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TERME DI ANTONINO (Cartagine)


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Le terme di Antonino sono uno stabilimento termale romano di Cartagine, in Tunisia, di età imperiale, il più vasto delle province africane. Sembra che in città vi fossero una decina di edifici termali e solo di una conosciamo il nome, Gargillus, ma non ne conosciamo l'ubicazione.

Queste terme furono costruite tra il 145 e il 162, a seguito di un grande incendio che aveva devastato buona parte della città. La costruzione iniziò sotto il regno dell'imperatore Adriano e fu completata sotto Antonino Pio. 

Sembra che le terme siano state volute dall'imperatore Antonino ma pagate dai ricchi privati per il famoso fenomeno di evergetismo che spingeva chi volesse fare carriera politica a ottenere consensi mediante elargizioni di monumenti o restauri di essi. Oggi saremmo ben felici di un comportamento simile.

PLANIMETRIA DELLE TERME (INGRANDIBILE)
I resti delle antiche terme si estendono per una lunghezza di oltre 200 m lungo la costa, a sud-est del sito archeologico e presso il Palazzo presidenziale di Cartagine, ai piedi dell'attuale collina di Borj Djedid, che in epoca romana ospitava un importante santuario di Serapide, scoperto nel XIX secolo, e una scala monumentale in marmo, distrutta invece nel XX secolo.

Erano le terme in cui andava ad immergersi anche il giovane Agostino di Ippona durante la sua permanenza a Cartagine. Disse che gli ricordavano Dio, perché solo Dio avrebbe potuto guidare la mano di un uomo con sapienza tale da poter costruire tanta magnificenza.  

Secondo Alexandre Lézine, vi lavorò un architetto da Roma, utilizzando maestranze locali, come proverebbe la mescolanza di opera africana e opera mista nelle murature e l'uso del cubito punico e del piede romano come unità di misura.

Lo spazio pianeggiante, delimitato ad est dalla collina e a nord da un altro rialzo del terreno, in epoca romana era più ristretto a causa di una zona paludosa, oggi scomparsa. Il mare ha comunque invaso parte della costa alzandosi di circe 50 cm per cui alcune parti dell'edificio antico, come la piscina, sono oggi sommerse.



DESCRIZIONE

Oggi possiamo vedere solo il pianterreno della costruzione occupata dai depositi, dai magazzini, dalle caldaie a forno, ecc. Le terme propriamente dette si sviluppavano al primo piano, oggi crollato da entrambi i lati lungo un asse che ha diviso lo spazio in due parti uguali e simmetriche.

Lungo il parco delle terme si può scoprire la disposizione urbana di Cartagine con i suoi isolati, una basilica d'epoca bizantina con battistero, una cappella funeraria e una casa molto bella a peristilio, seppur di modeste dimensioni. L'area del parco e delle terme di Antonino è uno dei complessi più interessanti del sito di Cartagine.

Si accedeva da porte laterali alla costruzione che si estendeva su quattro isolati cittadini, occupati in precedenza da un quartiere di abitazione, distrutto da un incendio, con i modelli architettonici già sperimentati a Roma. 

Il padiglione centrale aveva una superficie tra i 18.000 e i 19.000 m², su un totale di circa 35.000 m². Sui tre lati era presente un portico ad arcate che delimitava uno spazio libero circostante il padiglione, in proporzione piuttosto ristretto. 


Del padiglione centrale resta visibile il sottosuolo, con pochi resti dell'elevato e frammenti di mosaici. Probabilmente era diviso in tre parti: i lati, interpretati come riservati a uomini e donne, con sale centrali in comune. Sette ambienti erano a pianta ottagonale.

Da entrambi i lati, diverse stanze di servizio attorniavano le palestre utilizzate per gli esercizi ginnici.
Sui lati, i percorsi raddoppiati comprendevano:

- gli spogliatoi (apodyteria),
- il frigidarium, una grande sala di più di 1.000 m², con volta sorretta da otto colonne in granito di 1,45 m di diametro, con vasche ai quattro angoli. Era coperta da una volta di una trentina di m d'altezza, una delle più vaste dell'Impero romano. Era circondato da due palestre per gli esercizi ginnici; in quella posta a nord, una delle colonne è stata ricostruita e collocata nella sede originaria. Solo il capitello corinzio, alto 1,80 m, pesa da solo oltre 4 tonnellate,
- il tepidarium, (vasche ad acqua tiepida),
- la grande piscina aperta sul mare, lunga 49 m per 6 m di larghezza,
- la sala per le frizioni (destrictarium, dove ci si poteva far strofinare la pelle dagli schiavi,
- la sauna (laconicum), calda e secca,
- la palestra, spazio destinato agli esercizi sportivi, di forma quadrata e abbastanza ristretto in proporzione, a causa della carenza di spazio disponibile,
- un ginnasio, dove i giovani praticavano esercizi atletici.
- sul lato sud, un piccolo vano ottagonale presenta due gallerie concentriche con volte di pietrisco; alle pareti sono mensole scolpite con foglie d'acanto, resti di iscrizioni e un capitello istoriato, detto «degli Anguipedi »: su ognuna delle quattro facce figura un Atlante dai piedi a forma di serpente, sugli spigoli una piccola figura alata con testa di drago, simbolo delle forze del male che rinascono continuamente;
- Le latrine erano collocate in modo sparso, avevano una pianta semicircolare e ciascuna poteva contenere da 80 a 100 sedili in marmo.

 
All'approvvigionamento d'acqua provvedeva l'acquedotto di Zaghouan, costruito sotto l'imperatore Adriano, che assicurava a Cartagine l'arrivo ogni giorno di circa 30.000 metri cubi di acqua dal Djebel Zaghouan. Il sistema di distribuzione interna dell'acqua è andato perduto a causa delle distruzioni dell'edificio.

Gli ambienti di servizio sotterranei sono relativamente ben conservati, con le fornaci rimesse in luce durante gli scavi, e con il sistema di smaltimento delle acque utilizzate o piovane, che finivano direttamente nel mare per mezzo di canalette di scolo di cui sono state viste le tracce.

L'accesso avveniva da quattro porte, due aperte sulla spianata (dal lato del parco attuale) e una su ciascuno dei prospetti laterali. Alcuni ambienti sul lato nord dell'edificio hanno funzioni discusse: ninfeo o spazio con docce. La facciata verso il mare aveva comunque un carattere monumentale, con quattro scalinate per l'accesso del pubblico.



L'ABBANDONO

L'edificio fu danneggiato da un terremoto nel IV secolo e subì interventi di riparazione tra il 388 e il 392. Alcune volte del frigidarium crollarono alla fine del IV secolo o all'inizio del V.

I sotterranei di servizio del calidario furono occupati da un'officina di vasaio verso il 530, ma le terme continuarono ad essere utilizzate in epoca bizantina, sebbene in spazi più stretti. L'abbandono definitivo delle terme risale all'anno 638.

In seguito le rovine delle terme furono utilizzate come cava di materiale da costruzione: addirittura è stato rinvenuto un impianto per la segagione dei blocchi di marmo da reimpiegare all'interno delle stesse terme. I marmi dello spoglio furono riutilizzati non solo nella vicina Tunisi, ma anche a Pisa e a Genova, e perfino a Canterbury.



GLI SCAVI

Il complesso monumentale fu identificato agli inizi del XIX secolo e fu riportato in luce dagli scavi condotti da Alexander Lézine e da Gilbert Charles-Picard tra il 1944 e il 1956. Nel corso degli scavi sono stati rinvenuti molti frammenti di marmo, sia bianco e colorato (marmo verde e marmo rosa di Numidia, marmo giallo antico e porfido rosso antico). basi e capitelli erano in marmo bianco proconnesio o pentelico.

Si conservano i fusti di colonna scanalati del ginnasio e lisci in granito rosa del frigidarium. Il rivestimento del calidarium era in marmo giallo antico ed il frigidarium era pavimentato con lastre di marmo. Sono stati rinvenuti elementi di opus sectile di rivestimento e mosaici a motivi geometrici. Altri mosaici decoravano le volte del tepidarium.

Si conservano un soffitto cassettonato, un grande blocco di fregio-architrave con iscrizione e con soffitto decorato e diversi capitelli corinzi. Resta pochissimo delle sculture, solo due erme in scisto nero con teste della metà del II secolo, ritratti in marmo di Costanzo II, di Antonino Pio, di Geta, di Faustina maggiore e Faustina minore.


Una delle colonne del frigidarium è stata rialzata in opera (anastilosi, tecnica di restauro con cui si rimettono insieme, elemento per elemento, i pezzi originali di una costruzione andata distrutta, per esempio dopo un terremoto) da un'équipe tunisina nel quadro della campagna internazionale dell'UNESCO (1972-1992). L'anastilosi di tre colonne può dare un'idea dell'altezza del piano nobile.

La colonna aveva un'altezza di 12,50 m e pesava circa 60 tonnellate e il suo capitello misurava circa 1,80 m per un peso di 8 tonnellate. In seguito Jacques Vérité ha riconosciuto la facciata rivolta al mare come quella principale del complesso, dopo le indagini sul fronte marittimo della città condotti da Friedrich Rakob.

Nelle Terme c'erano svariate raffigurazioni musive delle quali molte sono andate perdute: ad oggi si possono ammirare dei mosaici bicromi con figure geometriche. 


BIBLIO

- Jacques Vérité - Thermes d’Antonin. Anastyloses au frigidarium, rapport technique n°4 - éd. Unesco - Paris - 1985 -
- Alexandre Lézine - Carthage-Utique. Études d’architecture et d’urbanisme - CNRS - Paris - 1968 -
- Alexandre Lézine - Les thermes d’Antonin à Carthage - Société tunisienne de diffusion - Tunis - 1969-
- Abdelmajid Ennabli, Hédi Slim - Carthage. Le site archéologique - Cérès - Tunis - 1993 -
- Hédi Slim e Nicolas Fauqué - La Tunisie antique - De Hannibal à saint Augustin - éd. Mengès - Paris - 2001 -
- Yvon Thébert - Thermes romains d’Afrique du Nord et leur contexte méditerranéen  - École française de Rome - Rome - 2003 -



TERME DI NERONE (Pisa)


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Più comunemente chiamate Bagni di Nerone, sono un sito archeologico del centro della città di Pisa, l’unica testimonianza ancora visibile della Pisa di età romana, situati presso Porta a Lucca, a poca distanza dalla piazza del Duomo, a nord della città, in prossimità di via Contessa Matilde e la S.S. del Brennero che conduce a Lucca. 

Dalla Porta a Lucca si accede Largo del Parlascio, dove si trovano i Bagni di Nerone, con l'antico rudere romano. Si tratta degli scavi di un edificio termale romano, detto a partire dal medioevo "di Nerone", ritenendolo parte di un suo immaginario palazzo, i cui resti si trovano al di sotto dell'odierno livello stradale.

PORTA A LUCCA

Il complesso ha un paramento in opus vittatum mixtum, risalente pertanto alla fine del I secolo d.c. (sotto Domiziano 81-96), quando andava in voga questa tecnica, che alternava i filari in laterizio a blocchi di pietra, in genere tufo. 

LA POSIZIONE
Nel secolo successivo l'edificio venne trasformato, come riferisce un'epigrafe (CIL XI, 143, oggi al Museo nazionale di San Matteo) che cita la famiglia dei Veruleii Aproniani, rinomata per il possesso di terreni e di fabbriche ceramiche, e finanziò il rifacimento dell'edificio Lucio Venuleio Aproniano Prisco.

Questi era il patrono della Colonia Pisana, nonchè console di Attidium (città romana nei pressi di Fabriano),  che nel 92 d.c. costruì l'acquedotto di Caldaccoli, che portava l'acqua dalla sorgente termale di calidae aquae (Caldaccoli), nei pressi di San Giuliano Terme, alle terme di Pisa, conosciute nel medioevo come Bagni di Nerone.

Venuleio Aproniano avrebbe fatto edificare anche la conserva sotterranea di Corliano, della Villa di Corliano, con piscine limarie e fistula acquaria in terracotta ancora oggi funzionante; in seguito avrebbe rivestito numerose cariche al tempo degli Antonini.
Dal XVII secolo tutta l'area fu privatizzata, il terreno venne privatizzato e vennero costruiti alcuni divisori per gli orti, mentre le terme vennero restaurate per volere del granduca di toscana Cosimo III.
 
RICOSTRUZIONE DELLE TERME


DESCRIZIONE

La parte meglio conservata delle terme è la sudatio laconicum (da cui alcuni paesi islamici hanno tratto l'Hammam o bagno turco) con vari bacini per i bagni in acqua calda e i bagni di vapore, un sistema di riscaldamento per mezzo di aria calda circolante sotto il pavimento e attraverso le pareti, l'ipocausto, mentre il pavimento era formato da uno strato di calcestruzzo, che poggiava su pilastri di mattoni (suspensura) in uno spazio cavo destinato alla circolazione dell'aria calda. 

Il laconicum era composto da una sala ottagonale absidata, con una copertura a cupoletta traforata, in parte restaurata. Sono poi visibili i resti delle mura della palestra, uno spazio per gli esercizi ginnici circondati da ambienti di servizio per le attrezzature e da sale per conferenze e biblioteche. 


Inoltre sono visibili i resti dell'apodyterium, il vestibolo principale per l'ingresso e l'uscita nei bagni pubblici, costituito da un ampio spogliatoio con cabine o scaffali di legno o in muratura, e talvolta da semplici nicchie nelle pareti, dove i cittadini riponevano i vestiti e altri oggetti personali durante la permanenza nell'impianto termale e solo due pareti del tepidarium destinato ai bagni in acqua
tiepida.

Si riconoscono, a seguire, ulteriori ambienti, come ad esempio il destrictarium, la sala per le frizioni dove ci si poteva far strofinare la pelle dagli schiavi con oli profumati, pavimentato con lastre di calcare ammonitico proveniente dai Monti Pisani.

L'acqua arrivava dal vicino Auser (oggi fiume Serchio) e dall'antico acquedotto romano di Caldaccoli che portava l'acqua dalla sorgente termale della località di Caldaccoli, conosciuta col nome di calidae aquae, nei pressi di San Giuliano Terme, alle terme di Pisa. L'edificio doveva essere rivestito di marmi di cui sono stati rinvenuti molti pezzi e ornato alcune sculture, in parte ritrovate.



GLI SCAVI

Gli scavi archeologici in zona iniziarono nel 1881 a cura del paleografo ed archeologo Clemente Lupi. I lavori proseguirono solo nel 1938, vennero abbattute alcune case intorno, e l' area venne recintata per salvaguardarne i resti. Gli scavi ripresero dal 1943 al 1949, e il complesso venne restaurato.
Nel 2007 è stata sostituita la cupola di copertura a causa dei danni che gli agenti atmosferici avevano esercitato.

Nell'estate del 2017 sono stati eseguiti nuovi scavi per comprendere meglio gli ambienti termali, investigando soprattutto il terreno tra le terme e le mura, scoprendo ulteriori murature romane e i resti della casa della Gabella addossata alle mura in corrispondenza della porta del Parlascio che introduceva sia al centro religioso (Piazza del Duomo), che al centro politico (Piazza delle Sette Vie) della città.


BIBLIO

- Garrett G. Fagan - Bathing in Public in the Roman World - Ann Arbor - University of Michigan Press - 2002 -
- Giovanni Nistri - San Giuliano, le sue acque termali e i suoi dintorni - Pisa - Fratelli Nistri - 1875 -
- M. Pasquinucci e S. Menchelli - Pisa: le Terme “di Nerone” - Pontedera - Bandecchi e Vivaldi - 1989 -
- Antonio Campus - Il complesso delle Terme ‘di Nerone’ a Pisa - Studi Classici e Orientali - LXII - Pisa University Press - 2016 -

 


TERME DI EGNAZIA (Puglia)


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I RESTI DI EGNAZIA

Egnazia (o Egnathia, o Gnazia o Eγνατία) è un'antica città della Puglia di cui oggi rimangono preziose vestigia, nei pressi di Savelletri di Fasano. Essa fu un importante centro dei Messapi posto ai confini con la Peucezia (abitata appunto dai Peuceti, una delle tre tribù degli Iapigi) a nord, lungo la cosiddetta soglia messapica.

Quest'ultima è una depressione carsica che divide le subregioni pugliesi della Murgia (Valle d'Itria) dal Salento (Alto Salento) correndo lungo la linea sud-ovest/nord-est attraverso la città di Taranto sul mar Ionio, fino al mar Adriatico. 

I Messapi (Messapii) erano una tribù iapigia che nell'antichità classica occupava un territorio corrispondente a buona parte dell'attuale Salento (penisola salentina, il tacco dello stivale italiano). 

RICOSTRUZIONE GRAFICA DELLE TERME (By https://www.katatexilux.com/)

La soglia messapica è caratterizzata dalla presenza di alture, trulli, specchie (antiche vedette ottenute per sovrapposizione a secco di lastre calcaree provenienti dallo spietramento a mano dei soprasuoli murgiani e salentini) gravine (incisioni erosive profonde anche più di 100 metri, molto simili ai Canyon, scavate dalle acque meteoriche nella roccia calcarea), grotte e corsi d'acqua sotterranei con paesaggi di selvaggia bellezza. 

Egnazia in lingua messapica era chiamata Gnathia, mentre dai Romani fu chiamata Egnatia o Gnatia e dai Greci Egnatia o Gnàthia.

Il toponimo romano Egnatia deriva dal fatto che il suo porto veniva principalmente utilizzato per raggiungere l'inizio dalla Via Egnatia (o Via Ignazia), l'antica strada di comunicazione della Repubblica romana che congiungeva l'Adriatico con l'Egeo e il Mar Nero, la cui realizzazione ebbe inizio nel 146 a.c., su ordine del proconsole di Macedonia Gaio Ignazio, dal quale entrambi i toponimi originano.

RICOSTRUZIONE GRAFICADELLE TERME (By https://www.katatexilux.com/)

Citata da Plinio, Strabone ed Orazio, che la ricorda in una Satura in cui narra il suo interessantissimo viaggio da Roma a Brindisi, Egnazia si trova ora in provincia di Brindisi (vicino al confine della provincia di Bari) e pochi chilometri più a nord di Savelletri di Fasano.

Fasano è l'antico Fajano, fondato nel 1088 da una parte della popolazione che aveva abbandonato le rovine di Egnazia, uno dei centri più importanti posti sull'antica via Traiana con il suo importante porto.

Il centro d'Egnazia è uno dei più interessanti siti archeologici della Puglia; per i molteplici ritrovamenti di un particolare tipo di ceramica che ha dato il nome ad uno stile decorativo di ceramiche del IV e III secolo a.c., chiamato "stile di Gnatia", una decorazione a fondo con vernice nera, decorata in bianco, giallo ocra e rosso paonazzo.

RICOSTRUZIONE GRAFICA DELLE TERME (By https://www.katatexilux.com/)

Questi ultimi colori, applicati al nero sopra il nero già esistente e già cotto, sono fissati da una seconda cottura del vaso. Ignazia non fu certamente il principale centro di produzione di tale ceramica di cui si ignora il centro principale di produzione.

Le strutture edilizie egnatine sembrano conservare ancora l'impronta di carattere della magna-grecia nell'uso di blocchi e lastroni. Ma quando subentrano i romani e Marco Vipsanio Agrippa ottiene dall'imperatore Augusto il patronato della città, questi, braccio destro di Ottaviano, diventa promotore di imponenti realizzazioni di edilizia pubblica che dovevano contribuire ad accrescere il consenso dei cittadini nei confronti di Ottaviano ma pure ripagare i cittadini dell'appoggio dato nel corso della guerra civile.

A questa fase risalgono i grandi monumenti romani, tra cui il criptoportico, il porto, la basilica civile, la piazza trapezoidale, l'anfiteatro, e le terme pubbliche. Agrippa elaborerà personalmente il progetto delle terme che verranno poi nel tempo modificate e abbellite.

RICOSTRUZIONE GRAFICA DELLE TERME (By https://www.katatexilux.com/)

LE TERME

Nella costruzione delle terme pubbliche venne adottata la tecnica dell'opus vittatum mixtum, come si vede nei setti murari delle terme di Egnazia; tale tecnica realizzata consiste nell'applicazione di porzioni di cortina in tufelli alternati a laterizi ordinatamente sovrapposti e legati da malta. 

I tufelli sono ben squadrati a formare delle file orizzontali di opera quadrata molto precisa a volte regolarizzata dalla malta oppure da qualche raro inserto di tegole rotte. Le palmette a stucco emerse negli ultimi scavi hanno testimoniato la raffinatezza delle terme di Gratia.

Ma le terme, munite di calidarium tiepidarium piscina natante e pure laconicum (corrispondente alla nostra sauna) erano anche arredate da nicchie, vasche di marmo, statue, mosaici, bracieri in bronzo, sedili e salottini.

VASO STILE GNATIA

IL PROGETTO MUSEALE

Sito geografico: Egnazia
Tipo di progetto: Progetto nazionale di valorizzazione e comunicazione di un sito archeologico
Laboratorio: Eva Pietroni
Partner: l'Università di Bari, Altair

"Esiste a tutt'oggi un Progetto di valorizzazione e comunicazione delle Terme di Egnazia (BA) realizzato dal CNR ITABC nel 2015 in collaborazione con l'Università di Bari e lo spin-off Altair, finalizzato alla ricostruzione 3D del complesso termale nel III sec. d.c. e l'implementazione di una applicazione consultabile su tablet a supporto dell'esperienza di visita. 

L'applicazione, implementata su sistema operativo Android su richiesta del museo di Egnazia che fornisce i tablet ai visitatori, consente di accedere alla narrazione di come funzionava lo spazio termale antico e di come esso è stato trasformato dagli interventi di riutilizzo che si sono susseguiti nel tempo. 

In alcuni punti di vista specifici è possibile paragonare e sovrapporre l'immagine attuale con la ricostruzione dello spazio antico, regolando la trasparenza dell'una rispetto all'altra e vivendo così un'esperienza di realtà aumentata. 

Alcuni filmati in computer grafica, con commento audio, illustrano invece i singoli ambienti, il loro utilizzo nel percorso termale ed il loro funzionamento in termini di tecniche costruttive."



La Repubblica
di ANTONIO DI GIACOMO (Fonte)

Archeologia, Egnazia raddoppia e stupisce: aprono terme e acropoli dell'Atlantide di Puglia.
Da venerdì il parco svela aree inesplorate tra percorsi innovativi e visite virtuali con il tablet: sarà la tecnologia a restituire grazie alle ricostruzioni in 3D il senso della vita quotidiana nella città di Gnatia.

Un'altra Egnazia. Come non l'avete mai vista. L'Atlantide pugliese, incastonata fra la scogliera sull'Adriatico di Savelletri di Fasano e le campagne antistanti, schiude per la prima volta una serie di storie nascoste fino a ieri, se non agli addetti ai lavori. Accadrà da venerdì quando apriranno al pubblico una serie di aree prima inaccessibili. 


È il caso, tanto per cominciare, delle terme del foro, che saranno ora visitabili attraverso un percorso su una passerella che ne cinge il perimetro e, soprattutto, adesso protette con una tettoia di copertura perché i mosaici e le strutture siano al sicuro.

Così come apre finalmente i suoi cancelli ai visitatori l'area dell'acropoli, aggrappata sugli scogli a un soffio dal mare. 
"È l'unico luogo che conserva la stratigrafia completa della storia della città di Egnazia, dall'età del Bronzo fino al Medioevo", 
spiega Raffaella Cassano, l'archeologa dell'Università di Bari che, dal 2001, dirige le campagne di scavi all'interno dell'antica Gnatia. Ed è lei ad accompagnarci alla scoperta, in anteprima per Repubblica , della "nuova" Egnazia. Che, appunto, serba una pluralità di storie da raccontare.


Così come apre finalmente i suoi cancelli ai visitatori l'area dell'acropoli, aggrappata sugli scogli a un soffio dal mare. "È l'unico luogo che conserva la stratigrafia completa della storia della città di Egnazia, dall'età del Bronzo fino al Medioevo", spiega Raffaella Cassano, l'archeologa dell'Università di Bari che, dal 2001, dirige le campagne di scavi all'interno dell'antica Gnatia. Ed è lei ad accompagnarci alla scoperta, in anteprima per Repubblica , della "nuova" Egnazia. Che, appunto, serba una pluralità di storie da raccontare.

Anche attraverso il nuovo percorso di visita, accompagnato da un inedito sistema di pannelli illustrativi in italiano e inglese e, dulcis in fundo, da un apparato hi tech. Ovvero una serie di tablet che, passo dopo passo grazie alla localizzazione delle coordinate Gps e alla realtà aumentata, accompagneranno i visitatori alla scoperta delle vicende di Egnazia e dei suoi resti, venuti a galla in un secolo di scavi.

Sarà la tecnologia, insomma, a restituire grazie alle ricostruzioni in 3D il senso della vita quotidiana nella città di Gnatia. Oltre il virtuale, tuttavia, di nuovo, anticipa l'archeologa, da vedere "le numerose calcare, cioè i grandi forni per la produzione della calce che attestano una grande vitalità edilizia della città fra il V e il VI secolo dopo Cristo. 


Mentre grazie a una nuova passerella ci si potrà affacciare su quanto resta delle due basiliche paleocristiane, che documentano l'importanza della diocesi di Egnazia, senza dubbio fra le più antiche in Puglia. Un percorso altrettanto interessante, reso possibile da una recente donazione allo Stato della famiglia Melpignano, sarà quello delle mura messapiche".

Un lungo itinerario nel quale le fortificazioni risalenti al III secolo avanti Cristo si ritrovano a dialogare con il paesaggio e dunque i suoi ulivi secolari. A rendere possibile quest'opera di valorizzazione del parco archeologico, poi, è stato un finanziamento messo a disposizione da Arcus spa, società partecipata dal ministero dell'Economia, come verrà illustrato, più in dettaglio, venerdì e sabato, durante il convegno "Il parco rivela la storia" in agenda nelle sale del museo archeologico di Egnazia. 


A sottolinearlo è Luigi La Rocca, soprintendente archeologo della Puglia, che premette: "Questo progetto evidenzia l'inscindibile connessione di un percorso che dalla ricerca e dallo studio, passando per la tutela e la conservazione, non può che condurre alla valorizzazione e piena fruizione del nostro patrimonio".

"Fruizione che", insiste La Rocca, passa anche "da un completo rinnovamento dei pannelli e dalla produzione di guide su tablet che integrano il racconto tradizionale dell'area archeologica attraverso ricostruzioni tridimensionali e contenuti inediti. E poi c'è una particolare attenzione alla visita per il pubblico non vedente per i quale sono state create audioguide e delle mappe tattili, cioè dei pannelli che ricostruiscono il percorso archeologico attraverso la scrittura in braille".

"In questo senso", conclude La Rocca, "questo intervento finanziato da Arcus e condotto in sinergia fra segretariato regionale dei Beni culturali, Soprintendenza archeologica della Puglia e Università di Bari è importante perché ha coniugato la ricerca, e dunque attraverso gli scavi l'ampliamento delle conoscenze, con opere di restauro e conservazione mirate a una fruizione di impianto quanto mai moderno".


BIBLIO

- Ludovico Pepe - Notizie storiche ed archeologiche dell'antica Gnathia - Ostuni - 1882 -
- Franco Biancofiore - Nuovi dati sulla storia dell'antica Egnazia, in Studi storici in onore di Gabriele Pepe - Dedalo - Bari - 1969 -
- Stefano Diceglie - Il Porto di Egnazia in Osservatorio Geofisico di Fasano (BR) - Fasano - 1972 -
- Antonio Donvito - Egnazia: dalle origini alla riscoperta archeologica - Fasano - 1988 -
- Il Parco archeologico di Egnazia - a cura di Giuseppe Andreassi, Angela Cinquepalmi, Assunta Cocchiaro, Antonio Maruca - Fasano - 2000 -
- A. Cocchiaro - Le tombe a camera di Egnazia - Valenzano - 2000 -
- Tappeti di pietra: mosaici da Egnazia e da Taranto - a cura di Rosa Cannarile e Laura Masiello - Valenzano - 2001 -
- Fabio Galeandro - Egnazia tra Peucezia e Messapia: il contributo della ceramica geometrica - Bari - Roma - 2005 -
- Viriana Redavid - La ceramica "di Gnathia" nella necropoli occidentale di Egnazia - Fasano - 2010 -



EGNAZIA (Puglia)


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EGNAZIA


« Per chi naviga da Brindisi lungo la costa adriatica, la città di Egnazia costituisce lo scalo normale per raggiungere Bari, sia per mare che per terra. »
(Strabone, fine I secolo a.c.)

IL NOME

Nella città di Egnatia si parlava una lingua illirica che secondo gli studiosi presentava forti assonanze con l'albanese moderno ed aveva similitudini e forme del segno vicine al greco antico e questa relazione è confermata dalle epigrafe ritrovate negli scavi archeologici nell'area della necropoli.

Alcuni studiosi ritengono che da questa lingua sia nato il nome della città Gnathia (poi Egnatia) il cui significato sarebbe “bocca” o “imboccatura” riferendosi al suo particolare approdo favorito da un'insenatura che l'avrebbero resa il porto più importante del territorio dei Peuceti.


I MESSAPI



GLI ANTICHI MESSAPI

Strabone alla fine del I secolo a.c. descriveva Egnatia come una città grande e ricca ritenendola fondata dai Messapi, ma secondo alcuni ne mancherebbero le prove sufficienti per questa origine. Comunque come tutte le città messapiche Gnathia, posta al confine con la Peucezia, era una citta-stato cinta da mura e poiché si trovava sul mare, queste correvano a semicerchio ma solo dalla parte verso terra. 

Sembra che la città sia iniziata nel XV secolo a.c. e già nella media età del bronzo il villaggio di capanne divenne un abitato di pietra che si estendeva dalla colline dell'acropoli verso l'interno. Ma la città era anche difesa da un muro di cinta di cui resta visibile un tratto che si può definire un muro a secco, cioè senza alcun legante o malta.

Intorno alla città si svilupparono molte proprietà agricole con andamento radiale come il sistema viario che la metteva in comunicazione con le altre grandi città messapiche. La sua ricchezza fu anche culturale visto che Gnathia tra il IV ed il III secolo a.c. fu uno dei più grandi centri di produzione della “Ceramica di Gnathia”, un vasellame a vernice nera con figure policrome come se ne sono trovate in Magnagrecia e in tutta l'area del Mediterraneo.

I Messapi, popolazione di etnia greca, sottomisero quell'abitato nel IX secolo a.c. e lo chiamarono Gnathia; la città insieme a Kailia (Ceglie) e Oria faceva parte della dodecapoli messapica, la federazione che riuniva le città-stato in cui era organizzata la loro struttura amministrativa. 

La città, secondo la consuetudine dei coloni greci provenienti da oriente, si sviluppò ad una certa distanza dalla costa, onde essere più difendibile da aggressioni via mare, e in più al sicuro da mareggiate varie ma comunque con un comodo approdo per incentivare le attività commerciali.


LA CITTA'

IL FORO


Egnazia, locata in Puglia presso Savelletri di Fasano, in provincia di Brindisi, è un'antica città messapica confinante a nord con la Peucezia (abitata dai Peuceti, una delle tre tribù degli Iapigi, le altre due i Dauni e i Messapi), lungo la soglia messapica che divide la Murgia (Valle d'Itria) dal Salento (Alto Salento). Il suo nome era Gnathia, chiamata dai Romani Egnatia o Gnatia e dai Greci Egnatia o Gnàthia.

Il porto di Egnatia veniva soprattutto utilizzato per raggiungere la Via Egnatia, o Ignazia, che congiungeva l'Adriatico con l'Egeo e il Mar Nero, la cui realizzazione fu ordinata nel 146 a.c. dal proconsole di Macedonia Gaio Ignazio, che dette il nome alla città e alla via.

Con la fine della II guerra punica, Egnatia passò sotto il dominio di Roma. Venne citata da Orazio perchè vi passò al seguito di Mecenate durante il viaggio del 37 a.c. da Roma a Brindisi per andare ad incontrare Antonio. Oggi il centro d'Egnazia è uno dei più interessanti siti archeologici della Puglia, che ha dato il nome a un preciso tipo di ceramica del IV e III secolo a.c. lì rinvenuto, lo "stile di Gnatia"



LA STORIA

IL PARCO ARCHEOLOGICO (INGRANDIBILE)

Citata da Plinio, Strabone ed Orazio, nel suo viaggio da Roma a Brindisi, la città fiorì grazie al porto e alla Via Traiana (che collegava Beneventum a Brundisium), che consentirono traffici e commerci.
L'attività principale fu l'allevamento, soprattutto del maiale, del bue e degli ovicaprini. Erano coltivati grano ed orzo, oltre che raccolte olive e ghiande.


DAI MESSAPI AI ROMANI

I Messapi vi si insediarono nell'VIII secolo a.c. e vi restarono fino alla conquista romana del III secolo a.c., finchè Egnazia divenne civitas foederata, probabilmente dopo il 266 a.c., e municipium, dopo la guerra sociale (91-88 a.c.).

Della fase messapica di Egnazia resteranno solo le poderose mura di difesa e le necropoli, ove oltre a tombe a fossa e a semicamera, si annotano monumentali tombe a camera decorate con squisiti affreschi. 

In epoca romana, il porto ospita magazzini e strutture commerciali e pure delle fornaci, usate per la produzione di materiale ceramico di uso comune. Da notare è un salvadanaio, in argilla arancione e sovradipinto con pittura rossa a motivi geometrici. Tra le altre testimonianze, una lucerna in sigillata africana, che presenta un ictius, un pesce di simbologia cristiana.



L'ETA' ROMANA

Le tecniche edilizie romane presenti ad Egnazia sono:
- opus incertum - con pietre di misura diseguale poste con le facce combacianti tra loro, formanti un disegno irregolare e casuale;

- opus africanum - "a telaio", creazione di un "telaio" ottenuto con l'inserimento di pilastri di pietra e poi completato con un riempimento di pietre più piccole e di forma irregolare, a volte legate con della terra o malta). I pilastri, originariamente in verticale, in epoca romana furono disposti alternando verticale e orizzontale, rendendo il muro forte e resistente, ottimo anche per i muri portanti e le costruzioni monumentali;

- opus reticulatum - a tufelli con base quadrata regolare e uniformi, disposti in file regolari e ortogonali. I lati dei tufelli avevano un leggero strato di malta. Realizzato il paramento sulle due facce del muro, veniva colato all'interno il cementizio. La forma piramidale dei tufelli o cubilia, con la punta rivolta all'interno, dava forte coesione. Infine risultava un reticolo regolare disposto in diagonale;

- opus testaceum - o opera laterizia, in mattoni;

- opus vittatum mixtum - o opera listata, filari di laterizi alternati a blocchetti di tufo poco più grandi dei mattoni nelle costruzioni della città di Roma e dintorni a partire dal IV secolo. Molto resistenti ai terremoti.
Vi sono tre diversi periodi di sviluppo delle tecniche edilizie: 
- impiego di blocchi e lastroni di carattere messapico;
- utilizzo di schemi derivanti dall'influenza di Roma;
- in epoca paleocristiana, reimpiego di blocchi e lastroni.
Le fasi si susseguono per circa quattro secoli, dal II secolo a.c. al III sec. d.c. La fase del "ritorno all'antico" è conseguenza della decadenza di Roma e dell'impero, testimoniato dallo spostamento della capitale imperiale a Costantinopoli. Vi è una differenza tra i blocchi e i lastroni utilizzati nell'età messapica e nell'età paleocristiana: nel secondo caso, i lastroni sono materiali di reimpiego.



PERIODO DI AGRIPPA

Una prima fase, connessa a Marco Vipsanio Agrippa, fautore della monumentalizzazione dell'edilizia pubblica per accrescere il consenso dei cittadini a Ottaviano e per ripagare i cittadini dell'appoggio dato ad Ottaviano nella guerra civile. 

A questa fase risalgono i grandi monumenti romani, tra cui il criptoportico, il porto, la basilica civile, la piazza trapezoidale, l'anfiteatro, e le terme pubbliche. Agrippa elaborerà personalmente il progetto delle Terme di Egnatia che verranno poi nel tempo modificate e abbellite. Le tecniche edilizie impiegate in questa fase sono l'opus incertum, l'opus reticulatum e quello africanum.

Inoltre una folta comunità di giudei che vi si erano trasferiti da Puteoli proprio per esercitarvi attività commerciali e finanziarie, finchè il porto divenne inadeguato per le nuove navi onerarie lunghe circa 25 m., larghe 8-10 e capaci di trasportare 110-180 tonnellate di merci. Alla fine del I secolo d.c. il traffico marittimo si spostò sulla costa tirrenica della penisola.



PERIODO DI TRAIANO


Quando Traiano trasformò la strada militare (Via Minucia) nella consolare Via Traiana, Egnatia divenne uno dei centri più importanti della Regio II Apuliae et Calabriae nonchè una delle statio più importanti della via Traiana che l'attraversava longitudinalmente separando la città delle basiliche e dei templi dalla città residenziale.

Sempre a Traiano vanno imputati gli edifici del "sacello delle divinità orientali", un "ambiente con vasca" a nord del sacello e alcuni setti murari collocati a ovest della via Traiana. Le tecniche costruttive utilizzate in questo periodo sono l'opus testaceum e l'opus vittatum mixtum. 
Al limite est si trovano tratti di mura in grossi blocchi di tufo (la cinta difensiva più antica), mentre all'interno di tutta la pianta romana sono state ritrovate molte cisterne per l'acqua piovana e tombe scavate nelle rocce.
Dal punto di vista delle decorazioni è da notare come in questi due periodi, seppur distanti tra loro ben due secoli, non ci siano differenze e questo perché l'architettura romana in età traianea visse una specie di "revival augusteo", ritornando ai gusti decorativi propri della prima fase di monumentalizzazione della città.
L'opera di edificazione più imponente è un'ampia area santuariale, alle pendici dell'acropoli, con vari edifici, quasi tutti di carattere religioso, dedicati al culto della Dea Cibele e del Dio Attis. Con il Cristianesimo il tempio di Cibele sarà distrutto, il teatro sacro coperto nel settore orientale e il Campus Magnae Matris invaso da strutture di vario genere. Tra le strutture di rilievo, vi erano:

IL FORO

IL FORO
Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce quasi 2 Km di mura risalenti al V secolo a.c.. La città messapica era stata costruita su un'altura da cui dominava il mare e l'approdo. Ma fu a partire dal IV secolo a.c. che prosperò con la realizzazione di alcuni edifici pubblici localizzati nella parte più alta, cioè l'acropoli. 
Sull'acropoli, già insediamento osco/sannita, venne costruito un tempio e due stoa (lunghi portici), mentre la parte residenziale si sviluppò nell'entroterra. Il complesso si apriva su una piazza quadrata con un recinto di forma ellittica  usato per lo svolgimento dei Ludi Megalenses con una vasca per i riti di abluzione sacra,
I Ludi venivano celebrati in onore della Magna Mater, cioè Cibele, infatti nella stessa area è stata ritrovata una bellissima testa raffigurante Attis, il Dio figlio e amante di Cibele, di cui doveva esserci la statua completa.
Ancora piuttosto contestato da alcuni studiosi, il Foro mostra inequivocabilmente la sua funzione di piazza principale della città, che ai tempi della Magna Grecia era costituita dall'Agorà. Il foro di Egnazia era pavimentato a lastroni di tufo e pietre ed era circondato da un portico di ordine dorico, esso conserva i resti di una tribuna oratoria e di una base onoraria. Sul basolato si riscontrano segni di altri e svariati monumenti.

L'ANFITEATRO

L'ANFITEATRO

Uno dei monumenti più importanti di Egnazia romana è il suo cosiddetto anfiteatro, lungo 37 m e largo 25 m, con le pareti in opus africanum coperte in alcuni punti da tracce di pittura e intonaco ormai quasi invisibili. I muri dell'edificio sono delimitati all'esterno da un camminamento lastricato percorribile per lunghi tratti.

Verso N-E una tribunetta in pietra, a S-W i muri radiali hanno doppio ingresso: uno sul lato della via Traiana e l'altro sul lato opposto. La parte più stretta presenta una fila di sedili litici, destinati ai ceti sociali più alti, poiché il resto degli spettatori era in piedi e separati dall'arena da una staccionata lignea. 

In onore della Dea Cibele si svolgevano i Megalenses o Ludi Megales, una settimana di spettacoli teatrali (pantomime che mettevano in scena la morte e resurrezione del Dio Attis, che avveniva in primavera, come quella di Cristo). Alternativamente, si mettevano in scena negli altri giorni delle commedie greche. 

Gli archeologi ritengono che, per la sua forma irregolare, l'edificio venisse usato prioritariamente come spazio per le riunioni della cittadinanza e poi come luogo per gli spettacoli circensi. Negli altri giorni delle commedie greche. All'interno del teatro sacro fu ritrovata nel 1963 una statuetta acefala in marmo riproducente l'effigie del Dio Attis.



IL CAMPUS MAGNAE MATRIS

L'aedes inerente al tempio.





IL TEMPIETTO DI CIBELE

La pianta è quadrangolare allungata, a blocchi parallelepipedi di opus africanum. Il pavimento originario era a lastre di pietra o di marmo e di età giulio-claudia, mentre la forma del podio con basso plinto è di età tardo-repubblicana.

Sono stati ritrovati frammenti litici di leoni (dell'iconografia di Cibele), il kernos (vaso tipico dei mysteria metroaci), la maschera votiva e un bassorilievo di marmo raffigurante la Magna Mater in trono. 

Il tempio era in antis, ovvero con ante e colonnato di ordine dorico che sporgevano a destra e sinistra dell'entrata. I muri del tempietto erano decorati con affreschi in giallo, rosso, e verde (tipici dell'arte egnatina), l'iconografia non è deducibile. All'interno doveva esserci la statua della Dea, distrutta dai cristiani. In una discarica edilizia d'epoca greca è stata ritrovata una testa in pietra, forse il volto di Cibele.

In epoca tardoantica sono stati ritrovati frammenti litici di leoni (dell'iconografia di Cibele), il kernos, vaso tipico dei mysteria metroaci, la maschera votiva e un bassorilievo raffigurante la Magna Mater in trono. 

La "Magna Mater" riveste un ruolo di fondamentale importanza nel periodo augusteo, in cui vengono vietati i culti orientali, tranne quello di Cibele, Dea che poteva accogliere le tendenze "orientalizzanti" dei Romani senza snaturalizzarli nella religiosità di tipo romano.



UN AMBIENTE CON VASCA  

Rivestita in calce idraulica, per purificarsi prima di entrare nel tempio, o per allevare pesci sacri in onore della Deaa Syria; o per rievocare il bagno lustrale della statua della Dea Cibele al suo arrivo a Roma.

RICOSTRUZIONE GRAFICA DELLE TERME (By https://www.katatexilux.com/)


SACELLO DELLE DIVINITA' ORIENTALI

È un'area rettangolare cui si accede tramite una soglia calcarea, in cui è presente basamento litico. Su tale basamento erano raffigurati strumenti musicali (due flauti, un timpano ed un cembalo), e sulla faccia principale un'iscrizione a ricordare la sacerdotessa Flavia Cypare (sacerdotessa della Magna Mater et Syria Dea):

FLaVia... /
SACErdOS MATRIS /
MAGnae eT SYRIAE DEAE /
EX ImpeRIO FECIT /
L(ocus) D(atus) /
D(ecurionum) D(ecreto) 

Gli strumenti musicali erano usati nelle feste delle Attideia di marzo, durante le quali danze frenetiche, roteando il capo con i capelli sciolti, conducevano ad un delirio orgiastico, finito il quale coloro che intendevano entrare nel sacerdozio (proibito ai romani) dovevano assimilarsi al Dio Attis, evirandosi con un coccio o una pietra affilata, ma non con metallo, ritenuto impuro.

Accanto la testa marmorea del Dio Attis e un frammento fittile raffigurante Cibele. La decorazione dell'edificio rimanda al periodo augusteo; mentre di epoca adrianea sono la testa in marmo e la mano con syrinx (flauto) di Attis scoperta nel 1964. 

Nelle feste delle Attideia di marzo, si suonava e si svolgevano danze frenetiche, insieme alla pratica di sciogliere i capelli roteando il capo, provocavano un delirio orgiastico, al termine del quale coloro che intendevano entrare nel sacerdozio dovevano assimilarsi al Dio Attis, evirandosi con un coccio o una pietra affilata, ma non con lame in metallo, ritenuto impuro.



LA PIAZZA PORTICATA

Di forma quadrangolare irregolare, collegata a ovest con l'anfiteatro con un largo ingresso, a nord-ovest con il tempio di Cibele e a sud-est con il porticato ad L. È stata a lungo confusa con il foro (che invece è di fronte alla basilica civile).

Deriva dalla connessione delle due stoà rettilinee che vengono chiuse con due bracci (è un porticato di ordine dorico, di epoca Augustea) e lastricata in tufo (di epoca traianea). La pavimentazione traianea è in pietra derivante da cave poste al di fuori di Egnazia, molto più resistente. In realtà la via Traiana, ad Egnazia, (come viene ricordato da Strabone) viene costruita intorno al 110 d.c. sulla via Minucia.


I RESTI DELLA BASILICA PALEOCRISTIANA



IL CRIPTOPORTICO

Risalente al I sec.; si tratta un criptoportico a quattro bracci, parzialmente scavato nella roccia, e coperto a volta, che si pensa potesse essere un deposito sotterraneo di cereali.


TOMBA DELLE MELAGRANE


LE NECROPOLI

Il tesoro di reperti ceramici di Gnathia proviene tutto dalle due necropoli poste fuori della fortificazione di età messapica il cui uso si risale però sia all'età ellenistica che all'età romana. La più importante è la necropoli occidentale dovei sono state trovate tombe a fossa, a semicamera e a camera, alcune delle quali decorate con raffinati affreschi.

Notevole tra queste la Tomba delle Melagrane che venne scoperta nel 1971 durante i lavori di costruzione del Museo del Parco e si decise di inglobarla nelle fondazioni dell'edificio, di modo che fosse da un lato protetta e dall'altro visibile al pubblico.

Si tratta di una tomba a camera messapica risalente al IV-III secolo a.c. con le pareti affrescate a motivi floreali tra cui rami d'edera e melagrane. Inoltre vi sono state ritrovate le porte monolitiche in pietra ancora in situ.

TERME DI IGNAZIA


ETA' TARDO ANTICA

La città è stravolta dall'abbattimento o la trasformazione degli edifici pagani per la nuova religione paleocristiana. E' del IV secolo d.c. una fornace per materiali fittili, con camera di combustione sottostante, piano forato, cupola semisferica in collegamento con due stretti imbocchi; realizzata sulla cavità della fossa della tomba della sacerdotessa messapica Tabara.

Egnazia diventa città episcopale, acquisendo ricchezza tramite il potere religioso in contrasto con la decadenza dell'impero. Il palazzo episcopale presenta un pavimento a mosaico (tessellatum). I culti orientali vengono cancellati; l'anfiteatro viene trasformato in foro boario per la vendita di animali.

RICOSTRUZIONE GRAFICA (By http://www.altairsrl.net/)


LA BASILICA EPISCOPALE


Con tre navate, transetto, abside e nartece, (già su un'altra basilica precedente, del IV-V secolo d.c.); arricchita con mosaici geometrici e fitomorfi, con tipica simbologia cristiana, come i vasi con i fori che sbocciano ecc. La distruzione risale probabilmente alla guerra greco-gotica tra Longobardi e Bizantini.

RICOSTRUZIONE DELLA BASILICA PALEOCRISTIANA (By http://www.altairsrl.net/)


BASILICA PALEOCRISTIANA

Del VI-VII secolo d.c. a tre navate, e doveva sostituire quella episcopale perché incendiata. Più piccola della basilica episcopale, forse per la diminuita popolazione. L'abside invade la carreggiata della traversa centrale che si diparte dalla Via Traiana, probabilmente ormai via inutilizzabile.

RICOSTRUZIONE DELLA BASILICA PALEOCRISTIANA (By http://www.altairsrl.net/)


LA CALATA DEI BARBARI

Si pensa che, come altre città, sia stata saccheggiata dai Goti di Totila durante la guerra greco-gotica (intorno al 545 d.c.) a cui seguì anche che la diffusione della malaria in epoca paleocristiana, tanto che la Chiesa Cattolica faticò molto a contenere i convertiti forzati che lamentavano l'abbandono degli Dei che avevano assicurato la prosperità all'impero, in cambio di questo Dio incapace di proteggerli.
A causa poi delle scorrerie dei Saraceni lungo le coste, i pochi abitanti rimasti si rifugiarono nell'entroterra dando luogo a piccoli centri come Fasano. Sotto il dominio bizantino si costruì una cinta muraria e nel settore sud-orientale un castrum di forma quadrata, protetto da torri e con l'ingresso principale dal lato verso il mare. 
Egnatia rimase un fortilizio bizantino fino al 674 quando Romualdo I conte di Benevento riuscì a strappare agli strategoi d'oriente Brindisi e Taranto. Subì poi un tremendo terremoto che causò l'abbassamento del livello della costa e lo sprofondamento di gran parte della città che fu completamente abbandonata.


LE TERME

GLI SCAVI ARCHEOLOGICI

Come al solito i primi rinvenimenti furono finalizzati per lo più al saccheggio e alla vendita sommaria dei reperti pervenuti., soprattutto nel 1809 quando alcuni ufficiali francesi di stanza ad Egnazia, iniziarono ad ispezionare le rovine coperte di rovi, ricavandone reperti per poi rivenderli  clandestinamente.

TESTA DI ATTIS

A causa della carestia del 1846 e alla conseguente mancanza di lavoro, fasanesi e monopolitani si diedero al saccheggio sistematico di centinaia di tombe per fare incetta di vasi, bronzi, oggetti d'oro, monete, statuette di terracotta che rivendevano a Napoli e altrove. 

Se ne dolse molto Theodor Mommsen, anche per le modalità selvagge degli scavi, privando la zona di importanti dati per ricostruirne il corso.

Infine venne affidata un'ispezione all'architetto Carlo Bonucci, che guarda caso ricevette in dono un caduceo in oro poi venduto ai musei di Berlino, e si fermò a Bari, informando le autorità napoletane che non era il caso di scavare ad Egnazia per la "scarsa consistenza dei monumenti da indagare". 

Il traffico era alimentato da personaggi come il Bonucci, che non menziona la vendita del caduceo che fu poi venduto fuori dall'Italia.

I primi scavi metodici furono effettuati nel 1912, per poi riprendere nel 1939, 1964 e nel 1978, anno in cui fu costruito l'attuale museo archeologico, e sono tuttora in corso. 

Dal 2001 l'Università degli Studi di Bari in collaborazione con il comune di Fasano porta avanti un progetto di scavo che ha portato tra l'altro al rinvenimento dell'altra metà della piazza porticata scoperta da Quintino Quagliati nel 1912.

IL MUSEO DEL PARCO ARCHEOLOGICO DI EGNAZIA

BIBLIO

- Le ricerche archeologiche nell'area del “Foro” di Egnazia - Scavi 2001-2003 - relazione preliminare - in "Epigrafia e territorio" - VII - 2004 -
- Stefano Diceglie - Il Porto di Egnazia in Osservatorio Geofisico di Fasano (BR) - Fasano - 1972 -
- Il Parco archeologico di Egnazia - a cura di Giuseppe Andreassi, Angela Cinquepalmi, Assunta Cocchiaro, Antonio Maruca - Fasano - 2000 -
- Viriana Redavid - La ceramica "di Gnathia" nella necropoli occidentale di Egnazia - Fasano - 2010 -
- Angela Cinquepalmi e Assunta Cocchiaro - Egnazia: trenta secoli di storia - Bari - 2002 -
- Tappeti di pietra: mosaici da Egnazia e da Taranto - a cura di Rosa Cannarile e Laura Masiello, Valenzano - 2001 -
- Ludovico Pepe - Notizie storiche ed archeologiche dell'antica Gnathia - Ostuni - 1882 -
- M. Campese, M. Cuccovillo, M. Caggese - Le fortificazioni bizantine dell'Acropoli di Egnazia - VII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale - Lecce - 2015 -




 

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