FORDONGIANUS ( Sardegna )




Abitato sin dalla preistoria, come dimostrano le Domus de Janas presenti nel suo territorio, Fordongianus (provincia di Oristano) era probabilmente noto fin da quei tempi per le sorgenti di acque medicamentose.
Acque Hypsitanae è infatti il nome più antico con il quale era noto il centro. In età repubblicana Fordongianus fù un importante centro legato allo sfruttamento di quelle acque e alla necessità di controllare le turbolente Civitates Barbariae, cioè le popolazioni delle zone più interne della Sardegna non ancora sottomesse al dominio romano.

Ad accrescere l'importanza del centro contribuì la sua posizione strategica dal punto di vista della viabilità isolana. Fordongianus infatti si trova praticamente a metà strada tra Caralis (Cagliari) e Turris Libisonis (Porto torres) e per giunta in un punto in cui il Tirso si lascia attraversare più facilmente rispetto alle zone costiere. Qui infatti è situato il ponte sul Tirso, già romano e ricostruito sugli antichi basamenti. I Romani compresero ben presto, come precedentemente avevano fatto i cartaginesi, la cui presenza è stata documentata, l'importanza strategica del centro che fù infatti per il lungo periodo di contrapposizione tra Roma e le Barbariae il baluardo difensivo dei territori conquistati. Insomma fu in parte città cuscinetto e in parte fonte di milizia.

Sotto l'Imperatore Traiano, 97-112 d.c., Acque Hypsitanae venne elevata al rango di Forum, divenendo così centro di scambi commerciali e sede amministrativa di riferimento per il territorio circostante. A Forum Traiani si incrociavano importanti strade commerciali e militari. Qui anche dai territori vicini venivano a vendere e ad acquistare merce.

La Caralis-Turris, il cui tracciato ricorda quello dell'attuale SS 131, tranne che per il tratto che passa per Fordongianus e la Forum Traiani-Neapolis che parte dal nostro centro e attraversando il monte Arci arriva fino a Neapolis, città costiera che sorgeva nei pressi dello stagno di S.Giovanni nella parte inferiore del golfo di Oristano. Strada questa chiaramente militare poichè permetteve rapidi spostamenti di truppe dalla costa all'entroterra.

I resti di queste strade sono ancora visibili nel territorio di Fordongianus Probabilmente Forum Traiani divenne Municipium attorno al III sec. d.c. mentre sotto Giustiniano V sec. venne promossa a Oppidum e dotata di una cerchia muraria. Vi si stabilì il Dux Sardiniae, cioè il comandante militare della regione e al suo interno veniva custodita la cassa che derivava dalle tasse raccolte nell'Isola.


Presumibilmente dal III-IV sec. divenne sede vescovile, il cui compito principale era quello di soprintendere all'evangelizzazione dei barbaricini ancora ostili ai Romani e in onore del suo Santo Martire Luxurius venne edificata la chiesa nel luogo del suo martirio, nel V sec. d.c. Sotto il dominio bizantino Fordongianus assunse il nome di Chrysopolis cioè "citta aurea" a causa non solo della cassa ma per la sua floridità e ricchezza, della città e dei territori circostanti.

Fordongianus, l'ex Forum Traiani, è particolarmente importante per la sua posizione geografica che lo vede incuneato tra i monti della Valle del Tirso, naturale via di penetrazione dalla pianura all'entroterra e punto di contatto tra i due diversi mondi. La città è presente nell'Itinerario antonino, lungo la strada che da Tibula attraversa l'interno dell'isola fino ad Othoca.
Fin dalla sua fondazione fu un centro rinomato per le sue terme, che sfruttavano una fonte naturale di acqua calda e curativa.

Qui si trova un'iscrizione che testimonia come l'attività delle genti della Barbaria fosse ancora viva nel I sec. d.c. poiché furono queste a dedicare un'iscrizione ad un imperatore, probabilmente Tiberio, rinvenuta nel Forum Traiani.

L'antico nome di Forum Traiani parrebbe indicare la sua fondazione, ma la città non fu fondata da Traiano, piuttosto fu dai Romani ristrutturata, ingrandita e abbellita, col "Forum" sicuramente costruito sotto Traiano, come punto di incontro e pacifico scambio commerciale tra le popolazioni romanizzate e quelle non ancora sottomesse a Roma e parzialmente indipendenti dell'interno
La città romana, menzionata per la prima volta nell'opera del geografo Tolomeo (I sec.a.c.), esisteva infatti già nel I sec.a.c. e il suo nome più antico, Aquae Ypsitanae, si riferiva alle sorgenti naturali di acqua calda, che ancora oggi sgorga alla temperatura di ben 54°, dotate di grandi proprietà terapeutiche.

Grazie a questa caratteristica la città fu sin dalle origini un importante centro termale, ma essendo situata al confine con i territori non romanizzati divenne anche un importante presidio militare. Sicuramente agli albori il centro accoglieva un santuario con ninfe, o fate che dir si voglia, le Janas, o Gianas, da cui forse prende il centro.

Il complesso delle terme attualmente visitabile si compone di due parti distinte, appartenenti a periodi diversi. La più antica, risalente al I sec.d.c., ma utilizzata anche in seguito, è caratterizzata dalla natatio, cioè la piscina.

La vasca è di forma rettangolare e in origine era coperta da una volta a botte, come si desume dall'incurvarsi della muratura al di sopra delle arcate dei portici situati sul lato sud.
L'acqua che riempie la vasca proviene da una canaletta che termina con una protome scolpita a testa di pantera, dalla cui bocca esce tutt'ora l'acqua.

Intorno alla piscina si erigono delle vasche secondarie, e adiacente al lato est si trova il Ninfeo, scoperto recentemente, un'ampia vasca di forma quadrata dedicata al culto delle ninfe, divinità delle acque, il che conferma il culto delle antiche Janas, come attesta anche il ritrovamento di un'iscrizione a loro dedicata.
Le terme del I sec.d.c. erano interamente costruite in trachite, pietra molto abbondante nella zona, con la tecnica dell'opus quadratus, cioè con blocchi ben squadrati di dimensioni ragguardevoli. Lo stabilimento termale del III sec.d.c., che si trova alle spalle di quello più antico, e con il quale comunica tramite una piccola scalinata, è invece di tipo classico, utilizzato per l'igiene e il benessere personale. I Romani seguivano meno le religioni e di più il godimento personale.

Esso si componeva di frigidarium, tepidarium e calidarium, ambienti differenziati dove si potevano fare bagni freddi, tiepidi e caldi. Le terme si affacciavano su una grande piazza lastricata circondata da numerosi ambienti di piccole dimensioni, forse locali per il ristoro e lo svago (tabernae) tra cui si può ammirare un vano con resti di intonaco affrescato: le pitture, risalenti al IV sec.d.c. rappresentano due cavalli in corsa di colore rosso-bruno e altri motivi ornamentali.
Al di sopra del piazzale si trovano i resti del sofisticato sistema di pozzi e cisterne per l'approvvigionamento delle acque, cosa in cui i Romani erano maestri, mentre in tutta l'area archeologica si snoda la vasta rete di canalette che distribuivano l'acqua nelle varie strutture. Purtroppo, per il vandalismo e la cupidigia dei privati, non rimane alcuna traccia dei mosaici che rivestivano i pavimenti interni ed esterni.




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