CULTO DI QUIRITIS



IUNO

Quiritis, o Curitis, o Curritis, o Curis, i nomi cambiano a seconda dei pagus, fu un'antica Dea italica riscontrata soprattutto a Falerii, e in seguito assimilata a Giunone arricchendola del secondo nome di Iuno Curite. Era una Dea guerriera armata di scudo e di lancia come Minerva, eppure «le matrone si trovano sotto la tutela di Giunone Curite» Che avevano a che fare delle matrone con una Dea guerriera?

G. Radke fa derivare Curitis (cursitis) da cursire, cursis, quindi currere, inteso come «correre in aiuto», ma può essere riferita invece alla città sabina di Cures, come si legge in Persio (IV 26): «A Cures: da tale toponimo Giunone è detta anche Curite poiché colà è venerata con particolare fervore». Dionigi di Alicarnasso narra che questo culto riguardasse particolarmente le donne, in veste di sacerdotesse. 

Ovidio del resto assistette in prima persona al rito celebrato in onore della Dea nel suo tempio presso Falerii, città natale della moglie, ed esso comprendeva giochi solenni, una processione composta da giovani e giovinette che cantavano inni, dalle sacerdotesse del culto e dalla statua della divinità. Vi era poi il sacrificio di giovenche bianche, di un maiale e di un ariete, oltre ad un rito più cruento in cui si cacciava una capra, che andava in premio al giovane che riusciva per primo a ferirla. 

Il rituale era guidato da una fanciulla nubile detta kanephoros, ma esisteva anche un pontifex sacrarius Iunonis Curritis. Si sa che la processione procedeva dall’area in fondo al Fosso dei Cappuccini, in cui infatti si trovano un altare, una vasca e tracce di una strada abbastanza impervia che conduce al santuario di Celle.

Da questo tempio dovette essere evocata la Dea nel 241 a.c., poiché nell’ultimo anno della I guerra punica i Falisci si erano ribellati a Roma.

I RESTI DEL TEMPIO
L’essersi la città consegnata in fidem non evitò la sua distruzione ma i templi più importanti furono risparmiati probabilmente per l'evocatio, a seguito della quale gli Dei locali erano passati dalla parte dei Romani.

Non si distrugge la vecchia casa degli Dei propizi, perchè potrebbero cessare di essere propizi.

A seguito di ciò Quiritis divenne Giunone Curite e ricevette un tempio a Roma, nel Campo Marzio: "Iovi Fulguri Iunoni Quiriti in campo". L’ubicazione del santuario nella zona del Campo Marzio, forse si può identificare il tempio in uno dei due edifici rappresentati nella Forma urbis Romae del Lanciani (fr. 234b-c), in relazione con i templi di Vulcano e Iuppiter Fulgur, subito a S dell’area sacra di Largo Argentina e a O della cavea del theatrum Balbi.

Anche Coarelli localizza il tempio di Iuno Curitis alle spalle del Teatro di Balbo, sempre in connessione con il tempio di Iuppiter Fulgur, ed entrambi gli Dei sarebbero stati evocati da Falerii.
Viene da rammentare che anche Giunone Caprotina era armata di lancia, e anche qui aveva a che fare con la capra di cui la Dea indossava la pelle, ed alla capra era collegato il culto della Dea anche se in modo crudele.

Nonostante il più che probabile trasferimento del simulacro a Roma, il culto della Dea nel suo santuario di Celle non cessò, come dimostrano gli ex voto databili alla seconda metà del III e al II sec. a.c.. Ma è evidente che la Dea pur senza il simulacro originario non potesse essere abbandonata, perchè si trattava della Grande Madre, la Grande Dea Trinitaria, Dea della nascita, della crescita e della morte.

Riteniamo che la Dea fosse di origine sabina e che la Dea Quiritis, o Critis, fosse la Dea delle Curie, non a caso i romani l'assimilarono a Giunone, regina tra gli Dei. Viene infatti da chiedersi come mai 
una Dea armata di lancia e scudo non sia stata assimilata a Minerva che possedeva esattamente questi attributi. E' logico, Quiritis era la Regina degli Dei, e quindi poteva solo essere assimilata alla regina romana. Ed è anche evidente che, come tutte le Dee Trine, nel suo aspetto mortifero fosse una Dea Guerriera, quindi portatrice di morte.

Sicuramente il Dio Quirino, appunto anch'esso di origine sabina, fu suo figlio, nato da una vergine di cui, una volta cresciuto, divenne il paredro. Del resto in alcune culture etrusche, e sicuramente greche, Giunone era la madre di Giove e successivamente sua moglie, divenendo in seguito a lui sottoposta. 



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