M. CURIO DENTATO - M. CURIUS DENTATUS



MANIO RIFIUTA I DONI DEI SANNITI

Nome: Manius Curius Dentatus
Nascita: 330 a.c.
Morte: 270 a.c.
Gens: Curia
Consolato: 290 a.c., 275 a.c., 274 a.c.
Professione: Generale e politico


Uno dei più grandi Romani del sec. III a.c.,
"quem nemo ferro potuit superare nec auro"
"Non fu mai vinto nè dal ferro nè dall'oro."
(Ennio in Cic., De Rep., III, 6)

Manio Curio Dentato (ovvero Manius Curius Dentatus; 330 – 270 a.c.) fu un eroe di Roma che pose fine alle guerre sannitiche. Manio apparteneva alla gens Curia o Curii era una famiglia plebea romana, non ricca e da lui mai arricchita. Il loro nomen era Curius, e non compare fino al III sec. a.c. Il solo cognomen presente durante la Repubblica, è Dentatus. Secondo alcune iscrizioni ritrovate sul sito di Lucus Pisaurensis presso Pesaro, la gens Curia sarebbe originaria della Sabina.

Manio Curio Dentato è stato il più celebre e pure il più glorioso fra i Curii. Si dice che il suo cognomen (Dentatus) derivasse dal fatto che, appena nato, egli avesse già i denti in bocca. Viene varie volte definito da Cicerone "homo novus" per le sue umili origini; sicuramente non per disprezzo, in quanto lo stesso Cicerone era un "homo novus", si diceva infatti di qualcuno che non facesse carriera perchè aveva già un nome affermato, ma perchè doveva la sua fama solo a se stesso.
Il primo incarico che assunse fu quello di tribuno della plebe, forse nel 299 a.c., ma la data non è certa. Si sa invece che durante il suo mandato si oppose strenuamente al console Appio Claudio Cieco che, non rispettando la legge, aveva deciso di non considerare i voti dei plebei.

Fu poi eletto console Publio Cornelio Rufino e, in quello stesso anno, combatté e vinse la Terza guerra sannitica contro i Sanniti e i loro alleati, ponendo fine ad una guerra che durava da ben 49 anni. Per questa importantissima vittoria gli venne concesso un grande trionfo.

Si trovò tempo dopo a guidare nuovamente il suo esercito contro i Sabini che si erano nuovamente rivoltati, da quel grande generale che era, ottimo nelle strategie, nell'allenamento dei soldati e nel farsi rispettare e amare da essi, ottenne un secondo importante successo sottomettendo definitivamente i Sabini, che da molti anni erano una costante minaccia per Roma.

Alla fine della guerra ai Sabini venne accordata la cittadinanza romana, ma non il diritto di voto, e gran parte dei loro territori fu spartita tra il popolo di Roma. L'agro sabino e quello dei Praetutii fu incorporato al romano: il più grande ampliamento del territorio romano dopo la guerra latina (più di 5000 kmq.; estensione anteriore circa 8300)

BATTAGLIA DI BENEVENTUM
Nel 284 a.c. fu eletto pretore suffectus in seguito alla morte di Lucio Cecilio Metello Denter, ucciso dai Senoni. Dentato mandò subito loro un'ambasceria per trattare la restituzione degli ostaggi, ma i legati furono uccisi. Allora Manio decise di affrontare i Senoni in guerra e in quello stesso anno li sconfisse, annettendo i loro territori fino oltre a Rimini e fondando Senigallia (Gallia Senonia).

Nel 275 a.c. fu console per la seconda volta e sconfisse l'esercito di Pirro nella battaglia di Benevento, presso cui Manio si era accampato (a quel tempo detto Maleventum, ribattezzata dopo questa vittoria Beneventum), costringendo il sovrano greco ad abbandonare definitivamente l'Italia.

I festeggiamenti che seguirono a questa vittoria, ottenuta per la grande abilità del generale romano, furono strabilianti, anche perché sfilarono all'interno della città quattro elefanti di Pirro, animali ancora sconosciuti ai romani. E anche perchè il popolo romano adorava Curio Dentato, dove arrivava lui la vittoria era certa.

Manio Curio Dentato, però, si sottrasse sempre alle onorificenze pubbliche e all'acclamazione della folla, non cercava nè fama nè gloria, ma il popolo lo amava di più proprio per questo. Manio era diventato il grande eroe dell'antica Roma: invincibile, incorruttibile, modesto, giusto e non interessato al potere.

L'anno seguente, durante il nuovo consolato che gli venne dato per la terza volta, sconfisse i Lucani e celebrò un ennesimo e meritato trionfo. Dopo ciò si ritirò nella sua fattoria per condurre una vita agreste coi suoi campi, e il lavoro della terra. Fu però sempre pronto a tornare in campo per difendere la patria se lo Stato glielo richiedeva.

Si racconta che alcuni ambasciatori dei Sanniti, che erano stati incaricati di consegnargli oro e argenti per la sua vittoria, lo trovarono intento a lavorare in un campo come un comune contadino. All'offerta dei doni Manio rifiutò. Diffidava dei doni perchè nascondevano sempre una richiesta sfavorevole al suo popolo.

IL TRIONFO
Era talmente onesto che dopo la vittoria sui Sabini,  nella spartizione dei territori volle ricevere come ricompensa la stessa quantità di terreno decretata per gli altri cittadini, e cioè 14 jugeri. Nel 272 a.c. lo Stato ebbe ancora bisogno di lui e lo richiamò dalle sue terre perchè il popolo lo aveva eletto censore.

Durante questo mandato iniziò la costruzione dell'acquedotto Anio Vetus, che ebbe la lunghezza di quarantatré miglia dalle chiuse poichè doveva portare le acque del fiume Aniene nella città. Quest'opera fu finanziata utilizzando il bottino di guerra della vittoria contro Pirro (purtroppo Manio Curio Dentato morì prima di vederlo compiuto).

Nel 271 a.c. ordinò la costruzione di un canale (il Cavo Curiano) per far defluire le acque stagnanti del fiume Velino, che rendevano paludosa e malsana la Piana di Rieti, in direzione della Cascata delle Marmore: da lì l'acqua precipitava direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere. Con questa costruzione rese coltivabili tutte le paludi che circondavano la città.

Manio Curio Dentato fu amico di molti personaggi illustri del suo tempo, sempre consultato, apprezzato e stimato da tutti. Scrisse anche alcuni testi, ma fu soprattutto il soggetto delle opere di moltissimi scrittori e storici.

Per parecchi secoli dopo la sua morte (avvenuta nel 270 a.c. mentre sovrintendeva ai lavori per la costruzione dell'acquedotto) si raccontarono le sue ardite e ben congegnate imprese militari e si elogiò la sua rettitudine morale, additandola come esempio per tutti i Romani. Catone il censore, che ne raccolse i detti, lo collocava fra le grandi figure della storia universale. In seguito alla sua grandezza lo stato romano, in segno di riconoscimento pagò la dote alle figlie di Manio.

Biblio:
- Plinio il Vecchio, Naturalis historia, VII, 16.



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