HORTI VETTIANI




GLI HORTI

Gli Horti Tauriani erano degli splendidi ed enormi giardini situati sul colle Esquilino che in età augustea erano parte della Regio V (Esquiliae) e occupavano la zona compresa tra la via Labicana antica, l'agger serviano e le Mura aureliane per un'estensione di circa 36 ettari.

ARTEMIDE RITROVATA NEGLI HORTI VETTIANI
I giardini prendevano il nome dal proprietario Tito Statilio Tauro, console nel 44 d.c., che nel 53 fu accusato di magia e costretto al suicidio da Agrippina minore, che visitati gli splendidi giardini, li volle per sè a tutti i costi. All'inizio dell'impero, infatti, la gens Statilia era proprietaria dell'ampia area compresa tra la via Tiburtina e Labicana-Praenestina, in cui si trovavano anche i suoi monumenti funerari e quelli della gens Arruntia.

Successivamente, al tempo di Claudio e Nerone, i giardini furono divisi in Horti Pallantiani e Horti Epaphroditiani, in favore dei liberti imperiali Epafrodito e Pallante. In parte furono riunificati da Gallieno (253-268 d.c.), accorpati agli Horti Liciniani di proprietà imperiale.

Vennero di nuovo suddivisi così che alla fine del IV sec. d.c. il praefectus Urbi Vettio Agorio Pretestato ne possedeva una parte enorme, gli Horti Vettiani, che si estendevano nella zona dell'attuale Palazzo Brancaccio. I resti della domus appartenuta a Pretestato e a sua moglie Aconia Fabia Paulina sono stati identificati attraverso i nomi iscritti sulle fistulae aquariae trovate all'interno dell'edificio. Una struttura muraria realizzata con materiali di recupero ha restituito, come in tanti altri casi sull’Esquilino, una straordinaria quantità di resti e frammenti sculturei.

Pretestato e Paulina avevano una splendida domus negli horti, anzi un palatium, all'angolo tra via Merulana e via delle Sette Sale, a Roma, dove ora si erge Palazzo Brancaccio. Il giardino che circondava il palazzo, gli Horti Vettiani, si estendeva fino all'attuale stazione ferroviaria di Termini. I ritrovamenti archeologici effettuati in questa area hanno riportato alla luce diversi monumenti riconducibili alla famiglia di Pretestato, nonchè frammenti marmorei di statue, pavimenti e mosaici, ma il più è ancora da scavare.

Dall'area degli Horti Tauriani, nonchè Vettiani, provengono molte statue sicuramente poste nei viali dei giardini, come la statua di mucca facente parte di un gruppo pastorale, copia dell'originale in bronzo di Mirone creato per l'acropoli di Atene, un bassorilievo con un paesaggio sacro e un santuario circondato da alte mura, un rilievo frammentario di fattura neoattica con le quadrighe affrontate di Helios (il Sole) e Selene (la Luna), due grandi crateri marmorei, tre splendidi ritratti imperiali di Adriano, Sabina e Matidia,la statua più grande del vero rappresentante Igea, la parte superiore della statua di Artemide e la statua, anch'essa maggiore del vero, della Dea Roma trasformata in Roma Cristiana alla fine dell'Ottocento per decorare la Torre Capitolina. Le tre ultime sculture sembra ornassero tre nicchioni di un interno del palatio.

Un altro importante complesso di sculture fu scoperto tra il 1872 e il 1873 ad est di piazza Manfredo Fanti, durante la demolizione di un muraglione di fondazione annesso ad un edificio con diverse fasi edilizie dal II al IV sec. Nelle murature dell'edificio fu trovata una serie di fistulae con i nomi di Vettio Agorio Pretestato, praefectus Urbi del 367-368, e di sua moglie Aconia Fabia Paulina, evidentemente della villa di loro proprietà. Qui vennero rinvenuti i ritratti di Adriano e di sua moglie Sabina, un cratere marmoreo con le nozze di Elena e Paride e un altro con un corteggio dionisiaco ed inoltre una testa colossale di Baccante. Inoltre l'eccezionale Auriga dell'Esquilino, recentemente ricongiunto alla statua del cavallo, rinvenuta a qualche centinaio di metri in un altro muro, a formare un notevole gruppo scultoreo.

Tra le altre vi è la base di una statua recante la dedica a Celia Concordia, una delle ultime sacerdotesse di Vesta, che aveva innalzato una statua a Pretestato dopo la sua morte. Questa statua fu oggetto di opposizione da parte Simmaco, che scrisse una lettera a Flaviano dicendo di essere contrario alla sua erezione da parte delle Vestali, in quanto queste non avevano mai eretto un monumento ad un uomo, benché pontifex maximus.



LE OPERE D'ARTE BLASFEME

TESTA DI AMAZZONE h.vettiani
Nel volume dedicato all'innalzamento dell'Obelisco Vaticano, l'architetto Domenico Fontana, tra i fatti più significativi del pontificato di papa Sisto V, riporta che il pontefice fece radere al suolo tutti gli antichi monumenti che ingombravano la sua villa esquilina per regolarizzare con le macerie l'andamento del suolo.

Il che dimostra la tremenda decadenza dei costumi che faceva abbattere opere d'arte in quanto appartenenti ad un periodo di diversa religione che andava cancellato, tra l'altro un lungo periodo di splendore artistico sia greco che romano nella statuaria, un miracolo di architettura che investiva ogni angolo di Roma.

Per cancellarla i papi ce la misero tutta, calcificando, demolendo ed esportando tutto ciò che non riuscivano e riutilizzare, cancellando una produzione artistica irripetibile, non solo perchè i tempi e le sue forme figurative cambiano, ma anche perchè oggi non si sarebbe in grado, con detta decadenza, non solo di creare certe statue ma nemmeno di riprodurle.



ACONIA FABIA PAULINA - Storia d'amore

Fu una patrizia romana e un'importante esponente del Paganesimo in un'epoca in cui l'Impero romano si stava convertendo al Cristianesimo. Figlia di Fabio Aconio Catullino Filomazio, praefectus urbi nel 342-344 e console nel 349, Paulina sposò nel 344 Vettio Agorio Pretestato, un importante funzionario imperiale e membro di diversi collegi pagani.

Il matrimonio cambiò la sua esistenza, sia interiore che esteriore. Vettio, infatti, non era soltanto membro di un’illustre casata senatoria nonché uomo di governo, ma unì allo svolgimento degli incarichi politici un elevato livello di impegno culturale e un’intensa opera a favore della conservazione in Roma della religione tradizionale, contro l’affermazione del Cristianesimo. Vettio fu sacerdote di numerosi culti, tra cui quelli di Vesta e dei Misteri eleusini, e coltivò significativi legami con uomini di cultura del tempo, facendosi promotore della diffusione in latino di testi antichi, come l’opera aristotelica “Analitici”.

ACONIA PAULINA
Numerose furono le iniziative, anche in campo architettonico, da lui promosse per la tutela della religiosità romana e la sua influenza fu tale che Macrobio lo fece protagonista dei “Saturnalia”, dedicata alla celebrazione della rifioritura pagana in atto in quegli anni.

Fabio, padre di Paulina, all’atto della promulgazione del Codex Teodosianus, che dichiarava il cristianesimo quale unica religione ammessa, riuscì a permettere che nei templi romani si potesse continuare la celebrazione dei consueti sacrifici alle divinità pagane.

Pertanto Aconia Paulina condivise col marito tali stessi ideali di religiosità pagana, ad esempio attraverso la nomina negli stessi sodalizi sacerdotali di cui Vettio era membro, ma soprattutto facendosi iniziare ai misteri eleusini, ai misteri lernici di Dioniso e Demetra, oltre che al culto di Cerere, Ecate, di cui era ierofante, Magna Mater, come tauroboliata, e di Isis.

Così i due coniugi condividevano aspirazioni simili, si dedicavano ai riti e coltivavano molte amicizie e relazioni sociali. Ma soprattutto li unì un grandissimo amore, un sodalizio che durò per ben 40 anni, alla fine dei quali il marito muore e la moglie molto si rammarica che gli Dei non le abbiano concesso il dono di morire per prima, evitandole un così devastante sofferenza.

Pretestato e Paulina avevano un palazzo all'angolo tra via Merulana e via delle Sette Sale, a Roma, dove ora si erge Palazzo Brancaccio. Il giardino che circondava il palazzo, gli Horti Vettiani, si estendeva fino all'attuale stazione ferroviaria di Roma Termini. I ritrovamenti archeologici effettuati in questa area hanno riportato alla luce diversi monumenti riconducibili alla famiglia di Pretestato, tra cui la base di una statua con dedica a Celia Concordia, ultima o penultima sacerdotessa di Vesta, che aveva innalzato una statua a Pretestato dopo la sua morte (384):

"Fabia Aconia Paulina erige questa statua di Celia Concordia,
badessa delle Vestali, non solo a testimonianza delle sue virtù,
della sua castità e della sua devozione agli dèi,
ma anche come segno di ringraziamento
per l'onore concesso dalle Vestali a suo marito Pretestato,
al quale hanno dedicato una statua nel loro collegio."




TOMBA DI VETTIO

Eraclito: "Morte è quanto vediamo da svegli; sogno, quanto vediamo dormendo."

Sulla base di un monumento funebre dedicato a Pretestato, sono incise il cursus honorum del marito di Paulina, due dediche di Pretestato alla moglie e un poema di Paulina dedicato al marito e al loro amore coniugale, forse una derivazione dell'orazione funebre declamata da Paulina per il funerale del marito.
Paulina morì poco tempo dopo il marito.

SALONINA MATIDIA
Sulla tomba del marito Aconia fece incidere:

"Agli Dei Mani. Vettius Agorius Praetextatus, augure, sacerdote di Vesta, sacerdote del Sole, quindecemvir, curiale di Hercules, iniziato a Liber ed agli Eleusini, hierophante, neocorus, tauroboliatus, padre dei padri. Nel pubblico ufficio questore imperiale, pretore di Roma, governatore della Tuscia e dell'Umbria, governatore di Lusitania, proconsole di Achaia, prefetto di Roma, legato senatoriale in sette missioni, prefetto della guardia pretoriana sia in Italia che in Illyrica, console ordinario eletto, e Aconia Fabia Paulina, iniziata di Cerere e degli Eleusini, iniziata di Hecate ad Aegina, tauroboliata, hierophante. Vissero insieme per 40 anni."

Sul lato destro dei versi di Vettio per Aconia:

"Vettius Agorius Praetextatus a sua moglie Paulina.
Paulina, conscia di verità e castità,
devota ai templi e amica delle divinità,
che pose suo marito prima di se stessa,
e Roma prima di suo marito, appropriata, fedele,
pura nella mente e nel corpo, gentile con tutti,
di grande aiuto alla sua familia di Dei…"



Sul lato sinistro:

"Vettius Agorius Praetextatus a sua moglie Paulina.
Paulina, la compagnia del nostro cuore è l'origine della nostra proprietà; è il compito di castità e puro amore nato nei cieli. A questa compagna rivelai i segreti nascosti della mia anima; esso fu un dono degli Dei, che cementò il nostro matrimonio con amore e castità insieme. Con la devozione di una madre, con il fascino di una moglie, con l'impegno di una sorella, con la modestia di una figlia; con la grande complicità con cui fummo uniti ai nostri amici, dall'esperienza della nostra vita insieme, dall'alleanza del nostro matrimonio, in pura, piacevole, semplice concordia; tu aiutasti tuo marito, lo amasti, lo onorasti, ti prendesti cura di lui."



Sul retro del monumento i versi di Paulina:

"La distinzione dei miei genitori non fece nulla di più grande per me
tale che io potessi sentirmi adatta a mio marito.
Ma tutta la gloria e l'onore è nel nome di mio marito, Agorius.
Tu, disceso da nobile seme, hai contemporaneamente
glorificato il tuo paese, il senato, e la moglie,
col giudizio della tua mente, con il tuo carattere e la tua capacità,
con cui hai raggiunto il più alto pinnacolo dell'eccellenza.

Per quanto siano stati prodotti in ogni linguaggio
dalle abilità dei saggi a cui si aprono i cancelli del paradiso,
per quanto cantori e poeti composero o scrissero in prosa,
questi tu facesti meglio di quelli che prendevi da leggere.
Ma queste sono piccole cose; tu come un pio iniziato conservi
nel segreto della tua mente ciò che fu rivelato nei sacri misteri,
e con la conoscenza dei culti fai da collegamento con la divinità degli Dei;
tu gentilmente hai incluso come collega nei riti tua moglie,
che è fedele e rispettosa di uomini e dei.

Perchè parlare dei tuoi onori, poteri e gioie
cercate nelle preghiere degli uomini?
Questi tu li giudichi sempre transitori e insignificanti,
dal tuo titolo di eminenza dipendono le insegne del tuo sacerdozio.
Marito mio, attraverso il dono dell'apprendimento
mi hai mantenuta pura e casta dal destino di morte;
mi hai introdotto nei templi e devotamente

mi hai tenuta come una degli Dei. 

VIBIA SABINA
Con te come mio testimone mi introducesti a tutti i misteri;
tu, mio pio consorte, mi hai onorato come sacerdotessa
di Dindymene e Attis con riti sacrificali del taurobolium;
mi hai istruita come ministro di Hecate nel triplo segreto
e mi hai reso edotta dei riti della greca Cerere.
Per tuo merito tutti mi lodano come pia e benedetta,
perchè tu stesso mi hai proclamato buona in mezzo al mondo;
da sconosciuta sono diventata conosciuta a tutti.

Con un marito come te come non avrei potuto essere felice? 

Le madri romane cercano esempio in me,
e pensano se i loro figli sono belli come i tuoi.
Ora gli uomini, ora le donne, vogliono approvare
le insegne che mi hai dato come insegnante.
Ora che tutto questo à stato portato via,
tua moglie è devastata dal dolore;
Io sarei stata felice se gli Dei mi avessero concesso
che mio marito mi sopravvivesse, ma sono ancora felice
perchè io sono tua, sono stata tua
e sarò di nuovo tua dopo la mia morte."


Un'altra iscrizione

"A Fabia Aconia Paulina, figlia di Aco Catullinus formalmente prefetto e console, moglie di Vettius Praetextatus eletto prefetto e console, iniziata ad Eleusi agli Dei Iacco, Cerere e Core, iniziata a Lerna agli Dei Libero e Cerere e Core, iniziata ad Aegina alle due Dee, tauroboliata, sacerdotessa di Iside, ierofante della Dea Ecate, e iniziata ai riti della greca Cerere."



VETTIO AGORIO PRETESTATO - storia d'amore

Cioè Vettius Agorius Praetextatus; (320 circa – 384) è stato un politico romano di nobile famiglia senatoria, uno degli ultimi esponenti di rilievo della religione romana, che cercò di proteggere e custodire dall'avanzata del Cristianesimo; fu sacerdote e iniziato di molti culti, oltre che studioso di letteratura e filosofia.

La sua vita è citata da Quinto Aurelio Simmaco, Ammiano Marcellino e da fonti epigrafiche, considerato un ottimo magistrato e un uomo virtuoso.mOltre all'epigrafe sull'ara funeraria di Pretestato di sua moglie Aconia Fabia Paulina; altre informazioni sono fornite da alcune leggi che gli furono indirizzate in qualità di praefectus urbi e di prefetto del pretorio e conservate nel Codice teodosiano, alcune lettere indirizzategli dall'imperatore Valentiniano II e riguardanti una disputa religiosa e conservatesi nella Collectio Avellana.

Sofronio Eusebio Girolamo (347-420), teologo e polemista cristiano, stupito del grande dolore di tutti per la morte di Pretestato, scrisse con rabbia che Pretestato era sicuramente nel Tartaro, cioò all'inferno, in quanto pagano. Macrobio invece fece di Pretestato il protagonista dei Saturnalia, rappresentazione della rinascita pagana di quel periodo.

All'interno delle alleanze tra le famiglie di rango senatoriale nacque il matrimonio d'amore, anzi di grande ed eccezionale amore tra Pretestato e Aconia Fabia Paulina, avvenuto intorno al 344. I due ebbero almeno un figlio, citato nel poema funebre e che fece incidere una iscrizione in onore del padre, poco dopo la sua morte, nella loro casa sull'Aventino. Anche se gli storici lo identificano con un figlio maschio, potrebbe essere anche una figlia, forse identificabile con la Pretestata citata da Girolamo.

L'ara funeraria di Pretestato e di sua moglie Aconia Fabia Paulina, ora ai Musei Capitolini, riporta il cursus di Pretestato. In campo religioso ricoprì le cariche di pontefice di Vesta e del Sole, augure, tauroboliatus, curiale di Ercole, neocoro, ierofante, sacerdote di Libero e dei Misteri eleusini.

In campo politico fu questore, corrector Tusciae et Umbriae, consularis (governatore) della Lusitania, proconsole di Acaia, praefectus urbi (367-368); nel 384 fu Prefetto del pretorio d'Italia e Illirico, nonché console eletto per il 385, carica che non ricoprì mai in quanto morì nel tardo 384.

Durante il suo mandato di praefectus urbi restituì al vescovo di Roma Damaso la basilica di Sicinino e fece espellere l'altro vescovo Ursino da Roma, riportandovi la pace, sebbene garantisse un'amnistia ai suoi seguaci. La sua amministrazione della giustizia fu molto lodata; fece rimuovere le strutture private costruite sui templi pagani (balconi, colonnati, piani rialzati, nel loro complesso detti maeniana) e diffuse in tutta la città pesi e misure controllate e uniformi. Restaurò il Portico degli Dei Consenti nel Foro nel 367 riorganizzandone anche il culto. Dopo la sua morte l'imperatore chiese al Senato romano una copia di tutti i suoi discorsi, mentre le Vestali proposero all'imperatore di erigergli delle statue.

Pretestato fu uno degli ultimi difensori della religione romana durante la tarda antichità. Come proconsole di Acaia si appellò contro l'editto di Valentiniano I che proibiva i sacrifici notturni durante i Misteri, affermando che avrebbe reso impossibile la vita ai pagani: Valentiniano allora ritirò il provvedimento.

Come praefectus urbi curò il rifacimento del portico degli Dei Consenti nel Foro Romano, l'ultimo grande monumento dedicato a Roma al culto pagano; sebbene si trattasse di un semplice restauro delle strutture danneggiate e di un rinnovamento dei culti, la scelta era altamente simbolica, in quanto gli Dei Consenti erano i protettori celesti della classe senatoriale, e in quanto tale furono forse intesi come contraltare alla figura dell'imperatore. In qualità di Prefetto del pretorio diede inizio ad indagini su casi di demolizione di templi in Italia per mano di cristiani. Era devoto del culto di Vesta, come pure lo era la moglie.
Una volta Pretestato ebbe a dire ironicamente a papa Damaso I che prometteva ricompense alle persone di rango che si convertissero al cristianesimo: "Eleggetemi vescovo di Roma, e mi farò cristiano".


L'amore e la bellezza

Da tanta religiosità legata all'amore, alla cultura, alla filosofia e alla bellezza non potevano legarsi che a degli horti bellissimi, ricchi di statue antiche greche che il raffinato Vettio sapeva apprezzare, anche se personaggi di religioni diverse, ricchi di decorazioni, fontane, balaustre, ninfei, viali, alberi, siepi, vasi, boschetti, tempietti e balconate. Quegli splendidi giardini che il rinascimento tentò di riprodurre in chiave minore nei cosiddetti giardini all'italiana, copiati poi dai giardini alla francese e all'inglese, con un'orchestrazione un po' troppo geometrica che toglieva il gusto delle sorprese caratteristico delle "tranquille dimore degli Dei".

VEDI  GENS  VETTIA




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