CASA DEL LABIRINTO



FIG.1

Indirizzo: Regio VI, Insula 11 - Area: 1869 - Numero di stanze: 24

La Casa del Labirinto (Domus Labyrinthi - Pompeia)  si trova a Pompei dietro la Casa del Fauno lungo il Vico del Mercurio (Vicus Mercurii).  La domus risale al periodo sannitico e venne scavata nel 1831 e, a seguire, negli anni 1834-1835. E' fornita di ben due atrio soggiorno, (a) e (b), ciascuno con il proprio ingresso sul lato nord della strada Vicolo del Mercurio, come indicato sul piano. Come si vede, la villa deve essere composta da due case, che sono state acquistate da un unico proprietario. Pertanto, alcuni elementi classici della casa romana risultano qui duplicati.

La domus è riccamente decorata con un mosaico e con pitture murarie del secondo stile (ma ce ne sono anche del I stile) e ben 17 stanze, delle complessive 24, recano tracce di queste decorazioni.  Secondo l'archeologo tedesco  August Mau (1840-1909), che però ancora non conosceva la Villa dei Misteri, queste pitture appartenevano agli inizi di questo stile. 

Oggi queste decorazioni sono datate a ca. il 70-62 d.c. e sembra evidente che siano frutto di una nuova decorazione della casa dopo il terremoto che scosse Pompei nel 62 d.c. (il terremoto che la distrusse accadde nel 79 d.c.)

FIG. 2 - PIANTA DELLA VILLA 


DESCRIZIONE

La domus è dotata di un atrio corinzio e di un altro atrio secondario in stile tuscanico in fondo al quale trovavano posto le lussuose sale di ricevimento. L’edificio ha subito nei secoli varie trasformazioni con aggiunte di vari ambienti e, verso la fine del I secolo a.c., anche di un impianto termale.

Nell'atrio (a), in basso nella figura 2, c'è un tetrastilo, ovvero un complesso di quattro colonne attorno alla piscina per raccogliere l'acqua piovana, dal compluvium all'impluvium. L'atrio dà accesso alla stanza della camera da letto (c) oltre al grande giardino interno del peristilio (d).

Sul lato nord della piscina c'è un tavolo di marmo bianco. L'atrio (b) è molto più piccolo e molto meno scenico dell'altro, con il suo semplice impluvium centrale a pozzetto e senza colonne.

FIG.3

Sia gli atrii che le stanze adiacenti sono in cattivo stato di conservazione, anche se alcune camere hanno conservato alcune decorazioni di notevole valore, tanto preziose che alcuni studiosi sospettano che l'autore degli affreschi sia lo stesso che ha dipinto la superba Villa dei Misteri.

La stanza (e) è un cubicolo, cioè una stanza da letto, posta sul lato occidentale dell'atrio (a), ed è decorata con pannelli alternati di fiori rossi e gialli sul fregio decorato, creando un motivo a scacchiera. Nel mezzo del pannello centrale giallo sulla parete nord è effigiata una scena mitologica, non meglio identificata.

FIG 4 - TESEO UCCIDE IL MINOTAURO
A nord del peristilio si trova un oecus decorato con 10 colonne corinzie, tutte prive di tinteggiatura, totalmente scanalate, con base in doppio gradino e con scanalatura realizzata totalmente in stucco, allo stesso modo delle colonne del peristilio. 

E' caratteristico dello stile sannitico, le colonne non sono di pietra ma di mattoni triangolari sovrapposti come focacce, per poi essere decorati all'esterno con un pesante strato di stucco bianco che conferisce il tradizionale aspetto scanalato.

Le pareti dell'oecus presentano pitture deteriorate anch'esse del secondo stile. Il pavimento è decorato da un mosaico che dà il nome alla casa rappresentando appunto un labirinto. Nel mosaico è raffigurato Teseo mentre uccide il Minotauro, e la rappresentazione è ambientata nel labirinto.

FIG.5 - RICOSTRUZIONE DEGLI AMBIENTI INTERNI
Nella figura 5 (durante gli scavi del 2005) si notano anche decorazioni del I stile, probabilmente risalenti al primo assetto della villa, quasi totalmente ridecorata, dopo il terremoto del 62 d.c.

Secondo Jashemski, il giardino sul retro della casa (scavato nel 1842) si raggiungeva attraverso un passaggio scoperto che si apriva sul retro del tablino. Nella ricostruzione si notino le colonnine corinzie, il finto marmo e il finto bugnato, nonchè gli archi da cui si intravede un mare con barche, un vero trompe l'oeil con i classici colori sfumati all'orizzonte.

Nella fig. 6 è possibile vedere la colonna di mattoni sullo stile sannita che ha perduto la sua copertura di stucco. Al centro del giardino è ospitato un labirinto fatto di siepi con una palma al centro, albero che i romani avevano già ampiamente importato dai paesi caldi. Gli alberi  ripiantati sono esattamente come apparivano nel giardino originario, in base alle radici semi carbonizzate rinvenute.

FIG. 6


CUBICOLO - STANZA 4 - figura 7

Come si nota il colore preferito dei romani era il rosso che abbondava ovunque, specie nei cubicoli, le piccole stanze da letto spesso nemmeno munite di finestre. I romani usavano il cubicolo esclusivamente per dormire, un passaggio dalla veglia al sonno e dal sonno alla veglia.

E' interessante questo poco spazio notturno rispetto allo spazio enorme dato al diurno. Noi moderni non faremmo in una casa di buone dimensioni camere tanto piccole perchè l'importanza della casa come isola familiare rispetto all'esterno è molto maggiore per noi rispetto ai nostri antichi avi.

I romani infatti davano molto più risalto alla vita all'esterno della casa che non quella che si svolgeva all'interno. Molto hanno contribuito a questo aspetto le terme pubbliche, frequentate assolutamente da tutti, poveri e ricchi, dove si incontrava gente, si ascoltavano le notizie, si incontravano gli amici o se ne facevano di nuovi, o si leggevano libri, visto che le grandi terme possedevano anche biblioteche.

FIG. 7
Ma nelle terme si potevano anche ascoltare degli oratori, che si esibivano con la speranza di poter poi essere chiamati in tribunale dai cittadini come difensori o accusatori di qualcuno.

Non mancavano poi gli spettacoli, con danze, canti, musica, ginnasti e funamboli, mangiatori di fuoco o declamatori delle proprie poesie, visto che all'epoca la poesia era tenuta in gran conto. facendosi ascoltare i poeti non solo potevano sperare di vendere le loro opere ma anche di essere invitati in qualche casa patrizia per declamare i loro versi in un importante banchetto, affinchè qualche ricco lo prendesse sotto la sua ala protettiva.

Pertanto i romani dell'urbe non solo si sentivano al sicuro da attacchi esterni, soprattutto durante l'impero, ma avevano una certa tranquillità anche verso il loro futuro lavorativo, perchè era sufficiente saper fare una qualsiasi cosa per trasformare la propria capacità in guadagno.

Ma anche sei il cubicolo era riservato solo al notturno e per giunta spesso in solitudine, anche perchè in genere i coniugi romani dormivano, potendoselo permettere, in cubicoli separati, anche questa piccola stanza poteva accogliere decorazioni di grande valore.



LA VITTORIA E LA SCONFITTA

FIG. 8 - DOPO IL RESTAURO
Infatti nel cubicolo dell'immagine n 7
c'è uno stupendo e articolato affresco rappresentante la Vittoria e la Sconfitta.

In questo caso la Vittoria non è la Nike greca nè la Victoria romana, perchè, strano a dirsi, è un uomo, mentre la sconfitta è una donna.

Si tratta della fine del combattimento tra galli, in cui uno ha il capo abbassato e sanguinante mentre l'altro l'osserva fiero dall'alto. Un ragazzino che non è un erote ma sembra piuttosto uno schiavetto porta all'uomo la lunga palma della vittoria, mentre un altro bambino resta accanto alla donna, portando le mani sul viso come a piangere la sconfitta.

Il maschio vincitore reca al fianco un oggetto lungo che può essere una ferula, un bastone o una lancia corta, mentre con la mano destra reca una corona d'alloro da cui pendono due lunghi nastri. Stranamente non incorona se stesso nè va ad incoronare il gallo, ma data la direzione sembrerebbe voler incoronare la donna che dal suo canto giace affranta da tanta sconfitta. Anche un erma posta su un alto piedistallo sembra guardare la donna piuttosto sconfortato.

Potrebbe significare anche la battaglia tra i due sessi in cui vince sempre l'uomo che però riconsola la donna consegnandole l'alloro. Lascia però un po' interdetti la lotta tra galli che sono maschi. Insomma il senso del mosaico è tutt'altro che chiaro.



LA FALSA PORTA

Sul fondo della fig. 8 si osserva un piccolo santuario (tholos) munito di una finta porta.
"Come osservava Picard, la pittura murale a porte false era un concetto generico e in quanto tale non richiedeva necessariamente la presenza di una porta.

Altrettanto pertinente alla sua realizzazione era la raffigurazione di un motivo di barriera oltre il quale sorgeva un santuario o un oggetto commemorativo, come una tholos, o una colonna di piedistallo sormontata da una statua o un'urna. Il tipo di composizione tholos è esemplificato da pitture murali nell'ecus corinthius di Casa del Labirinto, discusse precedentemente in relazione ai giardini del paradiso e alla casa come Santuario (fig.1).

Le composizioni specchiate sulle pareti laterali di questa stanza esemplificano la classica giustapposizione di motivi di barriera associati al concetto di porta falsa, senza rappresentare in realtà una porta. 

Descrivono ingressi murati o chiusi oltre i quali si trovano funerali o tholoi commemorativi. Picard associò questa immagine con "la tomba dell'eroe-antenato-protettore della famiglia". (Picard 1970: 97) Un'associazione che è supportata dalle immagini clipeatae (scudi faccia ancestrali) che pendono tra le colonne della tholos, che è ulteriormente rafforzato da motivi come l'edera sulle colonne che indicano la presenza di Dioniso e la corona di Zeus al centro della tholos.  

L'apoteosi ancestrale è ulteriormente rappresentata dall'aquila aperta di Zeus, appollaiata sopra la corona, che molto probabilmente simboleggia la sua fuga nell'eternità."


FIG. 9 - OECUS
Roma era da un lato il paese delle possibilità, e dall'altro il luogo delle continue feste, dei continui spettacoli, delle continue manifestazioni sia laiche che religiose. Girare per Roma era molto più divertente che non restare a casa. Infatti le vie romane erano stracolme di gente che andava ovunque, per lavoro o diletto.

I ricchi stavano a casa solo a patto di stare con i loro ospiti, cioè per i lauti banchetti che diventavano una lunga serata di conversazione e piccoli spettacoli nella stessa domus e durante lo stesso banchetto.

FIG. 10 - EMBLEMATA DEL LABIRINTO


L'EMBLEMATA DEL LABIRINTO

Il mosaico del labirinto, che ornava il pavimento di una delle sale da pranzo della casa, non è rimasto nella domus originaria ma viene conservato presso il Museo Archeologico Platina di Piadena, in provincia di Cremona, per ragioni a noi del tutto sconosciute. Sembrerebbe ovvio che dopo aver visitato Pompei i turisti vogliano vedere le immagini più preziose entrando in un museo che stia nei pressi, ma purtroppo non è così.

Il labirinto è un antichissimo simbolo che indica la situazione senza via d'uscita che imprigiona chi è troppo condizionato dal pensiero degli altri, colui che non riesce ad avere una lucida visione d'insieme perchè è vissuto di regole da un lato rassicuranti ma dall'altro segreganti. Insomma il labirinto è la mente elucubrante che non tace mai e non mostra mai una via d'uscita. Infatti dentro il labirinto non vediamo il mondo esteriore, siamo come ciechi, ma non ce ne accorgiamo.

FIG. 11

PITTURE DEL II STILE

Il secondo "stile", detto anche "Stile Architettonico" o "architettonicamente prospettico", secondo l'archeologo tedesco August Mau, dominava il progetto delle dimore pompeiane nell'80 a.c.. - 15 d.c.
A differenza del primo sistema, gli elementi architettonici qui non sono stati rappresentati nella modellazione, ma nella pittura manca il rilievo.

I dipinti del secondo "stile" possono essere condizionatamente suddivisi in più fasi, ognuna delle quali è caratterizzata da dettagli sempre più complicati della decorazione. Ghirlande e maschere della prima fase sono sostituite da colonne e pilastri, l'area principale del muro è la composizione.
Con lo sviluppo dello stile, gli artisti iniziano a raffigurare paesaggi, creando un'illusione di spazio nelle stanze, introducendo figure di persone in composizioni, spesso utilizzando soggetti mitologici.



GLI ACQUARELLI DI F. BOULANGER

"Soggetto: Casa del Labirinto,

- calidario (22) -
parete nord della nicchia rettangolare est (altezza dell'intonaco cm 297, larghezza cm 121).

Descrizione: zoccolo nero: zona mediana rossa bipartita da uno stretto scomparto nero con candelabro argenteo a volute riempite sovrastato da airone di profilo verso sinistra, e con un
candelabro sovrastante composto da aironi alternati a tralci che ambienti spazi lentiformi riempiti di giallo e rosso (tav. V.2); fregio nero con vaso agonistico e bipartito da un quadretto rosso con grifo di profilo verso destra (NICCOLINI II 1862).

LA PERNICE fig. 12
Descrizione generale tav. 53, e MAU 1882 tav. 17 (qui fig. 20): verso sinistra): zona superiore rossa: edicola con due maschere appese a ghirlande, ai lati di un pannello rettangolare giallo bipartito da uno stelo vegetale (a rami fioriti: cfr Niccolini e Mau citate sopra).

L'edicola è sovrastata da un epistilio viola a metope verdi e con voluta acroteriale alle estremità. dalla quale pende una collana di perle.
Stato di conservazione attuale della pittura: I colori sono leggibili, non i particolari.

Considerazioni iconografiche: Le tabelle citate di Niccolini e di Mau sono più dettagliate e più precise.

Boulanger: appartiene qui un candelabro (quello sottostante, argenteo), che in realtà figura nella parete est della nicchia rettangolare sud. É un candelabro simile a quelli della villa di Agrippa Postumus a Boscotrecase, della villa rustica in contrada Villa Regina, e della Casa di Spurio Mesor (Pompei VII 3,29)".

"Candelabri composti da uccelli (specie di aironi) e tralci, con la funzione di dividere i pannelli, sono molto comuni nel terzo stile: per esempio nella bottega VII 9,68 dell'Edificio di Eumachia, nel cubicolo (6) della Caupona di Alessandria (1 12,5), nell'ambiente demolito a nord del giardino VII 11.14, per citare alcuni esempi pompeiani inediti.

Il motivo del candelabro costituito da spazi lentiformi seriati c riempiti di colori contrastanti, confronta anche in una pittura in terzo stile di Aventicum (Gallia belgica)".

IL PERISTILIO MOSAICATO


GLI SCAVI

I nuovi scavi, concentrati in un primo momento intorno alle strutture già note della domus, hanno assunto col tempo carattere estensivo, raggiungendo un'estensione di ben 768 mq, per esplorare le aree circostanti e comprendere lo sviluppo urbanistico di questa zona residenziale. La casa era anche dotata di bagni privati e una panetteria con tre macine. 

A differenza di altre case più o meno estesamente rinnovate durante quegli anni nelle aree marginali e suburbane della città, la Casa del Labirinto è ancora nella tipologia della grande domus con atrio, anzi con due atrii per l'esattezza.





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