GEPIDI (Nemici di Roma)



I Gepidi (in latino Gepidae) furono una tribù germanica di stirpe gotica, ricordati dalla storia soprattutto per aver sconfitto gli Unni dopo la morte di Attila. Essi appartennero ai Germani orientali che migrarono dalle sponde del Mar Baltico alla regione dei Carpazi, dove nel 231 furono fermati proprio dai Goti, già da tempo insediati nell'area.

Vennero menzionati per la prima volta attorno all'anno 260, quando parteciparono all’invasione della Dacia, dove poi si stabilirono al tempo di Giordane, lo storico bizantino di lingua latina del VI secolo. I Goti infatti, dopo esser giunti dalla Scandinavia in Scizia, area euro-asiatica che tra l'VIII secolo a.c. e il II secolo d.c., fu abitata dalla popolazione iranica indoeuropea degli Sciti, si divisero in tre tribù denominate in base alla posizione geografica: Visigoti (Goti dell'Ovest), Ostrogoti (Goti dell'Est) e Gepidi (Goti del Nord).

Nel 267-268 i Gepidi entrarono nella grande coalizione, capeggiata dai Goti, che sfondò il Limes lungo il basso corso del Danubio e razziò numerose città della Mesia, dell'Acaia e dell'Asia Minore.

OSTROGOTI O GEPIDI - IMITAZIONE MONETE DI GIUSTINIANO

LA TRADIZIONE

La tradizione gepida è riportata nelle "Origini e azioni dei Goti" di Giordane, dove si afferma che il loro nome derivava dalla loro tarda e lenta migrazione dalla Scandinavia:

«Ricorderai sicuramente che all'inizio ho detto che i Goti vennero via dal seno dell'isola di Scandza con Berig, il loro re, salpando con sole tre navi verso le nostre sponde dell'Oceano, cioè a Gothiscandza. Una di queste tre navi si dimostrò più lenta delle altre, come al solito, e così si dice che abbia dato il nome alla sua tribù, in quanto nel loro linguaggio gepanta significa lento»
(Giordane XVII, 94-95)

TERRITORIO DEI GEPIDI
Sembra che Giordane avesse un'altra spiegazione per l'origine del loro nome quando disse che tutti i Goti discendevano da "Gapt, da cui venne Hulmul..." (Giordane XIV, 79). L'interpretazione più comune è che Gapt sia una pronuncia scorretta di Gaut (l'Odino della mitologia norrena), il fondatore del Regno dei Geati, una tribù, spesso considerata, di Goti rimasti in Scandinavia (Scandza).

Nella sua opera Giordane segue i Gepidi "fino alla provincia di Spesis, su un'isola circondata dalle basse acque della Vistola", un'area che si estendeva più a ovest della Scizia, dove i Gepidi erano "circondati da grandi e famosi fiumi. La Tisia scorreva a nord e nord-ovest, a sud-ovest il grande Danubio. A est è tagliato dal Flutausis, un rapido e turbolento corso che si getta nelle acque del Danubio". 

Così, dunque, all'epoca di Giordane, i Gepidi si erano stabiliti nell'antica Dacia, nella Mesia Superiore e sul lato orientale del Tibisco, un fiume che si snoda nelle pianure dell'Ungheria per gettarsi nel Danubio (Giordane V, 33; XXII, 113).


ROSMUDA FA UCCIDERE ALBOINO


LA STORIA

- Il primo re gepido di cui si ha notizia è Fastida, che portò il popolo a combattere i Burgundi, quasi annientandoli nel IV secolo, imbaldanzito dalla vittoria chiese ai Goti una parte del loro territorio, ma questi non solo rifiutarono, ma li sconfissero disastrosamente in battaglia. 

- Come i Goti, anche i Gepidi si convertirono all'Arianesimo, una dottrina giudicata poi eretica, che sosteneva che la natura divina del Figlio fosse inferiore a quella di Dio e pertanto il Verbo di Dio, e cioè il Cristo, fosse stato creato successivamente.

- Nel 375 sia Gepidi che Ostrogoti vennero sottomessi dagli Unni, di cui divennero vassalli.

- Sotto la guida di re Ardarico, i Gepidi si unirono ad Attila nella Battaglia dei Campi Catalaunici, in Gallia nel 451.

ROSMUNDA
- Poi si scontrarono coi Franchi e i Visigoti, alleati dei Romani e a detta di Giordane, i morti furono circa 15.000. Ciò che univa questi popolo erano i legami personali tra i re, si che dopo la morte di Attila nel 453, i Gepidi e altri popoli si allearono per sconfiggere i suoi successori.

- Guidati da re Ardarico, i Gepidi sconfissero gli Unni nella Battaglia del fiume Nedao (454):
«Uno spettacolo notevole, dove si potevano vedere i Goti combattere con le picche, i Gepidi infuriare con le spade, i Rugi che rompevano le picche nelle loro stesse ferite, gli Svevi che combattevano a piedi, gli Unni con gli archi, gli Alani pesantemente armati che disegnavano una formazione di battaglia e gli Eruli dalle leggere armature»
(Giordane L, 261)

- Dopo la vittoria, i Gepidi occuparono il territorio situato nei Monti Carpazi:
«I Gepidi, grazie al loro potere, si guadagnarono i territori degli Unni e governarono come vincitori su tutto il territorio della Dacia, domandando all'Impero Romano soltanto la pace e un tributo annuale come segno della loro amichevole alleanza. All'epoca, l'imperatore garantì questo liberamente e ancora oggi questa razza riceve gli usuali doni dall'imperatore romano»
(Giordane L, 264)

- Dopo la Battaglia del Nedao, vi furono contrasti tra Gepidi e Ostrogoti e nel 504 i primi furono scacciati dalle loro terre da Teodorico il Grande.

- Nel 537 si stanziarono nella ricca area attorno a Belgrado.

- Nel 546, l'Impero Bizantino si alleò con i Longobardi per cacciare i Gepidi dalla regione.

- Nel 552 I Gepidi subirono una disastrosa sconfitta nella Battaglia di Asfeld, furono sottomessi dagli Avari nel 567 e scomparvero dalla storia; i pochi superstiti vennero assorbiti dai Longobardi. 

- Gli Avari si impossessarono di quasi tutto il loro territorio, salvo Sirmio e il litorale dalmata che tornarono ai Bizantini. L'ultimo re dei Gepidi fu Cunimondo che dopo alcune vittorie contro i Longobardi, alleati con gli Avari, fu sconfitto e ucciso nel 567 nel tentativo di riavere la figlia Rosmunda, rapita dal re longobardo Alboino. 

- Il re longobardo, secondo una tradizione di guerra del suo popolo, ricavò una coppa dal cranio di Cunimóndo per festeggiare la vittoria, obbligando Rosmunda a bere dal cranio del padre. La donna sarebbe diventata regina dei Longobardi ed avrebbe vendicato il padre facendo uccidere Alboino nel 572.


BIBLIO

- Giordane - De origine actibusque Getarum -
- Jörg Jarnut - Storia dei Longobardi - Torino - Einaudi - 2002 -
- Paolo Diacono - Historia Langobardorum - in Georg Waitz - Scriptores rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI–IX - in Monumenta Germaniae Historica - Hannover - 1878 -
- Sergio Rovagnati - I Longobardi - Milano - Xenia - 2003 -


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