VILLA DI BRUTO E CASSIO (Tivoli - Lazio)



STAMPA DEL 1700 RAFFIGURANTE I RESTI DELLA VILLA DI BRUTO


LA VILLA DI BRUTO

E’ lui, il retore Cicerone, a fornirci l’indizio per quel mastodontico cumulo di rovine, sospese tra gli ulivi, che si coglie scendendo lungo la via Tiburtina, tra questa e la sovrastante via di Pomata, non lontano da Tivoli. Ci suggerisce il nome di Bruto, del cospiratore e congiurato di Cesare, meglio noto come Marco Giunio Bruto Capione che si macchiò del cesaricidio nelle infauste idi di marzo.


La via di Pomata

BRUTUS
Lunga circa 5 Km, è un antichissima strada di controllo degli acquedotti romani. L'Anio Vetus e l'Aqua Marcia procedono quasi sempre sotterranei; dell'Aqua Claudia, III sec. d.c., si incontrano lunghi tratti in laterizio severiano con contrafforti. Più significativi sono i resti dell'Anio Novus.

In questa zona si possono ancora ammirare i resti di ville di epoca repubblicana e imperiale, quali la villa c.d. di Bruto, la villa c.d. di Cassio, quella degli Arcinelli e la villa di Grotta Papale. I giardini di queste dimore erano abbelliti da splendide fontane, copiose e stupende statue. magnifici ninfei, alberi secolari, tempietti, siepi e vasi in marmo e in pietra..

“Ma in qual luogo fu concepito il Piano terribile di si strepitoso avvenimento? Bruto aveva la sua Villa in Tivoli, pervenuta ad esso da Marco Bruto il giurista, padre di Bruto l'oratore suoi ascendenti; e Cassio non meno aveva nello stesso territorio una Villa più nobile, e magnifica di quella di Bruto. Ora se dobbiamo prestar fede alle patrie memorie, i due Capi della congiura nella solitudine di queste loro Ville, e di questi luoghi appartati, e, dalla Capitale distanti, deliberarono di pugnalare il tiranno della loro Patria “(Sante Viola, Storia di Tivoli dalla sua origine fino al secolo XVII, 1819, 223)


"Ma l’enigma resta e già da tempo appare sospeso in una sorta di limbo decifratorio a cui l’archeologia ancora oggi non dà conforto, incamerando, in questa sospensione di nomi e proprietà la vicina villa di Cassio, anch’essa di incerta attribuzione.


I RESTI OGGI
Questa villa già di M. Bruto il giurista si fa comunemente passare in proprietà di M. Bruto il congiurato per ragioni ereditarie, senza verun fondamento, anzi contro il fatto; poichè è verissimo, che M. Bruto il giurista aveva in Tibur un suburbanum menzionato da Cicerone nell’ orazione pro Cluentio ‘Cap. Ll; ma è vero altresi, che M. Bruto l’oratore, il quale l’ereditò dopo la morte del giurista, lo vendè con la villa Privernate, colla villa Albana, colli bagni, e coll’intiero patrimonio non avendo perdonato neppure alla sedia del padre, ove dava risposta a suoi clienti, come gli viene rinfacciato da M. Grasso nell’ oratore di Cicerone leggansi il numeri 223 a tutto il 226 del libro II. Se dunque la villa tiburtina era stata venduta da Bruto l’oratore, in qual modo mai poteva pervenire in eredità a Bruto uccisore di Cesare , come suppone il sig. Nibby, e qualche patrio scrittore?
(Filippo A. Sebastiani - Viaggo a Tivoli, antichissima citta' latino-sabina, fatto nel 1825: lettere, 1828, 235).

Ma nel dedalo di ipotesi la villa resta, e la si coglie dal basso nel suo gigantesco basamento in reticolato bicromo in tufo e palombino, nel gioco di linee e triangoli. Il suburbano, databile intorno alla metà del I sec. a.c., si arrampica su due ampie terrazze, spinte da tre muraglioni in un vasto e scenografico respiro sulla campagna tiburtina.

Era servito dall’Anio Novus e dal Vetus, per disporre al meglio delle acque, anticipando uno di quegli aspetti caratterizzanti la migliore tradizione delle ville di Tivoli. Dotato di ambulacri e lunghi criptoportici, pare disponesse pure di un teatro, di cui oggi purtroppo non restano tracce, a testimonianza di un’idea già compiuta, in età tardo repubblicana, di fasto e spettacolarità delle architetture dell’otium. Inutile sottolineare l'opera secolare di spoliazione senza alcun riguardo per l'are e la bellezza.


STAMPA DEL 1700 CON I RESTI DELLA VILLA DI CASSIO


LA VILLA DI CASSIO

Definita come una splendida villa a più piani, sembrerebbe a tre piani, al km 29,5 della Tiburtina, con potenti sostruzioni di cui una crollata recentemente a causa della pioggia. E ti pareva, quando mai si fanno opere di mantenimento per le zone archeologiche in Italia? D'altronde lasciamo crollare Pompei, la Domus Aurea, il Colosseo ecc. ecc.
CESARE
Negli scavi del 1773-75 fu portata avanti una campagna di scavi dal tiburtino Domenico De Angelis e Antonio de Matthias in cui si rinvennero ben 33 opere fra statue, erme, colonne e pure un celebre mosaico policromo di Flora finito in Russia. All'epoca i papi vendevano le statue all'estero, il che ha riempito i musei di tutto il mondo, sempre meglio comunque di quando le statue le facevano a pezzi o le bruciavano per farci la calce.

Tra le statue il famosissimo Apollo Citaredo oggi in Vaticano. Nel 1779 altri scavi fecero emergere altri 39 pezzi, tra cui la splendida statua di Thalia, tutti finiti ai Musei Vaticani. Databile tra fine repubblica e inizi impero, appartenne al famoso assassino di Cesare, con una pianta di base di m 200 x 50 a più piani. Le volte a botte conservano tracce di stucchi.

Una villa che accoglieva ben 72 statue e tutte di valore doveva essere eccezionale, purtroppo tanto gusto e tanta bellezza non impedì a Cassio di occuparsi dell'omicidio di Cesare, cambiando forse il corso della storia.

Peccato che si taccia delle mura poligonali, dette pure "Mura Pelasgiche" su cui poggiava la villa, mura molto più arcaiche della villa stessa, visto che dette mura risalgono fino al 1500 a.c. e che dovevano pertanto essere pertinenti a un'arcaica cittadina, ma non ne ho trovata menzione.

Invece vi si accenna sulla villa di Bruto, evidentemente ambedue le ville, del resto contigue, poggiavano sulle antiche mura pelasgiche di una cittadella perduta:

ALCUNE DELLE PREGEVOLI STATUE RITROVATE NELLA VILLA
"Nel 1810 Carlo Sickler erudito sassone che dimorava in Roma, per aver visto a Tivoli, presso la
strada di Carciano, nel luogo ov’era la villa di Bruto, un muro di maniera ciclopica sorgere, a suo dire, sopra un basamento di costruzione romana a calce, s’indusse a credere che anche il muro sovrastante di grossi massi fosse opera dei Romani. 

Mala stima però egli faceva di ciò che osservava; e come anche allora avrebbe dovuto parergli contro ogni ragione d’arte che si fosse incominciato un muro con piccoli sassi e calcina, per seguitare a fabbricarlo con smisurati massi a secco, così ora è ben riconosciuto che quel muro antichissimo, rimasto in aria nel dinanzi, per essere il suolo stato corroso dalle alluvioni; i Romani, che edificarono la villa, sostituirono al mancato terreno quell’appoggio di muro cementizio. 

Non essendo ciò stato ben considerato dal giovane sassone, egli entrò in una via di errori, che percorse insino alla fine. Era in quegli anni la ricerca e lo studio delle antiche costruzioni in grandissima voga; e Marianna Dionigi, colta e gentil donna romana, andava a diletto ritraendo i monumenti di questa specie, sparsi per le città del Lazio, col pensiero di mettere in luce, come fece, questi suoi lavori. Incominciatane la pubblicazione, e venuta alle mani del Sickler la incisione nella quale si vede sorgere il vescovato di Ferentino sopra muri antichi, credette di aver trovato in quelli la prova evidente della falsità del sistema del Petit - Radel. 
Allora, senza por tempo in mezzo, diede alla stampa uno scritto, nel quale, esposte le sue considerazioni sopra i monumenti di Tivoli, dove scambia per sostruzioni di case, e per sostegni di terrapieni gli avanzi di muri e di ieroni pelasgici; pose a suggello del suo discorso la novella osservazione fatta sul detto muro di Ferentino. 


CALLIOPE
Affermava vedersi quivi una costruzione di maniera ciclopica, terminata con opera quadrata orizzontale, e leggersi in questa una iscrizione latina, che ricorda come A. Irzio e Marco Lollio fecero edificare tutta quanta quella muraglia dalle fondamenta. 
Ecco dunque il sistema, che attribuisce ai soli Pelasgi le costruzioni dette ciclopiche, essere evidentemente falso; avendo di queste fatto uso gli stessi Romani. La novità levò grande romore, ma l’inganno fu breve; imperocchè essendo allora in Roma Edoardo Dodwell, celebre viaggiatore inglese, e facilmente il maggiore e più autorevole conoscitore di siffatti monumenti, al quale il muro di Ferentino era benissimo noto; sia per amore al vero, sia perchè a ciò richiesto dal Petit - Radel, che era in Francia, fece alla Dionigi stringentissime istanze, perchè palesasse al pubblico, che cosa si dovesse pensare del lavoro da lei divulgato. 
Questa signora dichiarò allora lealmente di aver disegnato il muro con libertà di paesista, esagerando ad arte, per ottenere maggiore effetto, la irregolarità delle pietre della parte inferiore, le quali, nel vero, erano disposte a filari quasi perfettamente orizzontali. E il Dodwell poi, con un diligente disegno del muro, mostrò che quello, a malgrado di alcune irregolarità accidentali, che si possono notare anche nel colosseo, era un’opera romana, che nulla aveva che fare colle costruzioni ciclopiche."

"La villa (detta di Cassio sulla strada di Calciano) è a tre grandi ripiani . . . conteneva fonti, peschiere, tempio, e teatro . . . Dal card. Ferdinando de Medici, che fu poi granduca di Toscana nel 1580, vi furono scavate statue, colonne ed altri fini marmi  (Bulgarini, p. 109). Il cardinale ebbe anche marmi scritti tiburtini, fra i quali il piedistallo di C. Aemilius Antoninus CIL. tomo XIV, n. 3650, e quello della vestale Saufeia Alexandria, n. 3877."

La presenza a Villa Adriana di un ciclo di Muse cd. Thespiades è accostabile a quelle rinvenute nel 1774 presso la Villa tiburtina di Cassio, a non molta distanza da quella imperiale, e nel 1829 presso la Villa dei Bruttii Praesentes a Monte Calvo, in Sabina, non deve stupire anzi deve portare alla conclusione che proprio il ciclo adrianeo sia stato alla base delle scelte decorative degli altri complessi residenziali.

D'altronde è logico, erano gli imperatori che dettavano la moda. Viene da chiedersi però chi usufruisse ormai della villa ai tempi di Adriano, visto che sicuramente dopo la battaglia di Azio i possedimenti di Cassio dovevano essere stati confiscati da Augusto per donarli ad altri. I tradimenti verso l'imperatore coinvolgevano l'intera famiglia del traditore, provocando almeno l'esilio di tutta la famiglia.

"Uscendo (da Tivoli) dalla porta S. Croce, e prendendo la via di Carciano, così denominata dal fundus Cassianus, del quale si trova menzione fino all'anno 945, come dal codice riportato dall'Ughelli rilevasi, dopo breve tratto di cammino si giunge agli avanzi di questa stessa villa. Il suo nome dimostra apertamente, che ella appartenne dal celebre Cajo Cassio uno de' cospiratori, anzi uno de' principali uccisori di Cesare. 

Si veggono ancora avanzi magnifici delle sostruzioni, sopra le quali questa villa si ergeva, le quale estendendosi di molto, provano quanto questa villa fosse grande. La sua costruzione reticolata è curiosa per la mescolanza, che vi si vede di pietra calcarea, e vulcanica, cosa, che non ho osservato in alcun altro edificio costrutto in quella maniera. 

Ma se le rovine sue mostrano la grandezza di questa villa, le scoperte preziose, che in varie epoche si sono fatte, dimostrano quanto questa villa medesima fosse decorata di marmi, e di sculture. Oltre le cose preziose scopertevi dal Cardinale Ferdinando de' Medici, oggi esistenti in Firenze; oltre le colonne, e gli altri marmi, che ivi furono trovati ai tempi degli antiquarj Tiburtini Cabral, e Del Re, nell'anno 1774, e negli anni seguenti vi furono trovate otto delle Muse, che oggi danno nome alla famosa sala del Museo Vaticano, l'Apollo Citaredo, un Fauno, un giovanetto dormiente in piedi, una Pallade, tre ermi di Savii della Grecia, sei colonne di granito, ed un mosaico; meno questo ultimo oggetto, il resto si trova tutto nel Museo Vaticano. 

Ai tempi del Zappi, antico storico Tiburtino, si riconoscevano ancora dieciotto spaziose camere per abitazione, che formavano l'edificio principale della villa, il quale era decorato esternamente da colonne doriche. Si pretende, che in questa villa si ordisse la famosa congiura contro Cesare."



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