VIA OSTIENSE




I Romani nella costruzione delle strade, prendevano in considerazione i tre principi di Vitruvio: la solidità, l'utilità e la bellezza. Le strade servivano per spostare rapidamente le truppe verso la conquista dell'Italia e delle nuove province, per i commerci e per il sale delle saline.

La via Ostiense, il cui tracciato costituiva un naturale prolungamento della via Salaria, fu iniziata nel IV sec. a.c., esattamente nel 335 a.c., con lo scopo di ricollegare l'Urbe con le saline poste lungo la foce del Tevere.

La "Via Ostiensis" fu un'importante arteria, con un percorso di circa 30 km che collegava l'Urbe al suo porto più importante, quello di Ostia antica, dal quale porto la via prende il nome.
Essa fu un'opera di raffinatissima ingegneria, più rara tra le strade romane dell'epoca, infatti fu realizzata in modo tale da superare il dislivello della collina di Dragoncello e sollevare il piano stradale dagli acquitrini circostanti.

A partire dal Km.17 dell'odierna strada statale (che segue grosso modo il medesimo tracciato), proseguendo verso il fosso di Malafede, ne sono stati riportati alla luce tratti per una lunghezza di 400 m.


Il basolato della pavimentazione, nelle zone in cui è scampato alle asportazioni dei secoli antichi, ma pure a quelli del '900, è perfettamente conservato e la carreggiata è larga quasi 5 m. La consolare è fiancheggiata da tombe semplici, non monumentali, oltre a necropoli e ville rustiche. Solo nel territorio del XIII Municipio, tra il fosso di Malafede, Via C. Colombo, Via di Acilia e l'attuale Via Ostiense, sono state rinvenute tre ville romane, ma chissà quante sono ancora sepolte

La Via iniziava presso il Forum Boarium, usciva dalla porta Trigemina delle Mura serviane, percorreva le pendici occidentali dell'Aventino da nord a sud e riceveva un ramo che partiva dalla porta Lavernalis e un secondo, poco dopo la Piramide Cestia con la quale si allineava, che si dipartiva dalla porta Raudusculana.



PIRAMIDE CESTIA -  VEDI

Dopo circa due km, si giungeva ad una vasta area cimiteriale, utilizzata tra la fine della Repubblica e il V sec. d.c. Un tratto di quest'ultima strada è stato ritrovato nel fosso che corre attorno al Cimitero degli Inglesi nel 1824. Questo cimitero monumentale, detto anche Cimitero del Testaccio, o Cimitero degli artisti e dei poeti, si trova nel quartiere di Testaccio, vicino a Porta San Paolo, a lato della Piramide Cestia. A 6 km (4 miglia) da Roma, all'altezza del vicus Alexandri, dalla via Ostiense si separava la via Laurentina, verso Lavinio.

Con la costruzione delle Mura aureliane, la via Ostiense fu fatta passare attraverso la Porta Portuense, oggi porta San Paolo. Nel tardo impero i commerci si impoverirono ed Ostia decadde. Contemporaneamente perse d'importanza anche la Via Osiense, soppiantata dalla via Portuense, fin dai tempi di Costantino. La via Ostiense e la via Campana erano entrambe sotto un curator appartenente all'ordine equestre.

OSTIA ANTICA

OSTIA ANTICA  -  VEDI

Proseguendo sulla via Ostiense si incontrano le catacombe di Commodilla, Felice ed Adautto che sono state in gran parte utilizzate tra il IV e il V sec. a.c. Superato il raccordo anulare, dopo circa un km, c'è un ponte romano situato sotto il fosso di Malafede, un ponte a tre fornici costruito in blocchi di tufo quadratum. La via Ostiense porta poi all'entrata degli scavi di Ostia antica, città  fondata da Anco Marzio (Livio, Ab urbe condita, I, 33, 9 ), nella seconda metà del VII sec. a.c., ma che oggi si suppone posteriore: forse del IV sec. a.c. 

Sicuramente edifici più antichi giacciono ancora sepolti in zone inesplorate, ma per ora il nucleo più antico che conosciamo di Ostia è il "castrum":  un avamposto con la flotta che doveva garantire il controllo delle vie di traffico lungo la foce del Tevere. Questo nucleo, costituito sui due assi viari principali, ebbe una enorme crescita economica, demografica ed urbanistica, insieme agli impianti portuali posti lungo il fiume.

Sappiamo, inoltre, che dal 277 d.c. furono istituiti ad Ostia i Quaestores "classici" (della flotta), o più propriamente "Italici", i quali sorvegliavano le attività marittime nella regione di loro competenza. Il porto di Ostia era la via fondamentale di approvvigionamento di Roma, ma anche del sale delle saline.

Verso la metà del III sec. d.c. iniziò il declino per la crisi economica e sociale dell'Impero romano. Ostia, nel Medioevo, come tutti i monumenti romani, divenne una grande cava di marmi che venivano saccheggiati per abbellire altre città.



LA CAPPELLA DELLA SEPARAZIONE 

Tra il numero civico 106 e il 108 della via Ostiense si possono vedere una lapide ed un bassorilievo che ricordano la cappella della Separazione oggi demolita per l'allargamento della strada e sorta dove Pietro e E Paolo si abbracciarono l'ultima volta prima di avviarsi al martirio. Una lapide altrettanto interessante che ricorda questo episodio si può vedere nella Chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini dove si legge:

CAPPELLA DELLA SEPARAZIONE
"In questo luogo si separarono  S. Pietro et  S. Paulo.
Andando al martirio et disse Paulo a Pietro
La luce sia con teco fundamento della chiesa
et pastore di tutti gli agnelli di Christo
et Pietro e Paulo va in pace predicator
de' buoni et guida della salute de' giusti"

Nel punto dove avvenne l’ultimo saluto, fu in seguito eretta una cappella, poi una chiesetta, detta della "Separazione", che sopravvisse fino al novecento; oggi, esiste una lapide posata nel corso dell’Anno Santo 1975 che contiene in pochissime parole il ricordo dell’avvenimento:

"Nei pressi di questo sito
una devota cappellina
in onore del Santissimo Crocifisso
demolita agli albori del secolo XX
per l’allargamento della Via Ostiense
segnava il luogo
dove secondo una pia tradizione
i Principi degli Apostoli Pietro e Paolo
vennero separati nell’avvio
al glorioso martirio"

A coronamento di questa lapide un semplice bassorilievo rammenta i due Apostoli nell’atto dell’estremo abbraccio. Ora in detto luogo vi era il Praedium Lucinae. Si ritiene da alcuni che la sepoltura di S. Paolo sia avvenuta in un’area cimiteriale lungo la via Ostiense, in un podere, secondo la tradizione, di proprietà di una certa Lucina (praedium Lucinae); ci è testimoniata per la prima volta dal passo di Gaio, già citato a proposito di Pietro, che alla fine del II secolo, al tempo del pontificato di papa Zefirino (198-217), dice: «Io posso mostrarti i trofei degli apostoli. Se vorrai recarti sul Vaticano o sulla via di Ostia, troverai i trofei di coloro che fondarono questa Chiesa» (in Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, II, 25, 6-7). 

e poi:

"A m. 50 a valle dalla cappellina della Separazione, sul lato sinistro orientale della via Ostiense, in vicinanza del primo termine chilometrico, è stato scoperto un muraglione costruito a massi di tufo, lungo almeno 22 m.x m. 0,50. Sembra estendersi a maggior distanza da un lato e dall'altro del cavo. Contro di esso viene ad intestare un'altra parete, a pie della quale corre un canalone di scolo.
Il muraglione forma un'angolo di circa 70° con l'asse della via Ostiense moderna; e tale sua inclinazione giova a riconoscere entro certi limiti la topografia e l'andamento della antica. In secondo luogo perchè, fra la sommità del muraglione ed il piano della via moderna sono stati scoperti molti pentagoni basaltini spettanti ad una via forse dell' VIII forse del XII sec., sull'asse della quale è orientata la Cappellina (cfr. Armellini Chiese p. 743).

VIA OSTIENSE

Sul PRAEDIUM LUCINAE

Nella relazione della Direzione dei Musei Vaticani sulle attività della Santa Sede del 2009, nelle
Indagini archeologiche eseguite a San Paolo alla fine della prima pagina si legge: “L’intervento 
edilizio ha creato un forte impatto ambientale sull’area in origine adibita a parco e non ha reso 
possibile l’auspicata conservazione e valorizzazione in loco di tutti i resti archeologici, per la 
maggior parte demoliti dopo i rilievi e il recupero dei mosaici -  e ancora - L’intervento edilizio, se 
da un lato ha creato un forte impatto visivo sull’ambiente circostante (Basilica, Monastero e orto di 
San Paolo) ed ha interrotto la visione e l’unità interpretativa d’insieme del complesso monumentale 
basilica-monastero altomedievale, dall’altro renderà interamente fruibile l’area archeologica 
all’interno di un grande ambiente sotterraneo. Dalla relazione, dunque, si evince come ci siano 
stati danni irreparabili al patrimonio archeologico e paesaggistico anche se si cercherà 
di musealizzare ciò che è rimasto". 

Ma cosa era stato trovato negli ormai sotterranei dell’ospedale? Una villa romana, forse appartenuta
alla famiglia dei Calpurnii Pisones, come testimonia un’epigrafe ritrovata, che si estendeva, quasi
sicuramente per più di 1100 mq con una datazione che andava dal I secolo a.c. al III d.c. La villa
sorgeva in una posizione particolarmente favorevole per i collegamenti fluviali e terrestri, su un
modesto terrazzamento naturale con orientamento nord-sud prospiciente la riva del Tevere. C’erano
le terme, gli ambienti residenziali, i giardini e non era molto distante dal complesso Basilica e
Tomba dell’Apostolo Paolo (tradizione del praedium Lucinae).

La nuova sede del Bambin Gesù di San Paolo, operativa dal 10 settembre, è una struttura di
eccellenza - dichiara Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI - Nel celebrarne i fasti non
si può ignorare quanto ad essa è stato però sacrificato. Nel sottosuolo di quell’area in cui il cardinal
Bertone ritiene di aver portato dignità e decoro era segnalata la presenza di un’antica villa romana
di età imperiale e del cimitero di San Paolo, così come la presunta armonia tra la millenaria Basilica
e il nuovo complesso nella realtà si traduce nell’impossibilità di vedere la Basilica da più di un lato,
proprio per i palazzi appena costruiti”.

BASILICA DI SAN PAOLO

BASILICA DI SAN PAOLO

Si arriva finalmente alla Basilica di S. Paolo. S. Lucina, nobile matrona e discepola dell'Apostolo, possedeva qui una villa, ove seppellì il cadavere del Maestro. Papa Anacleto vi edificò un oratorio, convertito più tardi in basilica dall'imperatore Costantino. Restaurata più volte nel corso dei secoli, essa prese fuoco la notte del 15 luglio 1823. La riedificazione della basilica sulla forma dell'antica, cominciò da Leone XII.

Il fatto è che santa Lucina non è mai esistita
"Lucina, martire, santa, plausibilmente è da considerarsi più come simbolo della pietà femminile cristiana in generale, che non persona realmente esistita. Una reliquia non insigne era a S. Cecilia in Trastevere. A Roma santa Lucina, discepola degli Apostoli, la quale, provvedendo colle sue sostanze alle necessità dei Santi, visitava i Cristiani chiusi in carcere, e attendeva a seppellire i Martiri, presso i quali anch'essa, in una cripta da lei fabbricata, fu sepolta."

Per giunta il praedium, tradotto in genere come podere, era in  realtà un suolo occupato non per diritto naturale ma per diritto acquisito, come ad esempio un bene immobile acquisito per usucapione o come bottino di guerra. Il Predium Lucinae fa pensare all'aedes di un tempio o un'edicola della Dea Lucina (in genere di Giunone Lucina) occupato dalla chiesa cristiana e, come usò spesso all'epoca, demolito in ogni statua o reperto di ordine religioso e risantificato con un tempio o emblema cristiano.

RESTI DEL TEMPIO IN LUCINA
A SAN PAOLO
Anche della Chiesa di S. Lorenzo in Lucina si scrisse che Lucina era una matrona romana che aveva concesso il terreno e la costruzione a sue spese. Così per la Basilica di S. Paolo; in realtà la Dea Lucina era in genere Venere Lucina, oppure Giunone Lucina, ambedue protettrici dei parti.

Evidentemente c'erano dei templi in zona, lo testimoniano le colonne di recupero dell'esterno in cipollino e in fondo alla Basilica le 80 colonne di granito, e i pilastri di cipollino e i numerosi architravi in marmo pario, tutti pezzi romani di recupero.

I fondi delle pareti sono tutte incrostate di ricchissimi marmi, quali il porfido, il verde antico, il rosso sanguigno, ecc. Il pavimento è composto di splendidissimi marmi anch'essi provenienti da templi pagani. Le tre porte che danno sulla grande navata sono ricchissime, e quella di mezzo ha due stupende colonne di alabastro giallo orientale, donate a Gregorio XVI con quelle dell'altare maggiore dal vice-re d'Egitto.
Il grande Arco detto di Placidia perchè fatto adornare da lei, è sorretto da due grosse colonne di granito.
L'altare papale è sostenuto da quattro colonne di porfido, e coperto esso stesso da un altro baldacchino che si appoggia su quattro colonne, di alabastro orientale coi piedistalli incrostati di malachite e di lapislazzuli.

Gli altari della crociera dedicati a S. Paolo e a S. Stefano sono ricchi di malachite e di lapislazzuli, donati con quelli dell'altare maggiore a Gregorio XVI da Nicolò I imperatore di Russia. L’ultima cappella è dedicata a S. Benedetto; riproduce la cella di un tempio pagano e le dodici colonne di marmo grigio provengono dall’antica Veio.

Nel chiostro sono disseminati monumenti, iscrizioni, bassorilievi, sarcofagi che per la maggior parte provengono dall’attigua necropoli della via Ostiense, databili dal I sec. a.c. al III sec. d.c., oltre a un sarcofago del IV sec. di Pietro di Leone sui cui fianchi è rappresentata la “sfida di Marsia” e il “Supplizio di Marsia”; su di un fronte sono raffigurate “Le muse” e sull’altro tre barche sulle quali vi giocano bimbi alati.

NECROPOLI A SAN PAOLO

LA NECROPOLI 

Presso la basilica, si estende un'area sepolcrale utilizzata dal II sec. a.c. fino al V sec. d.c., sviluppatasi su diversi piani sovrapposti, testimonianza del passaggio dal rito funerario dell'incinerazione a quello dell'inumazione che comunque in parte a Roma c'era sempre stata. La zona fu scavata nel sec. XX ma molte tombe vennero distrutte con la costruzione della strada. Alcuni sepolcri sono stati posti sotto un'area recintata restaurata in occasione del Grande Giubileo, ma naturalmente non sono visibili.

Infatti gran parte della necropoli ancora conservata nel sottosuolo ha un'estensione che deve ancora essere indagata e perimetrata, Nel’700 durante i lavori condotti nella vigna di fronte al monastero, emersero alcune tombe, altre furono scoperte successivamente; altre ancora negli anni 1859 e 1872 nella vigna Villani, all’angolo tra la via Ostiense e la via delle Sette Chiese. 

NECROPOLI A SAN PAOLO
Le scoperte più consistenti furono, però, quelle relative agli anni 1897/98, quando nel versante orientale della via Ostiense si operò un vasto sterro per la posa in opera di un grande collettore di scarico, portando alla luce numerose sepolture, purtroppo distrutte e non documentate, che restituirono un ingente materiale epigrafico.

Solo negli anni 1917/18 nell'allargamento della via Ostiense si è proceduto ad una documentazione della necropoli ancora conservata, un ulteriore allargamento del 1933 portò lo scavo fino alle pendici della Rupe mettendo in luce i sepolcri attualmente visibili. Le tombe seguono l’andamento nord/sud dell’asse della via Ostiense e dimostrano una continuità d’uso dal I sec.a.c.. al IV sec.d.c., con riti funerari di incinerazione e inumazione, tra la fine dell’età repubblicana, il I secolo dell’impero ed il successivo II secolo.

I più antichi edifici funerari sono in prevalenza "colombari" a pianta quadrangolare nelle cui pareti interne erano ricavate piccole nicchie, in file di più piani, per la deposizione delle urne cinerarie.
Nel 2000, il settore del sepolcreto è stato annesso all'area verde del Parco Schuster.

NECROPOLI A SAN PAOLO
Sul lato destro dell’Ostiense in direzione Piramide, vi sono ancora notevoli sepolcri purtroppo in cattivo stato di conservazione, come il colombario n. 30 costruito nel I. sec. d.c. dalla gens Pontia, una struttura rettangolare con tre livelli di nicchie poste sui lati maggiori. Su un lato breve situato a nord-est è stato ritrovato un ambiente dove con un podio finemente decorato da pitture che rappresentano una gazzella sbranata da due fiere, motivi floreali e piccoli uccelli posti su due esili pilastri.
Continuando la Via Ostiense e pigliando nell'incontro di un bivio la via a sinistra, detta Ardeatina, dopo un Km e mezzo si giunge a S. Paolo alle tre Fontane: Il pavimento ha nel suo mezzo un bellissimo mosaico, trovato negli scavi di Ostia, rappresentante le quattro stagioni.



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