
- Quinto al Mare
- Quinto di Valpantena

ad sextum lapidem:

- Sesto Calende
- Sestri Ponente
- Sesto Campano
- Sesta Godano
- Sesto ed Uniti
- Sesto Fiorentino
- Sesto Ulteriano
- Ponte Sesto
- Sesto San Giovanni
- Sesto Imolese
- Sesto
- Sestu

ad septimum lapidem:

- Settimo Milanese
- Settimo Rottaro
- Settimo San Pietro
- Settimo Torinese
- Settimo Vittone
- San Frediano a Settimo
- Chiesa di San Benedetto a Settimo
- Badia a Settimo,

ad octavum lapidem:

- Occhiò,
- Ottavo

ad nonum lapidem:

- Ponte di Nona
- Nonantola
- Nus

ad decimum lapidem:

- Pontedecimo
- Azzano Decimo
- Decimomannu
- Pieve di Santa Cecilia a Decimo
- Castello di Decima
- San Matteo della Decima
- Diemoz

ad quintum decimum lapidem:

- Quintodecimo

ad centum triginta lapidem:

- Trecenta



I PONTI

L’esercito percorreva circa 30 km al giorno, mentre un messaggero a cavallo sino a 200 km al giorno. Per proseguire le strade si dovette anche progettare ponti: ne furono costruiti circa 2000, di ogni tipo: in pietra, in legno ad una o più arcate, a uno o più piani, e su ogni fiume, torrente, ruscello o fossato; molti di essi esistono ancora e sono usati. In genere le strade non era costose perchè venivano impiegati i soldati per costruire le vie consolari, man mano che avanzavano in territorio nemico facevano la strada, in modo da facilitare il terreno ai soccorsi e alle vettovaglie.



LE MAPPE

Gli Itineraria, o mappe, erano dapprima documenti speciali di alcune biblioteche, ma di uso ristretto soprattutto militare. L'itinerarium più comune in origine era solo la lista delle città che si incontravano lungo una strada. Poi comparvero liste più generali, che comprendevano altre liste.
Per maggiori dettagli si usavano diagrammi di linee parallele che mostravano le ramificazioni delle strade. Parti di questi diagrammi venivano copiati e venduti ai viaggiatori. I più accurati avevano dei simboli per le città, per le stazioni di sosta, per i corsi d'acqua e così via.

TABULA PEUTINGERIANA
Sia Giulio Cesare, che fu il primo, nel 44 a.c., che Marco Antonio, commissionarono la compilazione di un itinerario maestro, che comprendesse tutte le strade dell'impero. Vennero ingaggiati tre geografi greci, Zenodoxus, Teodoto e Policlito, per supervisionare il lavoro e compilare l'itinerario. Il lavoro richiese 25 anni, e produsse un itinerario scolpito nella pietra che venne collocato vicino al Pantheon, da cui i viaggiatori e i venditori di itinerari potevano liberamente copiare le parti che li interessavano.

Un altro itinerario maestro, l'Itinerarium Provinciarum Antonini Augusti (Itinerario Antonino) venne iniziato nel 217 d.c. Un famoso itinerario che ci è pervenuto è la Tabula Peutingeriana, che inizia già ad assumere la forma di una carta geografica, benché molto primitiva.

Ecco, per fare un esempio, la mappa dei Vicus di Sesto Rufo della Regione Esquilina col Colle Viminale: Vicus Suscusanus, Vicus Ursi Pileati, Vicus Minervae, V. Ustrinus, V. Palloris, V. Sejus, V. Silvani, V. Capulatorum, V. Traegedus, V. Unguentarium, V. Paullinus, V. Pastoris, V. Cauticarius, V. Veneris placidae, V. Iunonis; con 1847 insule, 170 domus, 5 templi, le therme, 15 aedicole sacre, con 50 Vicomagistri, 2 Curatori e 2 Denunciatori.

La mappa delle vie consolari romane era in marmo esposta, incisa su lastre di marmo, nel Foro Romano. Di essa venivano realizzate e vendute, copie in pergamena, con sotto-mappe parziali, ognuna con un particolare itinerario. Quindi così come accade oggi, il viaggiatore che aveva necessità di raggiungere l'Oriente da Roma acquistava l'itinerario della Via Appia che lo portava a Brindisi dove si sarebbe imbarcato per la sua destinazione.



DIRITTO DI PASSAGGIO

PASSAPORTO ROMANO
Le leggi romane definivano il diritto di usare una strada come servitus (da cui il termine giuridico "servitù") Lo jus eundi, il diritto di andare, stabiliva che si potesse usare un iter, un cammino, attraverso terre private; lo ius agendi, il diritto di guidare, consentiva invece che si usasse un actus, cioè una via carrabile. Una strada poteva avere ambedue i tipi di servitù, sempre che fosse della larghezza adeguata, che veniva determinata da un arbiter (un arbitro, o perito). La larghezza standard era la latitudo legitima di 8 piedi. Le leggi romane furono le prime ad occuparsi della tutela del cittadino, fondamento delle leggi moderne di ogni stato civile.



LE STRADE COME DIFESA

Costruire una strada era una responsabilità militare, quindi ricadeva sotto la giurisdizione di un console, viam munire, come se la strada fosse una sorta di difesa militare e lo era, perchè attraverso queste le legioni potevano spostarsi velocemente o i postali portare messaggi.

Alcuni collegamenti nella rete viaria erano lunghi fino a 90 km. I costruttori spesso cercavano di mantenere una larghezza standard, ma esistono strade da 1,10 m fino a oltre 7 m di larghezza, a seconda della natura del suolo, non di rado scavarono passi nella roccia, o a seconda dell'importanza e quindi del traffico.
Naturalmente si cercava di costruire strade dritte, per cui occorsero ponti anche su depressioni del terreno, e gallerie, o tagliate di roccia.

Le strade si snodavano generalmente in campagna, in posizione centrale. Tutto ciò che si trovava lontano dalla strada maestra vi era collegato dalle cosiddette viae rusticae, o strade secondarie. Sia le une che le altre potevano essere pavimentate o meno, ad esempio con solo uno strato di ghiaia, come accadeva in Nordafrica. Queste strade preparate ma non pavimentate venivano chiamate viae glareae o sternendae ("da cospargere").

Dopo le strade secondarie venivano le viae terrenae, normalmente sterrate. Una mappa stradale dell'impero mostra chiaramente che la rete viaria lo copriva in larghissima parte. Oltre i confini non esistono strade, ma si può presumere che i semplici sentieri o le strade sterrate permettessero il trasporto di alcune merci.

Spesso le strade erano il mezzo per conquistare un popolo. Lo sapeva bene Giulio Cesare, che si portava appresso soldati esperti ed esperti ingegneri. L'esercito si accampava e i costruttori facevano un tratto di strada. Quando era pronto vi transitavano i carri con le scorte di cibo e le armi d'assedio.

Così in caso di ritirata questa si eseguiva velocemente, o si poteva inviare un veloce messaggero. L'alternativa era trainare i carri faticosamente su territori impervi, col rischio di spezzare assi o ruote, o falciando erba e arbusti, e di procedere quindi con lentezza consumando tempo, cibo e dando al nemico il modo di prepararsi.



GLI OSTELLI
  • Una legione in marcia non aveva bisogno di un punto di sosta, perché portava con sé un intero convoglio di bagagli e costruiva il proprio campo ogni sera accanto a una strada. Ma dignitari e i viaggiatori comuni ne avevano bisogno, perciò il governo manteneva delle stazioni di sosta, le mansiones, per usi ufficiali, in cui venivano esibiti documenti ufficiali per identificare l'ospite. Le mansiones si trovavano a 15-18 miglia l'una dall'altra ed erano attrezzate in modo lussuoso, trattandosi di alti gradi militari, o ambasciatori, o uomini politici. Spesso attorno alle mansiones sorsero campi militari permanenti o addirittura delle città.
  • I viaggiatori privati invece avevano lei cauponae, spesso vicine alle mansiones, ma più umili e mal frequentate.
  • Se però i viaggiatori erano patrizi c'erano le le tabernae, più lussuose delle caupones ma meno delle mansiones. Uno degli ostelli migliori era la Tabernae Caediciae a Sinuessa, sulla via Appia, con un grande magazzino fornito di otri di vino, formaggio e prosciutti.
  • Un sistema di "stazioni di servizio" funzionava per veicoli e animali: le mutationes, praticamente stazioni di cambio. Si trovavano a intervalli di 12-18 miglia. Qui si potevano comprare i servizi di carrettieri, maniscalchi e di equarii medici, cioè veterinari specializzati nella cura del cavallo. Usando queste stazioni per una staffetta di carri, l'imperatore Tiberio riuscì a coprire 500 miglia in sole 24 ore, per accorrere al capezzale del fratello Drusus Germanicus morente.


I VEICOLI

La legge e le tradizioni romane proibivano l'uso di veicoli nelle aree urbane, con alcune eccezioni. Le donne sposate e gli ufficiali governativi in viaggio per servizio erano autorizzati all'uso di veicoli.

La Lex Iulia Municipalis limitava l'uso dei carri da trasporto nelle ore notturne entro le mura cittadine e a un miglio di distanza da queste.

Nelle aree extraurbane i Romani usavano: cocchi, diligenze e carri.
  • I cocchi trasportavano una o due persone, le diligenze un gruppo e i carri servivano per le merci. Il più diffuso fra i cocchi era il currus, un modello molto antico, aperto in alto, ma frontalmente chiuso. Uno di essi è rimasto conservato in Vaticano. Questo cocchio portava il guidatore e un passeggero. Un currus a due cavalli era chiamato biga, a tre cavalli triga e a quattro quadriga. Le ruote erano in ferro, e venivano facilmente smontate per poterlo meglio immagazzinare quando non veniva usato.
  • Una versione più lussuosa, il carpentum, trasportava le donne e gli ufficiali. Aveva una copertura ad arco in tessuto, e veniva tirato da muli. Una versione più leggera, il cisium, era aperta sul davanti e aveva una panca per sedersi. Era tirato da due muli o cavalli, e serviva come un taxi, i cui guidatori erano chiamati cisiani. Il costruttore invece si chiamava cisarius.
  • La diligenza più diffusa si chiamava reda o raeda, ed aveva 4 ruote. Gli alti lati formavano una specie di scatola, con dentro i sedili. Ogni lato aveva uno sportello per entrare. Portava diverse persone con i loro bagagli, fino al massimo peso legalmente consentito di 1000 libbre. Veniva tirata da una muta di buoi, muli o cavalli, e poteva essere coperta con della stoffa coli cattivo tempo, come un carro da pionieri.
  • La reda probabilmente era il veicolo più usato per viaggiare sulle strade. I veicoli a noleggio si chiamavano redae meritorie, mentre le redae fiscalis erano veicoli governativi, potremmo dire le auto blu dell'epoca. Sia il costruttore che il guidatore venivano chiamati raedarius.
  • Il carro più diffuso era il plaustrum o plostrum. Era una piattaforma di assi pieni montata sugli assi delle ruote. Talvolta aveva una ringhiera anch'essa di assi. A volte sul carro si trovava un grande cesto di vimini per i bagagli. Ne esisteva anche una versione a due ruote, e quella a quattro si chiamava plaustrum maius.
  • L'esercito usava il cursus clabularis, un carro che viaggiava al seguito delle legioni, trasportandone gli impedimenta, cioè i bagagli.


LE STRADE ITALICHE
  • Via Aemilia Scauri strada romana fatta costruire dal censore Marco Emilio Scauro, console nel 115 a,c, e censore nel 109 a.c., stesso anno in cui fece edificare la strada. Collegava Genua (Genova) a Pisae (Pisa).
  • Via Annia, da Adria attraverso Padova ad Aquileia.
  • Via Appia, Costruita nel 312 a.c., chiamata Regina Viarum, la regine delle strade, è la più antica delle vie consolari romane. Era composta da un primo tratto Roma-Capua esteso poi sino a Beneventum (Benevento) e Brundisium (Brindisi) passando per Tarentum (Taranto), (264 a.c.).
  • Via Amerina, da Roma a Ameria, oggi Amelia e Perugia
  • Via Ardeatina, da Roma ad Ardea
  • Via Aurelia (241 a.c.): da Roma a Pisa.
  • Via Casilina
  • Via Campana, che proveniva dalle saline veienti.
  • Via Capua–Rhegium, si staccava dalla via Appia a Capua proseguendo fino a Rhegium (Reggio Calabria) toccando Consentia (Cosenza) e Vibo Valentia.
  • Via Cassia (171 a.c.): da Roma alla Toscana, attraverso l'Etruria interna. Collegava Roma al nord sino a Pisae (Pisa), attraverso Arretium (Arezzo), Florentia (Firenze), Pistoria (Pistoia), Luca (Lucca).
  • Via Cecilia (142 a.C. o 117 a.c.): dalla Via Salaria verso la costa adriatica raggiungendo Amiternum e Hatria (oggi Atri), superando il l'Appennino centrale nel passo oggi chiamato delle Capannelle.
  • Via Clodia, da Roma alla Toscana formando un sistema con la Cassia. Univa Roma a Saturnia, nell’alto Lazio.Via Aurelia. Era la strada litoranea verso nord: univa Roma con Vada Sabatia (Vado Ligure), passando da Pisae, Luna (Luni, presso Carrara), Genua (Genova).
  • Via Clodia Augusta, partiva dall'antico porto di Altino, attraversava quindi la X Regio, costeggiando il corso del Piave, percorreva la Valsugana, oltrepassava Trento, seguendo la valle dell'Adige, poi Bolzano e Merano, varcando infine le Alpi al Passo Resia. Via Clodia Nova, o Clodia Secunda, che collegava Lucca con Luni.
  • Via Collatina
  • Via Cornelia antica strada romana, che collegava Roma con Caere (Cerveteri).
  • Via Domiziana, si distaccava dalla via Appia a Sinuessa (Mondragone) e finiva a Neapolis (Napoli).
  • Via Emilia (187 a.c.): partiva dalla Via Flaminia a Rimini e la congiungeva con Bologna e Piacenza. Un proseguimento della via Flaminia, verso nord-ovest: congiungeva Ariminum con Placentia (Piacenza), toccando Caesena (Cesena), Forum Livi (Forlì), Bonomia (Bologna), Mutina (Modena), Regium Lepidum (Reggio Emilia), Parma.
  • Via Emilia Scauri (109 a.c.), prolungava la Via Aurelia da Luni fino a Genova e Vada Sabatia.
  • Via Empolitana
  • Via Farnesiana, di connessione fra la via Aurelia ed il paese di Farnese (VT)
  • Via Flaminia (220 a.c.): congiungeva Roma con Ariminum (Rimini), toccando Fanum Fortunae (Fano) e Pisaurum (Pesaro). Per attuarla si dovette tagliare la montagna lungo le coste a picco dei fiumi, e scavare gallerie, come nel bellissimo passo del Furlo.
  • Via Flaminia minor 187 a.c. circa, strada militare da Arezzo a Claterna vicino Bologna
  • Via Flavia, antica strada romana della provincia Venetia et Histria, fu costruita dall'imperatore Vespasiano nel 78-79. La strada partiva da Tergeste (Trieste) e, costeggiando il litorale istriano, passava per Pola e Fiume; giungeva infine in Dalmazia, forse sino alla Grecia.
  • Via Claudia Augusta
  • Via Julia Augusta (13 a.c.): da Piacenza, passando per la riviera ligure di ponente, giungeva in Gallia ad Arles, dove si congiungeva con la Via Domizia.
  • Via Latina attraversava la zona degli Ernici, il Liri, il Volturno e si collegava poi a Capua con la via Appia, seguendo un altro tracciato rispetto a questa, toccando Anagnia (Anagni), Frusino (Frosinone), Casinum (Cassino).
  • Via Labicana, da Roma verso sud-est per Labicum, formando un sistema con la Praenestina.
  • Via Laurentina da Roma a Laurentum / Lavinio
  • Via Nomentana, da Roma a Nomentum, nei pressi dell'attuale Mentana (anche detta "via Ficulensis" perché inizialmente limitata a Ficulea)
  • Via Ostiense, da Roma a Ostia
  • Petra Pertusa Maggiore Detta oggi Galleria del Furlo, trattasi di una galleria lunga 38,3 mt che gli antichi chiamarono “Petra Pertusa” o “forulus” da cui il nome di galleria del Furlo.
    Questa fu fatta scavare nel suo punto più stretto da Vespasiano nel 77 d.c per consentire l’attraversamento degli Appennini dal versante tirrenico a quello adriatico.
  • Via Pompea (210 a.c.): periplo della Sicilia.
  • Via Popilia (132 a.c.): portava da Capua a Reggio Calabria.
  • Via Popilia-Annia (132 - 131 a.c.): portava da Rimini ad Aquileia. Altro proseguimento della via Flaminia, ma verso nord est: da Ariminum raggiungeva Ravenna, Atria (Adria), Patavium (Padova), Altinum (Altino), Aquileia, Tergeste (Trieste).
  • Via Portuense
  • Via Postumia (148 a.c.): da Genova ad Aquileia. Attraversava la pianura padana collegando Genua con Aquileia, toccando Cremona, Verona, Vicetia (Vicenza).
  • Via Praenestina, da Roma a Praeneste (anche detta "via Gabina")
  • Via Salaria: da Roma al Mare Adriatico (nelle Marche). Una delle più antiche strade commerciali; partiva da Roma e finiva a Castrum Truentinum (Porto d’Ascoli) sulla costa adriatica, toccando Reate (Rieti) e Asculum (Ascoli Piceno).
  • Via Salaria Gallica: strada tra Forum Sempronii (Fossombrone) e Asculum (Ascoli Piceno) nelle Marche
  • Via Salaria Picena: strada litoranea che collegava la Via Flaminia alla Via Salaria partendo da Fanum fortunae fino Castrum Truentinum nei pressi di Porto D'Ascoli.
  • Via Satricana, da Roma a Satricum
  • Via Severiana, che collegava Portus (Fiumicino) a Terracina;
  • Via Sorana, connetteva Alba Fucens e la via Tiburtina Valeria con la via Latina attraverso Sora e la Valle del Liri.
  • Via Strada delle cento miglia, strada militare, collegava Parma a Luni.
  • Via Sublacense, dalla via Valeria alla villa di Nerone a Subiaco.
  • Via Tiberina.
  • Via Tiburtina, da Roma a Tibur (Tivoli) e Via Tiburtina Valeria
  • Via Traiana, costruita da Traiano (109 d.c.) in alternativa alla vecchia via Appia, collegava Benevento a Brindisi e passava prossima all'Adriatico. Era più agevole rispetto alla via Appia, perchè sgombra dalla neve e dal fango anche nei mesi invernali.
  • Via Traiana Calabra, prolungamento della via Traiana da Brindisi ad Otranto.
  • Via Trionfale
  • Via Valeria, da Messina a Lilibeo (Marsala). 


STRADE MINORI
  • Via Asinara. Usciva da Porta Asinara, presso Porta San Giovanni. "Così chiamavasi perchè per essa entravano in Roma i giumenti, che portavano le erbe dagli orti, che erano da questa parte. Essa non era, che una via secondaria, la quale raggiungeva ben presto la via Latina vicino agli odierni bagni di Acqua Santa, circa due miglia distante da Roma. Di là dovea partire un diverticolo, che univa la Latina all'Appia, ed all'Ardeatina, il quale continuava ad avere il nome di Asinaria.".
  • Via Tuscolana. Scrive lo storico Flaminio Vacca nel XVI sec.: "La strada per andare a Frascati è per lungo tratto moderna, non ritrovandosi l'antica via Tusculana, che molto vicino a Frascati stesso, cioè passato Vermicino. La via Tusculana antica si staccava a sinistra della Latina presso Morena, Tenuta, che come vedremo occupa parte delle possessioni Lucullana, e che si trova verso le nove miglia distante da Roma; di là saliva direttamente a Tusculo."


LE STRADE DELL'URBE

Nel censimento del 73 d.c. le strade interne di Roma coprivano circa 100 km. Solo due strade avevano il diritto al nome di Via: La Via Sacra e La Via Nova le quali traversavano o costeggiavano il Foro. Poi se ne aggiunsero altre durante l'impero. la Via Lata, la Nova Via ecc.

Poche vie a Roma erano larghe dai 5 ai 6 m, la maggior parte erano vicoli in un dedalo inestricabile. Giovenale dà un'idea del caos cittadino nel centro “Per quanto cerchiamo di affrettarci siamo bloccati da una schiera che ci si fa di fronte e una densa massa di gente ci preme alle spalle. Uno mi pianta un gomito nelle costole, un altro la stanga di una portantina, un altro mi batte sulla testa una trave, un altro ancora una botticella di vino. Le mie gambe sono inzaccherate di fango; enormi piedi mi calpestano da ogni parte: un soldato mi pianta lo scarpone chiodato sulla punta dei piedi.”

Le strade principali erano pavimentate a basolato, con larghi blocchi pentagonali di lava, le altre a pietre rettangolari squadrate. Sulla indicazione della strada era specificato il tipo di pavimentazione.


I nomi delle vie

Il Vicus consisteva di una strada grande e sette strade piccole, per un totale di 424 Vicus, e ogni Vicus eleggeva 4 Magistrati locali (Vicomagistri) che comandava un corpo di Vigilantes locali, una sorta di polizia, scelta tra gli abitanti del Vicus.
Le fonti d'informazione sono principalmente la Base capitolina, per i vici delle Regioni I, X, XI, XII, XIII, XIV, del 136 d.c. e l'editto del prefetto dell'Urbe Terraccio Basso, posteriore al 368.

Le antiche strade dell'Urbe si dice non avessero un nome, ma non è così. I nomi utilizzati anche per i piccoli vicoli corrispondevano ai punti di riferimento: monumenti, statue, colonne, sacrari, templi, edifici pubblici, caserme, portici, o boschetti sacri o giardini, o mestieri o un'edicola sacra dedicata ad una divinità, una fontanella, in genere una vasca quadrata di travertino con il volto di un animale simbolico o una divinità, o una taverna accesa anche di notte, o una fila di alberi, perchè Roma, come oggi, era una città molto verde.
Per esempio nel quartiere Celio esiste oggi una via Cerquetana che corrisponde all'antica via Querquetana, da quercuus, perchè lì c'era un bosco di querce sacro dai tempi di Tullo Ostilio.
I nomi delle strade a Roma avevano origini molto diverse, ed erano raggruppate per regioni, Regio, che Augusto portò a 14. Tutto poteva dare un nomen al Vicus:

  • Per una caratteristica della strada: Via Lata (VII e IX regione), via larga, tratto meridionale della Flaminia fino al Campo di Marte
  • In ricordo della zona preesistente: Vicus Loreti Maioris e Vicus Loreti Minoris (XIII), via del grande e del piccolo bosco di lauro (loretum) che si trovavano in quella zona.
  • Per la recente o antica costruzione: Novia Via (IV-VIII regione), via nuova, via Nova (XII), via nuova, costruita da Caracalla per raggiungere il Tevere
  • Per il traffico predominante: Via Salaria (VII), strada del sale; destinata al trasporto verso l'interno montagnoso del sale ricavato dalle saline del litorale
  • Per l'attività economica ed artigianale: Vicus Vitrarius (I), via dei Vetrai, Vicus Argentarius (VIII), via degli agenti di cambio, Vicus Pastoris. via dei Pastori ecc. A Roma si conservano ancora diverse strade del genere: via de' Baullari (fabbricanti di bauli), via de' Chiavari (di chiavi), via de' Sediari (di sedie), via de' Canestrari (di canestri), via de' Giubbonari (di giubbe), vicolo de' Catinari (di catini), via de' Cestari (di ceste), via de' Cordari (di corde), via de' Pagliari (della paglia) ecc.
  • Per il luogo a cui conduce: Via Latina (I) portava nel Lazio meridionale, Via Tiburtina (V), via di Tivoli, portava alla città omonima. Via Nomentana (V), via di Nomento, portava alla città omonima. Nomi che ricordavano i magistrati costruttori della strada: Clivus Scauri (II), salita di Scauro. Via Appia (I), dal nome di Appio Claudio, censore dal 312 al 308 a.c. Via Flaminia (VIII e IX regione), dal nome di Flaminio, console nel 223 o di suo figlio console nel 187. Via Aurelia (XIV) dal nome di un Aurelio che la costruì nel corso del II° secolo a.c
  • Per un eclatante fatto storico: Vicus Scelaratus (IV), via scellerata: la tradizione narrava che là Tullia, figlia di Servio Tullio aveva fatto passare il cocchio sul corpo del padre
  • Per il quartiere attraversato: Clivus Suburanus (IV), salita della Suburra, dal nome del quartiere di cui costituiva l'arteria principale
  • Per un monumento sulla strada o cui si arrivava: Vicus Portae Collinae (IV), via di Porta Collina, conduceva all'omonima porta delle mura serviane. Clivus Martis (I), salita di Marte, per il tempio omonimo. Vicus Drusianus (I), via di Druso, portava all'arco di Druso sull'Appia.
  • Per il tipo o nazionalità degli abitanti: Vicus Africus (III), via d'Africa, dove, secondo Varrone, vennero tenuti gli ostaggi originari dell'Africa durante la guerra punica. Vicus Patricus (VI), via dei Patrizi.
  • Per il nome del quartiere: Vicus Veneris Almae, Vicus Quirini.

Le Piazze

Nella Roma Imperiale le piazze comprendono; le piazze propriamente dette, le spiante o spiazzi, i fori, i crocicchi.
  • Le piazze propriamente dette erano di dimensioni diverse e avevano il nome di "aerae". Tra queste: l'Area Palatina, nella parte centrale del Palatino, l'Area Capitolina, che costituiva la parte centrale del Campidoglio.
  • Gli spiazzi o spianate erano indicate col nome di "campi". Le guide delle regioni ne contano otto fornendone i nomi: Campus Agrippae, Campus Bruttinaus, Campus Codetanus, Campus Lanatarius, Campus Martius, Campus Octavius, Campus Pecuarius, Campus Viminalis. Ma oltre a questi campi ne esistevano altri. I campi erano molto più grandi delle piazze, come il Campus Viminalis, 500 mper 700, cioè 350.000 m², che era costituito dalla parte del Vicinale al di fuori delle mura serviane fra il castro pretorio e la Porta Viminalis.
  • I crocicchi erano l'incrocio di diverse strade. A secondo del numero di strade il "compitum" (crocicchio) è un bivium, un trivium, un quadrivium.

Centro del quartiere (Vicus), il crocicchio (Compitum) col tempietto dei Lari che sempre vi sorgeva assunse durante il periodo imperiale un carattere ufficiale. Al IV sec. si contarono 322 crocicchi.

Contrariamente alle città greche ed ellenistiche le vie di Roma erano pavimentate: le piazze con lastre di travertino, le strade con blocchi poligonali di selce.
Il lavoro, iniziato nel 174 a.c. durante la censura di Fulvio Flacco e Postumio Albino e proseguito per due secoli di repubblica, fu compiuto solo durante l'Impero.
Le strade più larghe, e solo quelle, avevano anche dei marciapiedi. C'erano anche le isole pedonali nelle città, in cui le strade, come si vede a Pompei, venivano bloccate ai carri con grosse pietre di travertino.



I VICUS

I Romani distinguevano il vicus dal pagus. Gli abitanti dei dintorni dell’Urbe erano detti vicini (da vicus, villaggio) fino al X miglio delle mura serviane, mentre i pagani (da pagus, borgo, cantone) erano gli abitanti delle borgate prossime alla città. Tacito parlava di vicus come di una piccola via, un borgo, mentre Orazio lo intendeva come un quartiere, un rione. In Cicerone vicus vale come villa. Forse Orazio era il più vicino alla realtà perchè Vicus era il nome per le suddivisioni delle quattro Regioni di Roma.

Il vicus era a Roma da un lato uno spazio costruito e dall'altro una via percorribile, su cui si aprivano tante strade minori. A Roma in epoca imperiale si contavano ben 424 Vicus. Il termine via era dato solo a due strade: la Via Sacra e alla Via Nova, le altre strade di una certa entità erano vicus, se piani, e clivus se in salita. Semitae e angiportus erano invece le viuzze senza nome, che facevano riferimento al vicus, una sottounità della regione governata da 4 magistrati propri, detti Vicomagistri. Il numero assegnato al Vicus era lo stesso dell'edicola del posto. Eccone alcuni:
  • Vicus Aemilinus - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Aesculeti - in Campo Marzio.
  • Vicus Africus - sull'Esquilino, abitato dagli africani.
  • Vicus Armilustri
  • Vicus Apollinis - della X regione, la capitolina, accanto al tempio di Apollo sul Palatino.
  • Vicus Archemonium - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Argentarium - correva a mezza costa sulle pendici del Campidoglio, alle spalle del Foro di Cesare, caratterizzato dalla confederazione dei cambiavalute e degli strozzini, accanto all'attuale via del Velabro. Se ne conserva un tratto di basolato sul quale si affacciano una serie di tabernae e un ninfeo absidato con tre nicchie per statue, appartenenti alle costruzioni traianee ad- dossate al perimetro sudoccidentale del Foro di Cesare che aveva uno degli ingressi proprio sulla strada.
  • Vicus Bellonae - probabilmente accanto al tempio di Bellona.
  • Vicus Bubliarus - sul Palatino.
  • Vicus Caesaris.
  • Vicus Caeseti - nella XIII regio.
  • Vicus Camenarum - con un'edicola dedicata alle ninfe Camene
  • Vicus Caprarius - A due passi dalla famosa Fontana di Trevi c'è un'insula romana scoperta durante la ristrutturazione dell'ex Cinema Trevi. Il caseggiato romano, probabilmente modificato nel IV sec. riutilizzando costruzioni precedenti, sorgeva nella zona del Vicus Caprarius. Nelle immediate vicinanze del Vicus probabilmente c'era anche un luogo di culto chiamato "aedicula Capraria". Il che riporta al Monte Caprino che si è detto così chiamato perchè vi pascolavano le capre, dimenticando la Giunone Caprotina venerata a Roma, in sostituzione di una Dea Capra più antica.
  • Vicus Capulatorum - Esquilino.
  • Vicus Caput Africae - tutt'ora esistente sull'Esquilino.
  • Vicus Caput Minervae - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Cauticarius - Esquilino.
  • Vicus Cyclopis
  • Vicus Cyspius - nella zona di S. Maria maggiore, vi abitavano senatori, nobili signori ma anche sede di librai, biblioteche e gente colta.
  • Vicus Colli Viminalis - sul Viminale.
  • Vicus Curiarum - della X regio, la capitolina, accanto alla Curia Veteres.
  • Vicus Curvus - sull'Esquilino.
  • Vicus Cuprius - sull'Esquilino.
  • Vicus Dianae - XII regio.
  • Vicus Fabricii
  • Vicus Fagutalis - dal colle Fagutale al Colosseo.
  • Vicus Fannii
  • Vicus Fidii - XII regio.
  • Vicus Fortunae Dubiae - XII regio, vicino al tempio della Fortuna Dubia.
  • Vicus Fortuna Mammosa - regio II
  • Vicus Fortuna Obesequientis - nella regio I.
  • Vicus Fortunae Respicientis - della X regione, la capitolina, accanto al tempio della Dea Fortuna.
  • Vicus Fortunati - regio XIII.
  • Vicus Frumentarius - regio XIII.
  • Vicus Ganimedis - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Gemini - regio XIV.
  • Vicus Gordiani Minor - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Graecus - abitato dai Greci, della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Herbarius - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Honoris et Virtutis - regio I.
  • Vicus Huiusce Diei - della X regio, la capitolina.
  • Vicus Ianuclensis - sul Gianicolo.
  • Vicus Insteius - sul Quirinale.
  • Vicus Iunonis - di Giunone, sull'esquilino.
  • Vicus Labicanus - ai piedi del Colle Oppio.
  • Vicus Laci Restituti - regio XIV.
  • Vicus Lanarium Ulterior - abitato dai lanieri, della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Lari Alitum - regio XIII.
  • Vicus Lari Curiarum - regio XIV.
  • Vicus Libertorum - abitato dai liberti, della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Licinianus - sulla Tiburtina.
  • Vicus Longi Aquilae
  • Vicus Longus - accanto a Porta Collina.
  • Vicus Lorarius - sull'Appia.
  • Vicus Loreti Maioris - accanto a un bosco di alloro nella XII regio.
  • Vicus Loreti Minoris - accanto a un bosco di alloro nella XII regio
  • Vicus Lugarius - sotto Santa Maria della Consolazione e accanto al Campidoglio, dove nel 1977 si sono ritrovate tracce delle mura serviane.
  • Vicus Materiarus - regio XIII.
  • Vicus Mansuetos - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Mercurii ebrii
  • Vicus Mercurii sobri
  • Vicus Minervae - regio VII.
  • Vicus Mondiciei - regio XIII.
  • Vicus Novus Ulterior - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Padi - della X regio, la capitolina.
  • Vicus Pallacinae.
  • Vicus Palloris - Esquilino.
  • Vicus Panispernae - attuale via Panisperna.
  • Vicus Pastoris - Esquilino.
  • Vicus Patratilli - regio XIV.
  • Vicus Patricius - Nella parte alta del rione Monti, dalle Terme di Diocleziano alla Suburra, con un percorso oggi ripetuto da via Urbana e da via Massimo D'Azeglio, costituita da domus signorili (oggi Via Urbana).
  • Vicus Pauli - regio XIV
  • Vicus Paullinus - Esquilinus.
  • Vicus Peregrinus - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Piscinae Publicae
  • Vicus Plotii - regio XIV.
  • Vicus Portae Collinae
  • Vicus Portae Neviae
  • Vicus Portae Raudusculanae
  • Vicus Pulverarius
  • Vicus Putealum - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Quadrati - regio XIV
  • Vicus Raciliani maioris
  • Vicus Rostratae - regio XIV.
  • Vicus Sabuci - regio III.
  • Vicus Sandaliarus - dove c'erano le botteghe dei sandalai.
  • Vicus Saufeii - regio XIV.
  • Vicus Sejus - Esquilino.
  • Vicus Silvani - Esquilino.
  • Vicus Suscusanus - regio esquilina.
  • Vicus Troianus - intestato agli antenati di Roma, della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Salutaris - della X regio, la capitolina, accanto al tempio della Dea Salus.
  • Vicus Sceleratus - Sull'Esquilino, dove fu ucciso Servio Tullio da genero e figlia. Oggi salita dei Borgia.
  • Vicus Scipionis - forse attuale via degli Scipioni, della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Sellarius - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Sergii - regio XIV
  • Vicus Silani Salientis - regio XII.
  • Vicus Solis - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Spes Maior - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Statae Mater
  • Vicus Statae Siccianae
  • Vicus Statuae Valerianae
  • Vicus Suburranus - Oggi Via in Selci, alla Suburra.
  • Vicus Sulpicius
  • Vicus Summi Choragii
  • Vicus Tabellarius - della regio Via Lata (attuale via del Corso).
  • Vicus Tiberini.
  • Vicus Traegedus - Esquilino.
  • Vicus Triarii
  • Vicus Trium Ararium
  • Vicus Trium Viarum
  • Vicus Triumicus
  • Vicus Turarius
  • Vicus Tuscus - (borgo etrusco) Iniziava dal Foro Romano passando tra la Basilica Giulia e il Tempio dei Dioscuri, proseguiva il percorso attraverso il Velabro tra la Cloaca Massima e il lato ovest del colle Palatino, passava tra il Foro Boario e il Circo Massimo fino alla Porta Flumentana, da lì si collegava attraverso il Ponte Sublicio alla via che portava verso le città etrusche di Cerveteri e Tarquinia. La strada era dedicata al commercio di costose stoffe e profumi d'importazione, che nel tempo gli fecero cambiar nome in Vicus Turarius (borgo dell'incenso). Vi si svolgevano anche le processioni sacre che durante i giochi circensi portavano le effigi degli idoli dal Campidoglio al Circo Massimo.
  • Vicus Unguentarium - dove si vendevano gli unguenti.
  • Vicus Ustrinus - Esquilino, dove si briciavano i morti.
  • Vicus Ursi Pileati - regio Esquilina.
  • Vicus Veneris Almae - regio XII.
  • Vicus Veneris Placidae - Esquilino.
  • Vicus Vestae - Accanto all'aedes Vestae, tempio e convento delle Vestali sul palatino.
  • Vicus Viberini - regio XIV.
  • Vicus Victoriae - al Palatino, accanto al tempio della Dea Vittoria e alla Domus tiberiana.
  • Vicus Viridiarii
  • Vicus Vitrarius - con le botteghe dei vetrai.
C'erano poi le salite:
  • Clivus Acilii - all'epoca con relativo compitum Acilii (un crocicchio)
  • Clivus Capitolinus - la via che conduceva al Colle Capitolino.
  • Clivus Mamuri
  • Clivus Orbius
  • Clivus Scauri - ancora conservato col suo arco e le terme visitabili.
  • Clivus Suburanus - Alla Suburra, oggi rione Monti.
  • Clivus Ursi - corrispondente oggi alla Salita del Grillo.



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10 comment:

Anonimo ha detto...

Bravi, bellissimo lavoro (qualche parola da sistemare) però complimentoni per il sito

Anonimo ha detto...

wow perfetto

Anonimo ha detto...

Un sito molto utile.

enri on 15 aprile 2015 23:52 ha detto...

grazie!

Anonimo ha detto...

ma che roba è

Anonimo ha detto...

prego

LoveLoveForever on 18 aprile 2016 17:13 ha detto...

BELLISSIMO !!! ^-^ Ottimo lavoro !!!!

Giacomo Lanza on 17 agosto 2016 08:51 ha detto...

Molto interessante e completo, bravissimi!
Devo segnalare però una svista: sotto "Via Valeria" è stato mischiato un percorso in Abruzzo (Roma-Pescara) con uno in Sicilia (Messina-Siracusa)
Saluti da Potestampium
Giacomo

Romano Impero on 17 agosto 2016 23:26 ha detto...

Grazie della segnalazione Giacomo.

Roberta ha detto...

Nella mappa mi sembra ci sia un errore: la Via Aurelia nel tratto da Roma a Forum Aureli è denominata Via Cornelia, ma credo sia errato.
Per il resto è fatto benissimo, complimenti.
Roberta

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