TERME STABIANE (Pompei)





Le Terme Stabiane sono bagni termali che prendono il nome dalla Via Stabiana che le corre accanto e vennero scoperte i primi dell'ottocento, e poi scavate tra il 1853 e il 1858. Nelle terme i romani non solo si prendevano bagni, ma si discuteva di politica, di processi, di battaglie, di donne, di gladiatori e di teatro, ma soprattutto era il salotto cittadino dove si commentavano i fatti del giorno.

Negli scavi colpì immediatamente l’assenza dei pregiati rivestimenti marmorei, forse asportati nei giorni seguenti all’eruzione dai sopravvissuti tanto più che i pezzi marmorei vennero usati per pavimenti fatti a spezzoni, e ne dettarono la moda, o vennero macinati per fare stucchi marmorini, anch'essi molto di moda.

RICOSTRUZIONE
Sembra però che l’imperatore Tito avesse nominato dei Curatores Restituendae Campaniae per il recupero dei materiali pregiati rimasti sotto le macerie, per cui anche questi avrebbero potuto effettuare la spoliazione, che in ogni caso non fu postuma come per gli infiniti marmi romani ma coeva, e quindi effettuata dagli stessi antichi.


Queste terme sono le più antiche di tutta Pompei, in quanto il nucleo più antico risale all'età sannitica, vale a dire al IV sec. a.c., ed era in origine costituito dalla palestra porticata collocata nel cortile, da celle con bagni singoli e da un pozzo quadrangolare, che sembra essere il pozzo più antico della città.

Codesto pozzo era molto profondo, per cui l’acqua veniva attinta per mezzo di una ruota idraulica azionata a mano da uno schiavo. L’acqua veniva raccolta poi in un serbatoio e successivamente incanalata nelle vasche e nelle caldaie delle Terme Stabiane.

Le terme attuali, così come le vediamo oggi, non sono in realtà quelle originali, perchè divennero oggetto di un totale rifacimento nel II sec. a.c., per ordine dei duumviri Caius Iulius e Publius Aninius che, come era in uso tra i romani, monumentalizzarono la città all'uso romano, ricostruendo la palestra, il triportico e aggiungendovi un laconicum e un destrictarium. Perfino le colonne doriche in tufo del triportico, dopo il 62 d.c. , furono pesantemente stuccate tanto da apparire piuttosto tozze.




LE FASI DELLA COSTRUZIONE

- I - II - III - Fase: l’edificio era più piccolo di quello oggi visibile. Le due principali strutture erano una piccola palestra sulla quale affacciavano poche stanze con un corridoio antistante, e una casa privata nel lato sud-occidentale, aggiunta alle terme in età repubblicana e dove poi sorgerà la piscina.

- IV - Fase: (seconda metà II sec a.c.): viene costruito il peristilio e gli impianti termali divisi tra uomini e donne. Il tepidarium maschile venne utilizzato come apodyterium (spogliatoio) e vi fu messo un orologio solare.

- V - Fase: (deduzione coloniale): furono aggiunti il laconicum e un destrictarium (sala per detersione).

- VI - Fase: (fine I sec. a.c.): il destrictarium fu tolto, fu aggiunta una vasca per bagni freddi nel settore dello spogliatoio femminile e il laconicum maschile fu convertito in frigidarium.




DESCRIZIONE
E' nell’80 a.c., quando la città divenne colonia romana, che le Terme Stabiane ebbero comunque l'assetto attuale, con una forma trapezoidale per la presenza di una casa vicina di cui restano le tracce di un muro divisorio nella zona della piscina.

Solo nel II secolo a.c. però vi furono introdotte le intercapedini per il riscaldamento dei locali, attraverso un livello inferiore che aveva delle suspensurae che sostenevano il piano di calpestio. Il riscaldamento delle pareti avveniva invece tramite la concameratio, ovvero un’intercapedine composta da tegulae mammate che distanziava la parete interna dal muro esterno.

Le tegule mammate (Plinio il Vecchio) erano delle piastre con protuberanze usate come isolante per impedire che l'umidità si sviluppi sulle pareti. Le piastre dovevano coprire il muro in tutta la loro altezza, impermeabilizzate con pece all'interno. Inoltre venivano lasciati gli sfiati nella parte superiore e inferiore della parete per garantire il rinnovo dell'aria.

LO SPOGLIATOIO
L’ingresso alla struttura affaccia su via dell’Abbondanza, nei pressi del monumento, il tetrastilo degli Holconii, dedicato dai due fratelli (che avevano restaurato il teatro). Sul lato ovest della palestra vi è una grande piscina separata dalla palestra attraverso un piccolo muro. La natatio è affiancata da due ambienti, dove, come usava del resto pure tra gli etruschi, la gente si spogliava e si lavava con acqua raccolta in bacini per non sporcare la piscina.

Questi due vani sono decorati con stucchi eseguiti dopo il terremoto del 62 d.c., quando si sviluppò l’ultima fase edilizia di Pompei, e sopra la volta d’ingresso ai due ambienti è effigiato Giove assiso in trono con lo scettro e un’aquila poggiata su un pilastrino.

Nell'ingresso e nella palestra si conservano infatti raffinate decorazioni in stucco policromo, di poco anteriori all'eruzione del 79, con soggetti figurati e mitologici di 'quarto stile': fatto di calce e calcite, lo stucco resisteva all'umidità.

NELLE TECHE LE VITTIME DEL TERREMOTO
L’impianto termale vero e proprio era diviso nel settore maschile e in quello femminile, assolutamente non comunicanti e separati da un praefurnium formato da tre caldaie. Il settore maschile occupa tutto il lato sud delle terme e vi si accedeva attraverso una porta sul lato sud-est del portico. Dopo l’ingresso vi era un vano coperto da volta a botte finemente stuccata, alla destra del quale si aprivano delle piccole stanze che in origine dovevano avere un’uscita, poi murata, su Via dell’Abbondanza.

Il settore femminile è più piccolo come dimensioni rispetto a quello maschile e non absidato. Tra il settore femminile e l’uscita di Via del Lupanare si hanno dei piccoli ambienti, alcuni dei quali sotterranei, che svolgevano la funzione di servizio o erano gli ambienti ristretti dell’impianto primitivo.

I clienti potevano spogliarsi nell’apodyterium (spogliatoio) e lasciare gli abiti in apposite nicchie situate alle pareti. Il frigidarium aveva invece una forma circolare e una volta a cupola dipinta di blu che mimava un cielo stellato. Le pareti erano affrescate con scene di giardini verdeggianti. Al centro del vano era allocata una vasca dove l’acqua cadeva da un'altra fontana più in alto, posta in una nicchia sulla parete. Si pensa che in età sillana ci fosse un laconicum per i bagni d’aria calda prodotta dalla presenza di bracieri.
I MERAVIGLIOSI STUCCHI DELLA VOLTA

Sia l’apodyterium sia il frigidarium che il tiepidarium non erano ancora in funzione al momento dell’eruzione, forse a causa dello sciame sismico precedente il 24 agosto del 79 d.c., mentre il calidarium disponeva di una vasca per il bagno caldo e tutto l’ambiente era illuminato da un foro situato in un’abside. 
Viceversa la sezione femminile, locata sul lato nord, era in buono stato. Essa mancava del frigidarium sostituito da una vasca per i bagni freddi. Un corridoio potrebbe essere il destrictarium (dove ci si detergeva) sillano di questo settore.

Il primo ambiente che però s’incontrava era l’apodyterium cui in origine si accedeva solo attraverso due stretti corridoi che collegavano le terme con Via del Lupanare e Via Stabiana. L’apodyterium è sicuramente l’ambiente meglio conservato di tutto il settore femminile con un’elegante e semplice decorazione parietale.


Il calidarium aveva un bacino di marmo, detto labrum, ritrovato in ottimo stato di conservazione. Qui l’aria calda arrivava attraverso un piccolo spazio su cui vi è un semicilindro di bronzo il cui piano base è più basso, anche se di poco, di quello del bacino.

Le terme avevano anche un sovraintendente che occupava un ambiente a nord-est dell’area della palestra sulla quale si affacciava attraverso una finestra. Per difendersi dal freddo il sovraintendente usava un braciere donato da Marcus Nigidius Vaccula discendente da una ricca famiglia che possedeva un’industria del bronzo nella città di Capua.

C'era anche una latrina situata nei pressi dei primi piccoli bagni, fornita di fognatura a cui era allacciata. Sotto la piscina è ancora possibile vedere un vano scavato nel tufo che in molti ritengono essere una tomba arcaica. Qui vi passava anche una strada che metteva in comunicazione con il Foro e Via Marina.

A nord di questa strada si costruirono delle abitazioni in una zona extra pomerium, fuori della zona sacra, visto anche la presenza della tomba. La strada poi scomparve nel IV sec. a.c. quando furono costruiti i primi spazi della finestra e la tomba fu trasformata in un deposito il cui pavimento fu rifatto nel III sec. a.c., conseguenza dello sviluppo urbanistico di Pompei intorno al Foro.

All’uscita dalle terme, all’incrocio tra Via Stabiana e Via dell’Abbondanza, era situato un arco quadrifronte in laterizio con base un pilastro a sorreggere la statua loricata di Marcus Holconius Rufus, ora conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L'epigrafe ricorda:

M(arco) Holconio M(arci) f(ilio) Rufo
trib(uno) mil(itum) a popul(o) IIvir(o) i(ure) d(icundo) V
quinq(uennali) iter(um)
Augusti Caesaris sacerd(oti)
patrono coloniae [CIL X 830]

Marcus Holconius Rufus fu sicuramente il personaggio più importante della storia di Pompei. Vissuto in età augustea, fu, infatti, duumviro, quinquennale, patronus coloniae, tribunus militum a populo sacerdos Augusti.


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