SOTTO SANTA MARIA MAGGIORE



La basilica di S.Maria Maggiore, situata nella piazza omonima sulla sommità del Cispio, una delle tre cime del colle Esquilino, è detta anche "Liberiana" dalla leggenda che tradizionalmente la collega a papa Liberio e secondo la quale, nel 352, il pontefice, unitamente a una nobile coppia romana, sognò la Madonna che gli indicava di costruire una chiesa là dove avesse trovato la neve.

Il marito della coppia, un certo Giovanni, si recò dal Papa per chiedere di poter erigere a sue spese una chiesa dedicata alla Vergine e il Papa, che aveva fatto lo stesso sogno, il mattino dopo, il 5 agosto, nel mezzo di una torrida estate romana, recatosi sull' Esquilino, trovò un terreno rettangolare innevato su cui fece costruire la chiesa appunto detta "S.Maria della Neve". 

Sembra che la Madonna avrebbe predetto un miracolo per mostrare il luogo dove la chiesa doveva essere edificata. Il miracolo della neve viene ricordato ogni anno, il 5 agosto, in una funzione durante la quale petali bianchi vengono fatti cadere dal soffitto della Cappella Paolina.

LA CHIESA NEL 1700

Peccato che non risulti alcuna antica chiesa precedente alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Gli scavi furono condotti esclusivamente lungo le navate laterali. Rimosso l'interro che li colmava, vennero rinvenuti numerosi ambienti di un edificio composto da vari locali intorno ad un grande cortile porticato lungo 37 metri e largo 30, molto probabilmente una costruzione romana la cui struttura muraria, i pavimenti e le basi delle colonne ritrovate permettono di attribuirlo al II - III secolo d.c.. 

Della presunta chiesa precedente non ci resta nulla se non un passo del Liber Pontificalis (una raccolta di biografie dei pontefici, presentate in serie cronologica a partire da San Pietro, e compilate in vari tempi e da vari autori) dove si afferma che papa Liberio "Fecit basilicam nomini suo iuxta Macellum Liviae", di cui non si conosce ancora l’esatta posizione e del quale si ipotizza la localizzazione presso il Forum Esquilinum, fuori ma parallelo alle Mura Serviane.

Insomma la basilica liberiana non esiste. Invece l'area archeologica posta sotto la Basilica papale di Santa Maria Maggiore, ove sono stati rinvenuti una casa abitata dal I al IV secolo d.c., un raro calendario ad affresco con scene di lavori agricoli (fine II sec. d.c.) e alcune testimonianze della Basilica Paleocristiana fondata da papa Sisto III (432-444).

A fine Ottocento vennero eseguiti ulteriori lavori di ristrutturazione, dove vennero documentate e catalogate 14.000 tegole in terracotta bollate, provenienti sia dalla navata settentrionale sia da quella meridionale. Per mezzo di questi marchi si poterono datare alcune di esse: del I secolo d.c., del II secolo, del IV secolo, appartenenti all’epoca di Diocleziano, del V secolo, con marchi del re Teodorico e del VI secolo, riportanti la scritta “in nomine Dei”.

LA CHIESA NEL 1400


IL TEMPIO DI LIBERO E LIBERA

Dunque cade l'ipotesi della "basilica Liberiana" dovuta a un edificio di culto fatto erigere da Papa Liberio, smentita da tutte le indagini effettuate sotto la pavimentazione. Sembra invece possibile l'ipotesi che almeno nei pressi sorgesse un tempietto innalzato agli Dei Libero e Libera, il che avrebbe dato origine al nome.

Gli scavi arrivarono ad una profondità di sei metri dal pavimento della basilica portando in luce numerosi ambienti romani del II sec a.c. fino al IV d.c., di molti spazi sistemati attorno ad un cortile a vari livelli e di non facile interpretazione.
 
GLI AMBIENTI SOTTERRANEI

IL CALENDARIO

L’ambiente principale è di età augustea o ancor più antica, e venne in gran parte ricostruito in epoca Adrianea e Costantiniana, circondato da un muro lungo il quale rimangono tracce di un calendario stagionale, ritenuto “uno straordinario-menologio, corredato, mese per mese, da una serie di grandiose scene di paesaggio che, per quanto è possibile leggere nelle parti conservate, illustrano i lavori campestri propri per ogni stagione”.

Il menologio però è una raccolta di testi liturgici e agiografici usata nella Chiesa ortodossa che contiene le vite e gli uffici dei santi in dodici volumi corrispondenti ai dodici mesi dell'anno. Ma qui non si vedono santi, ma solo lavori e paesaggi agricoli. 

Teniamo conto che gli Dei Libero e Libera erano divinità dell'agricoltura, e che forse la basilica liberiana si chiamò così in quanto ricostruita su un tempio dedicato ai due Dei. Un po' come la chiesa di Santa Maria sopra Minerva che stava sopra al tempio di Minerva.


Lungo il percorso sotterraneo si incontrano anche tracce di un piccolo stabilimento termale, resti di un pavimento in opus sectile su suspensurae, con mosaici ed intercapedini per il riscaldamento, tracce di affreschi geometrici, un piccolo ambiente semicircolare con nicchie, e una parete libera con graffiti romani. 

Tra questi spicca un’incisione del famoso quadrato palindromo del sator, simile a quello di Pompei. Si tratta di un'iscrizione latina, in forma di quadrato magico, composta dalle cinque seguenti parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA. Insomma un luogo popolato e frequentato dove non poteva mancare almeno un tempio.

La costruzione attuale della Basilica patriarcale comunque, non è anteriore a Sisto III che la dedicò alla Maternità divina di Maria, definita dal Concilio di Efeso del 431 d.c.. 
Solo dopo il X secolo la basilica prende il nome di “ad Niven” poiché della leggenda della neve se ne trova traccia solo dopo il 1000; essa viene nominata nella bolla di papa Niccolo IV del 1288. 

COLONNE DI RECUPERO

Di Madonne della neve in Italia se ne trovano parecchie, solo per dirne alcune:

- Alpe, frazione di Vobbia (GE) - Alpe di Mera, frazione di Scopello (VC) - Ariano nel Polesine (RO) - Arzachena (SS) - Atella (PZ- Bastia di Rovolon (PD) - Boara Pisani (PD) - Bocchigliero (CS) - Boffalora sopra Ticino (MI) - Bousson, frazione di Cesana Torinese (TO) - Borgo Carillia, frazione di Altavilla Silentina (SA) - Buttero, frazione di Olgiate Molgora (LC) - Boves (CN) - Brittoli (PE) - Brossasco (CN) - Calabritto (AV) - Cartigliano (VI) - Carzano (TN) - Casalbore (AV) - Casaluce (CE) - Castel Campagnano (CE) - Castel Ruggero, frazione di Torre Orsaia (SA) - Castella, frazione di Villafranca d'Asti (AT) - Castellazzo, frazione di Reggio nell'Emilia (RE) - Catipignano, frazione di Tramonti (SA) - Castiglione in Teverina (VT) - Castroregio (CS) - Celle di Bulgheria (SA) - Chiesina Uzzanese (PT) - Crespino (RO) - Crispiano (TA) - Codroipo (UD) - Conco (VI) - Copertino (LE) - Cucciago (CO) - Cuglieri (OR) - Cura Carpignano (PV) - Flussio (OR) - Francofonte (SR) - Gazzo Veronese (VR) - Giarratana (RG) - Givoletto (TO) - Illorai (SS) - Lepona (Marche) - Mesiano, frazione di Filandari (VV) - Monforte d'Alba (CN) - Neviano (LE),  - Novi Ligure (AL) - Nuoro - Nuvolento (BS) - Orsara di Puglia (FG) - Pabillonis (SU) - Penna in Teverina (TR) - Piscinas (SU) - Podenzana (MS) - Prizzi (PA) - Predore (BG) - Pusiano (CO) - Roccaromana (CE) compatrona - Romentino (NO) - Rovereto (TN) - Sala di Serino, frazione di Serino (AV) - Sangineto (CS) - Santa Maria Maggiore (VB) - Sanza (SA) - Sasseta, frazione di Vernio (PO) - Sirmione (BS) - Strudà (LE) - Suni (OR) - Susa (TO) - Teti (NU) - Tiriolo (CZ) - Torre Annunziata (NA) - Torre d'Isola (PV) - Vignepiane, frazione di Arpino (FR) - Villamassargia (CA) - Vilanofrazione di Cantiano (PU) - Villanovetta, frazione di Verzuolo (CN) - Zaccanopoli (VV).

COLONNE DI SPOLIO NEL BATTISTERO


LE PARTI DI SPOLIAZIONE

La chiesa è stata supportata e ornata da vari pezzi di recupero:

- Le 40 colonne in stile ionico con cui fece ornare l’interno a suddivisione delle navate, in parte ornavano già il tempio che dominava l’Esquilino, dedicato a Giunone Lucina.

- Sisto V nel 1585, incaricò Domenico Fontana della costruzione della cappella Sistina per cui vennero impiegati materiali di spoglio provenienti dal Septizodium, che Settimio Severo innalzò quale facciata-ninfeo sull’Appia Antica per colpire chi sopraggiungeva a Roma.

EPITAFFIO SULL'IMMAGINE DELLA COLONNA
- Le colonne del battistero sono tutte di recupero.

- Al centro della navata centrale sorge l’altare maggiore, formato da un’urna di porfido rosso che si dice fosse la vasca da bagno di una ricca abitazione romana.

- Proseguendo verso l’ingresso della Basilica vi è la celeberrima cappella Sistina voluta da Sisto V per contenere anche la sua tomba. Per questa cappella venne utilizzato in parte materiale del Vecchio Palazzo Lateranense che in quel periodo era in rovina oltre che materiale di spoglio dell’antica Roma.

- Dieci colonne di porfido decorano l’altare della Cappella Sistina, tutte di recupero.

- Item sulla piazza di rimpetto alla porta di mezzo (di s. M. maggiore) uno vaso di porfido di uno pezzo, ritratto a modo di tazza in su colonnette, che il diametro suo può essere braccia 4 in 5. 

- Sulla piazza della Basilica di Santa Maria Maggiore c'è una fontana, e sembra che la vasca superiore al vascone sottostante sia di epoca romana, probabilmente derivata da una sala termale.

- Il pavimento cosmatesco è ricavato da una pavimentazione marmorea romana, contenente marmi preziosi di porfido rosso e di verde serpentino.

- A chi ricordi la leggenda del cippo collocato accanto l'altar grande di s. Maria maggiore : 

INGRATAE VENERI SPONDEBAM MVNERA SVPPLEX-EREPTA
COIVX VIRGINITATE TIBI
PERSEPHONE VOTIS INVIDIT PALLIDA NOSTRI.
ET PRAEMATURO FUNERE TE RAPUIT.
SUPREMUM VERSUS MUNUS DONATUS EST ARAM,
ET GRATAM COEPIT DOCTA PEDANA CHELYM.
ME NUNC TORQUET AMOR, TIBI TRISTI CURA RECESSIT,
LAETHALEOQUE IACES CONDITA SARCOPHAGO.

(epitaffio di un uomo che si duole della morte della moglie, di non essere stato più lungamente con lei, nonostante tutti i voti e le preghiere fatti all'ingrata Venere).

SALUS AUGUSTA


SALUS POPULI ROMANI

Di fronte alla cappella Sistina, sul luogo dell’antica sagrestia, è quella Paolina o Borghese, a croce greca. L’altare ricchissimo dedicato alla Madonna e realizzato da Pompeo Tardoni, famosissimo orafo dell’epoca è impreziosito da materiali rari e pregiati quali malachite, lapislazzuli, oro, diaspro e bronzo. 

MADONNA DI SANTA MARIA MAGGIORE
L’icona contenuta in questa preziosissima cornice rappresenta una Madonna Bizantina che la tradizione fu risalire alla vera immagine di Maria, dipinta dal vivo da S. Luca evangelista. “Essa è detta “Salus Popoli romani”; veneratissima è ritenuta miracolosa e durante le pestilenze era portata in processione.

Peccato che Gian Luca è vissuto tra il 9 e il 93, mentre l'impero bizantino c'è stato tra il 395 e il 1453, per cui la Madonna, di stile decisamente bizantino non ha nulla a che vedere con l'apostolo. Ma non ha niente a che vedere neppure con la Salus che era una Dea pagana.

Per ordine di Ottaviano Augusto, dal 10 a.c. si celebrò ogni anno nell'Impero Romano la Salus Publica Populi Romani, Concordia et Pax, divinità personificazioni della salvezza dello Stato Romano, della concordia dei cittadini e della pace nel mondo.

Certamente questa immagine non era cupa come la Madonna bizantina con manto scuro, gli occhi statici e il viso severo. Del resto si sa che per far dimenticare le vecchie divinità la Chiesa dovette allestire santi e Madonne con le stesse prerogative degli antichi Dei pagani.


BIBLIO

- G. Wissowa, Liber - in Roscher - Lexikon - II - Libera -
- Marco Tullio Cicerone - De natura deorum -
- Renato Del Ponte - Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralità romano-italica - ECIG - Genova - 1985 -
- Philippe Borgeaud - Avec Doralice Fabiano - Perception et construction du divin dans l'Antiquité - Genève - Droz - 2013 -



0 comment:

Posta un commento

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero - Info - Privacy e Cookies