COMPITALIA A ROMA



ESEMPI DI COMPITUM (AQUINCUM - UNGHERIA)

I COMPITI A ROMA

I "compita" (al singolare "compitum") erano i crocicchi, gli incroci stradali, luoghi in cui fin dai primi secoli della vita di Roma venivano consacrati spesso degli altari dedicati ai Lares Compitales, protettori di chi percorreva le strade.
Edicole e altari, che nelle strade rurali segnalavano e proteggevano i confini fra i campi, all'interno della città segnavano a volte il confine fra i diversi quartieri, ed erano il fulcro di cerimonie officiate dai magistri vici, magistrati preposti al decoro ed al controllo urbano.

I Lares Compitales all'interno dell'Urbe, erano divinità protettrici delle strade ed edifici limitrofi all'incrocio stradale su cui era stato elevato un Compito (Compitum), cioè una edicola a foggia di tempietto. Pertanto il compito era l'edicola cittadina, da cui la chiesa cattolica ha ereditato le edicole delle madonnine, solo che l'edicola romana era più grande e spesso fornita di due colonne.

A parte le iscrizioni e gli altari, i resti di quattro possibili compiti sono stati finora identificati a Roma, ma le fonti ne citano almeno XXII per non parlare dei CCLXV (265) citati da Plinio il Vecchio, che nel 70 a.c. ne dà il numero esatto a Roma. D'altronde la base capitolina cita 66 Vici (strade), cui se ne aggiungono 32 sotto Augusto, e nel Topographicum Urbis Romae se ne citano 130 ma sicuramente tra strade vicoli le vie di comunicazione a Roma erano molti di più, e molte di più dovevano essere le loro intersezioni.



I COMPITALIA

In onore di queste divinità erano stati istituiti i Compitalia (Ludi Compitalicii o Ludi Compitali), una festività preromana e romana che prevedeva anche dei ludi, celebrata una volta all'anno in onore dei Lares Compitales.

Dionigi di Alicarnasso (60 - 7 a.c.) riferisce che veniva celebrato pochi giorni dopo i Saturnali e Cicerone (106 - 43) ci dice che cadeva sulle calende di gennaio, ma in una delle sue lettere a Tito Pomponio Attico (110 - 32 a.c.) precisa che la festa cadeva quattro giorni prima delle Nonae di gennaio (2 gennaio).

Macrobio (390 - 430) e pure Aulo Gellio (125 - 180) ci tramandano la formula con cui la festa veniva annunciata: “Die noni popolo romano quiritibus compitalia erunt".

I ludi compitalia, gare di lotta, corse e recitazione, vennero aboliti e così la festa nel 64 a.c., durante il periodo delle guerre civili. Ripristinati alcuni anni dopo, furono di nuovo soppressi da Giulio Cesare.ma Augusto ripristinò molte feste e culti già aboliti, tanto più che insieme ai lares compitales aveva fatto immettere delle edicole l'immagine del Geniu augustalis, il genio di Augusto che proteggeva il popolo romano. Poichè appariva a tutti i crocicchi era una pubblicità di tutto rispetto e Ottaviano non se la fece sfuggire:
« [Augusto] ripristinò alcune antiche tradizioni religiose che erano cadute in disuso, come i Ludi Saeculares e quelli Compitali. Stabilì che i Lari Compitali fossero adornati di fiori due volte all'anno, in primavera ed estate. »
(Svetonio, Augustus, 31.)

Quindi non solo li ripristinò ma li destinò alle infiorate e pertanto festeggiati in primavera-estate, con processioni, riti e sacrifici. Edicole e altari, che nelle strade rurali segnalavano e proteggevano i confini fra i campi, all'interno della città segnavano a volte il confine fra i diversi quartieri, ed erano il fulcro di cerimonie officiate dai magistri vici, o vicomagistri, magistrati preposti al decoro ed al controllo urbano, addetti ai ludi compitalia dove si portavano in processione le statuette dei Lari e si compivano sacrifici e libagioni da parte dei vicomagistri.

COMPITUM

COMPITUM CLIVUS SUBURANUS

- Lungo il tracciato di via di S. Martino ai Monti, che ripercorre l'antico clivus suburanus nell'ultimo tratto del pendio che risale verso la Porta Esquilina, nel 1888 i lavori all'interno della cantina di una palazzina hanno riportato alla luce il I compitum, dove sono state riconosciute due fasi di edificazione, il compitum più antico non si è riusciti a datarlo, mentre il secondo si sa con certezza che appartenne al periodo augusteo.

Il clivus Suburanus era una continuazione della valle della Subura, che saliva tra il colle Oppio e il Cispio fino alla porta Esquilina nelle Mura serviane. I resti della pavimentazione mostrano come seguisse il tracciato delle moderne via di Santa Lucia in Selci, via di San Martino e via di San Vito.

Della struttura più antica sono stati trovati solo pochi resti, consistenti in una struttura quadrata di blocchi di travertino di grandi dimensioni, forse un altare.

COMPITUM (POMPEI)
Dalla seconda fase si è invece riconosciuto un alto podio di grandi blocchi di tufo, fiancheggiati da lastre di marmo, accessibili a mezzo di due scalette laterali in marmo.

Dietro il podio si elevava una grande base, anche essa fiancheggiata da lastre di marmo, con in cima un cippo o una base di marmo, con un'iscrizione datata al 10 a.c., che registra l'erezione di una statua di "Mercurius ex stipe quam populus" che "Romanus K. Ianuariis apsenti ei (cioè Augusto) contulit".

L'ara marmorea, che doveva fungere da base per una statua oggi perduta, era infatti dedicata a Mercurio, divinità protettrice dei commerci, ed eretta per volontà dello stesso imperatore Augusto: così recita l'intera iscrizione incisa sulla base:

"IMP CAES DIVI F AUGUST PONTIF MAXIMUS COS XI TRIBVNICIA POTEST XIIII EX STIPE QUAM POPULUS ROMANUS K IANUARIIS APSENTI EI CONTULIT IULLO ANTONIO AFRICANO FABIO COS MERCUSRIO SACRUM"

"L'imperatore Cesare Augusto, figlio del divo Giulio, Pontefice Massimo, Console per l'XI volta, investito del potere tribunizio per la XIV volta dedicò questo monumento con il denaro che il popolo romano donò il primo gennaio, mentre lui era assente, durante il consolato di Iullo Antonio e Fabio Africano. Consacrato a Mercurio".

I blocchi di basalto appartenenti a strade o piazza sono stati trovati su tre lati di questa struttura, ma non si menziona quello che si trovava sul quarto lato.  Del resto la chiesa di S. Martino ai Monti è ricca di marmi antichi, e possiede ben quattordici colonne antiche di recupero.

Svetonio informa che Augusto ha distribuì un gran numero di statue da porre nei vici, pagate con i doni di Capodanno che aveva ricevuto in regalo dai suoi amici e dalle persone in genere. La statua di Mercurius era una di queste. La destinazione evidente di queste statue era quella dei compitalia, che erano legati ai vici di Roma. Per questo vennero dette "statue vicarie", da vici.

POMPEI

COMPITUM ACILIUM

- Durante la costruzione di Via dei Fori Imperiali è stato trovato il Compitum Acilium, ma evidentemente fu dimenticato visto che:

"E' degli ultimi mesi del 2003 la scoperta di un basamento, strettamente connesso alla fontana medesima (Meta Sudans) ed interpretato come compitum. Le indagini si sono concluse nel dicembre 2003 riportando completamente alla luce questo complesso monumentale, carico di valenze simboliche e topografiche. Questa scoperta ha reso più evidenti il significato e la forma della fontana flavia: è chiaro che essa ripropone un preciso ricordo, che ne è anche modello ispiratore, anche se in scala decisamente molto più grande."

La sua parte inferiore era costituita da un podio (2.80 x 2.38x1.40), fiancheggiato da lastre di travertino, accessibile da quattro gradini in marmo. Di fronte a questi passaggi e lungo uno dei lati si trovano blocchi di basalto appartenenti a strade o piazza.
Sulla parte posteriore del podio era una cella, più larga che profonda (2,38 x 1,56). Di fronte due colonne sostenevano un tetto. Il santuario venne abbandonato quando fu costruita la Domus Aurea.

Su un frammento di un marmo architrave è stata trovata un'iscrizione da 5 a.c., dove si citano i magistri Vici Compiti Acili, menzionati anche in un'iscrizione su un frammento di un altare marmoreo datato 3/4 d.c..

Il Compitum Acilii era secondo alcuni era locato nell'intersezione del Vicus Cuprius e un'altra strada che correva a nord-est, su e attraverso la Carinae. Questo compito è menzionato due volte. Vicino al Toro del Tigillum (Hemerol Arv. Ad Kal. Oct. = CIL VI.32482) e un negozio acquistato dallo Stato per Archagathus, il primo medico greco venuto a Roma nel 229 a.c. (Gas NH XXIX.12, cfr Mommsen, Münzwesen 632).

LARES (FORSE PRAESTITES)

COMPITUM VESTAE

- Un terzo compito potrebbe essere una struttura posta contro la parete esterna dell'atrio Vestae, a ovest dell'ingresso. La sovrastruttura poggia su due colonne che si alzano da un podio. Questo edificio può essere stato costruito nel II sec. d.c. e ricostruito nel III, come indicato da timbri in mattoni e la decorazione architettonica. A questa struttura entrambi Lanciani e Coarelli vorrebbero relazionare un'iscrizione trovata nel Forum che registra la ricostruzione della regionis VIII Vico Vestae del 223 d.c. Coarelli lo considera il sacello dei Lares Praestites.

A Roma e nell'impero vi erano diversi culti dei Lares, sicuramente preromani e molto arcaici. Vi erano i Lares viales, protettori delle strade, e Lares permarini, cui era affidata la custodia sulle vie del mare; e in tutela dei campi di battaglia erano posti i Lares militares.

Come poi ogni fondo privato aveva il suo Lare, così ebbe i suoi Lari anche il territorio dello stato: essi si trovano invocati, nell'antico carme arvale (v. arvali), insieme a Marte, da cui s'implorava la prosperità delle campagne. 
A questi Lari dello stato, designati col nome di Lares Praestites, fu consacrato, in summa Sacra Via, un tempio (aedes Larum), che fu poi restaurato da Augusto e il cui giorno anniversario si celebrava, da Augusto in poi, il 27 giugno. L'aedes Larum poteva essere comunque uno spazio con un compitum che accoglieva le statue dei Lares Praestites.



COMPITUM IUGARIUS

Infine, viene riportata la scoperta di un compitum sull'incrocio tra Vicus Iugarius e una
via secondaria. Non è stato pubblicato su di esso ancora nulla di sostanziale. Di esso possediamo solo un'immagine che mostra una stanza chiusa, che ricorda il Compitum Acilium.



COMPITUM ALIARIUM

Il Compitum Aliarium secondo le iscrizioni venne posto all'incrocio di due o più strade di una località sconosciuta, che è menzionata però in 4 iscrizioni (CIL VI.4476, 9971, 33157; BC 1913, 81). Qualcuno vi riconosce un'allusione all'aglio, alium, ma non ve ne è alcuna certezza.



COMPITUM CONCORDIA

Un'edicola con la statua bronzea della Concordia eretta dall'edile Gneo Flavio nel 304 a.c. nella Graecostasi, in area volcanale, presso il tempio della Concordia. venne distrutto quando detto tempio venne ampliato. 

Gneo divulgò il testo delle formule procedurali, lo Ius Flavianum, sino ad allora privilegio dei patrizi, che costituì il primo nucleo del Diritto romano. Successivamente pubblicò il calendario dei fasti, ovvero dei giorni in cui era consentito stare in giudizio, ad evitare che il popolo fosse costretto ad interpellare i sacerdoti per conoscerli.

Fece edificare il compito auspicando la Concordia coi patrizi adirati con lui da queste pubblicazioni. Il senato però non gli votò l'edificazione per cui Gneo si servì dell'ammontare delle multe per usura pagate dai nobili romani per sovvenzionare l'edicola.



COMPITUM FABRICIUM

Compitum Fabricium: evidentemente all'incrocio tra il vicus Fabricius (CIL VI.975) ed altre strade, dove esisteva anche un lago. Si trovava presso le Curiae Novae (Fest. 174, il nuovo santuario delle curie menzionato da Festo, visto che le vecchie Curie erano diventate troppo piccole per l'uso), posto probabilmente sulle pendici occidentali del Celio.

Si dice si chiamasse così (Placidus 45, Deuerl.) per il fatto che venne donata una casa a Fabrizio in cambio della liberazione di certi prigionieri romani. Il Fabricius in questione si riferisce probabilmente all'ambasciatore di Pirro nel 278 a.c.. (cf. Cic. Brut. 55). 

Il vicus Fabricii è conosciuto solo attraverso la Base Capitolina, anche nota come Base dei Vicomagistri, è il basamento marmoreo di una statua dedicata all'imperatore Adriano dai vicomagistri nel 136 d.c. di fondamentale importanza per la ricostruzione della topografia dell'antica Roma, in quanto su di esso è riportato l'elenco dei vicomagistri dedicanti, suddivisi ciascuno per il vicus di competenza.Rinvenuta sul Campidoglio nel XV secolo, è conservata presso i Musei capitolini. La base capitolina, era posta nell'ultima strada della Regio I (RE VI.1930; HJ 201).


COMPITUM PASTOR                                             

Nel compito era rappresentata la statua di un mandriano o di un pastore che evidentemente rappresentava una divinità.

HERMES CRIOFORO
Sappiamo che diverse divinità pagane vennero rappresentate con un ariete od altro animale sulle spalle. L'immagine a lato ad esempio è Hermes criforo (Mercurio portatore di ariete).

D'altronde Hermes, come Apollo, sono due divinità delle greggi già dal VI sec. a.c., raffigurati già coll'animale sulle spalle. Secondo il mito Apollo allevava un armento di buoi, detti "i buoi del Sole", che del resto Hermes rubò e i compagni di Ulisse pure.

E' lecito pertanto pensare che il pastore fosse un Dio della pastorizia, come del resto era Fauno. Ma anche Mitra compare con l'ariete sulle spalle, che appunto non è un agnello come appare invece nell'iconografia cristiana, ma è un vero e proprio ariete  che comunque anche in età romana alludeva come segno zodiacale all'avvento della primavera e all'inizio dell'anno (nelle epoche più antiche).



COMPITUM S. OMOBONO

Negli scavi dell'area di S. Omobono è emersa l'esistenza di un culto con un'ara, ma senza edificio templare. Si pensa trattarsi di un'edicola sacra, cioè di un compitum che del resto è citato da Plinio.



COMPITUM MONS OPPIUS

Il compito è citato in modo molto generale e se conosce solo la vaga ubicazione. Alcuni sostengono trattarsi dello stesso compito Aliarum, ma la cosa è dibattuta.



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