TEMPIO DI VESPASIANO




RICOSTRUZIONE GRAFICA
Tito Flavio Vespasiano, ovvero Titus Flavius Vespasianus, meglio conosciuto come Vespasiano, fu un imperatore romano, che governò fra il 69 e il 79 col nome di Cesare Vespasiano Augusto.

Fu il fondatore della dinastia flavia, fu il quarto a salire al trono nel 69 (l'anno dei quattro imperatori) ponendo fine a un periodo d'instabilità seguito alla morte di Nerone.

Il tempio del Divo Vespasiano, a lui intitolato, o tempio di Vespasiano e Tito, è un tempio situato a Roma, ai piedi del Campidoglio verso il Foro Romano e dedicato all'imperatore Vespasiano, divinizzato dopo la sua morte (23 giugno 79).



DESCRIZIONE

Il Tempio sorge sulle pendici del Campidoglio, a ridosso del grande muro di sostruzione del Tabularium, al quale si appoggia il basamento del tempio, occupando lo spazio tra il tempio della Concordia e il portico degli Dei Consenti.

L'edificio era lungo m 33 e largo 22 ed era costituito da un'ampia cella preceduta da sei colonne, più due davanti alle ante, tutte
di ordine corinzio.

Lo costeggia dinanzi il "Clivo Capitolino" (clivus Capitolinus), la via percorsa dal corteo trionfale per salire sul colle, che lo separa dal tempio di Saturno. Per la sua costruzione dovettero sbarrare una scala che permetteva l'accesso dal basso al Tabularium.

Al tempio si accedeva mediante una scalinata frontale, ma per la ristrettezza dello spazio questa terminava, tra una colonna e l'altra, oltre la linea della facciata.

Aveva un colonnato solo frontale di sei colonne più due in corrispondenza delle ante.

All'interno della cella vi era un podio, sempre in cementizio, rivestito da blocchi di travertino, a loro volta ricoperti di marmo. Alcuni elementi dello zoccolo modanato in marmo sono conservati sul posto.

Le pareti della cella, in blocchi di travertino rivestiti di marmo, erano decorate con un ordine di lesene, che proseguiva con le stesse proporzioni l'ordine di colonne del pronao.

Sul podio si ergevano le statue dei due imperatori divinizzati.

Difatti il tempio fu dedicato anche a suo figlio Tito: ciò fa dedurre che la costruzione del tempio, iniziata subito dopo la morte di Vespasiano avvenuta nel 79 d.c., terminò ad opera dell'altro figlio, Domiziano, dopo la morte del fratello Tito avvenuta nell'81 d.c.



I RESTI

Del colonnato oggi rimangono soltanto le tre colonne corinzie, alte m 15,20, che sorreggono un frammento di architrave sul quale vi è un fregio rappresentante strumenti sacrificali e un frammento di iscrizione: (r)estituer(unt), ossia "restaurarono".

Questo frammento, insieme all'iscrizione completa trasmessaci dal cosiddetto Anonimo di Einsiedeln, un pellegrino dell'VIII secolo che trascrisse una serie di note del suo viaggio a Roma, permise di identificare il Tempio:

DIVO VESPASIANO AUGUSTO S.P.Q.R. / IMP. CAES. SEVERUS ET ANTONINUS PII FELICES AUG. RESTITUER.

La trabeazione, ancora quella di epoca flavia, è formata da una cornice con mensole e da un fregio-architrave, che sulla fronte fu interamente occupato dall'iscrizione severiana, realizzata rilavorando i blocchi della fase precedente (con iscrizione sul fregio e architrave decorato). Sui lati invece il fregio è decorato con strumenti sacrificali e bucrani in corrispondenza delle colonne e delle lesene.

Si conserva solo un breve tratto di uno dei muri laterali, mentre il retro si appoggiava completamente alla sostruzione del Tabularium: il tempio mancava quindi completamente del lato posteriore. Dell'interno della cella è visibile il podio sul centro del lato di fondo, dove erano poste le statue. Le pareti interne erano decorate da due ordini colonnati sovrapposti, di cui resta traccia di quello inferiore.

Il tempio fu restaurato da Settimio Severo e Caracalla, anche se dovette essere un'opera assai limitata, perchè quanto resta dell'edificio appartiene tutta all'edificio originario.
Il tempio, iniziato sotto Tito e completato da Domiziano, viene citato per la prima volta dalle fonti antiche nell'87.

La dedica originaria si riferisce al solo Vespasiano, nonostante il suo completamento sia avvenuto dopo la morte del figlio e successore Tito, che pure venne divinizzato come divus Titus.

Da una veduta di Domenico Ghirlandaio, si scopre che già agli inizi del XVI sec. l'edificio era nelle condizioni attuali, con le sole tre colonne dell'angolo destro della facciata ancora in piedi. Nel XIX secolo il progressivo interramento aveva quasi raggiunto i capitelli delle tre colonne rimaste, quando gli scavi del 1811 sotto la direzione del Valadier, liberarono i resti dell'edificio, permettendo il recupero dei frammenti della trabeazione ora ricomposti all'interno della galleria del Tabularium (nei Musei Capitolini). Sia la scala che parti del podio sono stati reintegrati nei restauri del 1811.


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