IL SENATORE ROMANO




Il termine "senato" deriva dal latino senex, che significa anziano, perché i membri del senato erano inizialmente i più vecchi del popolo romano. Secondo la tradizione, il senato di Romolo, era composto da 100 membri patrizi, che formavano il "consiglio degli anziani", solo maschi dotati di esperienza e saggezza, simile all'ordinamento tribale.

"Romolo, dopo che fondò Roma, scelse cento tra i più anziani cittadini che chiamò senatori per la vecchiaia. Regnò e fece tutte le cose col consiglio e con l'aiuto dei senatori. Il numero dei senatori fu quasi identico sotto gli altri re Romani, ma dopo la cacciata dei re, quando fu istituita la repubblica, il numero dei senatori aumentò poiché gli uomini che avevano ricoperto le somme magistrature, cioè la questura, l'edilitato, il tribuno della plebe, il pretorato, il censorato e il consolato, diventarono di diritto senatori. I senatori erano chiamati anche patrizi, poiché erano considerati i tutori e i difensori della repubblica (patria) sia nelle circostanze favorevoli, sia nelle avversità."
(Eutropio)

Il Senato romano (Senatus romanus) fu la più autorevole assemblea istituzionale nell'antica Roma, il cui significato era "assemblea degli anziani", i cui membri erano chiamati Patres (padri da cui patria, cioè terra dei padri, e patrizi). L'assemblea fu istituita in età regia da Romolo, e sopravvisse anche dopo la caduta dell'Impero Romano fino al VII secolo.

Per tradizione fu Romolo ad istituire un senato di 100 membri (Liv., I, 8), diviso in dieci decuriae, che dovevano contare in origine ciascuna dieci membri e sempre 100 membri avevano i senati delle città fondate da Roma.

Ma il numero normale dei senatori in età storica è di 300, numero pertinente all'età regia con tre tribù e trenta curie. Probabilmente Tito Tazio, Tullo Ostilio e Tarquinio Prisco aggiunsero senatori sabini o albani o delle minores gentes.

Le prime famiglie romane, dette gentes, erano formate da un'aggregazione di famiglie sotto un comune patriarca, chiamato pater. Ognuno dei pater, considerati capostipiti delle varie famiglie, formarono il consiglio federale chiamato Senato che elesse un re. Quando questi moriva, il potere tornava ai patres che eleggevano un altro re.



ETA' REGIA

Il Senatore dell'età regia ebbe, almeno con i primi quattro re, il potere esecutivo durante l'interregnum, fu consigliere del re e funzionò da legislatore insieme al popolo di Roma. Vi erano due categorie di senatori: i "patres" cioè i patrizi e i loro discendenti, appartenenti al Senato primevo, e i "conscripti" aggregati in un secondo tempo da Tarquinio Prisco.

L'originario senato romano venne dunque reclutato solo fra il patriziato, ma i plebei sarebbero entrati a far parte del senato, per alcune fonti, già al tempo di Servio Tullio, o al più tardi nel primo anno della repubblica.

Comunque, l'ammissione dei plebei alle magistrature, avvenuta nella metà del sec. V a.c., non comportò l'entrata di plebei in senato in forma paritaria. I patrizi continuarono a ratificare le deliberazioni dell'assemblea popolare, e l'assunzione per turno dell'imperium nell'interregnum. Mentre i patrizi erano i 'patres', i senatori plebei erano i 'patres conscripti'.

Durante i primi regni, la più importante funzione del Senato fu di eleggere il re. Il periodo tra la morte del precedente sovrano e l'elezione del successivo era chiamata 'interregnum'. Quando un re moriva, un senatore nominava un candidato che potesse succedere al re. Il Senato doveva approvare la nomina, per poi essere sottoposto all'elezione davanti al popolo e infine il Senato ne ratificava l'elezione. Così il re veniva eletto dal popolo, ma su indicazione del Senato.

Inoltre il senato fungeva da consigliere del re, consiglio non vincolante ma sempre importante. Inoltre le leggi erano affidate al re che però doveva coinvolgere il senato e il popolo attraverso i comitia curiata.

La nomina dei senatori spettava al re o al magistrato supremo, ma una legge comiziale romana, su proposta del tribuno Ovinio, alla fine del IV secolo a.c., attribuì ai censori il diritto di redigere la lista dei senatori (prerogativa fino allora dei consoli), e stabilì che la scelta avvenisse egualmente tra patrizi e plebei, assicurando il seggio da un lustrum censorio (cinque anni) a un altro.

La leggenda racconta che fu Romolo a decidere che il senato fosse composto di 100 patrizi (patres), raddoppiato da Tarquinio Prisco e, con l'avvento della repubblica, ampliato a 300 membri da Lucio Giunio Bruto (545-509), tutti nominati dal rex. La carica di senatore veniva conferita dal rex (re) in età monarchica ed era vitalizia.



ETA' REPUBBLICANA

Il Senato divenne l'organo fondamentale della Repubblica nel 509 a.c., come ci narra Livio, uno dei primi provvedimenti del primo console romano, Lucio Giunio Bruto, fu quello di rinforzare il senato molto ridotto dalle continue esecuzioni dell'ultimo re, portandone il totale a trecento, e nominando quali nuovi senatori i personaggi più in vista anche dell'ordine equestre.

Silla raddoppiò il numero dei senatori portandoli a 600, che Cesare accrebbe ancora a circa 900 e i triumviri a mille e più. Augusto ritornò alla cifra di 600. La carica di senatore veniva conferita dal console in età repubblicana ed era vitalizia.

La Repubblica romana (Res publica Populi Romani) fu il sistema di governo che andò dal 509 a.c. al 27 a.c., e nacque per forti dissensi che portarono alla fine della monarchia etrusca sulla città di Roma. Tito Livio spiega, o almeno giustifica, perchè non accadde prima la caduta della monarchia dei Tarquini:

«E non c'è dubbio che lo stesso Bruto, coperto di gloria per l'espulsione del tirannico Tarquinio, avrebbe agito in modo estremamente dannoso per la Res Publica, se il desiderio prematuro di libertà lo avesse portato a detronizzare qualcuno dei re precedenti. Infatti cosa ne sarebbe stato di quel gruppo di pastori e di popolazione se, fuggiti dai loro paesi per cercare la libertà o l'impunità nel recinto inviolabile di un tempio, si fossero resi liberi dalla paura di un re e si fossero lasciati condizionare dai discorsi faziosi dei tribuni e a scontrarsi verbalmente con i patres di una città che non era la loro, prima che l'amore coniugale, l'amore paterno e l'attaccamento alla terra stessa, sentimento consuetudinario, non avessero unito i loro animi? La Res publica, minata dalla discordia, non avrebbe potuto neppure raggiungere la maggiore età. Invece l'atmosfera di serenità e moderazione che accompagnò la gestione del governo, portò la crescita ad un punto tale che, una volta raggiunta la piena maturità delle sue forze, poté dare i frutti migliori della libertà.»
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, II, 1.)

I senatori plebei avevano dapprima solo il diritto di voto, ma quando adirono alle magistrature superiori, tutti coloro che avevano rivestito magistrature potettero parlare e dibattere in senato. Quando poi la magistratura divenne obbligatoria per adire al ruolo, patrizi e plebei ebbero i medesimi diritti in senato. 



IL SENATO E IL POPOLO ROMANO DEI QUIRITI

Intanto Roma iniziò il suo ruolo di conquistatrice del Mediterraneo prima e dell'Europa poi, soprattutto tra il III e il II secolo a.c. e il suo governo era rappresentato sulle epigrafi con l'acronimo
S P Q R, che dapprima sembra significasse (vedi il - Vocabolario della lingua latina di Castiglioni e Mariotti) "Senatus Populusque Quiritium Romanus", cioè: "il Senato e il Popolo Romano dei Quiriti"; il quirite era infatti il cittadino dell'antica Roma che godeva dei pieni diritti civili, politici e anche militari.

Il quirite era però dapprima il popolo sabino che adorava il Dio Quirino, il che fa pensare che i sabini ebbero buona parte nel diritto romano dei primordi, d'altronde si sa che le sabine fecero pubblicare a loro garanzia delle leggi sui rapporti uomo-donna per accettare la convivenza coi romani.



IL SENATO E IL POPOLO ROMANO

L'accezione più largamente usata, e forse successiva alla prima, fu "Senatvs PopvlvsQve Romanvs" cioè "il Senato e il Popolo Romano" una sigla e un simbolo che racchiude in sé il potere della Repubblica romana: il Senato e il popolo, cioè le due classi dei patrizi e dei plebei che erano a fondamento dello Stato romano.

Durante la Repubblica solo i magistrati potevano adire al senato, prima vi furono ammessi solo i censori, i consoli e i pretori, poi anche gli ex edili, gli ex tribuni della plebe e gli ex questori. Ogni cinque anni i censori redigevano la lista dei senatori, integrando i posti vacanti e, in rari casi, espellendo gli indegni. Dopo la terribile disfatta di Canne dove perirono novanta senatori, l'organico del senato venne completato con 197 uomini presi anche dall'ordine equestre.

Il cursus honorum conteneva un insieme sia di cariche politiche che militari. Ogni ufficio aveva un'età minima per l'elezione, ed un intervallo minimo per ottenere la carica successiva, oltre a leggi che proibivano di reiterare un particolare ufficio. 

Silla elevò a 20 il numero dei questori e l'entrata in senato dipese dopo di lui dalla gestione della questura e in piccola parte dal tribunato della plebe, fin quando non fu inserito come obbligatorio nel cursus honorum dopo la questura, per cui l'elezione dei senatori venne a dipendere solo dal suffragio popolare.



LA CONVOCAZIONE

Il Senato romano si poteva riunire solo a Roma, o entro il primo miglio dalla città, in luoghi consacrati e pubblici, solitamente nella Curia, che si trovava nel foro romano; le cerimonie per il nuovo anno avvenivano nel tempio di Giove Ottimo Massimo mentre le decisioni belliche avvenivano nel tempio di Bellona. La riunione richiedeva auspici favorevoli, che venivano presi dal presidente. 

Venivano usate anche la Curia Hostilia sul Comizio e la Curia Calabra sul Campidoglio, ciascuna con il relativo senaculum; Cesare e Augusto innalzarono poi la Curia Julia sul Foro. Fuori del pomerio c'era un senaculum presso il campo di Marte; più tardi servivano il teatro di Pompeo e il portico di Ottavia.

La convocazione si faceva in età più antica per mezzo di araldi, poi per edictum o in caso d'urgenza con avviso personale a ogni senatore, indicando il luogo e l'ora della seduta, che doveva iniziare fra il sorgere e il tramonto del sole (più spesso al sorgere del sole); non s' indicava invece l'ordine del giorno, tranne nel caso che si dovesse discutere della situazione politica in generale (de re publica).

Nelle riunioni il senato di solito teneva conto dei comizi popolari, che richiedevano la presenza dei magistrati pena la nullità del senatoconsulto. Dopo Silla, il senato poteva vietare la convocazione dei comizi in un dato giorno, riservandolo alla seduta del senato.

Le sedute si tenevano in locale chiuso ma a porte aperte e i tribuni della plebe avevano in antico il diritto di porre i loro scanni nel vestibolo per ascoltare le deliberazioni; quivi potevano stare anche i figli e i nipoti dei senatori, ma non altri cittadini.

Persone estranee al senato erano ammesse solo in via eccezionale, e lo stesso personale subalterno dei magistrati ne era escluso; poi si ammise la presenza di littori e scribi. Solo l'imperatore poteva farsi accompagnare da subalterni e da ufficiali della guardia. 

Le sedute non erano pubbliche e i senatori potevano anche essere richiesti di temere il segreto. Spettava al presidente mantenere l'ordine nel locale dell'adunanza. In fondo all'aula, di fronte alla porta d'ingresso, si collocavano le sedie curuli dei magistrati o i banchi dei tribuni, se questi presiedevano; i senatori sedevano sui loro banchi disposti ai due lati della sala, lasciando in mezzo una corsia libera. Sotto la repubblica non v'erano posti fissi; v'erano invece sotto l'impero.

Non era imposto alcun limite di tempo agli oratori, i quali potevano, a scopo di ostruzionismo, tirare in lungo un discorso sino alla fine della seduta. Si richiedeva tuttavia agli oratori brevità e serietà. Cesare, quando era ancora un semplice senatore, annoiato da una lunga concione di Catone, ordinò alle guardie di arrestarlo e scortarlo fuori dall'aula. Naturalmente alle proteste dei patrizi Catone venne riammesso. Augusto, dopo gli abusi degli ultimi tempi della repubblica, impose un regolamento.

LA CURIA

I POTERI DEL SENATO IN ERA REPUBBLICANA

- il potere consultivo, cioè di essere consultato prima di far passare una legge; 
- di controllare i collegi sacerdotali e fondare i templi;
- di controllare l'imperium militiae;
- autorizzare la leva,
- di controllare le operazioni belliche rifornendo le legioni di grano, paghe e vestiario;
- prorogare la carica ai comandanti, trascorso l 'anno consolare, o inviarne un altro;
- assegnare il trionfo o l'ovazione ai comandanti vittoriosi;
- siglare accordi di pace e trattati;
- dichiarare guerra;
- ricevere le sottomissioni di popoli stranieri;
- inviare "legati" per risolvere controversie o dare suggerimenti;
- deliberare la fondazione di colonie;
- controllare l'operato dei magistrati;
- discutere e approvare i progetti di legge da sottoporre ai comizi;
- promulgare i senatoconsulto;
- decidere sui reati commessi in Italia che necessitassero di inchiesta da parte della Res publica, come i tradimenti, le cospirazioni, gli avvelenamenti e gli assassinii;
quando un privato o una città in Italia avesse bisogno di una mediazione di pace o richiedesse un intervento contro danni subiti, o per una domanda d'aiuto o protezione. 
- nominare la maggior giudici tra i membri del senato, nei processi civili, pubblici o privati di particolare gravità (solo in quel processo).
- controllare l'aerarium con entrate e uscite. I questori non potevano effettuare spese pubbliche senza aver ottenuto il decreto del senato, a eccezione di quelle richieste dai consoli.
- controllava e dava il benestare sul capitolo di spesa che i censori stabilivano ogni cinque anni per la riparazione e la costruzione di edifici pubblici.
- il senato poteva concedere la qualifica di legatus ad un senatore che si recava nelle provincie dandogli diritto a uno speciale trattamento.


PER CONTRO:

- Gaio Gracco tolse i senatori il privilegio di essere giudici nelle questioni perpetue riconsegnandolo ai cavalieri; fu ridato ai senatori da Silla e, dopo altre vicende, diviso definitivamente fra i due ordini da Cesare.
- la presenza alle sedute era obbligatoria pena una multa o la pignoris capio al senatore assente;
- Già dal sec. III a. c. i senatori non potevano darsi alle speculazioni ed erano perciò esclusi dagli appalti pubblici;
- non potevano possedere vascelli da carico di portata superiore a un certo limite, e sotto l'impero fu anche sottoposta a restrizioni la facoltà di prestare a interesse.
- I senatori avevano l'obbligo di risiedere in Roma e non potevano uscire dall'Italia senza permesso del senato; in momenti gravi si poteva ingiungere loro di non lasciare la città.



SENATUSCONSULTUM - SC

Il senato era di norma convocato e presieduto da un console o da un pretore, il ius agendi cum patribus. Nella deliberazione dei comizi il magistrato doveva portare alla cittadinanza la proposta relativa (ferre ad populum) e, se la cittadinanza acconsentiva, doveva riportare la deliberazione al Senato (referre ad senatum) e chiederne la ratifica.
La votazione per giungere al senatoconsulto avveniva in quattro fasi: formulazione della questione da parte del presidente, chiamata di ogni senatore perché esprimesse la sua opinione, formulazione della questione da parte del presidente in base alle opinioni udite ed infine votazione sulla questione.

I senatori favorevoli alla proposta da votare sedevano da un lato e quelli contrari dall'altro, per cui si diceva: "pedibus in sententiam ire" e qui non era ammesso il veto dei tribuni della plebe. In seguito alla lex Publilia Philonis del 339 a.c. il senato non potè più decidere ma solo dare un parere preventivo non vincolante.

Sugli importanti reati contro la Res publica però, per i quali era prevista la pena di morte, era il popolo a decidere il preliminare "senatus consultum". Infatti se anche uno solo dei tribuni della plebe avesse opposto il veto, il Senato non solo non avrebbe potuto nemmeno riunirsi. Il senatoconsulto dava poi luogo a una relazione che veniva custodita nell'aerarium posto nel tempio di Saturno dove si tenevano i bilanci, il tesoro e l'archivio di Stato.



SENATUS CONSULTUM ULTIMUM - SCU

Il "Senatus Consultum Ultimum" ovvero "Ultima decisione del Senato", o anche il "Senatus consultum de re publica defendenda" ovvero "Decisione del Senato per la difesa della repubblica" era un decreto senatorio emesso in caso di emergenza che fu tipico dell'ultima fase della Repubblica.
Il senatus consultum ultimum era la "legge marziale" (o "Legge di Marte") che ancora oggi si chiama così, e veniva promulgato in caso di pericolo e necessità molto gravi: i magistrati erano autorizzati a procedere immediatamente, venivano sospese tutte le garanzie costituzionali, come l'inviolabiltà dei tribuni della plebe e la "provocatio ad populum".
AI consultum si ricorse:
- I metà del II secolo a.c. per regolamentare i misteri bacchici a Roma,
- 123 a.c.contro Gaio Gracco, il minore dei fratelli che venne poi assassinato,
- 121 a.c. contro Saturnino
- 100 a.c. contro Lucio Appuleio Saturnino e Gaio Servilio Glaucia
- 83 a.c. contro Lucio Cornelio Silla
- 77 a.c. contro Marco Emilio Lepido
- 63 a.c. contro Lucio Sergio Catilina
- 62 a.c. contro Metello Nepote
- 52 a.c. a causa dei tumulti seguenti l'uccisione di Publio Clodio Pulcro
- 49 a.c. all'attraversamento del Rubicone da parte di Cesare,
- 48 a.c. contro Marco Celio Rufo
- 47 a.c. contro Lucio Trebellio e Publio Cornelio Dolabella
- 43 a.c. contro Marco Antonio
- 43 a.c. contro Ottaviano
- 43 a.c. a favore di Ottaviano, come annullamento del precedente
- 40 a.c. per condannare Quinto Salvidieno Rufo Salvio
- 40 a.c.per delegittimare l'assedio di Perugia.

Con l'avvento del principato, il Senato perse la facoltà del consultum.


LA GRADUATORIA

I senatori dapprima solo patrizi, poi anche i plebei, e a seconda delle magistrature precedenti erano divisi a iniziare dai più importanti:
- il princeps senatus, primo senatore, titolo attribuito dai censori al più autorevole dei senatori, che votava per primo dopo i magistrati,
- i censorii, i censori, che potevano escludere i senatori indegni attraverso apposito iudicium e relativa nota censoria,
- i consulares, i consolari,
- i praetorii, i pretorii,
- gli aedilicii, gli edilizi
- i tribunicii, i tribunizi
- i quaestorii, i questori.



ETA' IMPERIALE

I senatori indossavano la tunica con il laticlavio, la striscia di porpora applicata sulla tunica bianca, ma più larga di quella dei cavalieri, e il calceus senatorius (o calceus mulleus o solea), di solito rossa, alta e legata alla gamba con quattro corregge nere e una fibbia d'avorio (lunula).

Questo calzare spettava in origine ai senatori patrizi, poi anche ai plebei che avevano gestito magistrature curuli e fu infine adottato da tutti i senatori; solo la lunula fu riservata ai patrizi e si parla quindi di calceus patricius e di calceus senatorius (ma non è certo). Dal sec. II a.c. i senatori portavano l'anulus aureus, l'anello d'oro, uso che si estese poi ai cavalieri.

I senatori assistevano da posti riservati alle cerimonie religiose e ai ludi e dal 194 ebbero diritto a seggi separati nei teatri e, più tardi; anche nel circo e sedevano a tavole particolari nei pubblici banchetti.
Con Augusto, l'imperatore e il Senato avevano teoricamente gli stessi poteri, ma in realtà chi gestiva il potere era l'imperatore. Durante il governo dei primi imperatori, i poteri legislativi, giudiziari ed elettorali furono trasferiti dalle assemblee al Senato.
GIULIO CESARE

GIULIO CESARE

Cesare odiava il senato per la loro arroganza, per cui li subissò di senatori plebei. Quando poi creò senatori dei cittadini romani delle provincie sollevò molte proteste, si che i primi imperatori, per evitare reazioni, rifiutarono il seggio senatorio a cittadini nativi della Gallia. Ma l'assimilazione dell'Italia a Roma e poi delle provincie all'Italia ebbe per conseguenza che il senato divenne da romano italico e poi imperiale. Cesare non fu mai imperatore.


LA GRADUATORIA

- L'imperatore in carica a vita,
- i consoli (i magistrati di grado più elevato) ed ex consoli,
- i Pretori (il II grado in magistratura) e gli ex pretori,
- gli edilizi
- i tribunizi
- i questori.

Durante le riunioni del senato l'imperatore si sedeva tra i due Consoli e di solito agiva come il presidente della riunione. I Senatori di rango più alto parlavano prima di quelli di rango basso, anche se l'imperatore poteva parlare in qualsiasi momento. Oltre all'imperatore, anche i consoli ed i pretori potevano presiedere il Senato che solitamente si riuniva nella Curia Iulia, alle calende (I giorno del mese) e alle Idi (XV giorno), sebbene gli incontri programmati si fissavano a settembre e ottobre.  
La maggior parte dei disegni di legge presentati al Senato erano esposti dall'imperatore, che nominava una commissione per il disegno di legge. Poiché nessun senatore poteva candidarsi alle magistrature senza l'approvazione dell'imperatore, i senatori di solito non votavano contro le leggi da lui presentate. Se un senatore disapprovava un disegno di legge, evitava la riunione del Senato nel giorno della votazione.
L'imperatore sceglieva un Questore per compilare gli atti del Senato nell'"acta senatus", che comprendeva proposte di legge, documenti ufficiali e sintesi dei discorsi fatti in Senato. Il documento veniva archiviato, ma alcune parti venivano pubblicate nell' "Acta diurna", che veniva distribuito al popolo. 
Gli acta diurna, creati da Giulio Cesare, erano notizie giudiziarie, decreti imperiali, del Senato romano e dei magistrati, ma pure annunci di nascita, di matrimonio e di morte, insomma il giornale dell'epoca. Il voto segreto esisteva ma venne adottato solo in casi eccezionali sotto l'impero, per votazioni elettorali o di giurisdizione criminale.
OTTAVIANO AUGUSTO

AUGUSTO

Mentre Giulio Cesare aveva portato a 900 il numero dei senatori (per ripagare chi l'aveva sostenuto) Augusto, il primo imperatore, lo ridusse a 600 membri, attraverso le riforme per cui un senatore doveva essere un cittadino di nascita libera e con reddito di almeno 1 000 000 di sesterzi.

Per essere ammessi nel senato si richiedeva originariamente il patriziato, poi l'ingenuità (nato libero), cives romanus e onorabilità piena (certe professioni e certe condanne escludevano dal senato) e una condizione sociale elevata. Augusto vietò ai senatori matrimoni con liberte. 

In pratica si poteva arrivare alla Questura solo tramite elezioni effettuate tra cittadini di rango senatorio, per cui figlio di un senatore. Se non era di rango senatorio occorreva che l'imperatore desse il permesso per candidarsi alla Questura, o emanasse un decreto per portare l'individuo al Senato (la adlectio).

Augusto concesse i contrassegni esteriori dei senatori anche ai loro figli, che erano obbligati ad aspirare alle magistrature repubblicane a essi riservate, salvo il caso di speciali concessioni del principe a persone che non appartenevano all'ordine senatorio. 

Inoltre assegnò al senato l'amministrazione ordinaria sulle provincie che non richiedevano presidio di forze armate (provincie senatorie) e disponeva dell'erario pubblico alimentato dai redditi di queste provincie.

Affidò la gestione dell'erario a magistrati presi dal senato ma eletti da lui. Escluse il senato dalla politica estera, la cui direzione fu assunta da lui stesso, e la quasi totale eliminazione dalla formazione dell'esercito e dall'amministrazione finanziaria, le attività che avevano costituito le basi della potenza del senato repubblicano. 



I POTERI DEL SENATO

- con i senatus consulta acquisirono potere di legge (finanziaria e amministrativa), dato che i poteri delle assemblee vennero trasferiti al senato.
- organizzava l'azione militare di Roma ma non s'ingeriva nella condotta tecnica della guerra. I generali dovevano però informarlo sull'andamento delle operazioni e a esso spettava riconoscere i loro successi; nell'epoca più recente esso attribuiva il titolo di imperator, decretava le feste agli Dei per la vittoria e influiva sulle concessioni del trionfo.
- regolava feste e culti religiosi,
- poteva concedere onori speciali,
- poteva togliere un individuo responsabilità legale a un individuo, di solito all'imperatore,
- gestiva i templi e giochi pubblici
- emanava leggi fiscali (ma solo con il tacito consenso dell'imperatore);
- aveva giurisdizione sui processi penali presieduti da un Console, in cui i senatori costituivano la giuria ed il verdetto diventava decreto. Ogni provincia senatoriale aveva un tribunale, sulle cui decisioni però si poteva ricorrere al Senato.
- la monetazione urbana dipendeva dal senato, che autorizzava la nomina dei magistrati monetari; in seguito la monetazione aurea e argentea fu riservata al principe, la bronzea al senato.
- l'assenza dei senatori alle sedute straordinarie (senatus indicti) non era passibile di pena. I mesi di settembre e ottobre erano considerati di vacanza e l'obbligo di intervenire alle sedute era in essi limitato a pochi senatori tratti a sorte.

In teoria il Senato eleggeva il nuovo imperatore, mentre in unione con le assemblee popolari gli conferiva il potere di comando (imperium). Dopo che un imperatore era morto o aveva abdicato, il Senato in genere lo divinizzava, a volte invece lo condannava alla damnatio memoriae. 
I censori potevano rifiutare la nomina all'aspirante o cancellavano dalla lista il senatore moralmente indegno. Il principe poteva però reintegrare del suo il censo deficiente di un senatore.



TIBERIO

L'imperatore Tiberio trasferì tutti poteri elettorali dalle assemblee al Senato, ma con l'approvazione dell'imperatore prima della formalizzazione dell'elezione.  Anche gl'imperatori potevano, per quanto in via straordinaria, far entrare direttamente nel senato personaggi che non avevano sostenuto la magistratura richiesta. Il senato ottenne da Tiberio il diritto di nomina dei magistrati in rappresentanza del popolo. 



TRAIANO

Traiano dispose che una parte del patrimonio dei senatori consistesse in fondi situati in Italia.  



DIOCLEZIANO
- 300 d.c. l'imperatore Diocleziano sancì il diritto dell'imperatore di assumere il potere anche senza il consenso del Senato. Pose poi fine ai poteri autonomi legislativi, giudiziari o elettorali del Senato, che mantenne i suoi poteri legislativi sui giochi pubblici a Roma, conservò il potere di indagare sui casi di tradimento e quello di eleggere alcuni magistrati, ma solo con il permesso dell'imperatore.

Il Senato rimase l'ultimo baluardo della religione romana di fronte all'imposizione del cristianesimo reso obbligatorio dagli imperatori, e più volte tentò, ma inutilmente di ottenere il ritorno dell'Altare della Vittoria (rimosso precedentemente da Costanzo II) alla curia.

I GOTI

LA CADUTA DELL'IMPERO D'OCCIDENTE

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente il Senato continuò a riunirsi sotto il capo barbaro Odoacre e poi sotto Teodorico il Grande, re degli Ostrogoti. L'autorità del Senato fu aumentata dai capi barbari e spesso il princeps senatus era il fedele servitore del capo barbaro. 
La coesistenza pacifica di romani e barbari nel Senato continuò fino all'avvento del capo ostrogoto Teodato che, ribellandosi all'imperatore Giustiniano I, catturò i senatori come ostaggi. Diversi senatori furono giustiziati nel 552 come vendetta per la morte del re ostrogoto Totila.

Poi Roma venne riconquistata dall'Impero bizantino ed il Senato venne ricostituito, ma molti senatori erano stati uccisi e molti di coloro che erano fuggiti in Oriente scelsero di rimanere lì grazie ad una legislazione favorevole proposta dall'imperatore Giustiniano, che tuttavia abolì quasi tutti gli uffici senatoriali in Italia.

Nel 578 e nel 580, il Senato mandò dei messaggeri a Costantinopoli con 3.000 libbre d'oro come omaggio al nuovo imperatore Tiberio II Costantino insieme ad una richiesta di aiuto contro i Longobardi che avevano invaso l'Italia, ma inutilmente, perchè le truppe di Tiberio II vennero sconfitte.
Papa Gregorio I, in un sermone del 593 (Senatus deest, or.18), si lamentava della scomparsa quasi totale dell'ordine senatorio. Il senato dovette estinguersi nel 630, quando la Curia fu trasformata in chiesa da papa Onorio I. Il Senato continuò ad esistere a Costantinopoli, capitale dell'Impero romano d'Oriente, fino a che scomparve nella metà del XIV secolo.

"Così visse e si trasformò per più di un millennio questo consesso illustre, che esercitò sulla storia del mondo un'influenza, alla quale quella di nessun altro consesso potrebbe essere paragonata. Ciò spiega l'immenso prestigio del quale godette presso i contemporanei e presso i posteri e il lustro del quale continuò a godere, anche quando la sua funzione si ridusse alla rappresentanza passiva delle alte classi dell'Impero di fronte all'autocrazia".


BIBLIO

- Eutropio - Storia di Roma - Santarcangelo di Romagna - Rusconi Libri - 2014 -
- Velleio Patercolo - Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo -
- Robert Byrd - The Senate of the Roman Republic. - U.S. Government Printing Office - Senate Document 103-23 - 1995 -
- Sesto Aurelio Vittore - De viris illustribus Urbis Romae -
- Santo Mazzarino - Dalla monarchia allo stato repubblicano. Ricerche di storia romana arcaica - 1945 -



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